Inca
Inca
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Titolo scheda: Inca
Luogo: Costa occidentale sudamericana (attuali Perù, Ecuador, Bolivia, Argentina, Cile)
Periodo: 1250 – 1548 ca.
L'impero Inca fu così chiamato dai colonizzatori, riprendendo la parola “INCA” che significava imperatore, l'Inca era il signore della città di Cuzco, capitale dell'impero. Gli Inca (come gli Aztechi) erano i discendenti delle più antiche civiltà agricole che nacquero sulle coste e si svilupparono nel tempo spostandosi sugli altipiani. Questa civiltà ebbe il suo massimo sviluppo intorno al XV secolo e fu piuttosto avanzata in campo politico, economico e religioso, inoltre le loro città erano di alto valore artistico dimostrando di avere un'architettura innovativa nonostante non si conoscesse la ruota.

Impero: L'impero Inca è stato il più vasto impero del continente americano. La sua esistenza va dal XIII al XIV secolo e la sua capitale fu Cuzco. All'interno dell'impero gli Inca inventarono una divisione amministrativa del territorio. L'intero impero era suddiviso in quattro grandi province, i suyu, governate da un suyuyuq. A loro volta i suyu erano divisi in due gruppi a seconda dell'altitudine: alto e basso. Ogni singolo suyu era inoltre diviso in huamani che a loro volta si suddividevano in saya. A capo dei saya si trovavano gli ayllu, gruppi parentali che si occupavano della ridistribuzione periodica della terra.

Per quanto riguarda la politica la forma governativa dell'impero era la monarchia teocratica tanto che all'imperatore veniva attribuita un'origine divina, ad esso venivano associati i titolo di Sapa(unico) e Apu(divino).
Delle origini dell'impero non si sa molto ma ci sono alcuni racconti leggendari che narrano della nascita dell'impero avvenuta nel XII secolo.
L'estensione massima dell'impero si ebbe sotto il decimo inca Tupac Yapanqui che conquistò l'Ecuador verso la fine del XV secolo. Date l'enorme grandezze dell'impero l'inca fece costruire una strada che collegava la capitale Cuzco alla principale città delle terre conquistate, Quito. A sud la strada giungeva fino alla città di Talca situata in Cile. L'intero percorso della lunga strada copriva una distanza di circa 5500 km, lungo questo collegamento correvano spesso i messaggeri dell'imperatore.
Religione: La religione dell'impero inca era panteista costituita da leggende e miti. Nella loro mitologia gli dei erano degli astri o degli elementi appartenenti alla natura, l'unico dio considerato tale era il dio Sole. A tale proposito gli Inca fondarono diversi templi per adorare le divinità e tra quelli più conosciuti e maestosi ritroviamo il tempio del Sole a Cusco.
La scrittura: La società degli Inca non arrivò mai alla scrittura ma nonostante ciò inventarono un metodo per annotare le merci contenute nei depositi, i quipu. Un quipu è solitamente costituito da corde colorate annodate in più punti che esprimono valori numerici in un sistema posizionale decimale. Gli usi principali dei quipu sono il conteggio per il censo, la notazione delle tasse e il conteggio degli articoli venduti o comprati.

Fonte: http://anki.altervista.org/appunti/Scheda_Inca_tanzi.doc
Autore: Enrico Tanzi
Inca
INCAS
LA STORIA
L’ impero si sviluppò a partire dal XIII e fino al XV sec.
Le origini degli Incas sono misteriose, le prime notizie risalgono al 1200 A.C ,nella zona peruviana delle Ande. Prima gli andini erano un popolo nomade che viveva di caccia e di raccolta e sembra venissero dal nord America. La massima espansione degli Incas arrivò sotto il primo dominio con Perù, Equador, Bolivia e Cile settentrionale.
Il centro dell’impero era nell’attuale Perù, con capitale Cuzco. Nell’anno 1.400 raggiunsero il massimo splendore e la massima potenza con l’Inca Pachacuti. Verso il 1.500 arrivarono gli spagnoli che approfittarono dei disordini sociali per conquistare questa popolazione.
Nel 1532 fu un fatto di sangue che segnò la fine ultima dell’impero. Il comandante spagnolo, Pizzarro attirò nel bosco l’Inca Atahualpa e uccise i suoi guerrieri. Il re fu risparmiato, ma messo in prigione. Per uscire, egli promise al comandante spagnolo un tesoro.
Lui prese l’oro ma dopo ingannò il re e lo fece strangolare.

PERIODO
ANTICO

I discendenti degli Incas oggi
Sono la gente della Sierra: semplici campesiňos, (i contadini del Perù), che conducono una vita di stenti e fame. Si alzano al mattino, con il sorgere del sole, partono per andare a lavorare nei campi, camminando anche per 3 ore e poi, alla sera, quando ritornano a casa stremati consumano l’unico pasto della giornata. La vita sulla Sierra è così: uguale di giorno in giorno, faticosa e povera nello stesso identico modo. In questa zona del Perù le case sono poverissime: tetto in paglia, animali che dormono sul pavimento con i bambini, acqua che entra da tutte le parti… Storie di sofferenza, di fame e di disperazione. Le donne sono la fascia più debole, non contano nulla e non hanno alcun diritto che, rassegnate ad una vita di sacrifici e fatica, portare avanti famiglie molto numerose.
Una stazione a 4500 m.
La linea ferroviaria che porta al forte di Machu Picchu, è la più antica del Perù. Il treno corre tra le nuvole e, viaggiando in bilico sugli strapiombi attraversa 61 ponti e 60 tunnel salendo fino a quota 4780 metri, subito dopo aver fatto una sosta a Tiglio (4575m.) la seconda stazione più alta della Terra dopo Tanggula, in Tibet.
Si viaggia a bordo di carrozza di lusso, bevendo champagne e ballando la danza di corteggiamento chiamata “Marinera” oppure pigiati dentro minuscoli vagoni di terza classe, assieme a contadini in poncho che ti offrono chicca (tipico liquore locale fatto con il mais fermentato).
A quota 3820 metri, appare il Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo: un milione e duecento metri cubi di acqua dolce, la casa degli indiani Uros che vivono su piattaforme galleggianti costruite con una canna palustre chiamata tortora. Le donne indossano cappelli a bombetta e almeno quattro gonne colorate, una sopra l’altra. I capelli sono annodati in lunghissime trecce che culminano in una “extension” in lana di alpaca.
A cavallo di barche fatte “a sigaro” si raggiunge Taquile, l’isola a forma di balena al centro del Titicaca. Gli uomini tessono berretti di lana con pompon: rossi per chi è sposato , bicolori per gli scapoli.
Nella borsa a tracolla , la chuspa, tengono foglie di coca che si scambiano come gesto di saluto. Le donne parlano sottovoce, coprendosi il viso quando si incrocia il loro sguardo.
Agricoltura
Gli Incas vivevano nei territori delle Ande della America del sud ad un’altezza di circa 3000 m ed è per questo che mangiavano mais e patate, unici prodotti dei campi a quella altezza. Nonostante l’altezza gli Incas Coltivavano con il sistema delle terrazze quindi erano già molto avanzati. Siccome ignoravano la ruota e altri veloci mezzi di trasporto e avevano pochi strumenti agricoli, la lavorazione dei campi era molto difficile. I lama erano utilizzati come bestie da soma, mentre gli alpaca venivano addomesticati e allevati principalmente per ricavare la lana. Gli artigiani Inca producevano ceramiche, tessuti con disegni geometrici di vari colori, ornamenti di metallo, utensili in bronzo e armi con belle decorazioni (vedi arte Inca).
Gli Incas raramente si nutrivano di carne. La loro dieta era sempre a base di ortaggi. Essi facevano due pasti al giorno, uno al mattino l’altro la sera dopo il lavoro. Il mais era l’alimento più usato, abbrustolito o bollito. Con quell’alimento producevano la farina. I vegetali erano costituiti da radici, pomodori, fagioli, spezie piccanti e quinonia (pianta simile allo spinacio) .
Altro alimento importante erano le patate, che venivano fatte essiccare e conservate sotto la neve. La poca carne mangiata dai contadini era costituita da porcellini d’ india e, talvolta, dai lama.
Le popolazioni costiere si nutrivano essenzialmente di pesce. La famiglia reale e i nobili mangiavano pesci, crostacei, carne, anatre selvatiche, frutti tropicali, spezie ed erbe aromatiche. Il cibo era cotto all’aperto in vasi d’argilla. La bevanda preferita era la chicca ricavata da mais, manioca e arachidi. La base dell’economia Incas era l’agricoltura, ma allevavano anche il lama e l’alpaca. Per commerciare usavano il baratto o i chicchi di cacao come soldi. L’oro e l’argento, di loro proprietà, venivano lavorati da abili artigiani che usavano spesso leghe d’oro con l’argento, il rame e lo stagno; sconosciuti erano gli altri metalli, sebbene il paese fosse ricco di giacimenti di ferro, piombo, zinco e altri elementi. La proprietà terriera era basata sul concetto che 1/3 del territorio apparteneva al Sole, uno agli Inca, uno alla popolazione: questa coltivando la terra doveva dapprima coltivare la terra del Sole, poi quella degli Inca, quindi quella dei vecchi, delle vedove, degli invalidi, cioè quella della comunità e della propria. Grandi opere pubbliche furono realizzate in meno di cento anni: strade, ponti, canali (anche sotterranei), estesissimi terrazzamenti agricoli, templi, fortezze, città; l’agricoltura era praticata su terrazzamenti con la zappa, le edificazioni fatte a secco con le pietre squadrate.
La tessitura era effettuata con telai a mano. Utilizzavano la lana di lama, alpaca e vigogna e cotone; la ceramica, fatta a mano, era suddivisa in una produzione corrente (oggetti di uso comune) e una artistica. L’allevamento era assai limitato in quanto si prestavano bene il lama e l’alpaca, il primo utilizzato pure come animale da soma (anche la lana di tali animali era depositata in magazzini pubblici, e quindi distribuita a cura della comunità); più estesa era l’agricoltura, che giunse alla coltivazione di molte piante (mais, patata, fagiolo, coca, avocado, arachidi, manioca, pomodori) e al dissodamento dei versanti dei monti. Quasi sconosciuta fu la navigazione marina, per lo più effettuata con grosse zattere lungo la costa; nelle acque interne era impiegata la balsa. Le armi usate erano la fionda e la mazza, mentre erano sconosciute le armi da taglio, da fuoco e l’arco.
Gioielli Incas
Gli Incas sapevano lavorare i metalli e anche pietre preziose. Avevano una splendida lavorazione orafa
Abbigliamento
Gli Incas si vestivano spesso con delle lunghe tuniche, però in certi casi avevano solo una gonna che li lasciava a torso nudo. I guerrieri indossavano un copricapo con due piastre di metallo prezioso.
Al collo avevano un collare d’ oro massiccio con sotto una specie di maglia a frangette: il Poncho una gonnellina molto colorata che copriva le ginocchia. Gli imperatori portavano sulla testa un elmo dorato con piume colorate. Il primo indumento indossato dal maschio era il perizoma. Gli uomini avevano un camicione di lana (onka) che era realizzato al telaio, erano di lana, il camicione aveva un buco per la testa e altri due per le braccia. Invece la gente comune era vestita semplicemente. Gli uomini indossavano un copricapo elaborato come segno di appartenenza a una tribù.
Generalmente i piedi erano nudi o protetti da sandali con la suola di lana. Le donne vestivano con un semplice abito formato da una lunga pezza di lana d’ alpaca (anaqu) che copriva anche la testa e che veniva trattenuto in vita da una cintura.
Sopra indossavano un mantello, lo yacolla, e ancora uno scialle (topo) trattenuto da una spilla in rame, argento o, avendone i mezzi, in oro.
Alta MODA
I dignitari indossavano lo stesso tipo di abiti, gioielli o ornamenti di preziosa frattura.
Atahulpa sfoggiava abiti particolarmente raffinati.
Erano le vergini del Sole ad occuparsi del suo guardaroba e lo stesso indumento non poteva essere indossato più di una volta.
Costruzioni Incas
Le case del popolo erano capanne con pareti di terra pressata, se il proprietario era un contadino; di pietra se era in un gruppo sociale superiore.
Erano in una sola stanza senza finestre con l’apertura (piccola) per la porta riparata da una stuoia .
Gli Incas erano audaci architetti.
Per attraversare i burroni e i fiumi del loro territorio che possono rivelarsi pericolosi durante le piene. Gli Incas creavano dei ponti, sospesi grazie a grandi corde intrecciate che permettono di far passare uomini, bestiame e merci. Gli artigiani Inca sapevano creare gioielli e strumenti di lavoro. Le donne tessevano la lana dell’alpaca in stoffe multicolori con vivaci disegni.
Architettura Inca
Incredibile è l’architettura Inca, perché gli antichi Peruviani non conoscevano né carri, né animali da traino, non conoscevano l’uso del ferro per modellare i blocchi, ed erano assolutamente a loro sconosciute sia la livella che la squadra.
Eppure i vari blocchi sovrapposti a formare le varie costruzioni sono incastrati così bene che sarebbe difficile riuscire a infilare la lama di un coltello tra un blocco e l’ altro. Sconosciuti erano anche l’ arco e la colonna, ma ugualmente armoniose, grandiose e imponenti erano le antiche costruzioni Inca, di cui ancora oggi rimangono rovine stupende. Le opere di ingegneria Inca, tutt’ ora ammirate e studiate per la loro arditezza, presentano spesso proporzioni colossali: 5.200 km di strade; acquedotti che attraversano le montagne con lunghe gallerie scavate nella viva roccia; ponti sospesi nel vuoto per superare valloni larghi anche 50 m; lunghissime mura ciclopiche che al tempo della loro edificazione dovevano raggiungere altezze incredibili. Tutte le costruzioni Inca furono edificate in luoghi impervi, quasi inaccessibili. La città – fortezza di Machu – Picchu, venne costruita a ben 2.400 m sul livello del mare, a cavallo di una catena montuosa. Le sue innumerevoli scalinate mettono in comunicazione le varie parti della città situate a quote diverse. Il complesso, grandioso e pauroso allo stesso tempo, dà l’idea di un’opera colossale di difesa .

CLASSI SOCIALI E GOVERNO
Divisioni sociali
Per i Peruviani re significa “principe di stirpe regia” o “figlio del sole”.
A capo c’era il sovrano, però comandavano di più i suoi parenti. Il sovrano si doveva sposare una sua nipote per non perdere il potere. Le classi sociali erano due: nobili e popolo. Pena di morte, per il matrimonio tra le due classi. I nobili facevano parte della famiglia reale e i capi delle nazioni sottomesse. Il re per conoscere il suo popolo faceva un viaggio ufficiale. Per amministrarlo, il regno era diviso in 4 province e 4 cantoni.
Il territorio Incas si aggirava intorno a 3.000 m. di altezza.
L’impero era così amministrato nelle sue maggiori circoscrizioni territoriali: alla guida di ciascuna delle sue regioni delle Tathuantinsuyo l’Inca poneva un viceré (Apo),generalmente designato fra i suoi parenti più stretti (fratelli o zii); le province erano affidate ai tukrikuk, o governatori. Non esistevano organi di rappresentanza popolare. Sacerdoti e militari collaboravano con i politici alla gestione del potere.
L’ uomo comune era monogamo; poligamo poteva essere soltanto il nobile.
L’ Inca aveva una moglie principale (coya, che per purezza castale generalmente era una sua sorella) e varie mogli secondarie o concubine.
Le leggi
Era molto importante il rispetto delle persone e delle proprietà altrui, per i popoli cacciatori era inconcepibile un diritto di proprietà sulle terre dove vivevano gli animali; per i raccoglitori la proprietà privata non andava oltre a quanto si poteva trasportare personalmente. I beni comuni erano più importanti dei beni privati.
Tra gli Incas il procedimento giuridico si sviluppava nella testimonianza, interrogatorio, in alcuni casi nella tortura; infine veniva pronunciata la sentenza contro la quale non c’era appello. Era squartato chi uccideva un curaca (capo o governatore di una tribù), ma per l’uccisione di un uomo comune si era condannati unicamente alla flagellazione. La pena minore era quella dell’omicida che uccideva in una rissa o per gelosia. Chi provocava a una persona, lesione tale da renderla disabile, era obbligato a provvedere al sostentamento della vittima e, se non aveva mezzi, veniva punito con straordinaria durezza, mentre l’Inca si caricava del mantenimento della parte lesa. I cronisti Spagnoli riferirono che gli Incas avevano celle piene di animali selvatici; nelle quali rinchiudevano i sospettati di aver commesso qualche delitto; la sopravvivenza per più di due giorni era la prova di innocenza.
Huaman Poma mostra una di queste carceri sotterranee: un delinquente comune circondato da belve, a contrasto col carcere “normale” in cui si rinchiudeva il nobile colpevole.
LA RELIGIONE
L’antica religione peruviana immaginava l’universo pervaso dà divinità di ogni genere però divise in tre zone, una superiore o “Janan Pacha” , olimpo dei celesti (sole, luna e stelle). Il massimo dio inca, creatore del mondo e padrone di ogni casa presente dovunque, era”Appu-Kon-Ticci-Wiracocha”. Intermediario tra cielo e terra era L’inca, figlio del sole, così re e Massimo sacerdote. I templi erano spesso ricchi d’oro, contenevano tesori d’immenso valore. La divinità più importante era il dio sole, Inti, che era considerato l’antenato del sovrano.
Gli dei principali erano: il dio sole Inti; la luna; il dio tuono che inviava la grandine devastatrice e di cui temevano la collera.
Il dio tuono mandava anche piogge benefiche.
Il dio più grande era Appu-Kon–Ticci-Wiracocha il capo di tutti.
I corpi morti dei re e regine venivano imbalsamati.
Gli Incas chiedevano la protezione di Wiracocha, il dio creatore degli uomini. I contadini riservano un’adorazione particolare a “Pacha Mama”, la Dea Terra madre che li fa vivere.
A livello delle nevi perenni sono state trovate mummificate molte vittime sacrificate agli dei della montagna.
LA GERARCHIA RELIGIOSA
Lo stregone indovino era considerato una persona molto importante, ed insieme ai sacerdoti era incaricato di interrogare gli spiriti dei morti per conoscere il futuro. L’osservazione delle stelle era fatta dai sacerdoti, i quali tenevano un complicato calendario basato sulla combinazione dei cicli solari: questo calendario serviva anche per prevedere la buona e la cattiva sorte e per programmare le feste religiose. La gerarchia era composta dal sommo sacerdote, gli altri sacerdoti, le Mamacumas, le vergini del sole e gli stregoni.
I morti rispettati
Gli indiani delle Ande consacrano un culto ai loro antenati. Credono che i morti rinascono nell’Aldilà. Mentre la gente del popolo viene sotterrata, gli imperatori e i nobili vengono imbalsamati. La loro anima nel cielo raggiunge il mondo degli dei. La loro mummia possiede poteri di veggenza e di guarigione.
Le mummie alla festa
Ogni anno a novembre, le mummie degli Incas, vengono trasportate fino al palazzo o nella grande piazza di Cuzco. Là, vengono sedute sulla sedia d’oro e si dà loro da bere e da mangiare come fossero esseri viventi. La festa si svolge al suono dei flauti e dei tamburelli.
Cultura e arte
Gli Incas non elaboravano alcun metodo di scrittura e non conoscevano la ruota; per mantenere i contatti tra le diverse parti dell’Impero le autorità si affidarono ad una fitta ed efficientissima rete di strade in pietra, costantemente percorsa da squadre di corrieri capaci di coprire quotidianamente anche più di 400 Km.
L’inventario era tenuto dai funzionali imperiali chiamati QUIPU- KAMAYA, ossia “maestri delle cordicelle”, sui QUIPU, gruppi di cordicelle di differenti colori legati tra loro con speciali nodi.
Strumenti musicali
Troviamo tamburelli con sonagli e trombette.
Alcuni strumenti avevano nomi onomatopeici, come il Chilchil, un disco di rame che si suonava con le bacchette utilizzato in Perù; avevano danze sacre e si praticavano individualmente e insieme con i ricchi.
Gli AMATUAS Incas, grandi maestri di canto erano anche poeti. Organizzarono anche un teatro in cui generi principali, a parte quelli religiosi, erano le tragedie e le commedie degli Incas. Si tenevano alcune rappresentazioni nelle strade di Cuzco soprattutto quando il sovrano Inca riportava una vittoria, quando si celebrava il funerale di un re.
Medicina
Le persone “predisposte’’ alla guarigione erano gli sciamani. Le terapie potevano consistere in Salassi, Purganti, Diete bagni: talvolta in riti magici ‘’Benevoli’’, preghiere, confessione dei peccati o sacrifici. Le medicine erano ricavate da particolari piante ed alcune di queste avevano effetti curativi. Tra le più usate vi erano le foglie di coca essiccate, che aiutavano i malati a superare fame e stanchezza. Usata era anche la chirurgia: l’operazione più comune era la trapanazione del cranio per eliminare la pressione del cervello. Altra operazione abbastanza comune era la cura dei denti, l’installazione di protesi dentarie, in alcuni casi, il materiale utilizzato era il rame.
Scrittura Incas
La scrittura degli Incas era fatta di cordicelle annodate chiamate”quipu” ed erano di tanti colori. Gli Incas riuscivano ad interpretare attraverso i nodi, i messaggi. Le lingue erano il “Quechua” e l’“Aymara” e c’era una letteratura, ma è andata persa. I documenti che abbiamo sono sufficienti a capire che per gli Incas era importante la scrittura e la letteratura. Esisteva prima di tutto un personaggio addetto alla conservazione delle notizie storiche riguardanti lo Stato; il suo nome era “Ufficiale dei nodi”, c’era anche il cantastorie del popolo l’“harave” che si spostava di città in città.
Scuola
Gli Incas avevano scuole solo per i figli dei nobili, quelli della gente comune imparavano il mestiere dei genitori. Le scuole erano tutte in un quartiere di Cuzco e lì i ragazzi imparavano a memoria tutte le tradizioni.
Le tradizioni
Le feste principali degli Incas con le fasi fondamentali del lavoro agricolo:l’”Inti-raymi”, in giugno era il momento del raccolto; il” Capac-raymi” in novembre, era il periodo in cui si concludevano i lavori agricoli.
Si festeggiava solo il secondo compleanno dei propri figli ma non la nascita e nel secondo compleanno gli si dava il nome.
I giochi
I divertimenti preferiti degli Incas erano di dedicarsi spesso a competizioni sportive, come la corsa, il salto, la lotta, il combattimento simulato e il lancio della boleadoras. Il gioco precolombiano di maggiore interesse è senza dubbio quello della palla: i giocatori si disponevano nel campo in due opposizioni opposte dalle quali lanciavano la palla con le mani… questa giungeva alla squadra avversaria o nell’area dove la riceveva il caposquadra, che non poteva oltrepassare con le mani ne’calpestare con i piedi una certa linea e che la colpiva con l’anca o con la coscia. Quindi, secondo un certo ordine la colpivano anche gli altri, fino a quando non si totalizzava un certo numero di falli che erano conteggiati e considerati in base alla loro gravità. Vincevano coloro che per primi raggiungevano certe linee, e i premi in palio consistevano in oggetti preziosi e gioielli di ogni genere. Anche tra gli Incas c’erano molti giochi d’azzardo. Uno molto usuale era il Wayru. Il Wayru deve il nome a una concubina di Tùpac Yupanpui, grande giocatore, che lo praticò una volta nella sua casa di campagna attribuendo la propria fortuna alla presenza della donna. Le regalò il pregiato gioiello che aveva scommesso e ordinò che in futuro portasse il suo nome. Esistevano anche altri giochi: il Chumcara, l’Apaytalla.
Autore: non indicato nel documento
http://direzionedidattica.comune.carignano.to.it/espdidaticche/novit%E0/novit%E0prim/precolombiane/Incas%20ricerca.doc
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