Viaggio organizzato Isole Eolie

 

 

 

Viaggio organizzato Isole Eolie

 

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Viaggio organizzato Isole Eolie

 

LE ISOLE EOLIE.

                05-12.04.2003 - 09:40 - Visita organizzata da Tourvisa.

 

  L’arcipelago delle Eolie è formato da 7 isole disposte ad arco a nord della Sicilia orientale; l’isola maggiore è Lipari con 37,6 kmq ma il baricentro dell’arcipelago è occupato dall’isola di Salina, la seconda in grandezza con 26,8 kmq, dalle cui vette si possono vedere le altre 6 a coppie: Panarea e Stromboli a nord-est, Lipari e Vulcano a sud-est e Filicudi ed Alicudi a ovest. L’arcipelago ha complessivamente circa 13000 abitanti. Amministrativamente l’isola di Salina ha tre comuni distinti: S. Maria Salina, Malfa e Leni che hanno complessivamente 2400 abitanti mentre Lipari costituisce un unico comune con le altre cinque isole minori. L’arcipelago è ben collegato con traghetti ed aliscafi con Milazzo, il porto più vicino, Messina e Napoli. La città con il porto principale è Lipari nell’isola omonima, è il maggiore centro turistico con il maggiore patrimonio storico-archeologico incentrato nel Castello, un grande bastione di roccia, fortezza naturale abitata da 6000 anni dove si trovano la zona archeologica, le antiche chiese ed il Museo Eoliano, una raccolta completa di reperti e documenti divisa nelle sezioni geologica-vulcanologica, archeologica, preistorica e storica che testimonia la vita dell’arcipelago.

 

  Le Eolie sono isole di origine vulcanica e sono chiamate dai vulcanologi “l’arco di fuoco” comprendendo anche la più lontana isola di Ustica; sono una conseguenza della collisione fra la placca africana e quella europea in tempi recenti dopo la formazione delle Alpi e degli Appennini e la stabilizzazione del Tirreno 10 milioni di anni fa. L’arco vulcanico di 140 km si prolunga anche nell’area tirrenica più a nord, profonda fino a 3500 m e sede di numerosi vulcani sottomarini. Le Eolie sono emerse nell’ultimo mezzo milione di anni e le prime sono state Panarea, Filicudi e lo scoglio di Strombolicchio. Oggi l’attività endogena è finita a Filicudi, Alicudi e Salina, a Lipari e Panarea vi sono sorgenti termali e fumarole; l’isola di Vulcano ha ancora una bocca attiva la cui ultima eruzione è del 1888-90, Stromboli è sempre in attività da due millenni e da esso i vulcanologi hanno chiamato stromboliana questo tipo continuo di attività vulcanica.

 

  Le Eolie, ed in particolare Lipari, sono state abitate con continuità fin dagli ultimi secoli del quinto millennio a.C.; i primi reperti di questo periodo, che viene definito neolitico medio, provengono dall’altipiano occidentale di Lipari detto Castellaro Vecchio (Periodo primo). Erano ancora attivi i vulcani delle isole di Lipari, Vulcano, e Stromboli ma ormai spenti quelli delle altre isole. Gli abitanti provenivano dalla Sicilia, esercitavano l’agricoltura ed avevano contatti marittimi con la Grecia, la loro massima risorsa era l’ossidiana proveniente da un’antica colata di Monte Pilato in località Lami e Pomiciazzo (lato nord-est dell’isola). L’ossidiana è un vetro siliceo vulcanico nero che si forma per rapido raffreddamento di magmi acidi viscosi (da cui si forma anche la roccia liparite detta anche riolite o trachite quarzifera); con esso, fin dall’età neolitica, venivano confezionati strumenti taglienti ed acuti molto resistenti usati come lame, coltelli, raschiatoi e punte di frecce. Questo materiale era molto apprezzato e fu oggetto di lucrosi commerci in tutto il bacino mediterraneo. A Lipari si parla così di una civiltà dell’ossidiana nella prima metà del quarto millennio (Periodo secondo) e, per ragioni di difesa, l’abitato si spostò sul Castello di Lipari, un bastione di roccia che domina il mare sul lato orientale dell’isola. I periodi vengono classificati sulla base dei diversi stili delle ceramiche ritrovate sia locali che importate che permettono datazioni e collegamenti con altre civiltà. A metà del quarto millennio, con lo sviluppo economico e l’aumento della popolazione, l’abitato occupa anche la pianura sottostante al castello (Periodo terzo). Nella seconda metà del quarto millennio si ha il massimo sviluppo nel commercio dell’ossidiana, vengono popolate le altre isole e si incrementa l’agricoltura (Periodo quarto), le ceramiche sono quelle dello stile di Diana, dal quartiere abitato nella piana dietro il Castello. Con l’inizio del terzo millennio comincia la fase dell’Eneolitico, si hanno le prime testimonianze di lavorazione del rame e si nota un ritorno all’insediamento nel Castello per ragioni di difesa. La Fase media eneolitica a metà del terzo millennio è documentata dalla cultura di Pianoconte sulle alture occidentali dell’isola e la ceramiche decorate in solchi paralleli si ritrovano in tutta l’Italia meridionale. Gli ultimi secoli del terzo millennio sono la fase finale dell’Eneolitico ed è per la Eolie un periodo di recessione demografica ed economica. La civiltà dei metalli soppianta quella dell’ossidiana e dal 2350 al 1950, per 400 anni, gli Eoliani sono tagliati fuori dai traffici commerciali. La ripresa economica comincia dal 1950 con l’età dei commerci nella Prima fase dell’età del bronzo, ci sono nuovi insediamenti provenienti dalla Grecia continentale, le isole prendono i nomi attuali ed il periodo è definito come Cultura del Capo Graziano dal ritrovamento di un villaggio trovato a Capo Graziano nell’isola di Filicudi. Si sono trovati collegamenti con Malta, importazioni di ceramiche egee, ritrovamenti di necropoli con tombe ad incinerazione. Gli isolani riprendono il commercio sulle rotte dell’Egeo con le civiltà minoica ed egiziana trasportando merci altrui e forse esercitando la pirateria. Intorno al 1600 a.C. si crea una situazione di insicurezza, spariscono i villaggi in riva al mare ed a Lipari si ritorna al Castello; è indicativo anche il villaggio arroccato di Capo Graziano. Dal 1400 al 1250 a.C. nasce la cultura del Milazzese durante la media età del bronzo; è un momento di grandi cambiamenti: scompare la civiltà minoica e fiorisce quella di Micene, nel Mediterraneo orientale arrivano Joni ed Achei, nelle Eolie vi sono nuovi insediamenti di genti siciliane e la minaccia dei pirati tirreni. In questo periodo sorge a Panarea il villaggio di Capo Milazzese su un promontorio imprendibile sopra la Cala Junco. Intorno al 1250 tutti i villaggi eoliani vengono distrutti ed incendiati a seguito di un’invasione di genti provenienti dalla penisola italiana: i leggendari Ausoni.

 

  Dal 1240 inizia la fase storica in cui alla ricerca archeologica si aggiungono le fonti scritte. Secondo Diodoro Siculo le Eolie furono colonizzate da Liparo, re degli Ausoni di origine italiana, che costruì la città con il suo nome sopra gli antichi insediamenti; poi sarebbe successo Eolo che aveva sposato la figlia di Liparo. Eolo avrebbe insegnato l’uso della vela e predetto i venti divenendone poi la mitica divinità richiamata nell’Odissea. Siamo nella tarda età del bronzo e si distinguono tre fasi: Ausonio I (1270-1125), la prima fase degli stanziamenti, Ausonio II (1125-1050) con capanne più grandi protovillanoviane ed Ausonio III (1050-850); i commerci si estesero verso l’Egeo, ultimi contatti con il mondo miceneo, e verso la Sardegna con le popolazioni nuragiche. Nelle necropoli delle Eolie e dalla Sicilia si sono trovate inumazioni con i corpi rannicchiati entro giarroni ed incinerazioni entro situle. La fine dell’Ausonio III e dell’età del bronzo è contrassegnata dalla distruzione violenta degli abitati e dalla fine degli Ausoni. Il Castello di Lipari rimane deserto per più di 3 secoli.

  Nel 580 a.C., al tempo della 50° Olimpiade, arrivano a Lipari i Greci dorici di Cnidio passando da Marsala e fondano una nuova città sul Castello. Ci sono contrasti con gli Etruschi per un secolo poi la città viene presa nel 304 da Agatocle, tiranno di Siracusa, che la spogliò dei suoi tesori, infine si alleò con i Cartaginesi e ne fu alleata nella guerra punica contro Roma. Nelle sue acque avvennero scontri navali fino alla vittoria di Caio Duilio a Milazzo nel 260. Solo nel 251 i Romani assalirono e distrussero il Castello di Lipari ed iniziò il dominio romano. Le isole decaddero e vissero poveramente di pesca ed agricoltura. Dal III secolo d.C. con la diffusione del cristianesimo si tramandarono fatti miracolosi e leggendari come il ritrovamento nel 264 di una cassa di marmo venuta dal mare che conteneva le ossa di S. Bartolomeo che divenne patrono degli isolani e le storie dell’eremita liparota S. Calogero che disse di aver visto precipitare il corpo dell’imperatore Teodorico ariano nel cratere di Vulcano ad opera del papa e di un senatore romano. Gli Eoliani languirono anche sotto la dominazione bizantina divenendo luogo di confine poi, dal 652, vennero le incursioni musulmane con razzie e saccheggi fino all’occupazione di Lipari da parte dei Saraceni che profanarono e dispersero le ossa di S. Bartolomeo. Finalmente nel 1072 i Normanni, presa la Sicilia, cacciarono gli arabi dalle Eolie che rifiorirono, fu eretta la Cattedrale di S. Bartolomeo sul Castello e la città di Lipari divenne sede vescovile. Arrivarono i monaci benedettini inviati da re Ruggero ed in tutte le isole fu ripresa l’agricoltura. Il benessere continuò con gli Svevi dal 1208, poi vennero gli Angioini  ma, dopo i Vespri siciliani (1282), con gli Aragonesi in Sicilia, gli Eoliani rimassero con i Francesi di Napoli fino alla riunificazione del Regno delle Due Sicilie da parte degli Aragonesi. Gli Eoliani rimasero leali con i governi dominanti seguendo l’autorità del loro vescovo poi, nel 1544, durante la guerra fra Carlo V di Spagna e Francesco I di Francia, il pirata Barbarossa, inviato dal sultano Solimano in sostegno ai Francesi saccheggiò e devastò le isole portando in schiavitù più di 9000 abitanti. A Lipari rimasero poche centinaia di abitanti e solo allora gli Spagnoli mandarono degli aiuti, ripopolarono le isole e cinsero il Castello con potenti bastioni. Da allora i Liparoti scampati costituirono una flotta iniziando nel Tirreno una guerra di corsa contro i musulmani ed intervennero nel 1598 nella difesa di Reggio Calabria scacciando i Turchi. Per tutto il 1600 però gli isolani furono oppressi da carestie, terremoti e malattie e solo dal 1700 il commercio marittimo e l’agricoltura risollevarono l’economia. Dopo l’Unità d’Italia le Eolie furono scelte come domicilio coatto per i delinquenti comuni e poi per i confinati politici. Nel 1888 avvenne la grande eruzione di Fossa di Vulcano che proseguì per due anni. Nel 1915 la colonia dei condannati sul Castello fu chiusa ma nel 1926 il regime fascista vi mandò i confinati politici ed alla fine della seconda guerra mondiale vennero gli apolidi. Nel 1930 si ebbe una violenta eruzione dello Stromboli e molti abitanti abbandonarono l’isola. Nel 1950 il Castello fu destinato ad area monumentale ed archeologica e vi sorse il Museo Archeologico Eoliano; nello stesso anno le Eolie entrarono nelle cronache ad opera del regista Roberto Rossellini che vi fece un film con Ingrid Bergaman, così iniziò il turismo e le speculazioni edilizie soprattutto negli anni ‘70. Solo recentemente si sta ripensando alla protezione del patrimonio ambientale.

 

  Si arriva alla cittadina di Lipari, nell’isola omonima, nel porto di Marina Lunga con i traghetti e le navi maggiori ed in quello di Marina Corta con gli aliscafi. I due porti, si trovano rispettivamente a nord ed a sud del Castello, la possente rocca formata da blocchi di roccia riolitica. Sulla parte nord che prospetta su Marina Lunga, ad un livello più basso (circa 25 m) c’è “la Civita” con piazza Mazzini ed il Municipio ed a fianco la chiesa di S. Francesco, da qui con una rampa si attraversa una torre porta e si sale all’acropoli alta 44 m e circondata dalle possenti mura costruite dagli Spagnoli dopo le devastazioni del corsaro turco Barbarossa. Le precedenti mura erano del XIII secolo ed integravano le prime fortificazioni greche. La rampa fu l’unico accesso all’acropoli fino agli inizi del 1900 quando fu aperto un varco con una scalinata monumentale che porta alla Cattedrale di S. Bartolomeo dalla sottostante via Garibaldi. Sulla spianata dell’acropoli, oltre alla Cattedrale vi sono altre quattro chiese, una zona archeologica, aperta con gli scavi iniziati a partire dal 1950. Sono stati messi alla luce strati del periodo greco-romano, della civiltà ausonica fino a quella di Capo Graziano della prima età del bronzo. Infine si sono trovati resti di ceramiche del neolitico fino al V millennio a.C. ora esposti nel museo. Negli strati superiori più recenti sono ben visibili i tracciati delle capanne ed un pozzo sacro dedicato ad Eolo (bothros) del VI-V secolo a.C..

  Il Museo Archeologico è sistemato in diverse palazzine già in parte usate dai confinati. Nella sezione preistorica sono esposte le ceramiche del IV e III millennio locali ed importate, gli oggetti in ossidiana, lame e raschiatoi, e resti di lavorazione. Alla fine del III millennio è evidente la crisi economica per la caduta del commercio dell’ossidiana. Poi inizia l’età del bronzo con la cultura di Capo Graziano a Filicudi fino al XV secolo a.C., nelle necropoli si trovano corpi inumati all’interno di grandi giarroni. Seguono le sale del periodo ausonico con molti oggetti provenienti dagli scavi del Castello; prevale la cremazione con l’uso di vasi cilindrici ovoidali (situle). Le sale dedicate al periodo greco e romano hanno ritrovamenti provenienti dalla contrada Diana sotto il Castello. In un edificio separato c’è la sezione Classica; vi sono molti reperti dalle necropoli del Castello e di contrada Diana con sarcofagi in terracotta e pietra, ceramiche e corredi tombali, molte belle ceramiche della scuola di Lipari, maschere e statuette teatrali, monete, monili e diademi a foglie d’oro. C’è anche una sezione che raccoglie i ritrovamenti delle ricerche subacquee condotte intorno all’arcipelago negli ultimi 50 anni; per la maggior parte sono anfore provenienti da navi onerarie fenicie e puniche affondate dal IV al I secolo a.C.. In un altro edificio si trova il Museo Vulcanologico intitolato ad Alfredo Ferdinando Rittmann (1893-1980) che è stato il padre della vulcanologia moderna. Il museo è molto ricco ed accurato, fa la storia geologica delle isole e documenta le attività vulcaniche ed i diversi tipi di rocce presenti nelle isole: ossidiana, pomice, zolfo, caolino, borati e allumina.

  La prima Cattedrale fu fatta erigere da Ruggero il Normanno verso il 1130. La chiesa era ad una sola navata con il convento benedettino annesso ed il chiostro. Incendiata e parzialmente distrutta dal pirata Barbarossa nel 1546, la cattedrale fu ricostruita a tre navate, il chiostro soppresso ed il giardino adibito a cimitero. Rimasto interrato e non più visibile il chiostro fu riscoperto nel decennio 1970 e restaurato; ha un portico a crociere su tre lati, le colonne sono di spoglio ed i capitelli in maggioranza rifatti, solo 4 sono originali normanni decorati con figure di animali.

  Sul lato sud della rocca si trova un parco alberato dove sono allineati in gran numero sarcofagi in pietra del periodo ellenistico, c’è anche la cavea di un teatro fatta costruire dal comune di Lipari nel 1978 secondo i canoni classici.

  Affacciandosi ai  bastioni della rocca, da sud e da nord, si gode la vista di Marina Corta e Marina Lunga.

  Dietro il Castello la cittadina di Lipari si estende fra le due Marine collegate fra di loro da via Garibaldi e via Vittorio Emanuele. Vicino a quest’ultima si trova la zona archeologica di contrada Diana in un’area prima proprietà del Vescovado. Qui gli scavi del 1948 hanno recuperato 2500 tombe di una necropoli greco-romana, mura greche del V-VI secolo a.C. e costruzioni del II secolo d.C..

  Subito a sud di Marina Corta la costa si alza formando una scogliera, poi si abbassa in una piccola baia detta Porto delle Genti poi corretto in Porto Niente e Portinenti, antico porto di pescatori dove nel III secolo d.C., e precisamente il 13 febbraio del 264, la tradizione vuole che sia approdata la cassa di marmo contenente le spoglie di S, Bartolomeo proveniente dalla lontana Armenia. La cassa fu trasportata nella vicina chiesa sulla scogliera poi dedicata al santo divenuto patrono delle isole. La chiesa fu distrutta dagli Arabi nell’836 e le ossa andarono disperse. I resti, recuperati, furono traslati a Benevento dai principi longobardi e poi dall’imperatore Ottone III (983-1002) a Roma nell’Isola Tiberina dove fu eretta la chiesa di S. Bartolomeo. Le ossa del santo furono contese da molti paesi e nel 1585 a Lipari fu concessa la reliquia del pollice che ora si trova nella Cattedrale; nel 1926 venne da Venezia anche la reliquia della pelle. La chiesetta sulla scogliera fu ricostruita più volte dai francescani e conserva le linee semplici di una volta.

  Girando per Lipari e poi per gli abitati delle Eolie si notano le caratteristiche dell’architettura rimaste per secoli immutate. Case basse con non più di un primo piano, una terrazza davanti alla casa o al primo piano e caratteristiche colonnine. La scarsità di acqua faceva prediligere la copertura a terrazza leggermente pendente che convogliava l’acqua piovana in una cisterna. Sul tetto, lungo i muri perimetrali sono frequenti decorazioni a pizzi, un motivo barocco che risale al 1600. Lo stile eoliano è detto mediterraneo ed ha influenze arabe e spagnole.

  L’isola di Lipari si percorre seguendo una strada asfaltata ad anello che la circonda toccando gli abitati principali in parte all’interno ed in parte lungo la costa. Facendo il percorso in senso antiorario si sale prima dietro la città godendo dall’alto della visione della mole imponente del Castello, quindi la strada attraversa la penisola meridionale prospiciente l’isola di Vulcano fino al Belvedere di Quattrocchi sulla costa orientale. Da qui si ha la splendida vista verso la punta meridionale con i Faraglioni Pietralunga e Pietra Menalda, le “rupi erranti” ricordate da Omero quando Ulisse lascia la maga Circe. Da Quattrocchi si sale verso Pianoconte, area agricola aristocratica nel 1800 ricca di acque termali. Una deviazione di circa 2 km porta alle Terme di S. Calogero un edificio termale del 1800 restaurato nel 1985. Durante i lavori si scoprì una cupola di costruzione megalitica del XV secolo a.C. (tholos) contemporanea alla civiltà micenea ed a quella nuragica sarda. La cupola è costituita con massi disposti a secco ad anelli aggettanti verso l’interno in modo da restringersi verso la sommità. L’ambiente a cupola così formato aveva uso termale, il più antico di questo genere. Vicino si trovano poi resti di un ambiente termale romano (stufa) del II secolo d.C. e di una vasca greca del IV-V secolo a.C. con un canale per l’acqua calda. Un po’ più lontano è la vasca del calidarium di una terma romana. Le terme di Lipari sono ricordate da Diodoro Siculo, Strabone e Plinio e l’area di S. Calogero è una delle più ricche di storia delle Eolie, luogo di eremitaggio del liparota S. Calogero nel VI secolo. Attualmente le sorgenti termali hanno portata ridotta e non si sa quando e se verrà riaperto lo stabilimento. Tornati sulla strada principale si sale verso nord sulle pendici ovest di Monte S. Angelo (594 m), uno strato vulcano al centro dell’isola formatosi 100000 anni fa, quindi si attraversa il fertile altopiano di Castellaro, luogo dei primi insediamenti neolitici fino al borgo di Quattropani dove c’è ancora oggi attività di fumarole. Domina la macchia mediterranea, si riconoscono l’Euforbia, la Ginestra l’Assenzio e piante medicinali come l’Acetosella. La strada scende poi verso la costa nordoccidentale di fronte all’isola di Salina e dall’alto si osservano alcuni scogli fra cui quello detto del Carabiniere e le Puntazze. Sul lato nord la strada scende verso il mare ai piedi del monte Chirica, il vulcano più alto (602 m) e più antico dell’isola (fra 300000 e 130000 anni fa). Qui sono i grandi depositi di pomice sfruttata dalle cave con i nastri trasportatori ed i pontili sul mare per caricarla sulle navi. La pomice che si mescola alle acque marine sulla spiaggia genera una spuma bianca e sembra che le acque ribollano, per questo la spiaggia ha preso il nome di Acquacalda. La pomice estratta si presenta in polvere fina, in forma granulosa ed in blocchi di pietra biancastra leggera e resistente. Si gira sulla Punta della Castagna, il punto più a nord dell’isola formato da una colata lavica del Monte Pilato (476 m) insieme ad emissioni di ossidiana. Scendendo lungo la costa orientale si incontra l’altro enorme giacimento di pomice di Campobianco prodotto dalle esplosioni del Monte Pilato di 4000 anni fa. Anche qui c’è un impianto di estrazione con bulldozer, nastri trasportatori e pontile. Più a sud si trova la colata di ossidiana del Pomiciazzo che fu la maggiore risorsa degli antichi abitanti. L’ultima spiaggia è quella di Canneto il cui nome deriva dalla coltivazione delle canne per costruire graticci usati per l’essiccazione di fichi ed uva. La strada passa sotto un tunnel la penisoletta di Monterosa ed entra nel golfo di Marina Lunga completando il giro dell’isola.

  Prima di lasciare Lipari bisogna leggere nel giardino di Piazza Mazzini l’iscrizione incisa su un monumento a forma di muro, opera del Dott. Leonida Bontempo (1971) che richiama i ricordi omerici dell’isola:

 

LE EOLIE NELLA LEGGENDA E NELLA STORIA

SULLA SCIA DI ULISSE NEL SUO MITICO VIAGGIO

DAL SENTIERO DI ROCCIA SCAVATO DAL TEMPO SULLA DORSALE DEI SECOLI, QUASI IRREALI, LONTANISSIMI OLTRE I MILLENNI, SCORGIAMO I VICINI FARAGLIONI CHE SORGONO NELLE ACQUE DEL CANALE DI VULCANO, STAGLIATI IN UN’ORIZZONTE REMOTO CHE IN UN MARE SENZ’ONDA RILUCE PERENNE D’AZZURRO E DI SCAGLIE DI SOLE. MUTI TESTIMONI D’ALLORA, ESSI RAPPRESENTANO IL PRECISO RIFERIMENTO ALLA PRIMA DELLE DUE ROTTE CHE LA MAGA CIRCE INDICÒ AD ULISSE PERCHÉ L’EROE POTESSE FAR RITORNO ALLA SUA ITACA. LA SECONDA INVECE PREVEDEVA IL PASSAGGIO PER LO STRETTO DI MESSINA. I FARAGLIONI, CHE OGGI SI CHIAMANO “PETRA LONGA” E “PETRA MINARDA”, SONO INFATTI LE “PLANKTAI PETRAI”, CIOÈ LE “RUPI ERRANTI” DEI VERSI DI OMERO CHE QUI RILEGGIAMO:

                                                  POI QUANDO DI LÀ AVRANNO SPINTO I COMPAGNI

                                                  LA NAVE, ALLORA NON POSSO PIÙ ESATTAMENTE SEGNARTI

                                                  QUALE DEV’ESSER LA VIA: TU DA SOLO

                                                  COL TUO CUORE CONSIGLIATI: IO TI DIRÒ LE DUE ROTTE.

                                                  DI QUA RUPI ALTISSIME A PICCO: BATTENDOLE,

                                                  IMMANE STREPITA IL FLUTTO DELL’AZZURRA ANFITRITE:

                                                  “RUPI ERRANTI“ GLI DEI BEATI LE CHIAMANO.

                                                  QUI NEPPURE GLI ALATI SI SALVANO, NON LE COLOMBE

                                                  TREPIDE, CHE AMBROSIA A ZEUS PADRE PORTANO,

                                                  MA SEMPRE ANCHE DI QUELLE UNA LA NUDA RUPE NE AFFERRA:

                                                  UN’ALTRA IL PADRE NE MANDA A COMPIERE IL NUMERO.

                                                  MAI SCAMPÒ NAVE D’UOMINI CHE QUI CAPITASSE,

                                                  MA TUTTO INSIEME, CARCASSE DI NAVI E CORPI D’UOMINI

                                                  L’ONDE DEL MARE E LA FURIA D’UN FUOCO MORTALE TRAVOLGONO.

                         Odissea, Canto XII vv 55 e seg.

 

  L’isola di Vulcano, a sud di Lipari e distante da essa appena 1 km, ha un’estensione di 21 kmq (terza dopo Lipari e Salina) ed è la più meridionale delle Eolie. Per la sua intensa attività vulcanica fino in epoca storica e recente i Greci la chiamarono Hiera Hepaistou, ossia sacra a Efeso, dio dei vulcani. L’isola emerse con i primi vulcani circa 100000 anni fa, seguirono poi due sprofondamenti con la formazione delle caldere del Piano e della Fossa. Altre eruzioni 70000 anni fa crearono il monte Lentìa ed il faraglione del Porto di Levante. Qualche migliaio di anni fa cominciò a formarsi il vulcano della Fossa nella caldera omonima. Nel 183 a.C. un’eruzione sottomarina fece emergere a nord dell’isola l’isolotto di Vulcanello che si andò accrescendo fino al 21 a.C. ma si congiunse a Vulcano solo nel 1500. L’attività di Vulcano è stata documentata da Senofane, Tucidite ed Aristotele, Plinio ha descritto la nascita di Vulcanello, l’ultima eruzione si è avuta dal 1888 al 1890 dal cratere della Fossa. Le eruzioni sono state sempre violente perché le sue lave acide sono molto viscose, si solidificano rapidamente imprigionando i gas le cui enormi pressioni provocano poi esplosioni violente. Oggi vi sono molte attività di fumarole ed i vulcani potrebbero ridestarsi.

  Si arriva a Vulcano al Porto di Levante sul lato est dove si alzano formazioni vulcaniche ricche di zolfo e dagli straordinari colori. Vicino si trova un laghetto di fanghi sulfurei e fumarole con temperature di 100 °C. Un istmo largo solo 500 m separa il Porto di Levante, che è quello di approdo, al Porto di Ponente, semplice golfo e spiaggia occupata da un albergo. La penisola di Vulcanello ha tre piccoli crateri vulcanici; sulla costa occidentale si trovano delle fantastiche formazioni di lava che costituiscono la valle dei Mostri. La zona fra i due porti e la penisola di Vulcanello è stata sottoposta ad un selvaggio sfruttamento turistico deturpando la natura e la vegetazione originale.

  Una strada percorre l’isola da nord a sud partendo dal Porto di Levante. Una deviazione porta a monte Lentìa sul lato nordoccidentale da dove si ha un bel panorama della parte nord dell’isola con i porti di Levante e di Ponente e la penisola di Vulcanello, del gran vulcano della Fossa e, a distanza, dei faraglioni di Lipari. Girando poi intorno alla Fossa si sale alla caldera dell’antico vulcano Piano ad un’altitudine di  circa 350 m, ora coperta da campi coltivati e case coloniche; questa è la parte più tranquilla dell’isola. Si raggiunge quindi il punto più a sud, capo Gelso, dove c’è un piccolo faro ed un molo di emergenza nel caso si debba evacuare l’isola. L’isola ha una centrale elettrica diesel ed un impianto fotovoltaico da 80 KW con accumulo a batterie.

 

  L’isola di Salina, a nord-ovest di Lipari e distante da essa circa 4 km, con i suoi 26.8 kmq è per estensione la seconda isola delle Eolie. Ha due coni vulcanici gemelli: Monte Fossa delle Felci e Monte dei Porri e per questo fu chiamata dai Greci Dydime (la gemella), il nome attuale le fu dato per le saline create sulla punta sudorientale dell’isola dove si trova il laghetto di Lingua. Salina si è formata con 6 strato-vulcani: i primi tre si formarono fra 160000 e 130000 anni fa ed i loro resti sono oggi modesti. Fra 100000 e 30000 anni fa si formarono poi Monte dei Porri (860 m) e Monte Fossa delle Felci che, con i suoi 962 m, è la più alta cima delle Eolie. Infine 13000 anni fa, sul bordo nordoccidentale dell’isola  si formò un grande cratere poi collassato ed occupato per metà dal mare che ha lasciato il vasto anfiteatro di Pollara. L’isola ed i suoi due monti sono riserva naturale dal 1984 ed ha tre comuni separati: S. Maria di Salina, Malfa e Leni. La presenza delle due alte cime influenza il clima dell’isola che è il più umido dell’arcipelago

  Salina ha due approdi principali: Rinella sulla costa sud e S. Maria di Salina sulla costa ovest. La costa sud è ripida e scoscesa e non c’è una strada che collega in modo diretto S. Maria di Salina a Rinella. Da S. Maria la strada invece gira a nord intorno a Monte Fossa delle Felci, seguendo la costa e si collega al comune di Malfa, una derivazione porta a Pollara sulla costa occidentale mentre la strada principale attraversa la Valdichiesa fra i due monti dove si trova il comune di Leni; si scende poi verso il mare fino a Rinella che è il porto di Leni. Da S. Maria di Salina la strada scende a sud lungo la costa fino a Punta Lingua dove c’è un villaggio di pescatori ed il laghetto triangolare di Lingua protetto dal mare da un argine ed oggi meta del passo di uccelli migratori fra cui gru, aironi, fenicotteri e quaglie. Vicino al lago si trova un piccolo Museo Civico con una raccolta paleontologica ed etnografica dell’isola; oltre ad oggetti di uso comune anche antiche macine e torchi per olio. Sul lago staziona un antico veliero donato al museo e già usato per il trasporto del sale.

 

  Ad ovest di Salina si trovano, quasi allineate, le due piccole isole di Filicudi ed Alicudi rispettivamente a 30 e 50 km da Lipari. Filicudi, la più grande (9,5 kmq), cominciò ad emergere circa 300000 anni fa con un primo vulcano di cui resta solo una scogliera (i Fili di Sciacca) a nord dell’attuale Porto. Altre bocche vulcaniche sorsero fra 160 e 130 mila anni fa e si formò il monte Fossa delle Felci, il più alto dell’isola (774 m). L’attività continuò fino a 70000 anni fa e fra le altre bocche si formò a sud la penisola di Capo Graziano. Alicudi è invece un unico cono vulcanico formatosi a strati in successive eruzioni fino a raggiungere l’altezza attuale di 675 m ed una superficie totale di 5.2 kmq. La sua formazione rimonta a 160-130 mila anni fa. Ambedue le isole si trovano in un tratto di mare profondo circa 1000 m.

  Filicudi fu abitata già in epoca neolitica e vi sono stati rinvenuti molti manufatti. Della prima età del bronzo, nella prima metà del secondo millennio, è stato trovato un importante insediamento di difficile accesso, quello di Capo Graziano che diede il suo nome ad un periodo della colonizzazione delle Eolie caratterizzato da insicurezza e necessità di difesa. I Greci chiamarono Filicudi Phoinikoussa che vuol dire palma nana mentre Alicudi ebbe il nome di Erikoussa per l’erica che vi cresceva abbondante

  L’agricoltura e la pesca era una volta la maggiore risorsa di queste isole e si vedono ancora i terrazzamenti fatti con muretti di sostegno lungo i pendii. Oggi l’agricoltura langue ed il turismo ha trasformato economia ed aspetto delle isole.

 

  L’isola di Panarea, la più piccola dell’arcipelago (3,4 kmq), si trova con Stromboli a nord-est di Lipari distante circa 20 km; è un piccolo gioiello naturale per le sue coste alte e frastagliate e per il corredo di scogli che la circonda. Panarea è la più antica delle Eolie avendo cominciato ad emergere circa 500000 anni fa, è oggi circondata da una vasta piattaforma profonda 50 m da cui emergono numerosi scogli resti di antiche eruzioni ed ancora oggi vi sono manifestazioni vulcaniche di fumarole.

  Gli abitati sono distribuiti sulla costa orientale e l’approdo più importante è S. Pietro. Dal porto si vedono lo scoglio di Dattilo ed altri e, circa 4 km a nord-est, l’isolotto di Basiluzzo largo 500 m. Due sono i punti più interessanti dell’isola: a sud il villaggio preistorico prospiciente Cala Junco vicino a Punta Milazzese e a nord le emissioni di solfatare a Calcara. Una stradina panoramica fra abitati e scogliere sul mare porta dopo circa 2 km alla spiaggia di Caletta dei Zimmari ai piedi del promontorio dove si trova il villaggio preistorico. Da qui un sentiero sale verso l’insediamento e, giunti in alto, vi si accede attraverso uno stretto costone fra Cala dei Zimmari e Cala Junco. Questo percorso doveva essere sbarrato da una fortificazione di cui è rimasto un accumulo di pietre. Il villaggio si trova sulla spianata del promontorio e si vedono i tracciati di 23 capanne di forma ovale con più vani. Le capanne dovevano avere tetti di paglia e, data l’altezza del promontorio, non dovevano essere visibili dal mare. Questo insediamento, detto di Capo Milazzese, appartiene alla media età del bronzo nella seconda metà del secondo millennio a.C. (1400-1250), posteriore a quello di Capo Graziano a Filicudi. In questo periodo la civiltà micenea si sostituisce a quella minoica ma continua l’insicurezza delle popolazioni eoliane e l’abitudine a fortificare gli abitati. I contatti commerciali con la civiltà micenea sono dimostrate dalle ceramiche qui ritrovate. Gli abitanti sapevano filare la lana e fondere il bronzo, raccoglievano l’acqua piovana in pozzi ed uno di questi si trova all’ingresso del villaggio. L’insediamento fu distrutto intorno al 1270 a.C. quando Lipari fu occupata dalle genti ausonie provenienti dalla penisola italiana.

  Per raggiungere la Calcara si segue una strada più interna fra case e campi che si arrampica sulla scogliera a nord-est dell’isola. Dall’alto si vede una spianata lungo la spiaggia con colori a forti contrasti rossi, gialli e bianchi e qui è ancora evidente il vulcanismo con fumarole ed acque termali. La zona fu per tre millenni anche luogo sacro a divinità infere e dei vulcani e dovevano essere note anche le proprietà curative dei fanghi sulfurei. Un ripido sentiero porta fino alla spiaggia.

 

 L’isola di Stromboli è la più famosa e caratteristica delle Eolie e il suo vulcano è l’unico in Europa con attività eruttiva permanente. L’isola dista da Lipari 40 km ed ha una superficie di 12,6 kmq (la quarta delle Eolie come dimensioni). Il primo vulcano emerse 360-200 mila anni fa ma si spense e fu sgretolato e di esso è rimasto solo un blocco di lava resto del camino vulcanico, chiamato Strombolicchio, rimasto isolato sul mare a nord-est dell’isola. L’isola attuale si formò circa 40000 anni fa con successive eruzioni ed è la più giovane delle Eolie. Vi sono oggi fino a 11 bocche attive che si alternano e quando sono quiescenti preludono ad una futura violenta esplosione. Sul lato nord ovest si è formato uno scivolo che si allarga a ventaglio dalla sommità e rappresenta il colatoio naturale delle lave, ha una pendenza di 35° ed è detta la Sciara di fuoco bellissima da vedere di sera quando si possono distinguere le colate incandescenti. La camera magmatica si trova fra 2 e 35 km di profondità. Ci sono state molte violente eruzioni in questo secolo e si ricordano le due del 1930 con una nube di scorie alta 2,5 km, esplosioni con lancio di massi accompagnate da un movimento tellurico che ha provocato un maremoto. L’ultima eruzione è quella del 28 dicembre 2002 e seguenti che cominciò con ricadute di ceneri e due bracci lavici sulla Sciara di Fuoco che raggiunsero il mare in 20 minuti. Il 30 dicembre si staccarono poi due frane nella Sciara di Fuoco facendo crollare i precedenti depositi lavici e trascinandone altri. Le due frane di 600 mila e 5 milioni di mc hanno provocato onde anomale (tsunami) che hanno provocato danni alle spiagge abitate dell’isola e si sono sentite fino a Milazzo a 60 km di distanza. Ora l’attività esplosiva è ridotta ma il vulcano fuma in continuazione e sottili grappoli di lava scendono nella Sciara di Fuoco.

  Nell’isola vi sono due abitati in punti diametralmente opposti: Scari a nord-est e Ginostra a sud-ovest, un piccolo gruppo di case con circa 25 abitanti unico posto ancora senza corrente elettrica. Per quanto distanti dalla Sciara del Fuoco, questi abitati sono sempre sotto la minaccia delle esplosioni del vulcano. Stromboli si trova nella rotta dei traghetti e aliscafi che vengono o vanno a Napoli per o da Lipari; fanno sosta a Scari ma non possono sbarcare auto. L’abitato di Scari si arrampica sulle pendici del monte, In alto su una piazza domina la chiesa di S. Vincenzo. L’abitato si prolunga lungo la costa fino a punta Lena da dove si può osservare lo scoglio di Strombolicchio, su cui è stato eretto un piccolo faro, poi continua sulla costa nord fino al rione Piscità; più lontano è Punta Labronzo dove si può osservare dal basso la Sciara di Fuoco.

 

Fonte: http://www.travelphotoblog.org/ArchivioPersonale/ITALTOUR.doc

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