Come si fa e come si scrive una tesi di laurea

 

 


 

Come si fa e come si scrive una tesi di laurea

 

I testi seguenti sono di proprietà dei rispettivi autori che ringraziamo per l'opportunità che ci danno di far conoscere gratuitamente a studenti , docenti e agli utenti del web i loro testi per sole finalità illustrative didattiche e scientifiche.

 

“Come si fa una tesi di laurea”
Consigli pratici per la progettazione e l’elaborazione della tesi di laurea

 

Guida a cura dei Tutor del C.O.T. della Facoltà di Lettere e Filosofia

 

Tutor: Alessandro Agnetta, Alba Accetta, Natascia Barrale, Manuela Corica, Francesca Mattaliano, Elena Mauceri, Gianluca Spitalieri, Letizia Plano.

Supervisori: Massimiliano Marafon, Daniela Tononi.

 

Questa guida contiene un estratto degli argomenti trattati durante il seminario “Come si fa una tesi di laurea”, tenutosi il 20.02.08 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia.


INDICE

1. I primi passi

  • La scelta dell’argomento
  • Alcuni esempi di tesi
  • Tesi storica e tesi teorica
  • Piano di lavoro

2. La ricerca in biblioteca

  • Come cominciare
  • Il prestito interbibliotecario
  • Le biblioteche virtuali
  • I periodici
  • L’emeroteca virtuale

3. La bibliografia: i diversi tipi di fonti
4. La citazione

  • Come inserire una citazione?
  • Esempi di citazione
  • Le “seconde” citazioni

5. La struttura della tesi
6.  Indicazioni pratiche sulla stesura
7. Un esempio di frontespizio


1. I primi passi

  • La scelta dell’argomento

 

La scelta dell’argomento costituisce il primo momento del percorso di scrittura della tesi di laurea.
Due sono le possibilità:

  • Lo studente può proporre al docente un argomento che trova particolarmente  interessante, e di cui possiede già delle buone conoscenze di base.
  • In alcuni casi l’argomento può essere proposto dal docente stesso.

Nel caso in cui è lo studente a proporre un argomento, consigliamo di attenersi ad alcuni semplici criteri:
- è preferibile esaminare un argomento o autore che non ha ricevuto ancora particolari appro-fondimenti o la cui lettura non è stata affrontata secondo quel particolare taglio che si vorrebbe o potrebbe dare.
- attenzione alla scelta di argomenti più noti: sebbene sembrino più semplici talvolta gli argomenti più comuni comportano più difficoltà proprio perché ne sono già state fatte più letture.
Si consiglia in ogni caso di affidarsi alle indicazioni del docente.

L’argomento della tesi non dovrebbe essere

    • né troppo “ampio”…
    • né troppo “ristretto”

nel caso di una tesi di letteratura per esempio sono sconsigliati titoli generici come La letteratura oggi o La letteratura italiana dal dopoguerra agli anni sessanta. Queste tesi infatti si espongono a diversi pericoli: lo studente correrà il rischio di offrire una piatta rassegna di nomi e di opinioni correnti o, nel caso in cui tenterà di dare al proprio lavoro un taglio originale, rischierà di condurre ipotesi azzardate o di omettere aspetti importanti. Allo stesso modo è da evitare un argomento troppo specifico, che potrebbe comportare difficoltà nel reperimento di testi.

 

  •  Alcuni esempi di tesi

Tesi “su autori”
- Autori stranieri che sono poco conosciuti in Italia (in quel caso bisogna conoscere la lingua dell’autore).
- Tesi su autori noti: in questo caso si tratteranno aspetti molto particolari in relazione ad altri autori e/o fenomeni più ampi (contesto letterario, filosofico, sociale, storico, culturale ecc.)
- Tesi su un autore “minore”: questo tipo di tesi  può aiutare a circoscrivere l’argomento o la sua presentazione, senza ovviamente dimenticare il contesto, e se ben fatta può trasformarsi in un interessante contributo teorico.

Vari esempi di tesi
Tesi secondo un percorso “tematico” e tesi su “autori”.
N.B. I titoli che seguono sono soltanto degli esempi, in alcuni casi ispirati a tesi già elaborate e discusse,  e non devono pertanto intendersi come precisi suggerimenti ai fini della scelta dell’argomento della tesi!

- Esempi (filosofia):
- “Il concetto di esperienza da Locke a Hume”.
- “ Tra Sartre e Heidegger: il confronto nell’esistenzialismo”.
- “ Eros e dialettica nel Fedro e nel Simposio”.
- “ La teoria degli affetti in B. Spinoza”

- Esempi (lingue)
- “Il teatro dell’assurdo in Samuel Beckett e Eugene Ionesco”.
- “ La traduzione italiana di Harry Potter”.
- “ Breton e il manifesto del surrealismo”.

- Esempi (lingue mod. per il web)
- “ L’apprendimento mediato dal computer nel bambino e nell’adulto”.   
- “Adolescenti e internet: un’indagine sociologica”.
- “ La censura nell’era digitale”.
- “Comunicazione visiva: la pubblicità delle automobili”.

- Esempi (lettere moderne e classiche)
- “ La categoria del sublime tra Foscolo e Leopardi.
- “ L’elaborazione del Mastro-Don-Gesualdo”.
- “ Gli spazi del fantastico ne Il deserto dei Tartari di  D. Buzzati”.
-  “ Il sapere in Epiteto” .
- “ La Clitemnestra di Euripide”.
- “ Le immagini dell’eroe omerico”.

- Esempi (L2)
- “ L’apprendimento dell’italiano da parte degli immigrati stranieri”
- “ L’immagine del mediatore culturale negli ospedali”.
- “ Linguaggio maschile, linguaggio femminile”.
- “ L’emigrazione italiana in America Latina”.

- Esempi (beni demoetnoantropologici)
- “ Parole pericolose: il tabù nel linguaggio”.
- “ Storia per immagini della festa del SS. Crocifisso a Monreale”.
- “  I Pigmei: il popolo delle foreste” ( es. antropologia)
- “  La nozione di globalizzazione e il multiculturalismo”.

- Esempi (scienze e tecn. dell’arte, della moda e dello spettacolo)
- “ Il giornale di antichità e le belle arti”
- “ Lionello Venturi e la critica d’arte in Italia”.
- “ C. Scarpa: l’opera e il museo”.
- “ Il cinema in Italia negli anni della contestazione”.
- “ Mulas tra arte e fotografia”.
- “ Critica musicale nei periodici dell’Ottocento”.
- “ La viola come strumento solista: due esempi”.

-  Esempi (scienze storiche)
- “ Marx: analisi del materialismo storico nel dibattito italiano”.
- “ La questione del consenso in alcuni studi sul fascismo”
-  “ Comparazioni tra i diversi totalitarismi”.
- “ Il maxi processo e la stampa italiana”.

Esempi (servizio sociale)
-  “ Storie di minori migranti”.
- “ Bullismo oggi: ricerche e strategie d’intervento”.

- Esempio (beni archivistici e librari)
- “ Un trattato di mercatura nel XV secolo.”

- Esempi ( scienze del turismo)
- “ Taormina la nascita del mito La perla dello ionio
- “ Selinunte: storia e interculturalità”.

- Esempi ( beni archeologici)
- “ La tutela del patrimonio culturale immateriale”
- “ Le monete di Domiziano della collezione del Museo Salinas di Palermo”.
- “ Le fortificazioni di Eraclea Minoa”.

 

 

 

 

 

 

  • Tesi storica e tesi teorica

Una tesi teorica è una tesi che si propone di affrontare un problema astratto che può essere già stato o meno oggetto di altre riflessioni: natura della volontà umana, il concetto di libertà, la nozione di ruolo sociale, l'esistenza di Dio, il codice genetico. Non c’è dubbio sul fatto che insigni pensatori si sono occupati di questi temi. Ma, tranne rari casi, se ne sono occupati in conclusione di un lavoro di meditazione pluridecennale!
In mano a uno studente, dall'esperienza scientifica necessariamente limitata, questi temi possono dare origine a due “soluzioni”:
- la prima porta a fare la tesi definita come panoramica.  Ad es. Si tratta il concetto di ruolo sociale, ma in una serie di autori.
- la seconda soluzione è più preoccupante (cosa “non” si dovrebbe fare), perché il candidato presume di poter risolvere nell'ambito di poche pagine il problema di Dio o la definizione del concetto di libertà. Di solito il rischio è che il discorso diventi troppo personalizzato, generico, informale, privo di verifiche storiografiche e di citazioni.
Altrimenti una ragionevole e pertinente soluzione è che il candidato trasformi il suo lavoro da tesi teorica in tesi storiografica, cioè non tratti il problema dell'essere, la nozione di libertà o il concetto di azione sociale, ma sviluppi temi come II problema dell'essere nel primo Heidegger, La nozione di libertà in Kant o II concetto di azione sociale in Parsons

Cosa si può fare: dal teorico allo storiografico 
Se le idee sono originali esse emergeranno anche (e soprattutto!) nel confronto con le idee dell'autore trattato: si possono dire cose nuove sulla libertà studiando il modo in cui qualcun’altro ha parlato della libertà. E se lo studente vuole, quella che doveva essere la sua tesi teoretica, può diventare il “capitolo finale” o la “conclusione” della sua tesi storiografica.

 

  • Piano di lavoro

La tesi è un lavoro scientifico che si avvale di una bibliografia ossia di un repertorio di testi altrettanto scientifici che lo studente leggerà e consulterà per conoscere l’orientamento degli studi precedenti e per farsi un’idea personale sull’argomento.
Per alcune discipline esistono dei repertori bibliografici specifici. In genere si consultano e sono on line o su volumi ordinati per anno e ogni volume è ordinato per argomento.

► Generalmente la ricerca bibliografica comincia da un primo elenco di testi sull’argomento che potrete procurarvi con l’aiuto di internet o sfruttando la bibliografia di un testo di recente pubblicazione che si ritiene fondamentale per l’argomento scelto.
► Poi si prosegue cercando testi di interesse specifico tra quelli citati nella bibliografia del testo stesso. In questo modo, la ricerca si allarga a macchia d’olio e consente di avere un’idea  sempre più ampia e dettagliata sull’argomento.


2. La ricerca in Biblioteca

  • Come cominciare

 

Il primo passo per il reperimento dei libri è la ricerca sul sito del catalogo d’ateneo http://147.163.1.133:8991/F (percorso: www.unipa.it > Sistema Bibliotecario > il Catalogo).
È sempre consigliabile effettuare la “ricerca semplice” inserendo nella casella l’autore o - nel caso in cui sapete già che libro cercare - una parola del titolo, oppure una parola chiave dell’argomento per verificare la quantità di libri a disposizione.
Ciascun risultato trovato corrisponde a un libro consultabile in una delle biblioteche d’ateneo: il catalogo comprende tutte le facoltà quindi è bene prendere subito nota del nome della biblioteca e della collocazione esatta del libro per abbreviare i tempi di ricerca in ciascuna biblioteca centrale o biblioteca di dipartimento.

In alcuni giorni a settimana la Biblioteca Centrale della Facoltà offre anche un servizio di supporto per la ricerca bibliografica: è gratuito, basta prenotarsi! Per maggiori informazioni rivolgersi al personale della Biblioteca.

Altre biblioteche
Se il libro che vi interessa non si trova nel catalogo o se non siete soddisfatti dei risultati ottenuti, potete estendere la ricerca ad altre biblioteche:

  • Biblioteca Regionale (corso V. Emanuele)

     Anche qui potete consultare il catalogo online sul sito: http://opac.sicilia.metavista.it

  • Biblioteca comunale (Casa Professa)

     catalogo online sul sito: http://librarsi.comune.palermo.it

 

  • Il prestito inter-bibliotecario

Infine, se state cercando un libro importantissimo, che non si trova in nessuna biblioteca della città, non escludete mai l’ipotesi del prestito interbibliotecario:

Attraverso il catalogo OPAC del Sistema Bibliotecario Nazionale (www.internetculturale.it > ricerca bibliografica) potete individuare le biblioteche d’Italia che posseggono il libro in questione e richiedere alla Biblioteca Centrale di Lettere o alla Biblioteca Regionale di guidarvi a un “prestito interbibliotecario”.
La biblioteca italiana che possiede il libro lo spedirà alla biblioteca palermitana ricevente, la quale lo presterà a voi per alcuni giorni.

N.B: Il prestito comporta il pagamento delle spese di spedizione  che di solito si aggirano intorno ai 7-10 euro.

 

 

 

  • Biblioteche Virtuali

 

Grazie all’utilizzo di internet oggi è possibile consultare molti libri comodamente da casa. Esistono infatti delle “biblioteche virtuali” che mettono a disposizione di tutti molti volumi consultabili online.
Ecco un elenco delle principali biblioteche virtuali:

 

Liber Liber
http://www.liberliber.it/  Libreria elettronica del progetto Manuzio che mette a disposizione numerosi classici della letteratura in vari formati scaricabili.

Progetto Gutenberg
http://www.gutenberg.org/ Primo archivio di testi elettronici, forse il più ricco fra quelli disponibili, soprattutto per quanto riguarda la letteratura anglo-americana. Raccoglie infatti numerose opere di diverse nazionalità, la cui diffusione non sia soggetta a diritti d'autore.

British Library
http://www.bl.uk
La British Library (BL) svolge nel Regno Unito l’importante ruolo di biblioteca nazionale centrale. Essa infatti riceve, cataloga, conserva e mette a disposizione tutte le opere pubblicate nel Regno Unito e in Irlanda. Oltre ai materiali britannici, la biblioteca acquisisce in tutto il mondo anche periodici e collezioni di interesse per la ricerca, la maggior parte delle pubblicazioni in lingua inglese e i libri di particolare rilevanza storica o culturale per le lingue e le culture europee.
La British Library dispone inoltre di una completa collezione di tutti i periodici nazionali britannici, possiede manoscritti, spartiti musicali, materiale cartografico e registrazioni tratte dalle collezioni del National sound archive. La BL è particolarmente interessante anche per i libri e i manoscritti orientali.

La Bodleian
http://www.bodley.ox.ac.uk
È la principale biblioteca gestita dall’Università di Oxford, La Central Bodleian si occupa in particolare di letteratura inglese, storia moderna, lingue e letteratura classiche, storia antica, teologia, manoscritti, arte, studi latino-americani, filosofia, scienze politiche, geografia e cartografia, musica, studi orientalistici, slavistica.
Oxford mette anche a disposizione da diversi anni Olis consultabile all’URL http://www.lib.ox.ac.uk/libraries/libcats.html

 

BNF
www.bnf.fr
La Bnf, Bibliothèque Nationale de France offre la possibilità di consultare i cataloghi attraverso un motore di ricerca interno. É sufficiente cliccare su Catalogue BN-OPALE PLUS nella home page.
Oltre ai cataloghi e a quanto viene reso disponibile in Rete offre 50 mila documenti liberi dal diritto d’autore e diffusi gratuitamente consultabili all’URL http://gallica.bnf.fr/. La Bnf offre inoltre una bibliografia nazionale ad accesso gratuito via Web (http://bibliographienationale.bnf.fr), disponibile soltanto per le pubblicazioni successive al 2001.

La Library of Congress
http://www.loc.gov
La Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti (costituisce da anni uno dei riferimenti bibliografici più ricchi e più importanti del mondo. Nel 1993 la collezione della Loc ha festeggiato i 100 milioni di pezzi, oggi diventati più di 128 milioni. Alla Loc arrivano più di 31 mila nuovi pezzi al giorno, dei quali circa 7.000 diventano parte delle sue collezioni permanenti.

  • I periodici

 

Oltre ai libri, può essere necessario effettuare una ricerca sui periodici (quotidiani,  settimanali, riviste ecc.). In questo caso può essere utile consultare il catalogo nazionale dei periodici ACNP
http://acnp.cib.unibo.it
(percorso: www.unipa.it > sistema bibliotecario > I servizi > Il catalogo nazionale dei periodici).

L’ACNP vi permette di conoscere nome esatto, città, periodo di pubblicazione della rivista ed eventuali biblioteche che lo possiedono. Una volta individuata la rivista è possibile richiedere una copia dell’articolo che vi interessa alla biblioteca che possiede il periodico.

 

  • L’emeroteca virtuale

È una delle risorse più importanti che l’ateneo ci offre e che purtroppo è poco conosciuta. L’ateneo ha acquistato infatti alcuni database di riviste digitali:
Su www.unipa.it > sistema bibliotecario > Periodici online > Emeroteca virtuale, è possibile consultare molte riviste online, e talvolta scaricare interi articoli in pdf.
Il database più interessante acquistato dall’ateneo per le ricerche di materie umanistiche è:
www.jstor.org

N.B. Per accedere al database è necessario collegarsi attraverso il server dell’università (con il vostro portatile in wi-fi, in Biblioteca Centrale o al Laboratorio d’informatica) oppure configurare il vostro computer in VPN (vd. indicazioni del Cuc sul portale www.unipa.it).

 

 

3. La Bibliografia: i diversi tipi di fonti           

La bibliografia è uno dei principali elementi di valutazione di uno scritto scientifico (e quindi anche di una tesi): se lo scritto è buono, la bibliografia è approfondita, meditata e aggiornata.
Non esistono regole generali per strutturare la vostra bibliografia: i nostri consigli sono soltanto delle linee guida me per ogni decisione importante è bene sempre rivolgersi al proprio docente-tutor. Ciascuna disciplina infatti segue delle regole diverse:
nelle discipline umanistiche per esempio si è soliti distinguere la letteratura primaria dalla letteratura secondaria.
Esempio: fonte primaria le opere scritte da Verga, quelle secondarie, gli studi critici su Verga.

Come procedere?
La bibliografia è soprattutto il primo e concreto passo per cominciare a lavorare sulla tesi: il docente vi orienterà su una bibliografia di base ma poi toccherà a voi aggiornarla, completarla per poi riproporla all’esame del vostro docente.
Curare la bibliografia soltanto dopo il lavoro di stesura della tesi è un pessimo modo di procedere: rintracciare nuovamente libri che avete letto mesi prima o addirittura inserire solo alla fine le citazioni al posto giusto è una grande fatica e molto spesso diventa quasi impossibile. Quindi, vi consigliamo di  scrivere la bibliografia insieme al testo.

Le differenza tra i testi da consultare
Non tutti i “libri” che consulterete sono rintracciabili secondo gli stessi criteri:

  • monografie
  • articoli all’interno di riviste
  • articoli all’interno di atti di convegni
  • saggi all’interno di raccolte
  • voci su enciclopedie.

La differenza consiste sia nel modo di cercare i volumi che servono, sia nel modo di citarli.

Se infatti nel caso di una monografia si può effettuare direttamente la ricerca del titolo dell’opera o dell’autore sui cataloghi bibliografici, nel caso di un articolo bisogna cercare il nome la rivista, selezionare nel menu a tendina dell’opac la voce “periodico”, e occorre sempre fare attenzione alla data e al numero della rivista e alle pagine dell’articolo.

 

4. La citazione

  • Come inserire una citazione?

 

Per sostenere una tesi è opportuno anche il riferimento ad uno o più studiosi che legittimino quel particolare punto di vista che si sta sviluppando.
Le indicazioni che offriamo sono piuttosto generiche e possono variare a seconda degli ambiti di ricerca. Il sistema migliore per non sbagliare è certamente quello di imparare ad osservare con attenzione le citazioni, la bibliografia e le note dei libri che si consultano e da cui si studia.

La citazione può variare:

  • può essere inserita nel corpo del testo ed essere letterale, ossia deve riportare esattamente le parole del testo che si cita. Naturalmente in questo caso va inserita tra virgolette.

Esempio:
Tale visione si obiettiva nella saggezza del proverbio e della saga popolare, ma anzitutto nelle grandi opere d’arte, nelle quali « qualcosa di spirituale si distacca dal suo creatore ».
A questo punto deve seguire la citazione del passo attraverso la NOTA.
(Come si inserisce una nota? > WORD, INSERISCI, RIFERIMENTO, NOTA a piè di pagina)

  • Oppure la citazione può essere parafrasata dal tesista che avrà comunque cura di segnalare, secondo le stesse modalità della citazione letterale, l’autore del testo in nota aggiungendo all’inizio la notazione Cfr., o nel corpo del testo segnalandolo conaltre espressione come “Come è già stato osservato da” oppure “si rimanda allo studio di”…

 

Vi mettiamo in guardia dall’accusa di plagio: non appropriatevi delle frasi di un autore come se fossero vostre. I professori se ne accorgono quasi sempre e non è indice di scientificità e di serietà del lavoro.
Quindi sì alle citazioni che danno spessore al vostro lavoro, no alle trasposizioni letterali!

 

  • Esempi di citazione “ in nota”

VOLUME:
D. Musti, Storia greca, Roma-Bari, 1992.
Umberto Eco, Dire quasi la stessa cosa, Bompiani, Milano, 2003, p. 320.

ARTICOLO ALL’INTERNO DI RIVISTA:
L. Canfora, Trovare i fatti storici, in QS XIII 1981, pp. 211-220
André Bazin, Othello, «Cahiers du Cinéma», n.13, Giugno 1952
Roger Manvell, The Film Hamlet, «The Penguin Film Review», n.8, 1949.

SAGGIO ALL’INTERNO DI UNA RACCOLTA:
Roberta Mullini, Othello e il gioco della fonti, in Mariangela Tempera (a cura di), Othello dal testo alla scena, CLUEB, Bologna, 1983, p. 29.
Alessandro Serpieri, Othello dal testo alla scena, in Mariangela Tempera, Othello dal testo alla scena, cit. P. 10.

ARTICOLO ALL’INTERNO DI ATTI DI CONVEGNO:
C. Bearzot, Filisto di Siracusa, in Storici greci d’Occidente (a cura di Riccardo Vattuone), Bologna 2002, pp. 91-136.

Riepilogando:

 

La citazione di una monografia

Nome autore,
l’iniziale puntata

Cognome
seguito dalla virgola

Titolo
In corsivo, seguito da virgola in tondo

Traduzione o cura
seguito da virgola

Casa editrice (facoltativo nelle tesi di storia, mentre è importantissima nelle tesi di letteratura) seguito da virgola

Luogo di pubblicazione
(o all’inizio o alla fine)

Anno seguito da virgola

pagine
(pp. se più di una o p. se è una sola)

H. G.

Gadamer,

Verità e Metodo,

G. Vattimo,

Bompiani,

Milano

1983,

p. 280

 

La citazione di un articolo

Nome,
iniziale puntata

Cognome, seguito da virgola

Titolo articolo
in corsivo
seguito da virgola in tondo

in
scritto in tondo

Titolo rivista
che può essere abbreviato o no, in corsivo o tra virgolette uncinate, seguito da virgola

Numero del volume
in numeri romani di solito (o “n. 136)

Anno pubblicazione
in genere tra parentesi, o tra virgole

Pagine
pp. o p.

M.

Corti,

Le fonti del fiore di virtù,

in

Giornale storico della Letteratura italiana,

CXXXVI

(1959),

pp, 1-82.

 

Come si cita un documento da internet

  • Documento on-line

Evnine, Simon (2001). “The Universality of Logic: On the Connection between Rationality and Logical Ability.” Mind 110.438 (2001). 31 luglio, 2001. <http://www3.oup.co.uk/mind/> (Visitato il 31 luglio, 2001)

  • Una pagina Web

Per una pagina da un sito Web, a differenza di un articolo on-line, a volte occorre cercare elementi come autore, data, etc. per completare la bibliografia. A volte, invece, mancano del tutto:

  • “La depressione” dal sito PsicoSomaticaOnLine.com. <http://www.psicosomaticaonline.com/depressione/index.html> (visitato il 2 febbraio, 2005).
  • Tullio Kezich, Corriere della Sera, 5 marzo 1996, in http://www.cinematografo.it, 29-11-04

 

  • Le seconde citazioni


C’è una differenza tra PRIMA e SECONDA CITAZIONE IN NOTA:

    • la prima volta che citate un testo nelle note dovete riportarlo per intero secondo le indicazioni già date.
    • Se lo riportate più volte nel testo dovete usare delle particolari abbreviazioni seguendo gli esempi:

Se la prima citazione è così:
J.H. Oliver, The Athenian expounders of the sacred and ancestral law, Baltimore 1950.

La seconda citazione può essere effettuata così:
J.H. Oliver, op. cit., p. 23.

Se però dello stesso studioso si utilizzano due o più lavori, allora op. cit. non permette di capire a quale si riferisca. Allora si ripete una parte significativa del titolo seguito da cit.:
J.H. Oliver, The Athenian expounders cit., p. 23.

 

 

5. La struttura della tesi

Generalmente una tesi di laurea è strutturata così:

Frontespizio con titolo, ecc.
Indice
Introduzione
Capitolo primo (con titolo), paragrafi numerati ed eventuali sotto-paragrafi
Capitolo secondo, terzo ecc.
Conclusione e sviluppi futuri
Eventuali Appendici (Appendice A, Appendice B...)
Riferimenti bibliografici


 

come si scrive una tesi di laureacome si scrive una tesi di laurea

  • Lo stile impersonale


 

È sconsigliato l’uso della prima persona singolare (del tipo “io penso che” o “secondo me”) o plurale (“in questo lavoro ci occupiamo di”) ma è preferibile usare uno stile impersonale (del tipo “si ritiene che” o “è interessante notare che”o “per eventuali approfondimenti si rimanda a”).

    

      DUBBI ORTOGRAFICI ?

    • Accento
    • L’accento finale su a, i, o, u è sempre grave (es. Università).
    • L’accento sulla e è di norma acuto in: ché, poiché, affinché, perché,  cosicché, né, sé, mercé, testé, nella terza persona di alcuni verbi.
    • L’accento sulla e è invece grave in: è, ahimè, ohimè, caffè, cioè, gilè, falò, pietà, bebè, Mosè. Giosuè, lacchè ecc.
    • La È verbo maiuscola ha l’accento e non l’apostrofo E’.
    • Apostrofo: “ Qual è ”  si scrive senza apostrofo.
    • Un, uno, una : un va scritto con l’apostrofo solo se è seguito da un termine femminile ( perché in tal caso è una contrazione di “una”); dunque è un errore scrivere: “un’errore”…invece: un’interfaccia, piuttosto che una interfaccia.
    • VERBI:
    • Un solo verbo prende l’accento: : “ Paolo mi dà un libro”.
    • Tutte le altre forme verbali ne sono prive: io do, lui sta, lui fa, io so, lei sa, io sto, lei sta, lei va, lei fu.
    • Rifà, ridò, sottostà, e composti simili, sempre con l’accento finale ( anche se fa, do, sto, sta, non lo hanno).
    • Avverbi di luogo con accento: là, lì, giù.
    • Avverbi di luogo senza accento: qui, qua, su.
    • Sì affermazione, sempre con l’accento.
    • La virgola: ricordate la seguente regola: non si mette la virgola fra soggetto e verbo. Attenzione, in generale, a tutti i segni d’interpunzione (punto, virgola, punto e virgola, due punti ecc.).

         

  • Abbreviazioni

 

 


AAVV

Autori vari

a c. di

a cura di

cap., capp.

capitolo, capitoli

ca.

Circa

cfr.

Confronta

cit.

Citato. Si usa quando di un autore si citano vari testi. In quel caso si mette l'iniziale del nome il cognome, titolo dell'opera (o «titolo dell'articolo») e al posto di tutti i successivi riferimenti bibliografici si scrive «cit.». Es.: R. Girard, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, cit., p. 57.

ecc.

Eccetera

ed. or.

edizione originale

et al.

et alii “e altri autori” [quando di un lavoro di più autori se ne cita solo il prima]

ibid.

ibidem Si usa quando si rimanda alla stessa opera citata nella nota immediatamente precedente. Se si rimanda alla stessa opera ma a una pagina diversa si aggiunge l'indicazione di pagina (es: Ibid., p. 232). Ibid. ha l'iniziale maiuscola all'inizio di frase, minuscola nel corpo della frase (es: Per un'analoga considerazione, cfr. ibid., p. 243)

id., ead.,

idem, eadem

n.

nota

op. cit.

opera citata Si usa quando si rimanda a un'opera già citata in precedenza ma non nella nota immediatamente precedente e solo quando di un autore citiamo un unico testo e non ci sono possibilità di confusione. Se l'opera in questione si compone di più volumi si specifica sempre il numero del volume: E. Severino, op. cit., p. 68; E. Auerbach, op. cit., vol. II, p. 43.

p., pp.

pagina, pagine

seg., sg

Seguente

trad.

Traduzione

vol., voll.

volume, volumi



 III. Norme stilistiche

 

Impostare formato:

Impostare la spaziatura:

Inserire il numero di pagina:

Inserire le note a piè di pagina:

 

  • per impostare i margini, selezionare FILE e poi IMPOSTA PAGINA dalla Barra del menù;
  • assicurarsi che l’etichetta MARGINI sia selezionata;

 

  • scegliere 3 cm per ognuna le impostazioni dei margini SUPERIORE ed INFERIORE, e 3,5 cm per i margini DESTRO e SINISTRO;
  • fare click su OK

 

  • dalla barra del menù, selezionare FORMATO e poi PARAGRAFO;
  • assicurarsi che l’etichetta RIENTRI e SPAZIATURA sia selezionata;

 

  • sotto il campo INTERLINEA, selezionare DOPPIA;
  • sotto il campo SPECIALE, selezionare PRIMA RIGA;

 

  • fare click su OK.

 

  • selezionare INSERISCI e poi NUMERI DI PAGINA dalla Barra del menù;
  • fare click su OK.

 

 

  • selezionare INSERISCI, RIFERIMENTO e NOTA A Piè DI PAGINA dalla Barra del menù;
  • modificare il campo NUMERAZIONE su RICOMINCIA AD OGNI SEZIONE;

 

  • fare click su INSERISCI.

 

come si scrive una tesi di laureacome si scrive una tesi di laurea  
IV. Suggerimenti bibliografici

 

 

Esempi di bibliografia corrispondente al sistema autore-data

Esempi di bibliografia corrispondete al sistema citazione-note

libri di autore singolo

Cognome, Nome (anno), Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice.

Cognome, Nome, Titolo, luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione.

libri con curatore/i e diversi autori

Cognome, Nome (ed./eds) (anno), Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice.

Cognome, Nome (ed./eds), Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione.

saggi raccolti in volumi collettivi o capitoli di un libro

Cognome, Nome (anno), «Titolo saggio», in nome del curatore o dei curatori  del volume (ed/eds), Titolo libro, Luogo di edizione, Casa Editrice, pp. del saggio.

Cognome, Nome, «Titolo saggio», in nome del curatore o dei curatori  del volume (ed/eds), titolo libro, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione, pp. del saggio.

articoli di riviste

Cognome, Nome (anno), «Titolo saggio», Titolo Rivista , n° rivista, anno, pp. dell'articolo.

Cognome, Nome, «Titolo saggio», Titolo Rivista , n° rivista, anno di pubblicazione, pp. dell'articolo.

articoli tratti da internet

Cognome, Nome (anno), «Titolo saggio», eventuale nome della rivista, sito internet.

Cognome, Nome, «Titolo saggio», eventuale nome della rivista, sito internet, anno.

Traduzioni

Cognome, Nome (anno), Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, (Trad. it., Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione)

Cognome, Nome, Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione, (Trad. it., Titolo, Luogo di edizione, Casa Editrice, anno di pubblicazione)

 

Fonte: http://lettere.unipa.it/motore_web/file2.php/Come%20si%20fa%20una%20tesi%20di%20laurea.doc?id=1403&nw=1&Come%20si%20fa%20una%20tesi%20di%20laurea.doc

 

BREVE INDICAZIONI SULLA REDAZIONE DELLA TESI DI LAUREA
Cattedra di Diritto costituzionale
Prof. A. Rinella

 

La trattazione della tesi di laurea, come indicato dalla Segreteria di Presidenza (sito internet Lumsa, sezione dedicata alle tesi di laurea) deve presentare un articolato impianto di note e un'adeguata bibliografia; deve comprovare la maturità del candidato per quanto concerne il metodo di ricerca e l'uso delle categorie giuridiche fondamentali.

Fare una tesi di laurea significa infatti: individuare un argomento preciso; raccogliere documenti su quell’argomento e metterli in ordine; riesaminare di prima mano l’argomento alla luce dei dati raccolti; dare una forma organica a tutte le riflessioni e scriverle in modo chiaro. In altri termini, implica “imparare a mettere ordine nelle proprie idee e ordinare dei dati: è un’esperienza di lavoro metodico; vuol dire costruire un oggetto che in linea di principio serva anche agli atri” (U. Eco).

La scelta dell’argomento
La scelta dell’argomento della tesi di laurea, prima fase del percorso che porterà a definire in maniera precisa la struttura del lavoro, deve rispondere ad una pluralità di criteri:
- Obiettivi personali: la tesi è un lavoro personale la cui compilazione richiede pertanto un periodo di tempo adeguato. È utile, quindi, scegliere un argomento che stimoli la propria curiosità e sul quale si pensa si possa dare un seppur minimo contributo originale ed autonomo (in base alla propria esperienza, ai propri interessi, alle proprie conoscenze).
- Rilevanza: è opportuno prendere in considerazione un argomento di recente interesse, tenendo conto magari della sua importanza all’interno della letteratura.

Metodo di ricerca del materiale
Per scegliere un argomento interessante e che presenti un certo spessore, è necessario consultare almeno le ultime annate delle seguenti riviste:

  • Diritto Pubblico
  • Diritto Pubblico Comparato ed Europeo
  • Giustizia Costituzionale
  • Parlamenti Regionali – rivista della conferenza dei Presidenti dell’Assemblea dei Consigli regionali e delle Province autonome
  • Politica e Diritto
  • Quaderni Costituzionali
  • Rassegna Parlamentare
  • Trimestrale di Diritto Pubblico

Una volta scelto l’argomento, la ricerca del materiale su cui lavorare può essere effettuata utilizzando le risorse disponibili presso la biblioteca della Facoltà e presso le altre biblioteche di Roma (Camera dei Deputati-Senato della Repubblica, Biblioteca centrale giuridica, ecc…), ed in particolare:

    • mediante ricerca sui cataloghi;
    • on-line, in particolare consultando il catalogo nazionale delle biblioteche italiane SBN (sito internet: www.sbn.it), o usando Google scholar (sito internet www.scholar.google.com), motore di ricerca per il reperimento di indicazioni bibliografiche;
    • tramite uso delle banche dati disponibili presso la Camera dei Deputati e presso la biblioteca della Facoltà (in particolare  banca dati InfoLeges – DOGI, consultabile in biblioteca previa richiesta al personale).
    • previa consultazione di siti internet aggiornati sulle novità legislative e sui temi di attualità di rilievo costituzionalistico e comparato, tra i quali si segnalano:

www.associazionedeicostituzionalisti.it – Sito dell’Associazione italiana dei costituzionalisti
www.forumcostituzionale.it – Forum della rivista Quaderni Costituzionali
www.federalismi.it – Sito internet aggiornato su tutte le novità normative e giurisprudenziali, italiane e europee, nel quale è possibile reperire articoli e saggi sui dibattiti di attualità costituzionale e sul decentramento
www.issirfa.it – Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie ''Massimo Severo Giannini''

Formulazione di un’ipotesi di lavoro e scrittura dell’indice provvisorio
La definizione dell’ipotesi di lavoro è sicuramente lo stadio più importante della scrittura della tesi.
Per prima cosa è indispensabile chiedersi qual è la domanda alla quale si vuole rispondere, qual è la tesi, appunto, che si vuole argomentare.
L’individuazione del percorso da seguire non è un compito facile e lineare: è dapprima utile avere almeno una vaga idea di ciò che è presente in letteratura e individuare quali sono le principali teorie e le fondamentali scuole di pensiero. In questa fase del lavoro di ricerca è consigliabile analizzare materiale di diversa natura e complessità, evitando di soffermarsi eccessivamente sui dettagli e prestando particolare attenzione alla modalità con cui è stato affrontato il problema.

Una volta individuate due o tre ipotesi di lavoro interessanti, se ne discute con i Collaboratori di cattedra e, infine, con il Prof. Rinella, per la scelta definitiva dell’argomento da trattare e la formalizzazione (mediante compilazione del modulo della domanda di laurea).

La trattazione dell’argomento
In linea di principio, essendo la tesi di laurea un lavoro personale, si può scrivere tutto quanto risulti utile per sostenere le idee in essa espresse. Tuttavia prima di fare un’affermazione o scrivere un commento è opportuno capire se rientra in uno dei seguenti casi:
1) opinioni, pareri, teorie, etc. tratte dalla letteratura (deve essere sempre citata la fonte e la fonte deve essere presente in bibliografia). Quando si riporta una frase o un brano dalla dottrina, è necessario usare le virgolette e il riferimento in nota, come indicato nel successivo paragrafo sulle citazioni;
2) dati, informazioni (deve essere sempre citata la fonte, aggiungendo eventualmente la dicitura “nostra elaborazione”);
3) opinioni personali (solo se ben argomentate alla luce di riflessioni che muovono dalla teoria o da elaborazioni ricavate dallo studio del materiale raccolto).
In altri termini, bisogna cercare di usare le idee trovate nella letteratura e di farle “dialogare tra di loro” in maniera critica, integrandole con i propri commenti quando sono utili alla comprensione globale o quando aggiungono qualcosa a quanto detto da altri (attenzione però ad attribuire le opinioni alle diverse voci e rendere esplicito lo spazio dedicato alle proprie considerazioni).

Le note
Le note vanno inserite a piè di pagina e si scrivono usando un corpo più piccolo e lo stesso carattere (font) del testo. Le note possono perseguire almeno due scopi diversi: offrire precisazioni o aggiungere riferimenti bibliografici per consultazione e approfondimenti. Qualche volta vengono impiegate allo scopo di arricchire la trattazione con informazioni aggiuntive che possono essere tralasciate in una prima lettura e diventare utili in seconda battuta solo a chi desideri approfondire la materia trattata.

Le citazioni
Le citazioni, generalmente inserite in nota, devono essere fatte rispettando una serie di regole che consentono, da un lato, di dare alla tesi una veste uniforme e dall’altro, di individuare più facilmente la fonte da parte di chi legge.
Le citazioni possono essere di dottrina o di giurisprudenza:

 

DOTTRINA
– per un volume si indichi, nell’ordine: il nome di battesimo puntato, il cognome in tondo (non tutto maiuscolo né maiuscoletto; se ci sono più autori, separarli con una semplice virgola), il titolo dell’opera in corsivo (non tra virgolette), l’eventuale numero del volume (numero romano), il luogo di edizione, il nome dell’editore, l’anno di edizione, e il numero dell’edizione (numero arabo con a in apice), il numero della pagina( ).

Esempio:  C. Wittke, The History of English Parliamentary Privilege, New York, Da Capo Press, 1970, 185.
G.A. Boyne, Public Choice Theory and Local Government, London, Macmillan, 1998.
NB: non inserire spazi tra le due iniziali del nome)

– per un contributo ad un’opera collettanea, ad atti di convegno e simili, dopo il titolo mettere “in”, il nome del curatore o dei curatori seguito dall’indicazione / (cur.) / (anche se stranieri) oppure AA.VV. e poi gli altri elementi come per i volumi.

Eempio:  G. de Vergottini, Gli organi ausiliari, in G. Amato, A. Barbera (cur.), Manuale di diritto pubblico, Bologna, Il Mulino, 1997, 5a ed., 269 ss.
R. Bin, Libertà dalla religione, in R. Bin, C. Pinelli (cur.), I soggetti del pluralismo nella giurisprudenza costituzionale (atti del seminario di Macerata, 5-6.V.1994), Torino, Giappichelli, 1996

– per un articolo di rivista, dopo autore e titolo mettere “in”, il nome della rivista in corsivo (non tra virgolette), e, nell’ordine, l’anno di pubblicazione, la pagina.

Esempio: B. Mirkine-Guetzevitch, Alcune riflessioni sulla separazione dei poteri, in Riv. dir. pubbl., 1949, 37

– per le voci di enciclopedie, non si scriva / voce / ma si indichi autore, titolo, “in”, nome dell’enciclopedia in corsivo (non tra virgolette), numero (romano) del volume, luogo di edizione, anno di pubblicazione, pagina

Esempio: L. Elia, Governo (forme di), in Enc. dir., XIX, Milano, 1970, 634 ss.

– nel caso di citazioni ripetute della stessa opera, usare op. cit.(in corsivo) solo se è l’unica opera già citata dello stesso autore, altrimenti un titolo abbreviato seguito (senza puntini!) da “cit.

Esempio: V. Crisafulli, Aspetti problematici, cit., 153.

– i nomi delle riviste vanno abbreviati nella forma di uso comune più standardizzata oppure vanno tutti per esteso (sempre per ragioni di uniformità del testo)
– le citazioni delle pagine Internet sono ammesse e si faranno con l’indicazione dello “indirizzo” (url) completo, in modo che il lettore possa ritrovarle senza alcuna ricerca. Peraltro, visto che le pagine Internet possono cambiare nel tempo, sia come contenuti che come indirizzo, se si fa largo uso di tale strumento, va indicata anche la data di riferimento di tali citazioni (del tipo: «i riferimenti alle pagine Internet sono aggiornati al 1-4-1998»), anche una volta per tutte in una nota o in una parentesi all’inizio dello scritto (ad es. la prima volta che si introduce una citazione del genere)

NORMATIVA E GIURISPRUDENZA:

ci si limita a qualche esempio:

legge (sono ammesse le seguenti forme di citazione): 

  • nel corpo del testo: legge n. 24 del 24 gennaio 1979; oppure l. 24/79; oppure l. 24 gennaio 1979, n.24;
  • in nota o tra parentesi: l. 24/79; oppure l. 24-1-1979, n. 24

decreti legge e decreti legislativi :           

  • nel corpo del testo: decreto legge (o decreto legislativo) n. 835 del 19 dicembre 1984; oppure d.l. (o d.lgs. )19 dicembre 1984, n.835; oppure d.l. (o d.lgs. 835/1984);
  • in nota o tra parentesi: d.l. (o d.lgs.) 835/84; oppure d.l. (o d.lgs. 19-12-1984, 835)

fonti comunitarie:

  • nel corpo del testo si possono avere: 1) la citazione estesa: trattato, regolamento, direttiva, decisione cui segue la data ed il numero (es. regolamento n.1012, del 23 maggio 1993); 2) la citazione abbreviata con solo l’anno e il numero: in questo caso, per il n.3 della Rivista, si accetteranno entrambe le forme: es. reg. 1012/93 e regolamento 1012/93, purché vi sia omogeneità all’interno del singolo contributo; dal n.4 verrà utilizzata esclusivamente la forma reg.1012/93);
  • nelle note o tra parentesi si usa la forma abbreviata sia per la denominazione che per la data (es. reg. 23-5-1993, n.1012; oppure reg.1012/93);

Attenzione:

  • la citazione delle direttive, dei regolamenti, delle decisioni (anche se differisce dalla prassi) va fatta mettendo CEE prima del numero (es. la direttiva CEE 89/150); ancora, la sigla CEE (o comunque della comunità di riferimento) va messa solo la prima volta che si cita la direttiva o il regolamento anche se la prima citazione è fatta (nelle note a sentenza) nella breve massima;
  • la gazzetta comunitaria va citata nel seguente modo (attenzione: differisce dalla precedente versione delle note redazionali): in G.U.C.E., L 260, del 10-3-1998, 1 ss.

giurisprudenza

  • nel corpo del testo si privilegia la citazione estesa: la sentenza dell’11 febbraio 1990;
  • nelle note o tra parentesi: sent.11-2-1990 (per quanto concerne il termine e la data)

esempi:
Cassazione:   Corte cass., sent. 25-3-1988, n. 2579, in nome della rivista in corsivo; anno, pagina; oppure Corte cass., sent. 2579/1988 (nel caso delle Sezioni unite: Corte cass., SS.UU.)
Corte cost.:    Corte cost., sent. 5-3-1998, n. 40, in Giur. cost., 1998, 495; oppure Corte cost., sent. 40/1998;
Analogamente per le ordinanze o sentenze del TAR; del Consiglio di Stato (Cons. St.); della Corte dei conti (Corte conti) ecc.; se si cita la sezione usare la seguente forma: sez. III.
Corte giust.: Corte giust., sent. 29-6-1994, causa C-135/92, Fiskano, in Racc., I-2885 ss.,

casi particolari

  • Nel testo la giurisprudenza comunitaria può essere richiamata nei seguenti modi: sentenza Hercules, causa Hercules, caso Hercules;
  • I considerandi degli atti comunitari vengono indicati in corsivo: considerando oppure (in nota o tra parentesi) cons.
  • Le parti in cui sono suddivise le decisioni oppure le conclusioni processuali comunitarie vanno indicate con punto (e non paragrafo).

Altre indicazioni: corsivi, neretti, grassetti
– non mettere mai parole o segni in neretto o grassetto ovvero in sottolineato (salvo che nei titoli: v. i modelli di articoli, note ecc. che si allegano)
– usare sempre il corsivo per tutte le parole straniere o latine (common law, bill, Lords, Privy Council, Tribunal Constitucional, Entfremdung, a priori, ex novo), tranne che nel caso di nomi propri:

esempio: / …Il bill presentato ai Lords. Gli interventi diLord Denning, Lord Hailsham, Lord Scarman … /.

- bis, ter … vanno in corsivo
-  ex rimane in tondo (nel caso di ex Presidente e simili non si usa il trattino)
– le parole straniere citate tra virgolette caporali vanno in tondo:  / « … times, places and manner … »
– usare l’iniziale maiuscola secondo le regole della lingua di provenienza (ad es., è noto che in tedesco tutti i sostantivi vogliono la maiuscola: Bund, Länder, Recht, Arbeit, Mensch;  e che in inglese nei titoli occorre la maiuscola per tutte le parole, tranne che per articoli e preposizioni:

es.:  C. Wittke, The History of English Parliamentary Privilege, New York, Da Capo Press, 1970

– in italiano gli aggettivi non vanno in maiuscolo: la Corte costituzionale, i tedeschi ecc., mentre in altre lingue, es. in spagnolo, il maiuscolo si usa: il Tribunal Constitucional). Usare le maiuscole per tutti i “nomi propri” degli enti e degli organi (Stato, Regione, Comune, Corte costituzionale, Presidente della Repubblica, Consiglio dei ministri, Governo nazionale, Commissione, Corte di giustizia ecc.)
– quanto alle sigle, quelle che non sono notissime andranno date la prima volta per esteso; si useranno poi sempre le maiuscole senza punti (ONU, UE, LOTC ecc. e non O.N.U., U.E., L.O.T.C. ecc.).
– per abbreviare “eccetera” usare la forma / ecc. / e non la forma / etc. /
– per richiamare disposizioni legislative, usare sempre la forma art., c., lett., cpv., anche se si tratta di più articoli, commi, lettere e capoversi: in questi casi, basterà indicarne i numeri:

esempio:… in base agli art. 2 e 3 della legge X ed all’art. 5, c. 3-5, della legge Y

(NB: inserire uno spazio tra art., c., lett., cpv. e il numero o la lettera che li distinguono; usare il trattino 3-5 solo se si richiama anche il 4, altrimenti indicare 3 e 5)
‑ qualora si debbano citare le lettere di un articolo o di un sommario fare seguire alla lettera la parentesi es.: lett. a) e non lett. a ;
‑ ricordarsi di abbreviare codice penale (c.p.); codice civile (c.c.) e così via

La bibliografia
La bibliografia è unica e va inserita alla fine della tesi.
Nel corso della stesura della tesi verranno consultati molti volumi. La bibliografia dovrà contenere l'elenco di tutte le opere utilizzate. Non vanno invece citate le opere che non sono state effettivamente consultate, anche se esse compaiono nelle bibliografie di altri autori: tutto il materiale deve essere stato visionato in prima persona.
I criteri per la citazione del materiale in bibliografia sono gli stessi delle nota a piè di pagina. L’unica differenza è che, essendo un ordine alfabetico, è necessario indicare prima il cognome dell’Autore e poi il nome puntato.
Per quanto poi riguarda ulteriori suddivisioni all’interno della bibliografia, si può scegliere di fare un unico elenco oppure dividere i testi a seconda che si tratti di articoli, monografie, ecc. Si può dedicare una sezione della bibliografia all’elenco dei siti internet consultati.
Se nella tesi è stata citata giurisprudenza, è opportuno inserirla in bibliografia, in ordine cronologico.

La formattazione
L’università non impone una regola fissa. Tuttavia, come indicato nelle note pubblicate a cura della Segreteria di Presidenza, l'elaborato scritto deve essere stampato fronte retro. Ogni cartella deve essere di 2000 - 2500 battute, inclusi gli spazi.
Per quanto riguarda interlinea e margini, sono sufficienti un’interlinea di 1,5 e margini di 3 centimetri per lato.

 


( ) Quanto al numero del volume, non c’è bisogno di indicare “vol.”; quanto alla pagina, non mettere indicazioni come “pag.” o “pagg.” o “p.” o “pp.”: basta il numero della pagina, eventualmente seguito da “s.” se si vuole indicare anche la pagina seguente o da “ss.” se si vogliono indicare genericamente le pagine successive. Se invece si vuole indicare con precisione un determinato gruppo di pagine, indicare la prima e l’ultima unite da un trattino (es.: 15-17). L’indicazione “pag.” sarà invece mantenuta nel caso in cui il numero resterebbe isolato e quindi apparirebbe incomprensibile: si pensi ad una serie di note in cui si fa riferimento alle pagine di una stessa opera, per cui nelle note successive alle prime si indica solo il numero della pagina. Per vero, sarebbe meglio ripetere ogni volta “op. cit.” seguito da virgola, spazio e il numero della pagina (senza “pag.”); ma talora può risultare troppo pesante.

 

Fonte: http://www.lumsa.it/LUMSA/Portals/docenti/Rinella/TESI%20DI%20LAUREA-Brevi%20indicazioni%20sulla%20redazione.doc

 

Guida alla redazione delle tesi di laurea

 

Premessa

Con questa Guida si forniscono alcuni consigli e poche regole – queste ultime vincolanti sia per gli studenti sia per i docenti, tanto per le materie di diritto positivo (civile, costituzionale, penale…) quanto per le altre materie (romano, storia, filosofia del diritto…) – al fine di produrre uniformità, chiarezza e controllabilità delle tesi di laurea per i vecchi corsi quadriennali; per i nuovi corsi, si provvederà quanto prima. Per tutte le questioni non considerate in questa Guida – modalità di assegnazione della tesi, convenzioni redazionali particolari delle singole discipline, e simili – si rinvia, da un lato ai regolamenti in vigore, dall’altro alle guide più specifiche, ed eventualmente più esigenti, fornite dal relatore. Il testo della Guida è diviso in due parti: nella prima, si trovano soprattutto meri consigli (non vincolanti) circa la preparazione della tesi (parte 1); nella seconda, si trovano vere e proprie regole (vincolanti) circa la redazione della stessa tesi (parte 2).

1. Preparazione della tesi
La preparazione della tesi, normalmente, si svolge in quattro fasi.
1. 1. Assegnazione della tesi
La tesi va richiesta al docente di una materia contenuta nel piano di studi dello studente, e ne vanno concordati con il relatore titolo, contenuti e indice.  Benché il principale termine di riferimento per il candidato, dopo l’assegnazione, siano lo stesso relatore ed eventualmente il correlatore e altri cultori della materia prescelta, la tesi dovrà sempre dimostrare l’acquisizione da parte dello studente di una cultura giuridica complessiva, cioè non limitata alla sola materia oggetto della tesi, nonché, specie nel caso delle materie di diritto positivo, l’acquisizione della capacità di usare gli strumenti di lavoro del giurista (legislazione, dottrina e giurisprudenza). Può comunque essere utile, in particolare nelle materie diverse dal diritto positivo, consultare guide come U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, Milano, ultima edizione

1. 2. Raccolta del materiale
A partire da una bibliografia minima, suggerita inizialmente dal docente, il candidato avrà cura di cercare, raccogliere e schedare personalmente tutto il materiale necessario per la redazione della tesi, e in particolare:
1.2.1. Opere generali di consultazione, come le voci dell’Enciclopedia del diritto, del Digesto, quarta edizione, dell’Enciclopedia giuridica Treccani, e simili.
1.2.2. Trattati e manuali della materia prescelta e delle altre eventualmente rilevanti, nelle ultime edizioni ove si tratti di materia di diritto positivo.
1.2.3. Commentari della legislazione.
1.2.4. Principali contributi scientifici sul tema oggetto della tesi: monografie, articoli su riviste, note a sentenza.
1.2.5. Repertori di dottrina e giurisprudenza. Per la sola dottrina, va consultato in particolare V. Napoletano, Dizionario bibliografico delle riviste giuridiche italiane, Milano (un volume all'anno); per la dottrina e la giurisprudenza, il Repertorio del Foro italiano, il Repertorio della Giustizia Civile, il Repertorio della Giurisprudenza Italiana. Il Repertorio del Foro Italiano e il Repertorio della Giustizia Civile (sotto la dizione Juris Data) sono consultabili anche mediante CD-Rom. Com’è noto, dall'ultima annata degli indici del repertorio (per materia o per legislazione) è possibile risalire alla voce che interessa, e di qui alla stessa voce nelle annate precedenti; sotto tale voce si troverà l'elenco dei contributi dottrinali e le massime delle sentenze pronunciate nella relativa annata, con l’indicazione delle riviste in cui gli uni e gli altri sono reperibili. Quanto alla dottrina, si dovrà fare particolare attenzione alle note a piè di pagina o incorporate nel testo, che permetteranno di risalire a ulteriori libri o articoli e quindi di ampliare la bibliografia; di regola, nelle note della tesi andrà citata solo letteratura che si è effettivamente consultata (divieto di citazioni “di seconda mano”). Quanto alla giurisprudenza, andranno parimenti citate le sole decisioni che si siano effettivamente consultate; si consiglia in particolare di leggere le sentenze per esteso, e non la sola massima.
Normalmente, il materiale è fornito dalle biblioteche del Dipartimento di scienze giuridiche e delle singole Sezioni, nell'orario esposto negli appositi albi (disponibili anche in via telematica al sito www. univ.trieste.it/fgiuris/strutture e biblioteche), nei limiti e con le modalità di consultazione e di prestito previsti dagli appositi regolamenti. Va ricordato, ad esempio, che è escluso di regola il prestito dei manuali, dei codici, dei periodici e delle riviste in genere, delle enciclopedie e dei testi antichi; i libri in lingua straniera e il materiale anteriore al 1980 sono invece ammessi al prestito, ma alle condizioni di volta in volta indicate dagli addetti alle singole biblioteche di Dipartimento. Non è escluso che per le tesi di maggiore impegno il materiale vada raccolto in altre biblioteche, della stessa università triestina o anche di altri atenei, eventualmente ricorrendo al prestito librario interuniversitario o alla consultazione di testi informatizzati.

1. 3. Sistemazione del materiale
Una volta raccolto tutto il materiale indispensabile per la redazione dell’intera tesi o di sue parti, esso va “sistemato” in una bibliografia e in un indice provvisorio, che dispongano la materia in un ordine che può essere logico, storico o d’altro tipo, ma che deve comunque consentire a chiunque consulterà la tesi di reperirvi le notizie essenziali. Bibliografia e indice provvisorio andranno sottoposti al relatore o almeno ai suoi collaboratori che seguano direttamente il lavoro. Relatore o collaboratori possono accettare bibliografia e indice provvisori, oppure suggerire cambiamenti o integrazioni, anche in corso d’opera; solo dopo la loro accettazione bibliografia e indice diventano definitivi.

1. 4. Stesura della tesi
Di regola, la stesura della tesi segue l’ordine dell’indice, dal primo capitolo sino alla eventuale Conclusione e alla Bibliografia finale; si consiglia peraltro di redigere per ultima l’Introduzione, che dovrà tener conto dei risultati raggiunti nel resto del lavoro. I capitoli andranno numerati, forniti di un titolo e divisi in paragrafi anch’essi numerati ed eventualmente intitolati; numerazione e intitolazione sia dei capitoli sia dei paragrafi dovranno comunque ritrovarsi nell’indice. Ove i paragrafi siano intitolati, può essere utile premettere a ogni capitolo un sommario, corrispondente all’indice del capitolo; di regola, i titoli non sono seguiti dal punto fermo.
Può essere opportuno, ove le conclusioni non possano già desumersi dall’Introduzione e dai paragrafi finali dei singoli capitoli, redigere un’apposita Conclusione: beninteso al fine – non di riassumere quanto si è già detto, bensì – di avanzare riflessioni personali (dalle quali è invece consigliabile astenersi nel corso dell’opera) e, nel caso delle materie di diritto positivo, anche proposte di riforma della legislazione vigente. Lo stile sarà sobrio e conciso, finalizzato anzitutto alla migliore comprensione del testo e delle tesi che si vogliono sostenere; è sconsigliata l’imitazione del peggiore gergo giuridico (tecnicismi non strettamente necessari, latinetti esornativi, “paroloni” in genere). Più in generale, sulla base dell’Indice, dell’Introduzione, della Conclusione e della Bibliografia finale, dev’essere possibile per chiunque si accosti al testo – e anzitutto per la Commissione di Laurea – conoscere gli argomenti toccati e le tesi sostenute dal candidato.

2. Redazione della tesi
Il testo della tesi segue certe regole standard, relative: 1) all’ordine delle parti; 2) alle citazioni; 3) alle note; 4) alla bibliografia; 5) alle formalità tipografiche, o parametri di stampa.

2. 1. Ordine delle parti
Le parti della tesi si succedono nel seguente ordine:
– frontespizio, di cui si fornisce il modello in appendice alla presente Guida;
– indice, nel quale compaiono titoli dei capitoli ed eventuali titoli dei paragrafi, con relativa pagina iniziale;
– Introduzione, eventualmente divisa in paragrafi;
– capitoli, numerati dall’1 in avanti;
– eventuale Conclusione, sempre abbastanza concisa da non aver mai bisogno di divisione in paragrafi;
– bibliografia finale.

2. 2. Citazioni
Il testo della tesi può nominare singoli autori, specie ove si tratti di classici o, naturalmente, dell’autore oggetto della stessa tesi; è peraltro auspicabile – specie ove si tratti di autori meno noti o dello stesso relatore della tesi, per quanto illustre – che i nomi siano citati in nota e non nel testo. Le citazioni testuali – passi di un autore racchiusi fra virgolette, possibilmente “a sergente” (« ») – vanno usate solo in caso di necessità e devono essere rigorosamente fedeli alla fonte; sono ammesse solo omissioni di parti della citazione, segnalate da tre punti racchiusi entro parentesi quadre ([...]).

2. 3. Note
Le note devono comparire a piè di pagina e non alla fine del capitolo, e vanno numerate capitolo per capitolo; ove la redazione della tesi avvenga per via informatica, com’è ormai comune, si procederà dunque a produrre altrettanti files quante sono le parti del testo dotate di note (singoli capitoli, Introduzione, eventuale conclusione). Le note sono esclusivamente finalizzate alla migliore comprensione del testo, e in particolare alla esplicitazione delle fonti di affermazioni in esso contenute. Particolare attenzione deve essere posta alla tecnica di citazione, che sarà diversa per legislazione, giurisprudenza e dottrina.
2. 3. 1. Legislazione. Va indicata la data (per esteso) e il numero della fonte legislativa, con le abbreviazioni usuali: ad esempio, l. 8 agosto 1995 n. 332. Gli articoli di codice verranno citati con il rispettivo numero, seguito dal comma e dall'eventuale lettera (scritta in corsivo): ad esempio, art. 431 comma 1 lett. a c.p.p.
2. 3. 2. Dottrina. Possono citarsi o libri o articoli contenuti in riviste, enciclopedie o su internet.
2. 3. 2. 1. Nel caso di libri, i modelli da seguire saranno i seguenti:
– N. Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna, 1979, p. 3 (o pp. 27-29); se già citato, N. Bobbio, Il problema della guerra, cit., p. 95 (o pp. 139-141). Ove il candidato preferisca omettere l’editore potrà farlo, ma in tal caso dovrà farlo sistematicamente, ossia per tutti i libri citati. Si prega di astenersi dal ricorrere a formule, solo apparentemente semplificatorie, come op. cit., ivi, ibidem, Id., Ead.anche dove si tratti dell’unica citazione di un autore o di citazioni contigue.
– J. S. Mill, Saggio sulla libertà (1858), trad. it. Il Saggiatore, Milano, 1981, p. 112; in questo caso, trattandosi di traduzione, la cifra fra parentesi indicherà la data di pubblicazione dell’originale, sempre reperibile nelle pagine iniziali del libro.
– O. Weinberger, Nuove considerazioni sulla teoria della nomodinamica, in L. Gianformaggio (a cura di), Sistemi normativi statici e dinamici, Giappichelli, Torino, 1991; se già citato, O. Weinberger, Nuove considerazioni, cit. La locuzione fra parentesi indica che si tratta del curatore di un’opera a più mani, per la quale è sconsigliato servirsi di sigle come A. V. o AA. VV ed è consigliato, invece, indicare il curatore. La locuzione (a cura di) può essere sostituita con (ed.) nel caso di opere in inglese.
2. 3. 2. 2. Nel caso di riviste o di voci di enciclopedia, i modelli saranno invece i seguenti:
– G. Conso, Ad un anno dall'approvazione dello statuto di Roma istitutivo della corte criminale internazionale, in “Diritto penale e processo”, 1999, p. 797; se già citato, G. Conso, Ad un anno dall’approvazione dello statuto di Roma, cit., p. 802. Nelle materie di diritto positivo è possibile ricorrere ad abbreviazioni standard dei titoli delle riviste, che in tal caso vanno in corsivo: nel caso, “Diritto penale e processo” diviene Dir. pen. proc.
– L. Carlassare, voce Regolamento (diritto costituzionale), in Enciclopedia del diritto, vol. xxxix, Giuffrè, Milano, 1988; se già citato, L. Carlassare, voce Regolamento, cit.
2. 3. 2. 3. Nel caso di internet, è sempre preferibile citare dall’edizione definitiva a stampa, se esiste; se peraltro si cita da internet, la citazione dev’essere tale da permettere a chiunque di risalire alla fonte.
2. 3. 3. Giurisprudenza. Nelle citazioni di decisioni giudiziali, i modelli saranno i seguenti:
– Corte cost., 31 gennaio 1992, n. 24, in “Giurisprudenza Costituzionale” (oppure Giur. Cost.), 1992, p. 312.
– Cass. Pen., (Sez. Un.), 4 dicembre 1953, in “Diritto penale italiano” (oppure Dir. pen. it.), 1954, pp. 28-35.
Trib. Sanremo, 13 dicembre 1993, in “Giustizia civile” (oppure Giust. civ.), 1994, I, pp. 1401 ss.

2. 4. Bibliografia
La bibliografia finale riporterà essenzialmente la dottrina citata o comunque effettivamente utilizzata, ed eventualmente, nelle materie di diritto positivo, legislazione e giurisprudenza. Nel caso delle altre materie potranno essere opportune partizioni della bibliografia; ad esempio, nel caso di tesi sull’opera complessiva di un autore, occorrerà distinguere letteratura primaria (testi di un autore) e letteratura secondaria (testi su un autore). La dottrina verrà citata nell’ordine alfabetico degli autori e nell’ordine cronologico dei lavori di ogni singolo autore citato. Rispetto alle note, vi saranno due differenze: in primo luogo, al fine di favorire l’ordinamento alfabetico automatico degli autori, si potrà citare prima il cognome e poi il nome (per esempio, S. Veca diviene Veca, S.); in secondo luogo, degli articoli si citerà, non la o le singole pagine già citate in nota, ma la pagina iniziale (specie nelle materie di diritto positivo) o meglio ancora le pagine rispettivamente iniziale e finale (specie nelle altre materie).

2. 5. Formalità tipografiche, o parametri di stampa
Ogni parte della tesi (intestazione, Introduzione, primo capitolo, e così avanti) dovrà cominciare su una pagina dispari ed eventualmente proseguire su pagina pari; la redazione dovrà seguire i seguenti parametri, relativi rispettivamente a testo, titoli e note.
2. 5. 1. Testo. Il testo, a partire dall’Introduzione, sarà in corpo tondo; il corsivo sarà utilizzato, oltreché per le citazioni, solo per le parole straniere non divenute d’uso comune in italiano, come ex novo, common law, escamotage; si sconsiglia, di regola, l’uso del grassetto. Il carattere potrà essere uno qualunque fra i tanti disponibili; il corpo (i punti) sarà (saranno) 12, il rientro pari a 1 cm.; il testo sarà “giustificato” (non “a bandiera”).
2. 5. 2. Titoli. I titoli dei capitoli devono essere  centrati, nello stesso carattere del testo, ma in punti 14 anziché 12; i titoli dei paragrafi, invece, sono allineati a sinistra senza rientro, in corsivo, con il numero iniziale in tondo.
2. 5. 3. Note. Le note saranno segnalate da un richiamo in apice, nello stesso carattere del testo, in corpo (punti) 10; esse saranno giustificate senza rientro, nello stesso carattere del testo ma in corpo (punti) 10.
E’ opportuno che la tesi venga stampata fronte-retro; essa deve ammontare a non meno di 100 pagine, esclusi eventuali allegati, se indispensabili, da numerare a parte.

 

Fonte: http://www2.units.it/fgiuris/didattica/regolamenti/GuidaTesiLaurea.doc

autore non indicato nel documento di origine del testo

 

 

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GUIDA ALLA REDAZIONE DELLA TESI DI LAUREA
IN MATERIE GIURIDICHE INTERNAZIONALISTICHE



PREMESSA

Questa "guida" è orientata alla redazione di tesi di laurea nelle discipline giuridiche internazionalistiche, ossia diritto internazionale, diritto dell’Unione europea, diritto internazionale privato, diritti dell’uomo, organizzazione internazionale, diritto europeo dell’informazione e della comunicazione e materie affini.


INDICE

1. Il significato della tesi di laurea.
2. La scelta dell'argomento.
3. Le fasi del lavoro.
4. L'approfondimento delle conoscenze: la bibliografia iniziale e il suo esame.
5. La ricerca e l'analisi delle fonti.
6. Banche-dati ed altri sussidi informatici.
7. La struttura della tesi di laurea.
8. Poche regole per la sua stesura.
9. Il testo definitivo.
10. Le regole formali per le citazioni.
11. Indicazioni bibliografiche per ulteriori approfondimenti.



1. IL SIGNIFICATO DELLA TESI DI LAUREA

Nello svolgere la tesi di laurea, che costituisce il coronamento degli studi universitari, lo studente è chiamato a dare prova di capacità di iniziativa. Sia pure con il supporto dato dal relatore, egli deve dapprima mettere a fuoco il proprio obiettivo, individuando l'argomento di tesi, per poi coglierlo, realizzando un lavoro completo e organico su tale argomento attraverso l'impiego dei metodi di analisi e di sintesi appresi nel corso degli studi universitari.

2. LA SCELTA DELL'ARGOMENTO

Esistono significative analogie tra lo svolgimento del lavoro di tesi e la messa a punto di una nuova attività originale di qualunque tipo essa sia. Occorre anzitutto un'idea. Un'idea promettente è un argomento o un problema che, in qualche suo aspetto, possa essere affrontato in modo innovativo.

L'argomento della tesi viene scelto di comune accordo tra il docente e il laureando. Le indicazioni offerte dal docente sono finalizzate a far sì che:

  1. l'argomento risponda ad alcuni elementari requisiti di scientificità (cioè consenta l'uso di fonti adeguate, permetta un minimo distacco critico, non sia già stato affrontato nei dettagli dagli studiosi in modo tale da ritenere esaurito lo sforzo di ricerca al riguardo, ecc.): in tale prospettiva, anche una tesi deve essere finalizzata alla acquisizione di nuove conoscenze;
  2. l'argomento non sia troppo ampio: in questo caso, infatti, lo studente correrebbe il rischio di "perdersi" fra troppe questioni, fonti eccessivamente abbondanti, difficoltà di esposizione; oppure, al contrario, sarebbe costretto a effettuare una ricostruzione superficiale e generica; l'argomento, infine, possa essere affrontato avendo a disposizione studi di base, documenti, bibliografia iniziale, in una parola: fonti.


D'altra parte è importante che il tema proposto incontri l'interesse personale dello studente, il quale dovrà impegnarsi in non pochi mesi di intenso lavoro. Per questo la fase di ricerca di un argomento per la propria tesi dev'essere ben ponderata: solitamente, partendo da una preferenza dello studente ci si avvicina all'argomento definitivo attraverso graduali messe a punto nei colloqui con il docente relatore.


3. LE FASI DEL LAVORO

Schematicamente, le fasi di lavoro per la stesura di una tesi possono essere così indicate:

a). approfondimento delle conoscenze sull'argomento scelto, utilizzando alcuni importanti lavori di dottrina e qualche documento di rilievo;
b). selezione delle fonti (documenti e letteratura) da esaminare;
c). esame delle fonti;
d). preparazione di un'ipotesi di schema;
e). avvio dell'esame analitico delle fonti e raccolta di appunti, indicazioni, materiali, ecc.;
f). perfezionamento dello schema e inizio della stesura, capitolo per capitolo.

Sulla base dell'esperienza fatta si può ritenere che un lavoro del genere comporti – come già rilevato – una durata di non pochi mesi ove lo studente abbia ultimato gli esami e si dedichi all'elaborazione della tesi con impegno.
Si deve comunque avvertire, in via del tutto preliminare, che la preparazione di una tesi in discipline giuridiche internazionalistiche difficilmente può prescindere dalla conoscenza – perlomeno a livello di comprensione di testi scritti – di lingue straniere quali l'inglese, il francese, il tedesco o lo spagnolo.


4. L'APPROFONDIMENTO DELLE CONOSCENZE: LA BIBLIOGRAFIA INIZIALE E IL SUO ESAME


Per poter "produrre" uno schema occorre approfondire le proprie conoscenze sull'argomento scelto, utilizzando le fonti (documenti e letteratura) pertinenti. Infatti la prima fase del lavoro – una volta definito almeno a grandi linee l'argomento della tesi – consiste nell'approfondire le proprie conoscenze su quella determinata questione.
Partendo dalle letture indicate dal docente il laureando dovrà quindi costruirsi, attraverso l'uso delle bibliografie o dei riferimenti via via trovati, un piccolo schedario di indicazioni bibliografiche. Lo scopo è quello di giungere ad una solida conoscenza dei principali aspetti che attengono al tema della tesi. Ciò costituisce l'essenziale ed ineliminabile terreno su cui costruire la propria ricerca.
Di ogni testo esaminato si consiglia perciò allo studente di predisporre una scheda informativa (per uso personale, utilizzando gli abituali supporti cartacei o un personal computer) contenente:

- cognome e nome dell'autore o indicazione dell'organo, dell'ente, ecc., che ha provveduto all'elaborazione del testo;
- titolo del saggio o comunque del testo preso in considerazione;
- editore, luogo di edizione, anno di edizione (oppure: titolo della rivista, annata, anno solare, numero del fascicolo, pagine);
- eventuale collocazione in biblioteca.

Anche ogni appunto (riassunto, brano tra virgolette, ecc.) tratto da tali letture e riportato sulle schede dovrà sempre essere accompagnato dalle indicazioni della fonte  (v. successivo punto 5).
Per la raccolta della bibliografia si consiglia:

a) di far tesoro delle citazioni contenute nei contributi inizialmente indicati dal docente;
b) di ricorrere a raccolte bibliografiche quali: Karlsruher Juristische Bibliographie (bibl. in lingua tedesca); Public International Law – a Current Bibliography of Articles; Index to Foreign Legal Periodicals (American Associations of Law Libraries); Harvard Law School Library-Current Legal Bibliography; Dizionario bibliografico Napoletano; Repertorio del Foro Italiano e della Giurisprudenza Italiana;
c) di consultare i manuali adottati per i singoli insegnamenti (i.e. Conforti, Diritto internazionale; Draetta, Elementi di diritto dell’Unione europea; Draetta-Fumagalli, Il diritto delle organizzazioni internazionali). In questi testi viene riportata nelle prime pagine una serie di indicazioni bibliografiche generali (commentari, trattati e riviste) che costituiscono la base di partenza della ricerca. Una bibliografia più specialistica è inoltre contenuta all’inizio delle singole parti tematiche in cui i manuali si articolano.

Si consiglia di cominciare innanzitutto a consultare le opere di carattere generale (trattati e commentari) e solo in seguito dedicarsi allo spoglio delle riviste. La consultazione di tali opere va condotta con estrema cautela e riveste una duplice funzione: comprendere l’argomento che si andrà a trattare nell’elaborato e ricavare ulteriore bibliografia.


A questo punto l'idea iniziale può essere opportunamente elaborata sino a diventare un  progetto: infatti, giunto ad un sufficiente livello di conoscenza di quanto può riguardare direttamente o indirettamente la propria tesi, il laureando può ipotizzare uno schema, un "indice" del tutto provvisorio del futuro lavoro. Esso avrà – per il momento – una funzione orientativa. Lo schema è infatti un oggetto dinamico. In fase iniziale, quando il contesto è maggiormente incerto, consente una prima e provvisoria programmazione del lavoro da svolgere. Al procedere del lavoro, e alla conseguente diminuzione dell'incertezza, viene inevitabilmente modificato; ogni cambiamento implica ovviamente una revisione nella programmazione del lavoro non ancora svolto. Se ci sono impegno e capacità la tesi giungerà sicuramente in porto; tuttavia, potranno esserci significative differenze rispetto al progetto iniziale. Non è quindi possibile prevedere con precisione il tempo necessario per effettuare il lavoro di tesi; tuttavia non è ragionevole pensare ad un impegno inferiore ai sei mesi.
Eventuali modifiche importanti è opportuno che avvengano con il consenso del docente: infatti lo schema deve servire ad indirizzare tutto il lavoro di ricerca, favorendo la concentrazione ed evitando dispersioni o ripetizioni.

Si tratta dunque di elaborare un documento di due o tre pagine. Tale documento deve comprendere:

  1. un elenco delle fonti e della dottrina esaminata in via preliminare;
  2. uno schema della tesi con un'indicazione di massima sul contenuto dei diversi capitoli.

Una volta redatto, il progetto dovrà essere discusso con il futuro relatore; dopo aver ricevuto la sua approvazione e, soprattutto, i suoi consigli, il lavoro di tesi potrà avere inizio.

 

5. LA RICERCA E L'ANALISI DELLE FONTI


Sulla base delle conoscenze acquisite e dell'ipotesi di lavoro, il laureando, con l'aiuto del docente, deve procedere ad un analitico esame, un puntuale approfondimento e un sistematico coordinamento delle fonti cui attingere.
Esse potranno essere:
- fonti a stampa (ad es.: libri, giornali, periodici giuridici italiani e stranieri);
- fonti d'archivio (ad es.: lettere contenute nel fondo Jean Monnet presso l'Università di Losanna);
- raccolte di documenti (ad es. curate da una Organizzazione internazionale: documenti di seduta del Parlamento italiano; ecc.).

Da questo momento il tesista dovrà operare facendo sostanziale affidamento sulle proprie forze. E' questa la fase di più autentica ricerca, che si sviluppa, con gradualità di approfondimento e di risultati, ponendo precisi problemi di metodo, che si possono indicare:
a). nella individuazione delle fonti da impiegare;
b). nello studio delle fonti stesse.

Si tratterà, ad esempio, di valutare criticamente il materiale offerto: leggendo, analizzando, confrontando le varie fonti si dovranno trarre le indicazioni utili per costruire la tesi.

E' essenziale ricordare al proposito che nessun errore è più grave del ritenere che siano le letture a porgere direttamente e immediatamente le soluzioni al ricercatore: sono solo l'intelligenza, la capacità di sintesi e di interpretazione, la precisione del ricercatore medesimo, le qualità che fanno emergere le risposte alle domande che egli si è posto e le coordinano secondo uno schema di connessioni logiche, di successioni temporali che portano ad una ricostruzione valida dal punto di vista scientifico e della correttezza metodologica.

Sul piano pratico, nello studio delle fonti si consiglia di porsi sempre la domanda cruciale: cosa mi offre la fonte che sto esaminando per chiarire realmente l'oggetto del mio studio?

Infine, occorre nuovamente ripetere che ogni appunto preso (o ogni fotocopia fatta) dovrà sempre riportare gli estremi del documento o comunque del testo originale: titolo del libro o del documento o dell'articolo, in quest'ultimo caso denominazione della rivista o giornale ove è pubblicato, e data. Utile, e talora indispensabile, è anche l'indicazione della collocazione (ad es.: biblioteca dip. sc. pol. Un. Milano, biblioteca Un. Bocconi, ecc.) del documento o del testo. Dovrà sempre essere chiaro, inoltre, se gli appunti presi sono un riassunto liberamente fatto dal laureando oppure sono brani integralmente riprodotti (e quindi posti tra virgolette).
Pur tenendo presente la necessità di non schematizzare troppo, si possono individuare due attività prevalenti in questa fase:

  1. quella della interpretazione delle fonti, interpretazione che deve consentire – in fase di stesura - di far comprendere, rendere intelligibile, ciò che attraverso la ricerca è stato raccolto e valutato, nonché risolvere problemi fondamentali quali lo stabilire ciò che è essenziale e ciò che è marginale, i nessi di interdipendenza (e eventualmente quelli cronologici) della trattazione;
  2. quella della organizzazione del materiale, degli elementi tratti dalla documentazione raccolta: organizzazione che si è già venuta delineando nel corso della ricerca, ma che a questo punto deve fissarsi in uno schema definitivo.


6. BANCHE-DATI E ALTRI SUSSIDI INFORMATICI

 

Motori di ricerca internazionali

 

. Lexis-Nexis*

Siti istituzionali di particolare interesse nazionale
· Parlamento: parlamento.it
· Senato: senato.it
· Camera: camera.it
· Presidenza del Consiglio dei Ministri: governo.it
· Corte costituzionale: Cortecostituzionale.it
. Ministero di Grazia e Giustizia: giustizia.it
. Ministero degli affari esteri: esteri.it
Siti istituzionali di interesse internazionale
· un.org;
· europa.eu.int;
· coe.int;
· siti di altre organizzazioni internazionali*
. Corte internazionale di giustizia: icj-cij.org
Siti specialistici di biblioteche
law.guru.com/ilawlib/89.htm
era.int/public/index.htm
asil.org./resource/home.htm
law.harvard.edu/library
library.law.columbia.edu
elsinore.cis.yale.edu/lawweb/lawlib.htm
lib.ox.ac.uk/olis
Legislazione**
1. Costituzione e codici:
· Testo della Costituzione www.senato.it/funz/cost/home.htm;
· Il Codice d'Italia: testo completo dei 4 codici www.codici.it;
2. Legislazione nazionale:
· Ricerca di leggi e decreti. Ricerca sulla G.U. gratuitamente on-line
3. Legislazione regionale:
· Esempi di siti di ciascuna Regione (esp. Lombardia);
· Banca dati "Leggi regionali" della Camera http://camera.mac.ancitel.it/lrec/




7. LA STRUTTURA DELLA TESI DI LAUREA


L'ultima fase del lavoro consiste nella preparazione e nella presentazione dei risultati della ricerca. In linea di massima si può consigliare uno schema di tesi di questo genere:

- L'indice della tesi va collocato all'inizio di questa.

- L’introduzione va redatta alla fine del lavoro, quando già si sa con esattezza quello che si è scritto. Nell’introduzione il tesista spiegherà l’importanza scientifica dell’argomento che intende trattare, le problematiche maggiormente significative a questo sottese e la struttura del lavoro. Si badi bene che si deve fingere di non avere ancora scritto la tesi quando si pone mano all’introduzione, così che non si dirà <<ho trattato …>>, ma <<intendo trattare…>>.

- I capitoli rappresentano il corpo della tesi, entro il quale prende forma e sostanza l’esposizione dell’argomento su cui il tesista ha deciso di confrontarsi. Sono intitolati e contrassegnati in numeri romani. Essi vanno divisi in paragrafi, sotto-paragrafi ed eventualmente anche in sotto-sottoparagrafi, a loro volta intitolati e contrassegnati in numeri arabi. E' superfluo avvertire che ciò dovrà essere fatto in modo equilibrato ed armonico, secondo l'importanza degli aspetti esaminati.

- Le conclusioni, poste in coda al lavoro, servono per offrire un quadro sinottico dei problemi trattati, enucleando le questioni di maggiore rilievo e ponendo in luce, se ce ne sono, i punti ancora aperti. Non è richiesta creatività né voli pindarici, semplicemente un resoconto di quanto si è trattato.

- La bibliografia si propone di riportare in due elenchi separati l’indicazione completa delle fonti alle quali si è attinto durante la stesura dell’elaborato. Essa si suddivide in dottrina e atti: i contributi di dottrina si dividono in monografie e articoli; gli atti si distinguono prima di tutto a seconda della fonte nazionale (decreto legge) o internazionale (trattati), in secondo luogo in base alla tipologia (legge o sentenza). Si possono inoltre aggiungere anche articoli di giornale e siti internet se consultati. Per la dottrina si suggerisce di utilizzare un criterio di ordine alfabetico, per gli atti un criterio di ordine cronologico.

Allegati o appendice: in qualche caso eccezionale si possono riprodurre a fine tesi uno o più documenti concernenti l'argomento trattato, sempre che essi non siano pubblicati altrove o siano comunque assai poco conosciuti.


8. POCHE REGOLE PER LA SUA STESURA

Si possono dare altri suggerimenti di carattere generale:

1. ci si imponga il massimo di chiarezza espositiva, ricordando che non si scrive per sé ma per gli altri, per comunicare;

2. le parti di cui è costituito l'elaborato devono essere tra loro equilibrate anche sotto il profilo dell'estensione;

3. l'esposizione deve essere condotta con distacco, evitando le immedesimazioni (nel linguaggio soprattutto), i toni elogiativi come quelli ipercritici, le pure trattazioni cronacalistiche e tutti gli eccessi derivanti da non sufficiente dominio della materia, dominio di cui bisogna essere consapevoli in ogni momento;

4. occorre sempre contenere nei dovuti limiti la citazione diretta di brani tra virgolette: qualora esistano brani di particolare interesse potranno essere spezzati, intercalando citazioni dirette con riassunti e commenti; oppure il brano potrà essere riprodotto integralmente in appendice (vedi il precedente punto 7). Va infatti ricordato che la tesi non è un "collage" di brani, ma un'esposizione meditata di avvenimenti e questioni, in cui deve emergere l'intelligenza critica dello studioso o almeno la sua correttezza metodologica (è il laureando che scrive, non coloro i quali hanno scritto i testi che egli ha letto);

5. si deve perciò mantenere un giusto equilibrio nello sfruttare i lavori altrui: essi vanno evidentemente sempre citati, salvo quando sono stati usati solamente per apprendere notizie divenute di patrimonio comune (per esempio: se si ritiene opportuno – ad un certo punto della narrazione – ricordare avvenimenti come la creazione di una nota Organizzazione internazionale, l'indipendenza di uno Stato, la firma di un conosciuto trattato internazionale, ecc., non c'è bisogno di rinvii bibliografici, se, invece, si ripetono commenti o interpretazioni di quegli stessi avvenimenti, è doverosa la citazione in nota);

6. si evitino con cura le ripetizioni (sia nello stile letterario, sia nel contenuto); solitamente – tranne particolari casi – è meglio affrontare compiutamente un argomento che si è iniziato a trattare, in modo da porne in luce, una volta per tutte, le caratteristiche, salvo riprendere successivamente e in sintesi i risultati di quella trattazione.

7. In sintesi, si tenga a mente che la tesi non è un precipitato occasionale dei propri pensieri su una determinata materia. Essa si deve invece configurare come un inquadramento ragionato di un determinato fenomeno giuridico, del quale vanno poste in rilievo le problematiche maggiormente salienti. Chi scrive può, tutt'al più e con molta cautela, far percepire la propria posizione, mettendo in risalto un dato aspetto a discapito di un altro ovvero privilegiando un’interpretazione dottrinaria a dispetto di un'altra. Evitare dunque gratuiti personalismi. Si ricorda inoltre che lo scopo della tesi è quello di comunicare nel modo più chiaro un determinato numero di nozioni. Nella forma si deve quindi seguire un periodare fatto di frasi brevi e sintetiche, avendo cura di evitare ogni inutile virtuosismo retorico o eccesso polemico.


9. IL TESTO DEFINITIVO


Durante la fase di stesura è consigliabile partire dal primo capitolo, proseguendo poi secondo lo schema fissato. L'introduzione e i cenni conclusivi sono gli ultimi ad essere scritti, proprio perché devono rappresentare, come si è detto, una sintesi finale dei problemi affrontati e dei risultati raggiunti.

La fase di stesura inizia solo con il consenso del docente: lo studente consegnerà capitolo per capitolo il suo lavoro accompagnandolo sempre con l'intero indice della tesi, come di volta in volta aggiornato. E' opportuno che – prima di scrivere il secondo capitolo – si attenda la correzione del primo in modo da potersi giovare di eventuali correzioni o suggerimenti del docente.

Il testo deve essere dattiloscritto, le note nel testo definitivo dovranno essere riportate a piè di pagina, numerate progressivamente capitolo per capitolo. In ogni caso dovranno essere rispettate le regole qui di seguito indicate.
Esse rappresentano una parte importante dello studio: testimoniano il lavoro di ricerca fatto e consentono al lettore di risalire alle fonti: detto in una frase, permettono di verificare quanto e come lo studente si è documentato. In linea di massima le note hanno queste diverse funzioni:

  1. riportano la citazione della letteratura pertinente, magari evidenziano opinioni, decisioni giudiziarie, ecc., favorevoli e/o contrarie alla tesi sostenuta nel testo;
  2. citano un articolo di legge, una norma di trattato, un documento, ecc. (o rinviano ad una eventuale appendice documentaria della tesi);
  3. sviluppano un ragionamento o affrontano un profilo che appesantirebbero il discorso principale svolto nel testo. Quanto alle regole formali delle citazioni si rinvia al successivo punto 10.

Si raccomanda la massima onestà; è assolutamente sconsigliabile citare letteratura e documenti "di seconda mano" (ricordati nei testi che si leggono). Oltre ad essere scientificamente scorretto, è anche molto rischioso non verificare personalmente la fonte.
Giova infine rammentare una seconda volta che, dal momento che spesso il docente prende visione delle diverse parti della tesi a distanza di tempo l'una dall'altra, è opportuno che ogni capitolo consegnato per la correzione contenga sempre anche l'indice particolareggiato o comunque lo schema generale dell'intera tesi.



10. LE REGOLE FORMALI PER LE CITAZIONI


Nelle note a piè di pagina (come anche nell'elenco bibliografico finale) le citazioni devono essere dal punto di vista formale omogenee fra loro.

Quando si è già citato una volta un contributo di dottrina o un atto all’interno dello stesso capitolo, le citazioni successive vengono fatte in forma abbreviata.
All’inizio di ogni capitolo si consiglia di ricominciare da capo la numerazione delle note. Di conseguenza anche le fonti eventualmente già citate in capitoli precedenti andranno nuovamente ripetute per esteso. Resta inteso che in ogni capitolo la citazione delle fonti successive alla prima andrà comunque effettuata in forma abbreviata.
Ecco alcuni esempi pratici:

A) Monografie

Citazione iniziale

 

U. DRAETTA, Internet e commercio elettronico, Milano, 2001.

Citazione successiva

 

U. DRAETTA, Internet e commercio elettronico, cit., pp. 100-133.

oppure: U. DRAETTA, Internet ecc., cit., pp. 100-133.

 

B) Articolo su libro

Citazione iniziale

 

N. PARISI, Lobbying e attività d’impresa nel diritto comunitario, in U. DRAETTA, N. PARISI (a cura di), Trasparenza-Riservatezza-Impresa, Torino, 2001, p. 89 ss.

Citazione successiva

 

N. PARISI, Lobbying e attività d’impresa nel diritto comunitario, cit., pp. 89-100.

Oppure: N. PARISI, Lobbying e attività d’impresa ecc., cit., pp. 89-100

C) Articolo su rivista

Citazione iniziale

 

A. SANTINI, Profili e problematiche della regolamentazione del lobbying nell’Unione europea, in Il Diritto dell’Unione europea, 2000, p. 127 ss.

Citazione successiva

 

A. SANTINI, Profili e problematiche della regolamentazione del lobbying nell’Unione europea, cit., pp. 133-140.

oppure: A. SANTINI, Profili e problematiche ecc., cit., pp. 133-140.

D) Fonti comunitarie

Sentenza del 14 ottobre 1987, causa 248/84, Germania c. Commissione, in Raccolta, 1987, p. 4013 ss.

Direttiva 93/22/CEE del Consiglio del 10 maggio 1993 relativa ai servizi d’investimento nel settore dei valori mobiliari, in GUCE n. L 141 del 11 giugno 1993, p. 27 ss.

Regolamento (CEE) n. 4064/89 del Consiglio relativo al controllo delle operazioni di concentrazione tra imprese, in GUCE n. L 395 del 30 dicembre 1989, p. 1 ss.

Citazioni successive

 

Si tenga presente che, al contrario di quanto accade per i contributi di dottrina, non è necessario ripetere (almeno nello stesso capitolo) la citazione in nota di un medesimo atto. Una significativa eccezione riguarda le sentenze nel caso in cui si intenda citare un punto diverso da quello precedentemente citato.

Es.: Sentenza Germania c. Commissione, cit., punto 4.

 

E) Fonti internazionali

Corte internazionale di giustizia, sentenza del 27 giugno 1986, Attività militari e paramilitari contro il Nicaragua, in ICJ Report, 1986, p. 88 ss.

Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza del 24 ottobre 1986, nel caso Agosi contro Regno Unito, in ECHR, Series A, vol. 108, par. 5*.

Risoluzione del Consiglio di Sicurezza S/RES/917 (1994) del 6 maggio 1994

 

Citazioni successive

Anche qui le citazioni successive delle fonti in nota al medesimo capitolo vanno fatte solo se si vogliono richiamare dei punti diversi da quelli richiamanti in precedenza.

Sentenza 27 giugno 1986, Attività militari e paramilitari contro il Nicaragua, cit., par. 4

Sentenza 24 ottobre 1986, Agosi, cit., par. 8

Risoluzione S/RES/917 (1994), art. 7

La dottrina (monografie) deve dunque essere citata sempre con questi dati: cognome dell'autore (preceduta dall'iniziale del nome), titolo del volume, luogo di edizione, anno di pubblicazione, pagine; o (nel caso di articoli): cognome dell'autore (preceduta dall'iniziale del nome), titolo dell’articolo, nome della rivista, anno di pubblicazione, pagine.
E' bene inoltre predisporre un proprio elenco di abbreviazioni che consenta di citare i periodici non per esteso:
Rivista italiana di diritto pubblico comunitario: RIDPC, oppure Riv. it. dir. pub. com.;
Rivista di diritto europeo: RDE, oppure Riv. dir. eur.
N.B.: Se si sceglie la "chiave" di abbreviazione sintetica è bene premettere alla tesi un elenco delle abbreviazioni. Si tenga a mente che un elenco di abbreviazioni, molto utile per le riviste straniere, è reperibile all’inizio di tutti i manuali.


11. INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE PER ULTERIORI APPROFONDIMENTI

- Di Girolamo, Costanzo; Toschi, Luca; La forma del testo. Guida pratica alla stesura di tesi di laurea, relazioni, articoli, volumi. Bologna, Il Mulino, 1988.
Una guida alla scrittura, nella quale a indicazioni di carattere grafico formale si uniscono suggerimenti pratici su come migliorare e finalizzare l'espressione scritta.
- Eco, Umberto; Come si fa una tesi di laurea. 31. Ed. Milano, Bompiani, 1994.
In modo chiaro e piacevole il libro dice che cosa si intende per tesi di laurea, come scegliere l'argomento e predisporre i tempi di lavoro, come condurre la ricerca bibliografica e organizzare il materiale, infine come predisporre l'elaborato.
- Lesina, Roberto; Il nuovo manuale di stile. 2. Ed. Bologna, Zanichelli, 1994.
Altamente raccomandabile, il manuale suggerisce come impostare, organizzare e impaginare il testo, come trattare titoli e paragrafi, nomi, numeri e simboli, tabelle, riferimenti e note.
- Nobili, Massimo; Guida alla tesi di laurea in materie giuridiche e politico sociali. Bologna, Pàtron, 1986.
Suggerimenti pratici sui problemi che si incontrano nel lavoro di redazione di una tesi di laurea.

 

 

* Un cenno a parte merita la questione delle riviste americane di diritto internazionale (es. Harvard International Law Journal). La Cattolica ne possiede solo alcune (e di queste solo le ultime due annualità); la Statale ne possiede invece un numero maggiore. Allo scopo di superare questi inconvenienti – in alternativa ad una visita alla Statale - è possibile consultare tali riviste sul catalogo elettronico lexis-nexis presso l’Ufficio banche dati o la Sala riviste.

* Per un elenco dei siti delle organizzazioni internazionali si rinvia al manuale di organizzazione internazionale (Draetta-Fumagalli, Il diritto delle organizzazioni internazionale).

** Si ricordi che presso l’Istituto giuridico sono a disposizione CD-Rom riportanti la legislazione vigente e la giurisprudenza.

* Le sentenze della Corte di Strasburgo possono essere anche consultate in lingua italiana sulla Rivista internazionale dei diritti dell’uomo.

 

Fonte: http://www.lex.unict.it/materiale10/nparisi/GUIDA%20TESI%20DI%20LAUREA.doc

autore non indicato nel documento di origine del testo

 

 

SCHEDA

LE CITAZIONI

 

Una tesina o una tesi di laurea sono testi di tipo argomentativo a carattere saggistico, che si fondano sull’esposizione di una tesi e di varie argomentazioni a suo sostegno sulla base di una documentazione precedentemente raccolta e, nel testo, funzionalmente illustrata.
Nel testo argomentativo tale documentazione è costituita dalle prove dell’argomentazione. In una tesina o tesi di laurea, tale documentazione è costituita dalla Bibliografia di riferimento e viene presentata attraverso la citazione della fonte dell’informazione o di un’argomentazione che si presenta come propria, o come oggetto di confutazione.
L’uso della documentazione costituisce la prova della bontà della tesi, e la dimostrazione della sua validità. Inoltre, utilizzare nel testo parole e sintagmi provenienti dalla documentazione, senza citarne la provenienza, costituisce un plagio, in quanto non rispetta la tutela della proprietà delle opere di ingegno (e in un testo pubblicato a stampa potrebbe essere perseguibile penalmente). È quindi sempre consigliabile citare i testi utilizzati come documentazione.
Una citazione può essere diretta o indiretta.
Ci troviamo di fronte a una citazione diretta quando la fonte dell’informazione è riportata direttamente, utilizzando le stesse parole del testo, di solito tra virgolette.
Ci troviamo di fronte a una citazione indiretta quando la fonte dell’informazione è riportata indirettamente, parafrasando o sintetizzando, con altre parole, le parole del testo.

Le citazioni dirette, a loro volta, possono essere disposte nel testo, “a blocchetto”, o messe in una nota a pie’ di pagina. Vediamo la differenza.

  • Citazioni nel testo

Si fa una citazione nel corpo del testo quando la frase che costituisce la documentazione che si vuole produrre non è molto estesa (non supera, generalmente, le tre/quattro righe) e viene così messa all’interno del testo, introdotta da due punti seguiti dalle virgolette basse o caporali. Una nota a pie’ di pagina, richiamata da un esponente numerico, segnalerà la fonte bibliografica, ovvero il volume, la rivista o il sito internet da cui si è tratta la citazione, in modo esplicito o implicito, a seconda delle scelte che si sono fatte, in tutta la Tesi, per la citazione della Bibliografia.
Esempio:
Il sogno di una teoria unificata che «illumini di immenso» i misteri e le meraviglie dell’Universo è antico: potremmo farlo risalire a Tolomeo.

Se si citano versi di poesia nel testo, vanno separati tra loro da una barra obliqua.

  • Citazioni a blocchetto

Si fa una citazione a blocchetto quando la frase che costituisce la documentazione che si vuole produrre è molto articolata e troppo lunga per essere inserita nel corpo del testo (generalmente supera le tre/quattro righe) e viene perciò contrassegnata da uno stile particolare che ne marchi la differenza rispetto al testo stesso. Tale citazione non viene messa tra virgolette, perché è già evidenziata dal corpo minore. L’indicazione della fonte bibliografica può essere data tra parentesi tonda alla fine della citazione (sempre in corpo minore), oppure in una nota a pie’ di pagina, secondo le scelte fatte per la Bibliografia.
Esempio:
Questa la definizione che Gadda, nella Meditazione milanese, dà della «grama sostanza»:

Collaudiamo dunque una grama e imperfetta sostanza, cioè una situazione teoretica inalterata per attimi congenere a un flusso teoretico pulsante per attimi: dove alcuni elementi permangono o durano rispetto ad altri che mutano e cangiano, d’un sistema conoscitivo, o reale. (Meditazione milanese, I redazione, § 1, Torino, Einaudi, 1979, p. 13).

Se si citano versi di poesia a blocchetto, la separazione tra i versi è indicata dall’a capo.

  • Citazioni in nota a pie’ di pagina

Si fa una citazione a pie’ di pagina quando la frase che costituisce la documentazione che si vuole produrre ha una importanza secondaria rispetto all’argomentazione svolta (e ne costituisce una precisazione, un’aggiunta), tanto da interrompere il filo del discorso se messa nel corpo del testo, o a blocchetto. La citazione viene quindi messa in una nota nel margine inferiore della pagina, legata al testo da un esponente numerico, in corpo minore. Alla fine della citazione (da mettere tra virgolette caporali), si deve indicare la fonte bibliografica, tra parentesi tonda o senza parentesi introdotta da «cfr.» (abbreviazione di «confronta»).
Esempio
Nella riflessione filosofica di Gadda, la «grama sostanza» viene indicata come il «persistere» di alcuni elementi nella realtà, mentre altri si modificano continuamente.1
1 «Collaudiamo dunque una grama e imperfetta sostanza, cioè una situazione teoretica inalterata per attimi congenere a un flusso teoretico pulsante per attimi: dove alcuni elementi permangono o durano rispetto ad altri che mutano e cangiano, d’un sistema conoscitivo, o reale», cfr. C.E. Gadda, Meditazione milanese, Torino, Einaudi, 1979, I red., p. 13.

 

le virgolette

 

Le virgolette sono di due tipi: 1. quelle che servono a introdurre il discorso diretto, dette virgolette di citazione, 2. quelle che mettono in rilievo un termine particolare, dette virgolette evidenzianti.

Le virgolette di citazione generalmente sono basse uncinate («    »), dette anche «a sergente», oppure alte doppie  (“   ”), dette anche «inglesi». Le citazioni di secondo grado (citazione nella citazione) utilizzano virgolette di tipo diverso da quelle della citazione di primo grado: se per la prima citazione si sono utilizzate virgolette basse uncinate, nella seconda citazione si utilizzeranno virgolette alte doppie; per una terza citazione si useranno gli apici singoli (‘    ’).

Le virgolette evidenzianti possono essere alte doppie (“   ”) oppure apicali (‘    ’) e servono a mettere in rilievo un termine usato in un’accezione particolare.

È importante non eccedere nell’utilizzo di virgolette evidenzianti, perché comunicano al lettore una certa insicurezza di chi scrive sui valori semantici del termine evidenziato (se la parola ha un altro significato, allora è meglio trovare un sinonimo che sia più adatto al contesto).

 

Materiali tratti da: P. ITALIA, Scrivere all’università: manuale pratico con esercizi e antologia di testi, Firenze,
Le Monnier università, 2006.

Fonte: http://docenti.lett.unisi.it/files/91/1/1/3/SCHEDA_Citazioni_e_virgolette.doc

 

autore non indicato nel documento di origine del testo

 

 

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