Durezza Vickers definizione e formule
Durezza Vickers definizione e formule
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DEFINIZIONE DI DUREZZA
La durezza è definita come la resistenza alla penetrazione superficiale; per penetrazione statica essa si divide in macrodurezza quando coinvolge un “grande” volume di materiale (carichi 10 N¸50 kN); e in microdurezza quando coinvolge un “piccolo” volume di materiale (carichi 0,05 N¸10 N), ad esempio su vernici, su depositi, per studi sulle strutture, etc.
Per qualsiasi prova di durezza bisogna tener conto del tipo di apparecchiatura, del materiale, della procedura corretta, delle norme vigenti e dell’analisi dei risultati.
IN COSA CONSISTE LA PROVA DI DUREZZA VICKERS
La prova, valida per i materiali ferrosi, consiste nel premere un penetratore di diamante a forma di piramide retta a base quadrata con un angolo, tra le facce opposte al vertice, di 136° contro la superficie del pezzo in prova. Dopo la rimozione della forza F si va a misurare la diagonale media d dell’impronta lasciata sulla superficie.
La prova di durezza Vickers fa riferimento alla normativa UNI 1955.
SIMBOLOGIA, UNITA’ DI MISURA, FORMULE, VALIDITA’
E LIMITI DELLA PROVA
Il simbolo della prova è HV, e non presenta alcun limite perché il penetratore è di diamante, che è il materiale più duro conosciuto. Si può notare che per valori fino a 300 punti HVºHBSºHBW.
Formula generale: ![]()
F: carico di prova;
S: area della superficie laterale dell’impronta lasciato a carico tolto;
Schema costruttivo durometro.

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Sostituendo: ![]()
Le caratteristiche di esecuzione della prova sono le seguenti:
- Forma del penetratore: piramide retta a base quadrata con angolo tra le facce opposte di 136°;
- Carichi: >10 N (in funzione del materiale);
- Tempo per caricare: 2¸8 [s];
- Tempo di carico: 10¸15 [s] (dipende dal materiale);
- Temperatura di prova: (23±5) °C;
- Numero di impronte: almeno due (consigliamo tre);
- Tipo di impronta lasciata: quadrata (o meglio romboidale non regolare);
- Si rilevano: due diagonali d1 e d2;
- Distanza dal centro dell’impronta al bordo del pezzo: (
); - Distanza tra i centri delle varie impronte: (
); - Spessore del pezzo: (
);


Formula:
F[kgf]; d[mm];
avendo la forza in newton:
F[N]; d[mm];
SVOLGIMENTO DELLA PROVA
- Dopo aver preparato correttamente il pezzo da prendere in esame
(ottone P – Cu Zn 40 Pb 2), lo si è posizionato sul ripiano mobile del durometro universale verificando la giusta distanza dal bordo sotto il penetratore.
- Il penetratore utilizzato è stato uno apposito per la prova Vickers. Il carico era di 30 kgf = 294,3 N
- Si avvicina il pezzo al penetratore finché sullo schermo translucido non si sovrappongono le due linee: quella dell’indice e quella dell’ALT. Per una precisa sovrapposizione si può agire su un regolatore, ma solo per piccoli spostamenti.
- Si applica il carico, agendo sulla manovella presente alla destra del durometro, cercando di evitare movimenti bruschi su quest’ultima. L’indicatore sullo schermo effettuerà un rapido cambiamento di valore e da quando si stabilisce dovranno trascorrere all’incirca 20 secondi.
- Dopo aver tolto il carico si allontana il pezzo dal penetratore e si passa alla fase di lettura delle diagonali.
- Con l’utilizzo di uno microscopio episcopico, si rilevano dalla provetta le due diagonali ortogonali dell’impronta lasciata. I dati raccolti vengono successivamente elaborati da un foglio elettronico (tipo Excel).

Penetratore Vickers, si può notare la forma piramidale e l’inclinazione tra le facce.
Come consigliato in precedenza abbiamo rilevato tre impronte per ogni prova in modo circolare a circa 2/3 del raggio dal centro del pezzo, poiché vogliamo verificare se la durezza è costante.
A fianco viene riportata l’immagine che si presenta al microscopio episcopio. Dopo aver messo a fuoco l’immagine, si posizionano, attraverso delle manopole con precisione millesimale, le linee di fede (le linee verticali) in modo che siano ortogonali a una diagonale dell’impronta. Su uno “schermo” si può leggere la distanza tra le linee che corrisponde alla lunghezza della diagonale; successivamente si ruota l’immagine con l’apposito dispositivo e si ripete l’operazione per leggere la lunghezza della seconda diagonale.
CALCOLI E TABELLE
Impronta |
F (kgf) |
F (N) |
d1 (mm) |
d2 (mm) |
d (mm) |
HV |
|
30 |
294,3 |
|
|
|
|
1^ |
|
|
0,819 |
0,780 |
0,800 |
87,088 |
2^ |
|
|
0,834 |
0,793 |
0,814 |
84,116 |
3^ |
|
|
0,814 |
0,791 |
0,803 |
86,438 |
Il “d” è la diagonale media delle due trovate.
Scrittura: i risultati vanno presentati nel seguente modo:
n HVb/c
Dove:
n: punti di durezza;
b: carico di prova;
c: tempo di carico, che se è quello convenzionale (10¸15 s) si può omettere;
1^ prova 87,1HV30/20
2^ prova 84,1HV30/20
3^ prova 86,4HV30/20
Valore medio 85,9HV30/20

CONCLUSIONI GENERALI
A differenza della prova Brinell precedentemente effettuata sullo stesso materiale, si è eseguita una sola prova, perché la Vickers ha meno vincoli e non ha limiti, insomma è un miglioramento della prova Brinell. I valori della durezza HV rilevati dovrebbero essere all’incirca equivalenti a quelli della prova Brinell:
HBS»HV (con una differenza di max 8%)
Nella Brinell:
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differisce del 10,3% dal valore ideale di 0,375
La differenza tra i valori della durezza della prova Brinell e della Vickers è:
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La differenza è abbastanza elevata, ciò è dovuto a un’imprecisione nella lettura dell’impronta, e al fatto della superficie non era ben levigata. Inoltre tra le due prove la provetta è stata “lavorata”, cioè è stato asportato del truciolo sulla superficie di prova e potrebbe aver provocato un leggero incrudimento.
FONTI UTILIZZATE
- Laboratorio tecnologico - Alfredo Secciani
- Manuale del durometro Galileo A-200
- Manuale degli ottoni - Vincenzo Loconsolo & Luca Nobili
- Normative vigenti
- Sito internet: www.xoomer.virgilio.it/treclassi
Fonte: http://xoomer.virgilio.it/treclassi/relvic_1a.zip
Autori:
Daverio Davide
Parziale Massimo
Romagnoli Ennio
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