Diario di viaggio organizzato in Israele cosa vedere e cosa fare in Israele

 

 

 

Diario di viaggio organizzato in Israele cosa vedere e cosa fare in Israele

 

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Diario di viaggio organizzato in Israele cosa vedere e cosa fare in Israele

 

ISRAELE (2010)

28.04.2010 - 06.05.2010 - 7:30 - Viaggio organizzato da ITINERA (dott. B.Mazzotta).

 

  Questo viaggio di soli nove giorni in Israele è stato organizzato con lo scopo, forse troppo ambizioso, di conoscere questo piccolo stato dalla lunga storia, al centro di tanti problemi internazionali e sintesi di tutte le contraddizioni politiche e sociali del nostro tempo. Attraversando quasi tutto il paese e toccando i suoi siti archeologici e storici principali, si sono apprese tradizioni e avvenimenti antichi e recenti che sono all’origine dei problemi attuali. L’itinerario ha seguito la costa del Mediterraneo, l’interno della Galilea, fino al lago di Tiberiade, il Golan, fino ai confini della Siria, le sorgenti del Giordano e poi verso sud, seguendo il fiume, e arrivando a Gerusalemme, città cuore di questa terra contesa da tre religioni. Dopo una puntata in Cisgiordania, per visitare Betlemme, si è scesi nella depressione del Mar Morto: a Qumran, dove sono stati scoperti i famosi Rotoli di pergamene, quindi alla Rocca di Masada e a Ein Gedi, la spiaggia nelle acque più salate del mondo.

Israele ha una superficie di 20330 kmq e una popolazione di 7,23 milioni di abitanti (2009), il 78,1% ebrea, il 21,9% araba e altre minoranze. Lo stato confina a nord con il Libano, a nord-est con la Siria, a est con la Giordania e a sud-ovest con l’Egitto, a ovest è bagnato dal Mar Mediterraneo e a sud ha uno sbocco nel golfo di Aqaba. Ha un governo costituzionale con un’Assemblea Nazionale (Knesset) di 120 deputati che approva le leggi ed elegge il Presidente della Repubblica per 5 anni. Il Primo ministro è incaricato dal Presidente della Repubblica e chiede la fiducia al Parlamento.

  I principali partiti sono il Laburista, che è stato guidato da Yitzhak Rabin e Shimon Peres, il Likud, conservatore nazionalista, fondato da Monachem Begin nel 1973 e poi guidato da Benjamin Netanyahu e il Kadima, centrista, fondato da Ariel Sharon e guidato infine da Ehud Olmert.

 

50.1  STORIA D’ISRAELE.

  Il primo documento che menziona Israele è la Stele del faraone Merenptah della XIX dinastia risalente al 1209-08 a.C. che descrive le campagne militari nella terra di Canaan e parla di questo popolo nomade che abitavano l’attuale Palestina. Gli Egiziani furono i primi a conquistare la Palestina. Nella tradizione ebraica Israele era il nome di Giacobbe, nipote di Isacco. L’unica fonte storica disponibile della storia del popolo ebreo è il Libro della Genesi che fu redatto nel V secolo a.C.. Dopo l’esodo dall’Egitto e il ritorno in Palestina, le tribù d’Israele combatterono contro i filistei e i cananei e si unirono sotto il re Saul, vissuto sembra fra il 1030 e il 1010 a.C.. Saul fu sconfitto e ucciso dai filistei presso il monte Gilda e le tribù furono poi riunite sotto il re David (1010-970) che aveva fondato il regno di Giuda scacciando i gebusei dalla loro capitale Jerushalaim (Gerusalemme) che egli chiamò Sion. David unificò le tribù del nord e quelle del sud e fu re di Giuda e d’Israele. Secondo la tradizione ebraica il punto più sacro della città era il Monte Moriah da cui Dio raccolse la terra per creare Adamo e fu il punto dove Abramo portò il figlio Isacco per sacrificarlo, ma un angelo lo sostituì all’ultimo momento con un ariete. Su questa roccia Salomone (965- 928), figlio di David eresse il Primo Tempio e vi depose l’Arca dell’Alleanza dove custodì le Tavole della Legge portate da Mosè. Dopo Salomone il regno di Israele si divise in Regno di Israele a nord e regno di Giuda a sud con capitale Gerusalemme. Nel 722 l’invasione assira distrusse il regno d’Israele, assediò Gerusalemme che non fu conquistata, ma il regno di Giuda divenne tributario degli Assiri. Circa un secolo dopo, nel 587, il re di Babilonia, Nabuccodonosor, conquistò Gerusalemme, distrusse il Tempio e deportò a Babilonia la parte più importante della popolazione. L’esilio babilonese, e prima diaspora (dispersione) degli ebrei, durò fino al 538 e fu il periodo dei profeti come Geremia ed Ezechiele che mantennero desta la speranza di un ritorno e in questo periodo iniziò la stesura del Pentateuco, i 5 libri della Torah. Nel 539, Ciro Re dei Persiani conquistò Babilonia e permise il ritorno in patria degli Ebrei. Dal 520 al 515 fu ricostruito il Secondo Tempio e si diffuse la speranza messianica di una restaurazione. Dalla delusione delle profezie seguì il movimento apocalittico fino al II secolo. Nel 332 Alessandro Magno, diretto in Egitto, occupò la Palestina e la Giudea e assicurò libertà di culto. Gli ebrei vennero così a contatto con la cultura ellenista e, alla divisione dell’impero di Alessandro, passarono sotto i Tolomei. Nel 200 a.C., gli Ebrei favorirono il re Seleucide Antioco III nella conquista della Palestina perché garantiva privilegi fiscali, ma i suoi successori saccheggiarono due volte il Tempio e avviarono un’assimilazione forzata. Scoppiarono rivolte e nel 164, Giuda Maccabeo (martello), capo della resistenza, riuscì a conquistare Gerusalemme e riconsacrò il Tempio. Gli ebrei estesero il loro controllo su tutta la Palestina. In Giudea si instaurò la dinastia Asmonea dei successori di Maccabeo (134-63) fino alla conquista romana di Pompeo nel 63, quando la Giudea divenne Protettorato romano. Prima fu governata da Erode Antipatro, che ebbe la carica da Giulio Cesare, e nel 37 dal figlio Erode, detto poi il Grande che governò fino alla sua morte nel 4 a.C.. Erode il Grande, riconosciuto da Augusto come re dei Giudei, fu un sovrano sospettoso e crudele e fece uccidere moglie, figli e parenti e buona parte del Sinedrio, la magistratura ebraica. Estremamente ambizioso, intraprese il restauro e l’ampliamento del Tempio di Gerusalemme, fondò diverse città come Cesarea sul mare, che dedicò ad Augusto, costruì e restaurò molte fortezze, fra cui Masada. Durante il suo regno è avvenuta la nascita di Cristo, intorno al 6-7 a.C., e fra il 28 e il 30 fu crocifisso. Alla morte di Erode il regno fu diviso fra i figli, ma nel 44 la Giudea tornò provincia romana e presto fu sconvolta da movimenti religiosi e nazionalistici fino allo scoppio della prima rivolta nel 66 d.C., che fu chiamata dai Romani Prima Guerra Giudaica. Per incarico di Nerone, il generale Vespasiano invase e conquistò la Galilea e isolò Gerusalemme. Eletto imperatore nel 69, alla morte di Nerone, Vespasiano incaricò il figlio Tito per la conquista della città. Nel 70 la città fu presa e il Secondo Tempio distrutto. La rivolta ebbe il suo epilogo con la resistenza della setta degli Zeloti nella fortezza di Masada che fu espugnata nel 73 con il suicidio in massa degli ultimi difensori.

  Con la caduta di Gerusalemme inizia la seconda diaspora degli ebrei che formarono comunità ebraiche in varie zone del Medio Oriente, specie ad Alessandria d’Egitto e Cirene. I movimenti messianici e apocalittici creavano fra i religiosi l’attesa della riscossa giudaica. La seconda grande rivolta giudaica scoppiò in successione, fra il 115 e il 117 d.C., in Cirenaica, Egitto, Cipro e Mesopotamia. Il terremoto che devastò la capitale della Siria nel 115 fu visto come un segno divino. Gli scontri esplosero contro i residenti pagani e per questo furono facilmente repressi dai Romani. In Egitto le rivolte scoppiarono solo nelle campagne, a Cipro i ribelli massacrarono gli abitanti di Salamina e dopo i Giudei furono scacciati definitivamente dall’isola. In Mesopotamia la rivolta scoppiò mentre Traiano combatteva contro i Parti, ma fu domata. In Giudea fu rafforzato il contingente romano perché una rivolta fu capeggiata da un uomo, Simon Bar Kochba, che si diceva il Messia e i suoi seguaci vivevano nelle grotte del Mar Morto. Dopo la repressione, Adriano vietò agli Ebrei di vivere in Gerusalemme e di avvicinarsi alle rovine del Tempio. Fra il I e il V secolo, i rabbini in esilio a Babilonia e in Palestina, depositari dei riti della religione, compilarono due versioni del Talmud, il testo delle tradizioni sacre degli Ebrei.

  Mentre la diaspora degli Ebrei diveniva completa, la nuova religione del Cristianesimo si diffondeva nell’impero romano superando le prove delle persecuzioni cui la sottoponevano gli imperatori. Nel 313 l’imperatore Costantino legalizzò il cristianesimo e la madre, Elena, visitò la Palestina e identificò i luoghi che ricordavano la vita e morte di Gesù. A Gerusalemme fu costruita nel 335 la prima basilica del Santo Sepolcro.

  Diviso l’impero romano in Occidente ed Oriente bizantino, la Palestina rimase sotto i bizantini fino al 638, quando arrivò il califfo Omar, secondo successore del profeta Maometto. Poiché Gesù era considerato un profeta e un precursore dell’islam, Omar rispettò i cristiani e i loro luoghi sacri. Anche il Monte del Tempio era considerato un luogo sacro, perché si credeva che da qui Maometto fosse asceso al cielo per contemplare il paradiso e Gerusalemme era la terza città santa, dopo La Mecca e Medina, I califfi successivi costruirono sul Monte, ridotto a una discarica durante il periodo bizantino, la Moschea di al-Aqsa e la Cupola della Roccia. Nel 1009, il califfo Hakim iniziò le persecuzioni contro i non musulmani e fece distruggere chiese e sinagoghe. Nel 1071 vennero i turchi selgiuchidi che proibirono i pellegrinaggi cristiani e nel 1095 il papa Urbano II bandì le crociate.

  Il primo tentativo del 1096, guidato dall’eremita Pietro d’Amiens, con al seguito una massa improvvisata spinta dal fanatismo, andò incontro a un completo disastro. Nel 1099, un esercito ben organizzato guidato da Goffredo di Buglione s’impadronì di Nicea e Antiochia ed entrò in Gerusalemme massacrando la popolazione. I crociati fondarono il Regno Latino importando lo stato feudale e il primo re fu Baldovino I che si fece incoronare a Betlemme il giorno di Natale e regnò dal 1010 al 1118.

  La perdita di Edessa, occupata dai musulmani nel 1141, fu il segnale della seconda crociata (1144-1148) che non ebbe nessun risultato per i contrasti fra crociati.

  Nel 1187, il sultano Salah ad-Din (Saladino), dopo la vittoria di Hattin sui crociati, occupò Gerusalemme e fu organizzata la Terza Crociata (1187-1192) guidata dall’imperatore tedesco, Federico Barbarossa, che morì in Cilicia guadando un fiume. La crociata proseguì con il re d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone, che riuscì nella conquista di San Giovanni d’Acri, divenuta la nuova capitale del Regno Latino, e fece un accordo con il Saladino che gli garantì il libero accesso dei pellegrini a Gerusalemme.

  La Quarta Crociata, indetta dal papa Innocenzo III (1202-1204), fallì perché dirottata per la conquista di Costantinopoli dove l’imperatore Isacco Angelo era stato spodestato da una rivolta. Costantinopoli fu presa e saccheggiata e l’impero diviso fra i crociati con il massimo dei benefici commerciali a Venezia che aveva fornito la flotta.

  La Quinta Crociata (1228-1229) fu quella dell’imperatore Federico II di Germania che raggiunse in Palestina un accordo con il sultano d’Egitto per ottenere una signoria su Gerusalemme e i luoghi santi, ma si trattò di un risultato effimero perché nel 1244 i musulmani ripresero Gerusalemme e da questo momento rimase nelle loro mani.

  La Sesta e la Settima Crociata, dal 1248 al 1270, furono quelle di Luigi IX di Francia che finirono con brucianti insuccessi, la prima perché il re fu catturato dai musulmani e liberato con un pesante riscatto, la seconda per una terribile pestilenza che decimò i crociati. Nel 1291 cadde San Giovanni d’Acri e crociati e Cavalieri di San Giovanni lasciarono la Terra Santa.

  Costantinopoli cadde nelle mani dei Turchi ottomani nel 1453, la Palestina fu annessa al loro impero nel 1516 e vi rimase per quattro secoli. Il Sultano Solimano il Magnifico (1520-66) circondò la Città Vecchia di Gerusalemme con la cerchia di mura che si è conservata fino ad oggi.

  Durante il dominio ottomano, le diverse comunità religiose della Palestina trovarono un modo per gestire pacificamente i loro riti nei luoghi santi che avevano conservato. Nel 1852, fu reso ufficiale un accordo di Status Quo per cui a ogni comunità erano riconosciuti i diritti di cui godeva impegnandosi a non interferire con le altre. Questo in pratica congelò riti e diritti che furono gelosamente difesi da ciascuno. All’inizio del XIX secolo in Palestina vivevano circa 10000 ebrei, una minoranza rispetto agli arabi, ma nel corso del secolo cominciarono ad aumentare per le migrazioni di ebrei che fuggivano alle persecuzioni in Russia e da vari paesi dell’est europeo. Il movimento Sionista sorse in Europa alla fine del XIX secolo, come movimento politico laico internazionale per reazione all’antisemitismo diffuso in Europa, con lo scopo di creare uno stato ebraico in terra di Israele. Fondatore del Sionismo è considerato Theodor Herzl, un giornalista dell’impero austro-ungarico, ebreo ashchenazita, cioè di origine centro-europea, che seguì l’affare Dreyfus a Parigi e si rese conto che assimilazione e integrazione degli ebrei nelle diverse nazionalità erano impossibili e gli ebrei avevano bisogno di un loro Stato. Nell’agosto del 1897, durante il primo Congresso Sionistico a Basilea, in Svizzera, fondò l’Organizzazione Sionistica. Il movimento cominciò ad acquistare terreni in Palestina, nel 1909 fu fondata Tel Aviv e il primo kibbutz (Deganya) sul lago di Tiberiade. Nel 1917, al crollo dell’Impero ottomano durante la prima guerra mondiale, il Governo Britannico s’impegnò con la Dichiarazione di Balfour a sostenere la creazione di uno stato ebraico in Palestina. Finita la guerra, nel 1920, la Gran Bretagna ottenne dalla Società delle Nazioni il Mandato sulla Palestina e il movimento sionista cominciò a organizzarsi raccogliendo fondi per la creazione dello Stato Ebraico. Durante il Mandato britannico la popolazione ebrea raggiunse e superò ben presto i 100000 abitanti. Cominciò per reazione l’opposizione della popolazione araba, che rimaneva sempre la maggioranza, alla quale la Gran Bretagna aveva promesso l’autodeterminazione. Nell’agosto 1929 si ebbero i primi scontri generalizzati a Gerusalemme intorno alla Spianata delle Moschee e nella città di Hebron. Le migrazioni di ebrei continuarono, dalla Polonia dopo il 1924, e poi dalla Germania, con le leggi razziali del 1933, e portarono la popolazione ebraica in Palestina a 400000 nel 1936. La situazione precipitò con lo scoppio della rivolta della maggioranza araba dal 1935 al 1939 che fece molte vittime fra i contendenti. Alla fine la Gran Bretagna decise di limitare l’immigrazione e la vendita dei terreni agli ebrei. Da questo momento i clandestini furono internati a Cipro e le navi che portavano gli immigrati furono respinte ma, essendo ormai scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, molte affondarono.

  La guerra e la tragedia dei campi di sterminio nazisti (la Shoah) non fecero che aumentare l’immigrazione clandestina e, finita la guerra, nel 1947 la Gran Bretagna decise di rimettere il mandato palestinese all’ONU che ebbe il compito di risolvere la situazione. Lo stesso anno l’Assemblea delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 181 che proponeva la creazione di due stati, uno ebraico e uno arabo con Gerusalemme amministrata dall’ONU. Lo stato ebraico era diviso in tre zone collegate da passaggi extraterritoriali. La proposta fu accettata dall’Agenzia Ebraica, pur con le sue riserve, ma rifiutata dagli arabi. Vi furono subito azioni di guerra da ambedue le parti, gli Israeliani agirono per modificare i confini stabiliti e garantire la loro sicurezza da infiltrazioni, occupando posizioni strategiche. Il 9 aprile 1948 si resero responsabili del massacro di Deir Yassim, un villaggio che si era dichiarato neutrale, ma fu attaccato dall’ala estremista israeliana guidata da Monachem Begin, il futuro primo ministro. Cominciò così la fuga in massa dei palestinesi terrorizzati dai loro villaggi. Il 14 maggio 1948 Ben Gurion, presidente dell’Agenzia Ebraica che rappresentava gli ebrei residenti in Palestina, proclamò a Tel Aviv, in modo unilaterale, la nascita ufficiale dello Stato di Israele, subito riconosciuto dall’Unione Sovietica, dagli Stati Uniti e da altre nazioni dell’ONU. Il 15 maggio le truppe britanniche si ritirarono dai territori del Mandato.

  Il 15 maggio stesso, gli stati arabi di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania attaccarono da sud, nord ed est il nuovo stato iniziando la prima Guerra arabo-israeliana del 1948. Fin dall’inizio gli Israeliani riuscirono a mettere in campo un numero maggiore di combattenti degli arabi e organizzarono anche una forza aerea con aerei acquistati dalla Cecoslovacchia; a fine maggio bombardarono Amman. Gli Egiziani, che erano avanzati lungo la costa, furono fermati ad Ashkelon e i Siriani furono bloccati dalla reazione dei kibbutz israeliani. Più efficace fu l’attacco sferrato dalla Legione Araba della Transgiordania su Gerusalemme, dove avvennero combattimenti casa per casa dal 17 maggio e le forze israeliane furono scacciate dai quartieri arabi ed ebraici della Città Vecchia. L’ONU promosse una tregua, con la mediazione dell’uomo politico svedese Falk Bernadotte, questa entrò in vigore l’11 giugno e finì l’8 luglio, dopo 28 giorni, perché le proposte furono respinte da tutti. Riprese le ostilità, l’offensiva israeliana si assicurò il corridoio da Tel Aviv a Gerusalemme, provocando l’esodo generale dei palestinesi da questa regione, e anche le posizioni dominanti Gerusalemme, conquistando la città di Ramallah. Nel nord gli Israeliani conquistarono tutta la Bassa Galilea con Nazareth. Il 18 luglio fu accettata la seconda tregua dell’ONU e Folk Bernadotte propose una nuova partizione della Palestina che prevedeva l’annessione delle aree arabe con il Negev alla Transgiordania, mentre lo Stato ebraico avrebbe avuto l’intera Galilea, e Gerusalemme rimaneva città internazionale. Si assicurava inoltre il ritorno dei rifugiati alle loro terre oppure un indennizzo. Anche questa volta ambedue le parti respinsero il piano e il 17 settembre Folk Bernadotte fu assassinato da un gruppo di irregolari sionisti. Il 15 ottobre ripresero le ostilità. Entro ottobre gli Israeliani conquistarono l’intera Alta Galilea respingendo l’esercito libanese ed entrando nel Libano. Nel sud invasero il Negev settentrionale lungo la strada da Gerusalemme-Hebron-Beersheva, con l’intento di aggirare le forze egiziane lungo la costa e, entro dicembre, avevano conquistato l’intero Negev entrando nel Sinai egiziano. A dicembre l’Assemblea Generale dell’ONU approvò la Risoluzione 194 con cui proponeva che i rifugiati potevano tornare alle loro case per vivere in pace o avrebbero ricevuto un indennizzo e creava una Commissione di Conciliazione per risolvere tutti i problemi. Questa Risoluzione non ebbe alcun seguito nelle trattative che seguirono e il problema dei rifugiati rimase aperto. Nel marzo 1949, gli israeliani arrivarono fino al Mar Rosso, dove avrebbero costruito il porto di Eilat.

  Israele firmò nel 1949 armistizi separati, il 24 febbraio con l’Egitto, il 23 marzo con il Libano, il 3 aprile con la Transgiordania e il 20 luglio con la Siria. I confini di Israele occupavano ora un territorio 50% più grande della prima proposta dell’ONU, tracciati lungo le linee del “cessate il fuoco” che furono definiti come “Linea Verde”. La striscia di Gaza e la Cisgiordania furono lasciate rispettivamente a Egitto e Transgiordania. Questa mantenne il controllo di Gerusalemme Est e della Città Vecchia mentre gli ebrei controllavano la Città Nuova. I confini erano separati da una terra di nessuno. Le popolazioni arabe avevano subito le atrocità della guerra, terrorizzate dalle azioni spietate dell’esercito israeliano e delle truppe irregolari e metà degli abitanti arabi, circa 700000, emigrarono o furono costretti ad abbandonare le loro case.  Ci fu poi il flusso opposto di circa 800000 ebrei che lasciarono i paesi arabi per l’insorgere di forti sentimenti antiebraici. Nel 1950, il governo israeliano, presieduto da Ben Gurion, proclamò Gerusalemme Ovest Capitale di Israele e approvò la Legge del Ritorno estesa a tutti gli ebrei espulsi dai loro paesi di origine. La nuova immigrazione portò al raddoppio della popolazione nel nuovo stato.

  Nel 1952, un colpo di stato militare depose il sovrano d’Egitto, Faruq I, e il potere fu preso da Gamal Abd el-Nasser che ben presto si rese indipendente dall’Inghilterra nel controllo del Canale di Suez. Gli Inglesi interruppero aiuti e i finanziamenti per la costruzione della diga di Assuan. Nel 1956 Nasser nazionalizzò il Canale di Suez e lo chiuse al commercio di Israele, avvicinandosi politicamente all’URSS. A questo punto scoppiò la Crisi di Suez con l’intervento militare di Gran Bretagna e Francia per riprendere il controllo del Canale mentre Israele invadeva la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai (Seconda Guerra arabo-israeliana). L’operazione si risolse in un nulla di fatto per la contemporaneità con l’invasione ungherese dell’URSS. Gli USA temettero un allargamento del conflitto e, di fronte alle minacce dell’URSS, costrinsero Gran Bretagna e Francia a ritirarsi e appoggiarono la forza d’interposizione dell’ONU che, nel maggio 1957, si schierò alla frontiera israeliana per pacificare l’area. La Crisi di Suez rafforzò la posizione di Nasser nel mondo arabo e accrebbe la tensione ai confini di Israele con i suoi vicini. Nel 1964, nasceva a Gerusalemme l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) il cui scopo era la liberazione della Palestina con la lotta armata.

 Nel maggio 1967, Nasser decise la fine della forza d’interposizione dell’ONU nella penisola del Sinai, inviò alla frontiera quasi 100000 uomini con i mezzi corazzati e chiuse agli Israeliani lo stretto di Tiran, tra Egitto e Arabia Saudita, all’uscita del golfo di Aqaba sul Mar Rosso, per impedire il transito di materiali strategici. Israele, sentendosi minacciata, il mattino del 5 giugno 1967 sferrò un attacco aereo preventivo iniziando dall’Egitto e distruggendo a terra tutta la sua aviazione e le piste. Poche ore dopo anche l’aviazione siriana subì la stessa sorte mentre le forze israeliane invadevano la striscia di Gaza e la penisola del Sinai. La Giordania (ex Transgiordania), che aveva firmato un trattato di mutua difesa con l’Egitto, intervenne bombardando Gerusalemme Ovest e Tel Aviv e facendo alzare i suoi aerei. Israele distrusse i campi di atterraggio e gli aerei più moderni giordani e le sue truppe corazzate entrarono in Cisgiordania.

  Il giorno dopo, 6 giugno, gli Israeliani avanzarono nel Sinai e, inferiori di numero ma meglio armati, costrinsero gli Egiziani a ritirarsi dietro il Canale di Suez. Contro i Giordani completarono l’accerchiamento di Gerusalemme, da sud con la fanteria e da nord con i paracadutisti. In Cisgiordania la superiorità fu assicurata dall’aviazione.

  Il 7 giugno fu evidente la superiorità israeliana su tutti i fronti. I Giordani ripiegarono, la Città Vecchia di Gerusalemme fu occupata insieme alla Spianata delle Moschee e al Muro del Pianto. Il Governo giordano iniziò trattative per il cessate il fuoco. Gli Egiziani, in ritirata dalla costa, furono bloccati dagli Israeliani arrivati al Canale. Sul fronte siriano l’aeronautica israeliana bombardò le postazioni siriane che minacciavano gli insediamenti dei kibbutz di confine.

  L’Egitto bloccò il transito del Canale di Suez affondando 15 navi e lo lascerà chiuso per otto anni. L’8 giugno, gli Egiziani in ritirata, che cercavano di forzare il blocco verso il Canale, subirono una dura disfatta e furono in maggioranza catturati, molti furono i dispersi nel deserto e gli Israeliani furono accusati di aver fucilato dei prigionieri. I paracadutisti israeliani occuparono Sharm el Sheik e riaprirono lo stretto di Tiran. A questo punto Nasser accettò la proposta dell’ONU del cessate il fuoco con l’adesione di Giordania e Siria. La sera il Governo israeliano discusse la necessità di dare il via alla conquista del Golan, aderendo alle richieste che venivano dagli abitanti dei kibbutz della frontiera continuamente bombardati dalle batterie siriane.

  Il 9 mattina partì l’offensiva degli Israeliani sul Golan dopo un pesante bombardamento. La conquista delle postazioni siriane fu difficile e costò molte perdite, ma fu completata, e il mattino del 10 i Siriani si ritiravano.

  Il 10 giugno, cessarono le ostilità e Israele rimase in possesso delle alture del Golan della Siria, di Gaza e del Sinai, fino al Canale di Suez e di Gerusalemme e della Cisgiordania che la Giordania aveva conquistato nella guerra del 1948. Il ritiro dai territori occupati fu rifiutato da Israele e la conferenza della pace fu respinta dai paesi arabi. Le Nazioni Unite emisero la Risoluzione 242 che subordinava il ritiro israeliano a una pace “giusta e duratura fra le parti”. L’accordo mancò, e nessuno disarmò. Nel 1969 Nasser e la Siria, ripresero una guerra di logoramento sul Canale e sul Golan che ebbe come conseguenza il rafforzamento delle linee difensive Israeliane. Si ebbe anche un nuovo esodo di palestinesi da Israele e di Ebrei espulsi dai paesi arabi. Israele non concesse diritti politici ai palestinesi dei territori occupati e quelli di Gerusalemme furono considerati residenti permanenti  e potevano partecipare solo alle elezioni locali.

  Si ebbero disordini in Giordania nei campi profughi dei palestinesi provenienti dalla Cisgiordania organizzati dall’OLP a capo della quale era, dal 1969, Yasser Arafat. La guerriglia mirava a indebolire lo stato giordano, appoggiata dalla Siria. Il 16 settembre 1970, il re Hussein di Giordania dichiarò la legge marziale e le forze armate attaccarono le organizzazioni palestinesi ad Amman e nei campi profughi. Ne seguì il rastrellamento casa per casa con pesanti perdite dei guerriglieri e dei civili. Fu un insuccesso per l’OLP ed i gruppi palestinesi furono espulsi dalla Giordania. A ricordo dei massacri nacque il movimento di Settembre Nero che si rifugiò in Siria. Nel 1969 Golda Meier divenne primo ministro di Israele e dovette affrontare alcune delle maggiori crisi internazionali di Israele. La prima fu il massacro a Monaco di Baviera degli atleti israeliani nel settembre 1972, durante le Olimpiadi estive. Otto terroristi dell’organizzazione di Settembre Nero fecero irruzione negli alloggi degli atleti israeliani, ne furono uccisi due e altri 9 presi in ostaggio e fu chiesta la liberazione di prigionieri palestinesi. La Meier non volle trattare e il tentativo di blitz finì male con la morte di tutti gli ostaggi e di 5 terroristi.

  Il presidente egiziano Nasser morì nel settembre 1970 e il suo successore, Anwar al-Sadat, cominciò a pensare a una rivincita per riacquistare la popolarità. Nel 1973, gli egiziani compirono nel Canale di Suez esercitazioni militari con grandi spiegamenti di forze. Gli Egiziani organizzarono un’altra settimana di esercitazioni poco prima della festa ebraica dello Yom Kippur (giorno dell’espiazione), che prevedeva, in Israele, l’arresto di tutte le attività commerciali e di comunicazione per 25 ore. Quell’anno la festa cadeva l’8 ottobre, durante il mese islamico del Ramadan. I servizi di spionaggio israeliani non erano in allarme anche perché gli Egiziani aspettavano del materiale strategico dall’URSS.

  Il quarto conflitto arabo-israeliano, detto Guerra del Kippur, iniziò l’8 ottobre con l’Attraversamento del Canale da parte degli Egiziani. Avanzati per 15 km fino alle linee difensive israeliane, queste furono sopraffatte dal numero e solo la postazione più settentrionale resistette. Gli Egiziani si consolidarono, un contrattacco israeliano fallì e si creò uno stallo dopo che anche l’attacco delle riserve egiziane fu un fallimento. Il 15 ottobre gli Israeliani cambiarono strategia con un’azione di aggiramento. Attraversarono con la fanteria il Canale a nord scendendo poi verso sud e, isolando la terza Armata egiziana con la protezione dell’aeronautica, arrivarono a circa 100 km dal Cairo.

  Sul fronte siriano gli Israeliani si trovavano con 180 carri contro i 1400 dei siriani. I Siriani s’impadronirono del Monte Hebron e gli Israeliani dovettero dare priorità a questo fronte, dove si minacciava uno sfondamento nel cuore della Galilea. Tutti i riservisti furono inviati a nord e, entro il 10 ottobre, le unità siriane erano state respinte oltre il confine iniziale. A questo punto il Comando israeliano, visto lo stallo sul Sinai, decise di spingere sul fronte siriano per acquisire un vantaggio a fine conflitto. Dall’11 al 14 ottobre occuparono un’area di 50 kmq in territorio siriano e con l’artiglieria campale cominciarono a bombardare i sobborghi di Damasco, distante 40 km. I paesi arabi vollero dimostrare la loro solidarietà mandando degli aiuti in Siria e lo stesso fecero Giordania e Iraq. Vennero poi aiuti da Arabia Saudita e Kuwait, e anche da Marocco, Pakistan, Libia, Algeria e Tunisia. La reazione di tutti i paesi arabi contro Israele non modificò le sorti del conflitto, ma ebbe come conseguenza il blocco delle esportazioni di petrolio da parte dei paesi arabi dell’OPEC ai paesi occidentali. Il prezzo del petrolio salì vertiginosamente fino a tre volte.

  L’isolamento della Terza Armata egiziana impose il cessate il fuoco, che fu negoziato fra Stati Uniti e Unione Sovietica con l’intento di limitare il trionfo di Israele e salvare l’onore degli Egiziani. Gli Israeliani si ritirarono dall’Egitto, iniziarono negoziati fra Israele ed Egitto e fu riaperto il Canale di Suez. Il 19 novembre 1977 Sadat ebbe lo storico incontro con il nuovo primo ministro, Yitzhak Begin, al Parlamento israeliano (knesset) in Gerusalemme. Seguirono nel 1978 gli accordi di pace di Camp David con cui Israele restituiva la penisola del Sinai e l’Egitto riconosceva lo Stato di Israele e si crearono normali rapporti diplomatici.

  Prima di questa fase di pacificazione, si deve ricordare l’episodio del dirottamento del volo Air France da Tel Aviv a Atene del 27 giugno 1976 compiuto da quattro terroristi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e due tedeschi che fecero atterrare l’aereo prima a Bengasi per il rifornimento e poi ripartirono per Entebbe, Uganda, dove trovarono asilo presso il dittatore Amin. A loro si aggiunsero altri sostenitori, i dirottatori trattennero israeliani ed ebrei e il comandante dell’aereo e l’equipaggio che non vollero lasciare i passeggeri e rilasciarono gli altri. La richiesta fu la liberazione di 40 palestinesi detenuti da Israele ed altri ancora. Israele non volle negoziare e preparò una missione di salvataggio con un piano accuratamente studiato. La sera del 4 luglio quattro C-130 Hercules e un aereo militare attrezzato come pronto soccorso atterrarono all’aeroporto di Entebbe. Per creare una diversivo, fecero scendere una mercedes nera simulando una visita di Amin e si avvicinarono al Terminal dove erano tenuti gli ostaggi. L’attacco fu improvviso e durò solo 30 minuti. Sei dirottatori furono uccisi, dei 103 ostaggi ne morirono 3, uno ucciso dagli israeliani e gli altri due dagli ugandesi nella reazione che seguì. L’unico morto israeliano fu il comandante israeliano Yoni Netanyahu, fratello del futuro primo ministro.

  A seguito delle guerre arabo-israeliane, il Libano era diventato il rifugio di alcune centinaia di migliaia di palestinesi che avevano lasciato le loro case in Israele e, riunite in campi profughi, avevano creato uno stato nel sud del Libano sostenuto da al-Fatah e spesso in lotta con le popolazioni cristiane maronite locali.

  Il 14 marzo 1978, a seguito delle continue infiltrazioni di guerriglieri di al-Fatah dal Libano, che avevano causato vittime civili, l’esercito israeliano attraversò il confine libanese per respingere i miliziani palestinesi dell’OLP lontano dal confine. In sette giorni conquistarono una fascia di 10 km e questo provocò la fuga di alcune centinaia di migliaia di profughi. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU creò una Forza di Interposizione (UNIFIL), per assicurare la pace e garantire la sovranità del Libano, che arrivò il 23 marzo. Ci furono tuttavia incidenti provocati dall’esercito libanese e dai terroristi.

  Il 6 ottobre 1981 Sadat fu ucciso da fondamentalisti islamici, ma il ritiro israeliano dal Sinai si completò come previsto nel 1983.

  Dopo un periodo di pace, nell’aprile del 1982, un attentato provocò l’inizio dei bombardamenti israeliani su una città libanese della costa, controllata dai palestinesi, seguiti da altri bombardamenti ai campi profughi e, il 6 giugno, iniziò l’invasione israeliana nel sud del Libano con lo scopo di respingere 40 km più a nord i guerriglieri dell’OLP e distruggere le postazioni siriane in Libano. Durante le operazioni anche Beirut fu bersagliata dalle artiglierie e gli Israeliani occuparono Beirut Ovest. Il 16 settembre la fazione libanese dei cristiano-falangisti, alleata degli israeliani, si rese responsabile del massacro nel campo profughi di Sabra e Shatila che provocò la morte di circa 700 palestinesi.

  Nel 1985 Israele ritirò il grosso delle truppe e mantenne sotto controllo una fascia di sicurezza nel Libano meridionale. Una conseguenza fu il rafforzamento nel Libano del partito degli Hezbollah (Partito di Dio) sciita, sostenuto da Siria e Iran che in breve sostituì l’influenza dell’OLP.

  Nel maggio 1993, con la mediazione degli stati Uniti, si pervenne a un Trattato di Pace fra Israele e Libano che non fu ratificato per l’opposizione della Siria.

  Dal 1987 al 1993, da Gaza alla Cisgiordania si propagò una rivolta (intifada) dei profughi palestinesi con sciopero, boicottaggi, barricate e una diffusa disobbedienza civile per il crescente senso di frustrazione degli abitanti vedendosi progressivamente abbandonati da Egiziani e Giordani e sentendosi prigionieri nella propria terra. Ebbe inizio con fatti episodici in cui furono uccisi giovani palestinesi che lanciavano sassi contro gli israeliani. La reazione delle forze di sicurezza israeliane fu spesso dura e in questi sei anni furono uccisi più di 1000 palestinesi e gli israeliani morti furono 160. L’OLP e l’organizzazione radicale Hamas sostennero le comunità palestinesi.

  Con la fine della Guerra del Golfo (1991), provocata dall’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein, e la conferenza di Madrid che affrontò di nuovo i problemi del Medio Oriente, si arrivò agli Accordi di Oslo del 1993 fra Israele e l’OLP che misero fine all’intifada. Gli accordi furono preparati a Oslo in Norvegia e poi firmati a Washington il 13 settembre 1993 fra Yasser Arafat, per conto dell’OLP, Shimon Peres per lo Stato di Israele e il presidente americano Bill Clinton. Chiedevano il ritiro delle forze israeliane dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania stabilendo il diritto dei palestinesi all’autogoverno e la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese. Si creò così un governo a interim palestinese di 5 anni durante i quali si sarebbero dovuti risolvere i problemi aperti. Cisgiordania e Striscia di Gaza sarebbero state divise in tre zone: Zona A sotto il controllo dell’Autorità Palestinese; Zona B sotto controllo civile palestinese e israeliano per la sicurezza; Zona C per le aree che comprendevano insediamenti israeliani con controllo israeliano eccetto che sui civili palestinesi. I Palestinesi avrebbero eletto i loro consigli e gli Israeliani si sarebbero ritirati dalla Striscia di Gaza e dalla zona di Gerico. Alla knesset gli accordi furono approvati con voto di fiducia. Fra i Palestinesi ci fu la scissione fra Al-Fatah che approvò e Hamas che non riconosceva Israele. I sospetti e la sfiducia fra israeliani e palestinesi presto aumentarono quando, subito dopo la firma, i coloni israeliani accelerarono la creazione dei loro insediamenti e per lo stillicidio degli attacchi terroristici che continuarono.

 Nel 1994, fu firmato il Trattato di Pace fra il re Hussein di Giordania e Yitzhak Rabin con il riconoscimento di Israele. Il 4 novembre 1995 Rabin fu assassinato da un colono ebreo durante un comizio a Tel Aviv. Rabin fu sostituito da Shimon Peres che aveva promosso gli accordi di Oslo. Contro il governo crebbe l’opposizione della destra e dei coloni che aspiravano a espandere i loro insediamenti. Nel 1996 Peres autorizzò un bombardamento di rappresaglia nel Libano contro gli Hezbollah che provocò una strage di rifugiati ed ebbe una condanna dall’ONU. Nelle successive elezioni vinse la destra che elesse Benjamin Netanyahu sostenitore dei coloni. In questa nuova atmosfera i negoziati con i palestinesi si bloccarono. Nelle elezioni del 1999 vinse una coalizione con premier Ehud Barak che nel 2000 venne a Camp David per concludere gli accordi di pace del 1978 e definire lo status di Gerusalemme, ma l’accordo fallì per l’opposizione di Arafat.

  Il 28 settembre del 2000 esplose a Gerusalemme la seconda intifada provocata dalla visita, ritenuta provocatoria da parte dei musulmani, di Ariel Sharon, capo della destra, al Monte del Tempio. La rivolta coinvolse la popolazione arabo-israeliana di Gerusalemme e poi si estese a tutti i territori con la ripresa degli attentati suicidi nelle città israeliane e fra i civili. Di fronte all’estendersi della rivolta, il governo si irrigidì e nel 2001 divenne primo ministro Ariel Sharon che mandò i carri armati in Cisgiordania e fece diverse incursioni a Gaza. Arafat, depresso e malato, rimase chiuso nel suo quartiere di Ramallah, perse il controllo di al-Fatah e morì nel 2004. Sharon fece costruire un muro fra i Territori Palestinesi e Israele, smantellò alcuni insediamenti nel 2005, e fece evacuare i coloni israeliani dalla Striscia di Gaza. Nel 2006, per una grave emorragia cerebrale, entrò in coma e fu sostituito da Ehud Olmert.

  Un’altra crisi con il Libano scoppiò il 12 luglio 2006 dopo una serie di attacchi dei militari Hezbollah con lancio di razzi katyusha e colpi di mortaio e la cattura di militari israeliani al confine. Israele rispose con pesanti bombardamenti che danneggiarono anche l’aeroporto internazionale di Beirut per bloccare gli aiuti strategici agli Hezbollah. L’11 agosto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riuscì a far cessare le ostilità chiedendo il ritiro degli israeliani e l’allontanamento degli Hezbollah dal confine e disponendo lo spiegamento di soldati libanesi e della forza d’interposizione UNIFIL. Nella sua brevità, i danni della guerra alle infrastrutture del Libano e le perdite civili furono ingenti ma Israele, per la prima volta, dovette costatare l’aumentata capacità combattiva degli Hezbollah.

  Nel 2007 si completò la rottura fra Hamas e il movimento più moderato di al-Fatah, ora guidato da Abu Mazen, successore di Arafat, che aprì negoziati bilaterali con il governo Olmert. Nella Striscia di Gaza di 360 kmq, ormai con 1,5 milioni di palestinesi e senza risorse, la situazione diventava sempre più esplosiva. Nel giugno 2006, un gruppo della guerriglia, in un’azione fuori confine, catturava un militare israeliano, Gilad Shalit, e lo sequestrava; da allora non è stato più liberato. Le elezioni della nuova amministrazione favorirono il partito di Hamas che continuava a non riconoscere Israele e alla fine del 2008, quando iniziò il lancio di razzi contro Israele, il governo israeliano lanciò un attacco alle postazioni di Hamas e invase la Striscia. Il 18 gennaio 2009, ambedue le parti dichiararono il cessate il fuoco ma Israele chiuse le frontiere della Striscia iniziando un blocco esteso anche sul lato del mare.

  Nel 2009, negli Usa fu eletta la nuova amministrazione Obama e in Israele nominato primo ministro Netanyahu, ma le prospettive non mostrano segni di svolta.

  Israele ormai è nata come nazione ed è inutile ogni recriminazione. Si deve però riconoscere che alle origini di Israele è stata la cattiva coscienza delle nazioni europee nei riguardi degli ebrei. Questo senso di colpa ha spinto per prima l’Inghilterra a proporre la Palestina come stato ebraico con la Dichiarazione di Balfour del 1917, e a favorire l’immigrazione di massa delle comunità ebraiche organizzate dal movimento sionista. Per reazione ha suscitato l’intransigenza nazionalistica degli arabo-palestinesi e di tutto il mondo arabo. Violenze e guerra sono stati inevitabili, ma la storia insegna che i confini delle nazioni sono stati sempre stabiliti dalle guerre o dai trattati di pace dopo le guerre e Israele ha conquistato i suoi. Sono rimaste le ferite umane nelle minoranze etniche e i guasti agli equilibri politici nelle nazioni confinanti e vicine. Questo lascerà aperta per il futuro solo l’opzione di un’altra guerra, finché le parti continueranno a sostenere soluzioni senza compromessi.

 

50.2  LA COSTA MEDITERRANEA DA GIAFFA AD AKKO.

  Il viaggio in Israele inizia il giorno 28 aprile 2010 arrivando all’aeroporto Ben Gurion di Gerusalemme e segue il trasferimento sulla costa mediterranea, nella cittadina di Giaffa. Si sale poi poco a nord per fermarsi a Tel Aviv, quindi a Cesarea, Haifa e Akko, nome odierno dell’antica San Giovanni d’Acri al tempo delle crociate.

 

50.2.1  GIAFFA E TEL AVIV.

  La Città Vecchia di Giaffa, poco a sud di Tel Aviv, è il porto più antico del paese e, per l’Antico Testamento, fu fondata da Iafet, figlio di Noè dopo il diluvio universale, ed è citata come porto di arrivo dei cedri del Libano usati da Salomone per la costruzione del Tempio. Nel medioevo fu il principale porto della Palestina, usato dai mercanti europei, e il punto di arrivo dei pellegrini per la Terrasanta. Nel 1799, Napoleone, nella sua spedizione in Egitto, arrivò con la flotta in Palestina e sbarcò a Gaza, Giaffa e poi ad Akko con l’intenzione di suscitare una rivolta siriana contro gli ottomani, ma fu un insuccesso per la resistenza dei Turchi e un’epidemia di peste. Nel 1921, con le prime immigrazioni di massa degli ebrei in Palestina, si ebbero le prime rivolte antisemite degli arabi continuate fino alla guerra del 1948, quando la popolazione araba abbandonò la città che rimase nelle mani degli ebrei.

  Oggi la Città Vecchia di Giaffa, che si trova su una collina affacciata sull’antico porto, è la parte più interessante dal punto di vista turistico. La città è stata in gran parte ricostruita durante il dominio ottomano, ma rimangono molti antichi ricordi. Dagli scavi sono emersi reperti egiziani, israeliani, greci e romani. Una fontana ha la sagoma di una Balena, simbolo della città, perché ricorda l’episodio biblico di Giona. Sulla vetta della collina, dove si trovava la cittadella medievale, c’è il Monastero francescano di San Pietro, dove dormì Napoleone. Dietro il Monastero si trova una serie di vicoli con antiche case ristrutturate di recente. Una di queste è detta la Casa di Simone il Conciatore, dove la tradizione vuole che dimorasse l’Apostolo Pietro. Da un terrazzo si può vedere quel che resta dell’antico Porto poi, seguendo i vicoli, la zona degli artisti con vecchie case contrassegnate da segni zodiacali. Dalla collina si può vedere il panorama del Golfo e il lungomare di Tel Aviv.

 

  Appena fuori dalla Città Vecchia di Giaffa, inizia Tel Aviv, prima capitale di Israele fino al 1967, quando il Governo israeliano dichiarò capitale Gerusalemme ma, non essendo stata riconosciuta dall’ONU, Tel Aviv è rimasta la sede di tutte le ambasciate. La città è stata fondata nel 1909 da un gruppo di 60 famiglie ebree residenti nella città di Giaffa e il suo nome ebraico significa Collina della Primavera. Le famiglie si divisero per sorteggio i lotti di terreno e le abitazioni sorsero seguendo lo stile delle “città giardino“ degli inizi del 1900 e la corrente architettonica delle Bauhaus con facciate e balconi arrotondati. La città crebbe rapidamente subito dopo la prima guerra mondiale, con l’immigrazione dall’Europa, quando molti sbarcarono sulla spiaggia a nord di Tel Aviv, ma il boom edilizio si ebbe dopo la seconda guerra mondiale e dopo la nascita di Israele. Oggi la città ha 1,2 milioni di abitanti.

  All’inizio della città c’è il moderno grattacielo del Trade Center (Centro del Commercio), sede di uffici commerciali di molte società, dell’Ambasciata Italiana e dell’Alitalia. Dal lungomare si vede verso sud la collina di Giaffa e, vicino a una vecchia discoteca, c’è il monumento alle vittime di un attentato suicida con i loro nomi, a ricordo di una minaccia sempre attuale.

  Nel centro della città si alternano le antiche case dello stile Bauhaus, i moderni grattacieli e qualche moschea del periodo ottomano con il suo alto minareto. Nel 2004, le aree più antiche sono state riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Da Tel Aviv partono tutte le principali autostrade come quella che va a Gerusalemme e quella che costituisce l’asse da nord a sud, da Haifa a Beersheva. La città moderna ha grandi boulevard alberati, a nord c’è la zona residenziale con i parchi sportivi. Tra le strade principali, c’è il Boulevard Rothschild che ha preso il nome della nota famiglia di finanzieri ebrei che molto ha contribuito allo sviluppo di Israele. A Tel Aviv, Yitzhak Rabin fu assassinato da un estremista israeliano, il 4 novembre del 1995, durante un comizio nella Piazza dei Re d’Israele che, dopo quest’avvenimento, fu intitolata al suo nome.

 

50.2.1  CESAREA E HAIFA.

Il mattino del 29 maggio, completata la visita di Tel Aviv, si prende l’autostrada del nord lungo la costa settentrionale e, dopo 50 km, si raggiunge il parco archeologico di Cesarea. Questa città, fino al XIII secolo era stata una delle città più importanti dall’antichità, con un porto paragonato per i suoi traffici ad Alessandria d’Egitto e ad Antiochia. Dopo il saccheggio del sultano mamelucco Beybars del 1265 la città fu abbandonata e sparì ricoperta dalla sabbia. Fu solo dopo la guerra del 1948 che si ritrovarono i resti della città; sono iniziate allora le opere di scavo e ricostruita la storia della città.

  Erode il Grande fondò questa grande città fra il 25 e il 13 a.C., su un insediamento fenicio del III-IV secolo d.C., e la dedicò al suo protettore Ottaviano Augusto chiamandola Caesarea. Erode fece compiere colossali lavori per la creazione di un porto protetto da frangiflutti, di un grandioso palazzo, un Teatro e un Ippodromo. Dopo la morte di Erode, Caesarea divenne capitale della Giudea romana e fu sede del governatore romano. Il ritrovamento di un’iscrizione fra le rovine del tempio dimostra che Ponzio Pilato fu prefetto di Caesarea fra il 26 e il 36 d.C.. Nel Teatro di Caesarea furono giustiziati dai Romani migliaia di prigionieri ebrei, dopo la prima rivolta giudaica del 66-70 d.C. e la distruzione di Gerusalemme, e altri nel 117 dopo la rivolta di Simon Bar Kochba. Conquistata dagli Arabi nel 640, andò in rovina. Nel 1101 fu conquistata da crociati, ma questi preferirono fortificare i porti di Giaffa e San Giovanni d’Acri, e Cesarea fu ricostruita

solo in parte, poi arabi e crociati si alternarono e nel 1066 il Saladino la distrusse. Nel 1251, durante la sesta crociata, Luigi IX di Francia vi fece erigere le ultime fortificazioni. La sconfitta dei crociati da parte dei mamelucchi di Beybars chiuse la storia della città.

  L’area archeologica è chiusa da un muro romano-bizantino, oltre si ha una prima visione del Teatro e del Palazzo di Erode che affaccia sul mare. Il Teatro è stato restaurato e utilizzato per manifestazioni. Fra Teatro e Palazzo vi sono le rovine di un tempio e qui è stata trovata la lapide del periodo tiberiano che porta un’incisione incompleta e le parole “Tiberium (Pon)tius Pilatus (praef)ectus”. Intorno vi sono molte parti di colonne, un sarcofago con il coperchio dagli angoli rialzati e una testa di leopardo che era un simbolo dei mamelucchi arrivati molto più tardi. Vicino al mare, su un promontorio in posizione panoramica, si trova il palazzo di Erode usato poi del governatore romano; ha la vista del porto e dell’Ippodromo a nord e del Teatro a sud-est. La parte più avanzata del palazzo è un ampio piazzale che aveva al centro una statua ed è invaso dall’acqua. L’Ippodromo, parallelo alla spiaggia del mare, è lungo 450 m e largo 90, con al centro la spina e le mete. Il palco delle autorità si trova vicino alla meta meridionale, dove si poteva vedere il momento più spettacolare della corsa intorno alla meta. Nel periodo bizantino (IV-VI secolo), dopo la fine delle competizioni, la pista fu invasa da nuove strutture e c’è una sezione stratigrafica che ha permesso di analizzare e datare costruzioni e demolizioni per ricostruire la storia del sito. Dietro l’Ippodromo vi sono le Terme di Erode, alimentate da un acquedotto che veniva dal monte Camino e vi sono diversi mosaici. Più avanti è l’area del palazzo del governatore bizantino e il luogo dove c’erano i moli dell’antico porto di Sebastos, ormai tutto interrato. Secondo le tecniche romane i moli erano costruiti direttamente sul mare su grandi zattere su cui si fabbricavano le strutture in pietra che così affondavano con il loro peso fino a poggiare sul fondo. L’ingresso del porto, in direzione ovest, è aperto sul mare. Nell’area interrata del porto antico si trovano i resti di una chiesa crociata, iniziata dal re Luigi IX di Francia e rimasta incompleta, una moschea ottomana molto più recente e un sarcofago con testa di Gorgone.

  Lasciata l’area archeologica, si passa vicino ai resti dell’acquedotto romano del tempo di Erode che alimentava le terme di Caesarea.

  La città di Haifa, 100 km circa a nord di Tel Aviv, è stata il primo porto al tempo del mandato britannico e oggi è il secondo, per traffici, dopo quello di Ashdod ed è il principale centro industriale di Israele. La città è anche una delle più piacevoli di Israele, per la sua posizione sulle pendici del monte Carmelo e i suoi famosi giardini Baha’i dove si trova la sede mondiale della religione Bahai. Non era stata mai una città importante fino al periodo delle crociate, quando fu distrutta e ricominciò a crescere solo all’inizio del XIX secolo dopo la campagna di Napoleone. All’inizio del 1900 aveva 100000 abitanti, in grande maggioranza arabi palestinesi, e, con lo sviluppo delle ferrovie, il porto naturale di Haifa cominciò a essere privilegiato. Dopo la prima guerra mondiale e il mandato britannico della Società delle Nazioni, il porto divenne il principale del paese e lo sviluppo del sionismo ne fece il punto di arrivo degli immigrati ebrei. Nel 1947 si ebbero disordini e vittime fra i palestinesi e gli ebrei. Nella guerra d’indipendenza fu la prima roccaforte ebraica dello stato di Israele e i soldati israeliani fecero evacuare circa 80000 palestinesi che non tornarono più in Israele. Attualmente la popolazione è in larghissima maggioranza ebraica, con una minoranza di arabo-cristiani, arabo-musulmani, drusi e pochi seguaci della religione bahai, tutti cittadini israeliani. Bahai è una religione monoteista sorta in Iran a metà del XIX secolo come corrente dell’islam sciita e conta 7 milioni di fedeli sparsi in duecento parti del mondo. Il fondatore era un nobile persiano che soffrì prigione ed esilio, ha avuto un Predecessore morto in Persia nel 1850, chiamato il Bab (Porta), e i fedeli attendono in futuro altri profeti.

  Durante l’ultima guerra con il Libano, Haifa ha subito attacchi terroristici da parte degli Hezbollah con lanci di razzi dal Libano. L’economia della città, inizialmente orientata all’industria pesante, si è andata riconvertendo alle attività di elevata tecnologia che sfruttano le risorse umane e non le materie prime di cui tutto il paese è povero. Fra le università di Haifa, c’è quella famosa di ingegneria, centro degli sviluppi più avanzati.

  La visita della città parte dal monte Carmelo, dove si trova la città Alta, ai piedi della quale si ha il magnifico panorama della città bassa, fino al porto, e della città media, quella sulle pendici, dove si stendono i Giardini Baha’i. Nei Giardini si trova il Monumento Funerario del Bab, un edificio cilindrico con cupola progettato da un architetto canadese. I Giardini sono disposti in 19 terrazze, splendidi e ben curati con prati, agrumeti e composizioni floreali geometriche, ornati con statue e fontane. Le strade che scendono al porto sono tortuose, molte delle abitazioni sono nello stile Bauhaus. La strada più lunga e diritta, che parte dall’ingresso dei Giardini Baha’i e scende fino al porto, è la Ben Gurion Avenue, dove si trova il quartiere noto come Colonia Tedesca, centro cittadino e dello shopping.

 

50.2.2  AKKO.

  Akko, chiamato Acri o, San Giovanni d’Acri dai Crociati, si trova circa 18 km a nord di Haifa in una stretta lingua di terra orientata a sud.

  Dal tempo dei Fenici fu sempre un porto importante, fu presa da Alessandro Magno, passò ai Tolomei, poi ai Seleucidi e infine ai Romani con Pompeo. Nel 636 fu presa dagli arabi che la tennero fino ai crociati. Divenne capitale del Regno Crociato di Gerusalemme dal 1104 fino al 1291 con qualche interruzione. Molto è ancora rimasto della città crociata. Distrutta dai mamelucchi nel 1261, i livelli inferiori della cittadella crociata furono riempiti dalle macerie e dalla sabbia e gli ottomani costruirono la fortezza sopra questi resti della cittadella. Dopo il ritiro di Napoleone, dal 1800 al 1814, il Pascià al-Jazzar (il macellaio) costruì poderose mura dal lato di terra, a nord e a est che si sono mantenute fino ad oggi. Durante il mandato britannico, la fortezza funzionò come prigione per arabi ed ebrei. Vi fu rinchiuso Moshe Dayan; Begin organizzò una fuga liberando alcuni prigionieri. Dopo l’indipendenza del 1948, la città vecchia è rimasta abitata dagli arabi, mentre cresceva la nuova città ebraica a nord delle mura di al-Jazzar. Gli scavi sotto la fortezza ottomana hanno riscoperto la cittadella crociata sotterranea e le sale dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni. Nel 2002 l’UNESCO ha dichiarato Akko Patrimonio dell’Umanità.

  La visita comincia dalla Cittadella che è diventato Museo della Resistenza Ebraica e vi si possono visitare i luoghi dove fu girato il film Exodus del regista Otto Preminger, nel 1960. Nell’atrio d’ingresso c’è un ficus centenario, segue un grande cortile intorno al quale sono state scoperte le sale dei Cavalieri prima sepolte dalla sabbia. Per mantenere la stabilità delle strutture superiori, le sale dei cavalieri sono state puntellate da sostegni di acciaio. Sono stati scoperti il Refettorio, una cripta e un tunnel che porta all’esterno. Dall’esterno si può vedere la finestra a grate fatta saltare per permettere la fuga dei prigionieri ebrei che a loro volta avevano fatto saltare un altro passaggio per raggiungerla. Per favorire la fuga era stato anche occupato un vicino Bagno turco (Hammam).

  La visita prosegue avvicinando la Moschea di al-Jazzar, costruita nel 1781 all’interno di un grande cortile porticato a cupole. Nell’interno, si dice che conservi i peli della barba di Maometto. Si prosegue lungo il suq della città vecchia sempre affollato, colorato e odoroso di spezie. Si prosegue fino a raggiungere Piazza Venezia, dietro il porto, centro della città crociata e poi turca. Il campanile e i palazzi sono del periodo ottomano. Nella zona del porto ci sono un’altra moschea e un grande caravanserraglio (Khan), quest’ultima è una struttura a due piani con cortile interno porticato, dove al piano terreno si tenevano gli animali e al primo piano stavano i mercanti. Il porto è affollato di barche che tornano al mattino con la pesca. Su un lato c’è un antico ancoraggio detto porto Pisano.

 

50.3  LA GALILEA E IL LAGO DI TIBERIADE.

 

50.3.1  DA MEGHIDDO A NAZARETH (30 aprile).

  Meghiddo è un sito archeologico incluso in un Parco Nazionale, circa 30 km a sud-est di Haifa. La sua fama deriva dall’Apocalisse di S. Giovanni che lo indicò come il luogo dove avverrà l’ultima battaglia della Terra fra le forze del bene e quelle del male. L’antichità del luogo è attestata dagli scavi degli archeologi che hanno scoperto 17 diversi livelli di un tempio che sorgeva in questo posto dalla fine del quarto millennio a.C., inizio del periodo dei canaaniti, e durò per 2000 anni, fino all’inizio dell’età del Ferro. Nel luogo si trovava anche un’importante sorgente d’acqua e nell’insediamento fu costruito un palazzo reale. Nel 1468 a.C. il luogo fu occupato dall’esercito egiziano del faraone Tutmosi III e per un secolo rimase roccaforte egiziana. Fu conquistato, forse, da David e sotto Salomone fu chiamato la Città dei Carri per la presenza di stalle che dovevano contenere migliaia di cavalli. In seguito Megiddo, per la sua posizione strategica che controllava un passo montano sulla strada che collegava l’Egitto all’Assiria, rimase un crocevia commerciale fino a tutto il periodo romano, lungo la cosiddetta Via Maris. La città fu improvvisamente abbandonata nel IV secolo d.C. per motivi sconosciuti. Nel 2005 anche Meghiddo è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

  Le mura che circondano la collina (Tel) hanno subito molti rifacimenti nel corso dei secoli, vi sono pietre nere basaltiche del Golan e pietre bianche della Galilea. La porta principale si sviluppa con un corridoio difeso da camere laterali dove si nascondevano i difensori. La collina è attraversata da un profondo fossato prodotto dagli scavi. Vi sono i resti di un palazzo, dove si distinguono un ingresso a portico e una sala cerimoniale. Vicino si è trovato un silos dell’VIII secolo a.C. per la conservazione del grano con una capacità di 450 mc e i resti trovati fra le pietre dimostrano la sua funzione. Il ritrovamento più importante è stato quello dell’impianto idrico della città che risale al IX secolo a.C. e che si è ben conservato. Si tratta di un pozzo artificiale profondo 30 m che oggi è stato reso accessibile con una scala metallica. Sul fondo, un cunicolo lungo 70 m raggiungeva la sorgente che si trovava fuori dalla cinta muraria della città, ma non era accessibile dal nemico. Oggi il livello dell’acqua si è abbassato e il cunicolo è all’asciutto, prima l’acqua arrivava al fondo del pozzo. I turisti oggi scendono la scala metallica fino al fondo del pozzo (183 gradini), percorrono il cunicolo fino alla sorgente, dove si osserva il livello della falda e si esce dal parco archeologico mediante una seconda scala di 80 gradini (circa 13 m).

  Tzipori (o Zippori e Sepphoris per i Romani) è un altro sito archeologico al centro della Galilea, 22 km circa a nord-est di Megiddo e 6 km da Nazareth in un altro Parco Nazionale. Fu fondato dagli asmonei nel II secolo a.C., la dinastia di Giuda Maccabeo, e nel 63 fu conquistata da Pompeo. Per i religiosi ebrei, a Tzipori fu trascritta la Mishnah alla fine del II secolo d.C., la più antica legge orale del popolo ebraico alla base del Talmud, che raccoglie le regole degli ebrei ortodossi. Città ellenistica, capitale della Galilea romana sotto Erode, poi bizantina, araba e crociata, il sito si estende su una vasta area ed ha un grande interesse archeologico. Ogni anno gli archeologi trovano nuove testimonianze della sua lunga storia.

  Il ritrovamento più interessante è una villa romana del II secolo d.C. dove si trova, al centro del triclinio, un mosaico bizantino con scene della vita del dio Dioniso accompagnate da iscrizioni in greco che identificano le figure e i riti compiuti in suo onore. In un riquadro c’è il ritratto di una fanciulla che per la sua bellezza è stata denominata “La Monna Lisa della Galilea”.

  Nella parte più bassa, al confine della città, si è trovata una sinagoga del V o inizio VI secolo d.C. che è stata restaurata. Vi sono mosaici con iscrizioni dedicatorie dei donatori. Fra i soggetti sono segni zodiacali e una menorah. Un dipinto su una parete ricostruisce l’aspetto originario della sinagoga.

Nel pomeriggio si raggiunge Nazareth, il primo dei luoghi che ricordano la vita di Gesù, dove passò la sua infanzia e la sua giovinezza. La chiesa principale è stata sempre dedicata all’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria (secondo Luca e Matteo). La prima fu una chiesa bizantina del V secolo sorta nel luogo che, per la tradizione, era la casa di Maria. I crociati avevano fatto di Nazareth la capitale della Galilea e costruirono due chiese, una all’Annunciazione e l’altra all’Arcangelo Gabriele che sono state distrutte quando i crociati lasciarono la Terrasanta. Secondo una tradizione, confermata da alcuni documenti, la casa della Madonna, fu trasportata dai crociati via mare dal 1291 al 1294 a Loreto, nelle Marche, e qui è sorto il Santuario della Santa Casa (si disse poi che la casa fosse stata trasportata dagli angeli). Nel XVII secolo i francescani ottennero la concessione delle rovine dell’antica Basilica dell’Annunciazione e ritornarono in Terrasanta. Nel 1730 fu costruita una nuova chiesa che rimase fino alla costruzione dell’ultima, voluta da Paolo VI e Giovanni XXIII e consacrata nel 1969. Il progetto fu affidato all’architetto Giovanni Murzio che ideò una struttura in pilastri e travi in cemento armato e la divise in una basilica superiore e una inferiore, criticata da molti perché ritenuta troppo moderna. La basilica superiore ha una copertura a cupola e sotto di essa una balaustra poligonale apre la vista sulla basilica inferiore. Questa racchiude anche l’abside della chiesa bizantina del V secolo. Dietro vi sono i resti della chiesa crociata con mosaici bizantini restaurati e un muro del XII secolo. La facciata a capanna è in pietra bianca e rosa con influenze arabe.

  Nelle vicinanze si trova la chiesa di San Giuseppe sotto la quale i francescani hanno trovato abitazioni in grotte e gli strumenti di lavoro degli antichi abitanti.

  Dal XIV secolo, papa Clemente VII ha affidato ai Frati Minori Francescani la missione della Custodia di Terra Santa, riconfermata da papa Giovanni Paolo II.

  Circa 7 km a nord-est di Nazareth, si trova la città di Cana (Kana), dove Gesù compì il suo primo miracolo, trasformando l’acqua in vino, durante un banchetto di nozze. Anche qui c’è una chiesa francescana, costruita nel 1881, nei cui sotterranei è stata trovata una giara per l’acqua.

 

50.3.2  INTORNO AL LAGO DI TIBERIADE (1° maggio).

Il Lago di Tiberiade, o Mare di Galilea è la più grande riserva idrica di Israele alimentata dalle acque del Giordano che ha le sue sorgenti nel Golan ed è anche il suo emissario che prosegue fino al Mar Morto. Il lago ha una superficie di 166 kmq, è lungo 21 km e largo 13 ed ha un perimetro di 53 km. Si trova oggi a 214 m sotto il livello del mare e, per l’irrigazione, è necessario pompare l’acqua oltre questo dislivello. Il lago si trova, infatti, nella grande Fossa Tettonica formatasi per il distacco fra la placca asiatica e quella africana. In passato si è avuta attività vulcanica che ha lasciato intorno rocce basaltiche.

  Tiberiade è anche la città principale sulle rive del lago e si sviluppò al tempo di Erode Antipatro, figlio di Erode il Grande, attratto dalla presenza di sorgenti calde. La città, dopo la seconda rivolta ebraica e l’esilio degli ebrei da Gerusalemme, divenne centro di studi rabbinici, dove fu completata la Mishnah.

  Nella città vi sono diversi grandi alberghi come l’Hotel Leonardo, dove si pernotta dal 1° maggio. Le spiagge soffrono del problema dell’inquinamento e in massima parte sono aree private e luoghi di ritrovi. La tradizione delle terme si è mantenuta fino ad oggi e sono centri curativi.

  Il Lago di Galilea è stato il luogo della predicazione di Gesù che, fra i pescatori del lago, scelse alcuni degli apostoli: Pietro e il fratello Andrea, Giacomo e il fratello Giovanni e poi Luca.

  Seguendo la riva ovest del lago da Tiberiade, in direzione nord, si passa per Magdala, la città natale di Maria di Magdala, che fu discepola di Gesù e assistette alla sua crocifissione e resurrezione. Si arriva quindi a Tabgha, il luogo delle Sette Fonti (Heptapegon) con un parco, dove si trova la chiesa del miracolo dei Pani e dei Pesci. La chiesa è preceduta da un nartece, dove si trova una delle sette sorgenti. Nell’interno, gli scavi del 1932 hanno portato alla luce il pavimento bizantino di una chiesa del V secolo con un mosaico di notevole valore artistico che rappresenta una palude con uccelli acquatici e una cesta di pani con due pesci. La chiesa fu distrutta nel 614 durante l’invasione persiana e fu ricostruita a tre navate nel 1980, solo dopo gli scavi, il ritrovamento dei mosaici e il loro restauro. Vicino alla riva del lago si trova un’altra chiesa detta del Primato di Pietro che si riferisce all’episodio in cui Gesù diede a Pietro il primato fra gli apostoli (secondo Giovanni). Sul posto c’era una cappella bizantina del IV o V secolo, che fu distrutta in seguito alle invasioni persiane e arabe. Nel XII secolo vi fu un punto fortificato dei crociati. La chiesa attuale fu costruita dai francescani nel 1933 e, in corrispondenza all’altare (Mensa Cristi), vi è una parte dalla roccia esterna che faceva da approdo dei pescatori e dove Gesù preparò il desinare agli apostoli, dopo la pesca miracolosa, e conferì a Pietro il primato.

  Più a nord si trova il Monte delle Beatitudini, il luogo dove Gesù tenne il sermone della Montagna proclamando le otto Beatitudini (secondo il Nuovo Testamento di Matteo). Sulla collina sorge la moderna chiesa di forma ottagonale del 1930 e, all’interno sulle otto facce, sono riportate le otto beatitudini. Dall’esterno si ha una bella vista sul lago.

  L’ultima tappa nel percorso di Gesù in Galilea è Cafarnao dove predicò nella sinagoga (secondo Marco e Matteo). Nel luogo c’era la casa di Pietro che nel quarto secolo divenne un luogo sacro (Domus ecclesiae) e nel quinto secolo fu trasformata in una chiesa ottagonale. Il villaggio, dopo la conquista araba intorno al 700, fu distrutto e abbandonato. Nel 1894 i francescani acquistarono il sito e restaurarono la sinagoga. Il sito è oggi zona archeologica con i resti del villaggio in pietra basaltica nera.

  All’ingresso del sito si trova un blocco di marmo scolpito che rappresenta l’Arca dell’Alleanza montata su ruote. Sopra la casa di Pietro e i resti della chiesa ottagonale del quinto secolo è stata costruita una chiesa ottagonale sopraelevata con un’apertura vetrata al centro che permette di vedere sotto. La facciata della sinagoga ricostruita dai francescani è in pietra bianca della Galilea che contrasta con il basalto nero del villaggio.

  La sala interna della sinagoga ha l’ingresso a sud e vicino all’ingresso stava l’armadio della Torah; i fedeli, una volta entrati, si rivolgevano verso l’ingresso.

  A Cafarnao si trova un pontile per l’imbarco sui battelli che fanno la spola tra le due sponde del lago e qui si attende un battello per andare sul lato sud-orientale al kibbutz Ein Gev. Il precorso dura circa un’ora. Ein Gev è stato creato il 6 luglio 1937 al tempo del mandato britannico, come un insediamento recintato con una torre essendo vicino al confine con la Siria e subì attacchi durante la guerra arabo-israeliana del 1948. La minaccia dal confine cessò solo dopo la conquista del Golan nella guerra del 1967. Oggi il kibbutz comprende 250 membri ed ha mantenuto la sua funzione di impresa agricola. I kibbutz sono nati come società agricole socialiste per lo sviluppo di aree da colonizzare e per esigenze di sicurezza nazionale. Nei kibbutz si sono sviluppate le tecniche di irrigazione più moderne. Negli ultimi anni si sono dedicati anche ad attività industriali e di alta tecnologia.

  Con Tiberiade e Cafernao, Ein Gev è uno dei tre terminali per i collegamenti attraverso il lago, e oggi sono sempre più frequentati dal turismo.

  Si pranza a Ein Gev e, nel pomeriggio, si riparte per il nord.

 

50.4  LE SORGENTI DEL GIORDANO E IL GOLAN.

 

50.4.1  RISERVA NATURALE DI BANIAS.

  Lasciato il Lago di Tiberiade, si prosegue verso l’estremo nord della Galilea, dove sono le sorgenti del Giordano e le cascate di Banias, in una Riserva Naturale sotto il monte Hermon da cui hanno origine. Le principali sorgenti che affluiscono nel Giordano sono il Dan, che ha la maggiore portata d’acqua, il Banias, che proviene dallo scioglimento delle nevi del monte Hermon attraverso la sua struttura carsica, e lo Snir, che è il più lungo dei tre. Questa rete di corsi d’acqua attraversa paesaggi affascinanti, luoghi frequentati in tutti i periodi dell’anno. Particolarmente interessante è il Parco di Banias per la presenza dei resti dell’antica Cesarea di Filippo, centro del culto di Pan da cui il nome di Panias trasformato in Banias nella pronunzia araba. Quando nel 20 a.C. Augusto affidò la regione a Erode il Grande, questi costruì un tempio ad Augusto e, vicino, una città che si chiamò Cesarea Banias e, con il figlio Filippo, divenne Cesarea di Filippo. A Banias ci sono una parete rocciosa e una grotta dalla quale nell’antichità sgorgava parte dell’acqua delle sorgenti. Sulla roccia c’era un tempio rupestre che i Greci, arrivati con Alessandro Magno, avevano dedicato a Pan, dio dei boschi e dei pastori e ad altre divinità, come la ninfa delle montagne Echo, moglie di Pan, a Hermes, padre di Pan e alla ninfa Maia, madre di Hermes. Con i romani si aggiunsero altri culti come quello di Nemesis, la dea della vendetta e della giustizia imperiale romana. Il tempio ad Augusto fu costruito davanti alla grotta e a destra un tempio a Zeus. Nel periodo cristiano e bizantino (dal IV al VI secolo) i culti pagani cessarono e i templi andarono in rovina. Gli scavi archeologici sono stati condotti dall’Autorità delle Antichità di Israele e i ritrovamenti hanno permesso di ricostruire riti e particolari del santuario.

 

50.4.2  LA FORTEZZA DI NIMROD.

  Lasciato il santuario di Banias, si sale verso le alture del Golan e il monte Hermon che è la montagna più alta di Israele con i suoi 2224 m e dove si trova l’unico impianto sciistico israeliano. Ai piedi del Monte Hermon, a un’altitudine di 815 m, si trova la fortezza di Nimrod che ha preso il nome da un personaggio biblico, figlio di Cam e quindi nipote di Noè, che fu un grande cacciatore e da cui iniziò il regno di Babele. Fu citato da Dante nella Divina Commedia con il nome di Nembrot e giudicato colpevole per la Torre di Babele e la confusione delle lingue. La fortezza è costruita su uno stretto crinale circondato da profonde vallate. Il luogo era strategico perché controllava la città di Banias con le sue sorgenti e l’importante strada per Damasco. La fortezza era lunga 420 m e larga 150 e si ritiene sia stata costruita nel XII secolo dai sovrani di Damasco e a lungo contesa fra crociati e musulmani. Per un certo periodo fu tenuta dalla setta ismailita degli Assassini, attiva particolarmente in Persia e Siria dal secolo XI. La setta usava persone singole o in piccoli gruppi per compiere omicidi mirati dei suoi nemici. Si riteneva che gli esecutori fossero drogati con hashish, da cui derivò il nome di assassini.

  Nella seconda metà del XIII secolo la fortezza fu ingrandita e rinnovata dal sultano mamelucco Baybars. Nel 1260 fu conquistata dai mongoli e poi usata come prigione.

 

50.4.3  I LUOGHI DELLA GUERRA DEL GOLAN.

  Alle cinque del pomeriggio, si giunge nei luoghi della battaglia del Golan, avvenuta nel sesto giorno della Guerra Sei Giorni, il 9 giugno del 1967. La battaglia si svolse per la conquista delle postazioni siriane sulla Tel Fahr che dominava la Hula Valley. Parte del Battaglione Barak della fanteria israeliana attaccò da ovest salendo sotto il fuoco siriano, mentre altri attaccarono da nord cercando di prenderli alle spalle. La battaglia durò tre ore fino alla conquista della postazione. Vi furono 32 morti compreso il comandante del battaglione.

  Le difese siriane erano in trincea, le zone intorno erano minate e, fuori dalle strade, sono rimaste ancora insicure come indicato dai cartelli. Si può esplorare una delle trincee sotterranee.

  Il posto è diventato un Memorial con cartelli descrittivi e riconoscimenti delle autorità al valore delle truppe espressi anche da Yitzhak Rabin.

  A sera si torna a Tiberiade, dove si pernotta.

 

50.5  LA BASSA GALILEA FINO A GERUSALEMME (2 maggio).

 

50.5.1  DA MONTE TABOR A BET SH’EAN.

  Il mattino del 2 maggio, si lascia Tiberiade e si scende a sud-ovest nella fertile Valle di Jezreel, dove la vetta arrotondata del Monte Tabor si solleva di 400 m sopra la pianura. Il monte domina la vallata e si trova lungo un corridoio strategico che portava alla Siria e a Damasco. Presso Monte Tabor gli Asmonei resistettero ai Romani e furono sconfitti. Per i Cristiani è un luogo sacro perché è quello della Trasfigurazione di Gesù (secondo i Vangeli di Matteo, Marco e Luca) che fu visto dai discepoli parlare con i profeti Mosè ed Elia. Nel 66 d.C., durante la Prima Guerra Giudaica, gli ebrei si trincerarono sulla montagna al comando di Yoseph Ben Matityahu (Giuseppe figlio di Matteo) della nobiltà sacerdotale imparentato agli Asmonei e governatore della Galilea. Quando venne il momento di arrendersi, considerando immorale suicidarsi, come fecero molti altri, si consegnò al comandante romano, Tito Flavio Vespasiano. Entrò nelle sue grazie, fu liberato e prese il nome di Flavio Giuseppe che divenne lo storico filo-romano delle guerre giudaiche. Da lui viene la maggior parte delle informazioni che abbiamo sulla Giudea del I secolo.

  Sulla vetta del monte, oggi sorgono due grandi chiese, una francescana e una greco-ortodossa, le ultime di una lunga tradizione che ricorda l’evento della Trasfigurazione. Nel 1099, quando i monaci benedettini, al seguito dei crociati, arrivarono sul monte, esisteva già una chiesa bizantina. Nel 1113, i Turchi distrussero la chiesa e massacrarono i monaci. I monaci tornarono e ricostruirono chiesa e monastero ma, dopo la battaglia di Hattin del 1187, furono scacciati e i musulmani eressero una fortezza. Ci fu un altro breve ritorno dei cristiani nel XIII secolo, e furono scacciati definitivamente dal sultano mamelucco Baybars nel 1263. L’attuale complesso francescano con la Basilica fu costruito nel 1924 all’interno dell’antica fortezza musulmana le cui mura circondano tutta la sommità del monte con 12 torri.

  I pullman turistici si fermano ai piedi del monte. La strada che sale alla vetta è ripida con una successione di 16 tornanti ed è percorsa da appositi pulmini. Arrivati in cima, si attraversa la Porta del Vento e si entra nel recinto della fortezza. L’area è divisa in due parti uguali, a sinistra, lato nord, è l’area greco-ortodossa con i resti del monastero bizantino, in quella destra, lato sud, si trovano il monastero e l’ospizio dei francescani e, in fondo, la Basilica della Trasfigurazione. La facciata ha due torri che sorgono sopra due cappelle preesistenti dedicate a Mosè ed Elia. La Basilica è a tre navate ed ha una cripta sotto l’abside con l’altare che è quello rinvenuto negli scavi sotto la chiesa crociata.

  Vicino alla basilica si trovano resti delle chiese bizantine e crociate, e due targhe: una dei francescani del 30 ottobre 1944 e un’altra che ricorda la venuta del papa Paolo VI, pellegrino nel 1964.

  Lasciato il Monte Tabor, si scende a sud fino al Parco Nazionale archeologico di Beit She’an lungo la strada panoramica che oggi collega Tiberiade a Gerusalemme. Beit She’an si trovava lungo una strada commerciale molto trafficata ed è stata abitata da 5000 anni. Gli archeologi hanno trovato almeno 18 città sovrapposte. I testi egiziani la nominano come una loro roccaforte del XIX secolo a.C. che controllava la regione. La Bibbia la ricorda come il luogo dove furono esposti i corpi di Saul e dei suoi figli, sconfitti dai Filistei, e che fu dopo conquistata da David. Fu distrutta dagli Assiri nel 732 e lasciata in rovina per secoli. Nel periodo greco-romano la città fu chiamata Scythopolis ed ebbe il suo massimo sviluppo con i Romani e poi con i Bizantini. Nel settimo secolo fu presa dagli Omayyadi e, nell’VIII secolo d.C., fu distrutta da un violento terremoto, abbandonata e poi occupata da un modesto insediamento arabo. Durante il dominio ottomano il centro abitato si è spostato nella nuova città di Beit She’an.

  Entrando nel sito dal lato sud, si vede a nord una collina brulla che è area cimiteriale sacra. Il primo monumento che s’incontra è il Teatro romano, usato per i combattimenti dei gladiatori, che poteva contenere 7000 spettatori e aveva 12 file di posti e un muro posteriore alto 21 m. Questo è il teatro meglio conservato in Israele. Costruito nel II secolo d.C., aveva, dietro la scena, un altro alto muro che lo schermava dai rumori della città, poi crollato per i terremoti.

  Oltre il Teatro, una grande strada lastricata e colonnata portava al centro urbano. Nel quarto secolo, questa strada era diventata una della più eleganti della città, quando era governatore Palladius, menzionato in un’iscrizione del mosaico pavimentale. All’inizio della strada, sul lato sinistro vi sono le terme bizantine con il calidarium e la palestra. A metà della strada, fu aggiunta una piazza semicircolare, come un ninfeo, che serviva come centro commerciale e culturale. Altre rovine si trovano, sul lato orientale; gruppi di colonne rovesciate dal terremoto testimoniano la sua violenza.

  Lasciata Beit She’an, si accostano a est le rapide del Giordano nelle vicinanze del punto di transito della frontiera con la Giordania per Betabara. Vi è un piccolo parco dove il livello delle acque è regolato da un sistema di soglie. Essendo domenica il parco è molto frequentato.

  Si riparte alle 14:30 seguendo la strada per Gerusalemme lungo il Giordano. In questo tratto il confine lungo il Giordano è chiuso e c’è una fascia di terra di nessuno con una barriera elettronica automatica costruita dagli israeliani che permette di rivelare e localizzare le eventuali infiltrazioni di guerriglieri. La strada si trova ancora a più di 200 m sotto il livello del mare perché ci si avvicina al Mar Morto. Dopo circa 40 minuti si arriva nei pressi del secondo valico di frontiera con la Giordania (per Betania) e la strada si allontana dal corso del Giordano e comincia a salire verso l’interno avvicinandosi a Gerusalemme che si trova 750 m sopra il livello del mare. Si attraversa il deserto della Giudea e si vedono accampamenti di beduini nomadi.

  Si entra in città attraversando il tunnel sotto il monte Scopus, sopra il quale si trova l’Università Ebraica, e si esce al monte degli Ulivi dove si può cogliere la prima visione della città.

  Sotto il Monte degli Ulivi c’è la valle del Cetron, un antico fiume, e nel pendio si trova l’antico cimitero ebraico. Oltre si vedono le mura di Solimano e si distingue nettamente la Spianata delle Moschee dove, al tempo dei Romani, si trovava il Secondo Tempio degli ebrei. Sulla Spianata oggi si trova la Cupola della Roccia ricoperta d’oro e, a sinistra, la Moschea el-Aqsa. In fondo la Città Vecchia e la Città Nuova.

  Scendendo dal Monte degli Ulivi si passa vicino alla Basilica dei Getsemani o delle Nazioni, perché costruita con il contributo di molte nazioni cristiane, in stile classico, la chiesa russa di Maria Maddalena con le cupole a cipolla dorate e quella del Dominus Flevit a forma di lacrima. Si gira poi intorno alla Città Vecchia, lungo la Valle della Geenna, un altro antico fiume, dove si vedono antiche grotte con sepolture.

  Il pullman entra poi nella Città Nuova, dove si pernotterà nelle ultime quattro notti.

 

50.6  GERUSALEMME – LA CITTÀ VECCHIA (3 maggio).

  La storia di Gerusalemme inizia nel 997 a.C., quando David, re di Giuda, conquistò la città cananea dei Gebusei chiamata Jerushalaim e ne fece la capitale delle dodici tribù di Israele. David vi portò l’Arca dell’Alleanza, dove erano custodite le Tavole di pietra dei Dieci Comandamenti, ma morì prima di poter costruire il Tempio. Con il figlio Salomone, la città s’ingrandì fino a includere il Monte Moriah, luogo sacro degli Ebrei, perché quello del Sacrificio di Isacco, e qui Salomone iniziò la costruzione del Tempio nel 950. Morto Salomone, circa 17 anni più tardi, le 12 tribù si divisero e a Gerusalemme rimasero solo tre tribù fedeli alla stirpe di David. Nel 722 Gerusalemme si sottomise agli Assiri e non fu saccheggiata, ma nel 586 Nabuccodonosor la distrusse con il Primo Tempio e deportò i suoi abitanti a Babilonia. La Cattività babilonese durò fino al 520, quando Babilonia fu conquistata dal re di Persia, Ciro, che permise il ritorno degli Ebrei e la costruzione del Secondo Tempio intorno al 520 a.C.. Con l’arrivo di Alessandro il Grande nel 331 iniziò il periodo greco che continuò prima con i Tolomei e poi con i Seleucidi. Questi cercarono l’ellenizzazione forzata degli Ebrei e introdussero il culto di Zeus nel Tempio suscitando la rivolta dei Maccabei. Con la dinastia degli Asmonei, gli Ebrei riacquistarono l’indipendenza e riconsacrarono il Tempio.

  Nel 63 a.C. i Romani conquistarono Gerusalemme e nel 37 Augusto insediò Erode il Grande come re dei Giudei. La città aveva allora 50000 abitanti che durante le feste potevano triplicarsi. Morto Erode nel 4 d.C., i Romani presero il controllo della Giudea nominando dei governatori. Ponzio Pilato fu il quinto governatore e sotto di lui fu crocifisso Gesù intorno al 30 d.C.. Nel 66 scoppiò la prima guerra giudaica che durò quattro anni e finì con la distruzione del Secondo Tempio e la riduzione in schiavitù di molti ebrei da parte di Tito. Dopo la seconda guerra giudaica e l’ultima rivolta di Simon Bar Kochba, l’imperatore Adriano vietò ai Giudei di abitare nella nuova città di Aelia Capitolina, nata sulle rovine di Gerusalemme, il cui perimetro era quello dell’attuale Città Vecchia.

  Dopo l’editto di Milano del 313 che diede libertà di culto ai cristiani, iniziò una nuova era per Gerusalemme che divenne la Città Santa. La madre di Costantino, Elena, venuta in Palestina alla ricerca dei luoghi santi, diede inizio alla costruzione di chiese e basiliche e i pellegrinaggi riportarono Gerusalemme alle dimensioni dei tempi di Erode il Grande. Nel 335 ebbe inizio la costruzione della Basilica del Santo Sepolcro nel luogo dove era stato sepolto Gesù e dove l’imperatore Adriano aveva fatto erigere un tempio a Venere e Giove. Nel 614, Gerusalemme fu presa e devastata dai persiani sasanidi di Corsoe II; ripresa dai bizantini nel 629, nel 628 iniziò il predominio musulmano con l’invasione degli arabi guidati dal califfo Omar che fece di Gerusalemme una città santa dell’islam perché la collina del Tempio era il luogo dove Maometto era asceso in cielo. Il suo successore, nel 691, fece costruire sulla spianata la stupenda Cupola della Roccia dorata e Gerusalemme rimase, fino alla fine del X secolo, meta dei pellegrinaggi di ebrei, cristiani e musulmani. Nel 1009, il califfo Hakin iniziò le persecuzioni di ebrei e cristiani e la città fu poi chiusa a tutti i non musulmani. La prima crociata di Goffredo di Buglione, nel 1099, portò alla conquista cristiana di Gerusalemme che fu sottoposta a un bagno di sangue con il massacro della popolazione musulmana ed ebrea. La città divenne capitale di un Regno Latino e ripresero i pellegrinaggi. Nel 1187 i crociati furono sconfitti dal sultano Saladino e Gerusalemme tornò in mano musulmana; fu poi conquistata dai mamelucchi di Baybars e infine dagli ottomani nel 1516. Il secondo sultano Solimano il Magnifico, eresse la magnifica cerchia di mura della Città Vecchia, rimasta fino ad oggi. Gli ottomani regolarono i contrasti fra le diverse confessioni religiose sull’uso dei luoghi santi con un editto del sultano del 1852 che stabilì il mantenimento dello “status quo” dei diritti esistenti nel 1767 e questa situazione è rimasta sostanzialmente valida fino ad oggi garantendo la tolleranza fra i diversi gruppi religiosi. Un Editto di Tolleranza, promulgato nel 1856, permise a ebrei e cristiani di stabilirsi in città e fuori dalla cinta muraria. Cominciò un rapido incremento edilizio che fece sorgere l’attuale Città Nuova dal 1860 al 1880.

  Nel 1917, crollato l’impero ottomano, il trattato di pace assegnò alla Gran Bretagna il mandato sulla Palestina e Gerusalemme divenne capitale amministrativa del mandato. La Dichiarazione di Balfour e il riconoscimento dei diritti dei palestinesi inasprirono i nazionalismi delle due etnie. La proposta ONU della divisione della Palestina e dell’internazionalizzazione di Gerusalemme fu l’inizio della prima guerra arabo-israeliana del 1948 con la quale la Giordania conquistò la Città Vecchia e Gerusalemme Est, mentre gli ebrei rimasero in possesso della Città Nuova. La Guerra dei Sei Giorni del 1967 riunificò Gerusalemme sotto gli israeliani e fu dichiarata capitale di Israele, non riconosciuta dalla maggioranza delle nazioni che mantennero le loro rappresentanze diplomatiche a Tel Aviv.

 

50.6.1  DALLA PORTA DEI LEONI AL SANTO SEPOLCRO.

  La visita di Gerusalemme inizia il 3 maggio dalla Porta dei Leoni, o di Santo Stefano perché vicino vi fu lapidato, Stefano, primo martire cristiano. La Porta si apre sul lato est delle mura di Solimano, a nord della Spianata delle Moschee. Si trova di fronte al monte degli Ulivi e all’Orto dei Getsemani, e da qui entrarono le truppe israeliane nella guerra dei sei giorni per conquistare la Città Vecchia. Sulla facciata della porta sono scolpite due coppie di leoni che in realtà sono leopardi, simbolo del sultano mamelucco Baybars. Attraversata la porta, sulla destra si trova la Chiesa di Sant’Anna, uno dei più begli edifici dei crociati, costruito sul luogo che, secondo la tradizione, era la casa di Gioacchino e Anna, genitori di Maria e quindi il luogo di nascita della Madonna. Oltre al suo valore architettonico, la chiesa ha un’ottima acustica e i pellegrini vi intonano canti religiosi. Vicino alla chiesa vi sono gli scavi degli antichi bagni di purificazione (Piscine Probatiche), dove era la vasca di Betesda citata dalle scritture. Qui si facevano i sacrifici e l’acqua era necessaria per purificare gli altari, si faceva anche un grande uso di incensi provenienti dalla penisola arabica e trasportati con le carovane dei nabatei.

  Si prosegue sulla strada che viene dalla Porta dei Leoni e più avanti inizia la Via Dolorosa (Via Crucis), il percorso di Gesù dalla condanna al Calvario e fino al luogo della sua sepoltura. La strada si trova oggi nel quartiere musulmano mamelucco. Le varie tappe del percorso sono le Stazioni, contrassegnate da targhe, edicole e luoghi di culto. La Prima Stazione è il luogo dove Gesù fu giudicato, oggi occupato da una scuola islamica sul lato destro della strada, vicino a un arco del periodo di Adriano. La Seconda Stazione è il luogo della flagellazione, della presentazione al popolo (Ecce Homo) e dell’imposizione della croce indicati da targhe e da una cappella francescana. La Terza Stazione è quella dove Gesù cadde per la prima volta, indicata da una piccola cappella polacca e da una scultura sulla porta, la strada fa una deviazione a sud e segue la Quarta Stazione segnata da una cappella armena, dove Gesù vide la madre fra la folla. Anche qui c’è una scultura sulla porta. Il percorso ritorna verso ovest alla Quinta Stazione, dove Gesù fu aiutato a portare la croce da Simone di Cirene, segnalata da un’iscrizione su una porta. Un’iscrizione su una parete e una cappella greco-ortodossa indicano la Sesta Stazione, il luogo dove la Veronica asciugò il volto di Gesù e lasciò sul panno l’impronta del suo viso (Vera Icona). Più avanti si entra nel suq musulmano e c’è la piccola cappella della Settima Stazione, dove Gesù cadde per la seconda volta. Appena visibile è l’Ottava Stazione, dove Gesù parlò alle donne. Si attraversa l’area occupata dalla chiesa copta, da dove si vedono l’abside e la cupola della Basilica del Santo Sepolcro e, passando accanto alla Nona Stazione, dove Gesù cadde per la terza volta, si esce sul cortile della Basilica. La facciata, stretta fra gli edifici laterali, è quella costruita dai crociati nel XII secolo. Sulla destra c’era l’ingresso (ora chiuso) per la cappella sopraelevata del Golgota sormontata da una cupoletta. Questo era il luogo della prima chiesa costruita da Elena nel 326. Distrutta dal califfo Hakim, i crociati vi trovarono una piccola chiesa nel 1099 e costruirono l’attuale basilica nel 1149 che fu danneggiata e riparata più volte. Al tempo di Gesù, tutta l’area della Basilica era fuori dalle mura della città romana e il Golgota, luogo delle esecuzioni, era una collinetta rocciosa, dove c’erano delle grotte.

  Dall’ingresso principale, sulla sinistra, si entra nella Basilica, dove si trovano tutte le altre Stazioni fino alla quattordicesima che è il luogo del Sepolcro. A destra dopo l’ingresso, una ripida scala porta alla cappella del Golgota, dove Gesù fu spogliato delle vesti (decima Stazione), inchiodato alla croce (undicesima) e sollevato nel luogo della crocifissione (dodicesima). La cappella è divisa in due navate, quella destra è dei francescani, quella sinistra è greco-ortodossa ed è considerata il luogo della crocifissione. Nella stessa cappella c’è anche il luogo della deposizione e riconsegna del corpo alla Madonna (tredicesima). Lasciata la cappella del Golgota, si va nell’abside della Basilica, una grande rotonda al cui centro, sotto la cupola, è l’edicola del Santo Sepolcro dove i pellegrini fanno la fila per accedere alla Cappella del Sepolcro illuminata dalle candele.

 

50.6.2  LA PORTA DI GIAFFA E LA CITTADELLA.

  Usciti dalla Basilica del Santo Sepolcro, si attraversa parte del quartiere cristiano sull’antico cardo romano che proviene dalla Porta di Damasco sulle mura di nord-ovest e, all’incrocio con il decumano, si gira a destra verso ovest fino ad arrivare alla Porta di Giaffa, la più occidentale, angolata a 90 gradi per facilitarne la difesa. Qui cominciava l’antica strada che portava al porto di Giaffa. Vicino sono le tombe degli architetti che hanno costruito le mura al tempo di Solimano il Magnifico, nel 945 dell’Egira musulmana (1538 del calendario gregoriano). Si deve notare che la trasformazione delle date gregoriane a quelle del calendario musulmano non si fa semplicemente sottraendo dalle prime 622 (data dell’Egira) perché il calendario musulmano è su base lunare.

  Vicino alla Porta di Giaffa si trova la Cittadella dei crociati che era sorta in origine come palazzo di Erode il Grande nel I secolo a.C.; il palazzo fu usato dai governatori romani e fu distrutto nella rivolta del 66 d.C.. I bizantini scambiarono queste rovine per il monte Sion e il palazzo di David e vi costruirono una fortezza. La cittadella fu rinnovata da musulmani, crociati, fino a Solimano cui si deve la porta di ingresso. Alla torre più alta rimase il nome di Torre di David. Nel periodo ottomano fu la sede della polizia turca e dopo mantenne questa funzione con gli Inglesi, i Giordani e gli Israeliani. All’interno della cinta di mura si vedono gli scavi. Dalla Torre di David, che è sede di un piccolo museo storico, si può ammirare il panorama della Città Vecchia. Si distinguono la cupola del Santo Sepolcro, il campanile della chiesa luterana del Redentore, la Cupola della Roccia e in fondo il Monte degli Ulivi.

 

50.6.3  LE CHIESE SUL LATO ESTERNO ORIENTALE E MERIDIONALE.

  Nel pomeriggio, alle 14:00 circa, il pullman ci porta alla base della collina degli ulivi e si entra nell’Orto dei Getsemani. Il nome deriva da una parola aramaica che significa pressa per l’olio (frantoio), perché qui si trovavano i laboratori per la produzione dell’olio. Gli alberi di olivo sul monte e nell’Orto sono stati piantati più volte dal tempo di Gesù, perché l’olivo non vive più di 500-600 anni. Qui si trovava una grotta frequentata da Gesù e dai suoi discepoli e dove forse è stato arrestato (secondo Marco). Sul posto fu costruita una basilica da Teodosio (330), quindi una dai crociati (XII secolo) distrutta nel 614, e infine l’attuale Basilica delle Nazioni, progettata in stile classico dall’architetto Antonio Barluzzi e consacrata nel 1924. Per essere stata finanziata da 12 paesi, è stata chiamata la Basilica delle Nazioni. All’interno, ai piedi dell’altare, si trova un blocco di roccia, dove Gesù sudò sangue (secondo Luca) e da questo derivò il nome di Basilica dell’Agonia.

  Usciti dall’Orto degli Ulivi, poco più a nord, si trova la chiesa greco-ortodossa del Sepolcro di Maria. Una tradizione vuole che Maria sia stata sepolta qui dai discepoli e la prima chiesa fu costruita da Teodosio II nel V secolo. L’attuale è quella dei crociati (XII secolo) ed è rimasta proprietà dei greco-ortodossi.

  Di fronte al lato sud-occidentale delle mura di Solimano sorge il Monte Sion, il luogo della cittadella gebusea conquistata da David nel 997. La città di David si estese poi a est occupando la collina di Ophel, dove ora si trova un parco archeologico e si sono trovati 22 strati di insediamenti. Con Salomone, il centro religioso si spostò al Monte Moriah, dove sorse il Primo Tempio e il nome di Sion si estese a tutta la città di Gerusalemme, idealizzato durante l’esilio babilonese. Sul Monte Sion si trovano diversi luoghi sacri, sia ebrei, come la supposta Tomba di David, sia cristiani, come il Cenacolo. Ambedue si trovano nello stesso edificio che gli ottomani avevano usato come moschea ed era quindi interdetto agli altri culti. Ebrei e francescani ottennero una concessione dal sultano e si accordarono dividendo l’edificio in due parti, la stanza sottostante, ritenuta la tomba di David, fu data agli ebrei e la sala superiore a volte, del periodo crociato, ai cristiani. Il Cenacolo è considerato dai cristiani uno dei luoghi sacri più importanti, perché qui è avvenuta l’ultima cena fra Gesù e i suoi discepoli. Una prima chiesa, distrutta dai musulmani, fu ricostruita dai crociati e le pietre della sala hanno, infatti, i contrassegni di quell’epoca. La sala ebbe anche un mihrab, con la trasformazione in moschea.

  La sala della Tomba di David, abbastanza oscura, ha un cenotafio di pietra e forse i resti di una sinagoga del V secolo. Si usa oggi come sala di preghiera degli ebrei e, durante la visita si ascolta un ebreo che suona la tromba cerimoniale (lo shofar, fatto con un corno di ariete) che annunzia l’arrivo del Messia.

  Vicino al Cenacolo si trovano la Chiesa e l’abbazia della Dormizione di Maria.

 

50.6.4  IL QUARTIERE EBRAICO DELLA CITTÀ VECCHIA E IL MURO DEL PIANTO.

  Attraversando la Porta di Sion, la più meridionale nelle mura di Solimano, si rientra nella Città Vecchia nel Quartiere Ebraico che è oggi il più moderno della Città Vecchia perché fu raso al suolo durante i combattimenti del 1948 contro le truppe giordane che conquistarono tutta la vecchia città costringendo gli israeliani a ritirarsi. Dopo la riconquista della città nelle Guerra dei Sei Giorni, il quartiere fu completamente ricostruito ed ha assunto un carattere residenziale. Il centro del quartiere è piazza Hurva, vicino alla ricostruita Sinagoga Hurva che alla fine del 1800 era la principale di Gerusalemme. Trasformata in bunker dai soldati israeliani nel 1948, fu fatta saltare con la dinamite dai Giordani.

  Il quartiere ebraico si trova a est del quartiere armeno dal quale lo divide la principale strada romana dell’Aelia Capitolina di Adriano, il Cardo Maximus, il cui tracciato da sud, vicino alla porta di Sion, arrivava a nord alla Porta di Damasco e, a metà, incrociava il Decumano che veniva dalla porta di Giaffa.

  Gli scavi eseguiti nel quartiere dopo il 1967 hanno fatto scoprire un tratto del muro del Primo Tempio con le case addossate visibili attraverso un vetro sul pavimento. Altri scavi lungo il Cardo Maximus hanno liberato antiche strutture romane e permesso la ricostruzione di una parte della strada che era larga 22,5 m e fiancheggiata da colonne. Un dipinto sul muro ricostruisce l’aspetto del Cardo al tempo dei Romani. La più antica pianta topografica di Gerusalemme è quella riprodotta in un mosaico di Madaca, in Giordania, all’interno della chiesa ortodossa di S. Giorgio (fine del VI secolo) dove sono evidenziati i tracciati del Cardo Maximus con la Porta di Damasco, la Basilica del Santo Sepolcro e la Porta di Santo Stefano (Porta dei Leoni).

  Seguendo il Cardo fino all’incrocio con il Decumano e girando a destra si può arrivare in prossimità del Muro Occidentale della Spianata delle Moschee. Il muro circondava e serviva a contenere il rilievo del Monte Moriah dove, 2000 anni fa, sorgeva ancora il Secondo Tempio. Dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C. e l’esilio degli ebrei, si perse ogni cognizione sulla posizione esatta del Tempio e, anche quando gli ebrei tornarono a Gerusalemme nel periodo bizantino, non osarono salire sulla spianata per timore di calpestare il punto dove si trovava l’Arca dell’Alleanza che poteva essere avvicinata solo dai grandi sacerdoti. Gli ebrei ortodossi si fermavano quindi in raccoglimento davanti al Muro, diventato il luogo più sacro. Nel periodo ottomano continuarono a venire qua a piangere la perdita del Tempio e fu chiamato Muro del Pianto. Quando, nel 1967, gli Israeliani ripresero possesso della Città Vecchia, distrussero le case del quartiere arabo addossate al muro e crearono la piazza attuale.

  C’è un punto di osservazione più elevato da cui avere una visione completa della piazza e del Muro del Pianto, prima di avvicinarsi e si può meglio fotografare anche la Cupola della Roccia.

  Avvicinandosi al Muro, che è diviso in due sezioni separate per gli uomini e le donne, si possono osservare gli ebrei ultraortodossi (gli chassidim) che indossano cappelli neri a larghe falde, lunghi cappotti neri, camicie bianche a collo rotondo ed hanno barbe folte e lunghi riccioli laterali (peyot). Formano una casta i cui membri osservano rigorosamente i precetti, sono esonerati dal servizio militare ed hanno delle famiglie numerose. Le donne hanno un portamento modesto e vestiti che coprono tutto il corpo e i capelli, tranne le mani e il volto.

  Nel piazzale antistante, oggi c’è la cerimonia del giuramento per le nuove reclute dell’esercito israeliano e si assiste a una parte della cerimonia.

 

50.6.5  LE GALLERIE SOTTO IL MURO OCCIDENTALE.

  Si lascia il piazzale del Muro del Pianto per partecipare ad una visita guidata, già prenotata dall’organizzazione del viaggio, alla Galleria sotto il Muro Occidentale.

  Gli archeologi israeliani hanno eseguito degli scavi sotto il lato nord del muro occidentale dal 1968 al 1978 e in una seconda fase nel decennio 1990. Si è aperto un corridoio lungo 488 m e lo scavo scende di 2,5 m circa fino al livello di un’antica strada precedente alla distruzione della città del 70 d.C.; si pensa fosse una strada commerciale, chiamata per questo “strada del mercato”. Le pietre di arenaria alla base del muro sono del tempo di Erode il Grande e di dimensioni gigantesche, una delle pietre è lunga 5 m e pesa 400 tonnellate; non si sa come sia stata trasportata qui. All’estremità nord del tunnel è stato trovato il percorso di un acquedotto del tempo degli asmonei la cui origine non è stata identificata. Nel 1996 fu creata un’uscita all’estremità nord del muro verso la Via Dolorosa, e questo provocò una sanguinosa rivolta nel periodo della seconda intifada con riflessi internazionali. Ora questa è l’uscita dei turisti alla fine del percorso.

  Il percorso inizia dal lato nord del Muro del Pianto. In una prima sala si mostra una ricostruzione del  Secondo Tempio al tempo dei Romani con una movimentazione che fa vedere l’evoluzione nel tempo. Un filmato illustra i metodi usati per il trasporto dei massi e il loro posizionamento. Si percorre quindi il corridoio dello scavo fino all’uscita.

 

50.7  GERUSALEMME – I MUSEI DELLA CITTÀ NUOVA.

  Si vede poco della Città Nuova, dove si torna ogni sera solo per pernottare. La mattina del 7° giorno (il 4 maggio), si fa un giro nei sobborghi per vedere i due Musei più interessanti. Il Museo detto Yad Vashem: “un posto, un nome”, la promessa di Isaia per l’al di là, cioè il Museo dell’Olocausto, è il Museo di Israele che è una panoramica di tutti i ricordi storici e culturali di Israele.

 

50.7.1  LO YAD VASHEM.

  Il Museo Storico dell’Olocausto e dell’Eroismo, detto Yad Vahem, è stato inaugurato nel marzo 2005 alla presenza dei leader politici di 40 nazioni e del segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan. Si trova nei sobborghi di Gerusalemme sulla Collina del Ricordo in un parco di 18 ettari e comprende un Centro visitatori, il Museo e monumenti sparsi. Si entra lungo il Viale dei Giusti, dove sono i nomi di chi, non ebreo, ha salvato almeno un ebreo, fra cui Oscar Schindler e il re Cristiano X di Danimarca. L’edificio del museo è lungo 180 m e di forma trapezoidale, dove si crea un’atmosfera opprimente in 10 sale sotterranee che raccolgono una documentazione completa della Shoah, termine diventato sinonimo dell’Olocausto degli ebrei nella seconda guerra mondiale. Shoah, in lingua ebraica significa catastrofe, ma è entrato nell’uso per il titolo di un documentario sulle vicende degli ebrei nell’ultima guerra.

  La visita comincia documentando il numero di vittime ebree nelle varie nazioni europee, seguono i documenti fotografici dei campi di sterminio e del ghetto di Varsavia, un carro bestiame originale per il trasporto degli ebrei, una cupola tappezzata delle foto di gente comune, tutti morti nei campi di sterminio, la Sala dei Nomi con gli scritti dei parenti delle vittime. Si termina davanti a una vetrata con la vista della campagna.

  Vicino al Centro Visitatori c’è il Memorial del Bambini, dedicato al milione e mezzo di bambini morti nell’Olocausto ed è un monumento sotterraneo al buio, dove si fa un percorso lungo le pareti fra specchi che riflettono una fiamma mentre voci registrate leggono i nomi dei bambini. Il Memorial è stato costruito con la donazione di una coppia di americani, Abraham e Odita Spiegel, che avevano perso il loro unico figlio.

  Nel Parco, fra le tante statue c’è quella di Janusz Korczak, insegnante e scrittore polacco che studiò medicina e divenne pediatra. Era a capo dell’orfanotrofio ebraico nel ghetto di Varsavia e fu deportato con tutti i suoi bambini nel campo di Treblinka, dove morirono.

 

50.7.2  IL MUSEO D’ISRAELE.

  Questo museo fu fondato nel 1965 come museo nazionale e comprende una collezione di arte moderna, collezioni etnografiche, una sezione dedicata all’archeologia e una dedicata al Santuario del Libro che, oltre ad antichi documenti biblici, ha una sezione dove sono conservati i Rotoli del Mar Morto rimasti in Israele. Sono 800 in tutto, scritti in ebraico e parte in aramaico, ritrovati nelle grotte vicino al Mar Morto nel 1947 all’interno di giare. I manoscritti su pergamena sono stati scritti da una comunità ebraica del deserto giudaico che si chiamavano “Figli dell’oscurità e della luce” nella seconda metà del II secolo a.C.; la setta seguiva un’ideologia separatista con aspettative messianiche e probabilmente si unì ai ribelli di Bar Kochba nel 68 d.C. e sparì con la repressione romana.

  L’edificio dove sono conservati i rotoli è rotondo ed ha una forma che riproduce il coperchio delle giare.

  Accanto al Santuario del Libro, all’esterno si trova un grande plastico, in scala 1:50, che riproduce la  Gerusalemme del 66 d.C., prima della distruzione del Secondo Tempio.

 

50.8  LA CISGIORDANIA E BETLEMME.

  Il pomeriggio del 4 maggio si attraversa la frontiera con la Cisgiordania per visitare Betlemme e la Basilica della Natività.

  La Cisgiordania, sottratta alla Giordania con la Guerra dei sei Giorni del 1967, si estende per circa 5800 kmq ed è abitata da una maggioranza di Palestinesi. La sua autonomia è stata garantita dagli accordi di Oslo.

  Betlemme si trova circa 10 km a sud di Gerusalemme e a 770 m s.l.m., è considerata dalla tradizione il luogo di nascita di Gesù (secondo Luca e Matteo). Dopo la seconda guerra giudaica, Adriano espulse gli ebrei e fece costruire un tempio dedicato ad Adone nel luogo della natività. Quando Elena, madre di Costantino, venne in Palestina, fece distruggere il tempio ed erigere una chiesa nel 326. Una seconda chiesa fu ricostruita da Giustiniano nel VI secolo, dopo un incendio. Fu risparmiata dall’invasione persiana dei sasanidi del 614, perché, si dice, un mosaico rappresentava i Magi in vesti persiane. Fu rispettata dai primi califfi che occuparono la Palestina dal VII all’inizio dell’XI secolo, distrutta dal califfo fatimide Hakim nel 1009, ma poi ricostruita quando ripresero i rapporti con i bizantini. Nel 1099, arrivati i crociati, la basilica fu ricostruita e fortificata e il clero ortodosso sostituito da quello latino. L’ingresso fu ridotto a una piccola porta per ragioni di sicurezza, per impedire l’ingresso agli uomini a cavallo, e fu detto Porta dell’Umiltà. Nel 1100 vi fu incoronato Baldovino I, re di Gerusalemme. Nel 1187, sconfitti i crociati, il Saladino prese Betlemme, la chiesa fu rispettata, ma iniziarono i contrasti fra clero ortodosso e latino che continuarono durante il dominio ottomano. La città di Betlemme divenne intanto una delle più popolose intorno a Gerusalemme. Dopo il mandato britannico dal 1920 al 1948, nella prima guerra arabo-israeliana, Betlemme fu occupata dalla Giordania e l’afflusso dei rifugiati cambiò i rapporti della popolazione che da maggioranza cristiana divenne musulmana. Occupata con tutta la Cisgiordania dagli Israeliani nella guerra dei sei giorni del 1967, la maggioranza palestinese della Cisgiordania ebbe sempre un atteggiamento intransigente e partecipò alle manifestazioni anti israeliane e ad azioni terroristiche. Con gli Accordi di Oslo del 1993 fra Governo Israeliano e l’OLP, si raggiunse un accordo per l’autogoverno della Cisgiordania. Betlemme e il suo territorio furono assegnati al controllo dell’Autorità Palestinese. Tuttavia, durante la seconda intifada, nel 2002, come risposta a un’invasione israeliana, un gruppo della resistenza palestinese e 50 guerriglieri armati si rifugiarono all’interno della Basilica della Natività e resistettero per 39 giorni. Per il luogo, il fatto ebbe grande rilievo internazionale.

  All’interno, la Basilica è a cinque navate con grandi colonne di travertino rosso e bianco delle cave locali e alcune risalgono alla prima chiesa del IV secolo. Nella navata centrale, alcune aree del pavimento sono state aperte per vedere parte dei mosaici bizantini nel livello corrispondente alla basilica del IV secolo. La Basilica è ora proprietà dei greco-ortodossi. Vicino all’abside due scale scendono nella cripta che è il luogo della Grotta della Natività e dove si trova, secondo la tradizione, il luogo preciso della nascita contrassegnato da una stella d’argento a 14 punte che rappresentano le 14 generazioni trascorse dalla nascita di re David, infatti Giuseppe era della stirpe di David. Questo luogo fu donato ai Francesi nel 1717. Accanto si trova il Santuario della Mangiatoia, dove Gesù fu esposto ai pastori. Questo appartiene ai greco-ortodossi.

  Separata dalla Basilica, sulla sinistra, si trova la Chiesa Francescana di Santa Caterina, costruita nel 1881. Ogni 24 dicembre, in questa chiesa si svolge la messa di mezzanotte che viene trasmessa in mondovisione. Anche da questa si accede alle grotte della Natività e della Mangiatoia. Un altro altare nelle grotte è quello dell’annunzio dell’angelo a Giuseppe per rifugiarsi in Egitto e sfuggire all’editto di Erode. Un’altra cappella è dedicata ai bambini uccisi da Erode.

  Sempre sotto la chiesa di Santa Caterina si trovano il cenotafio di San Girolamo con un altare e la cella di San Girolamo, Dottore della Chiesa, dove ha tradotto e trascritto la Vulgata dall’aramaico. Risalendo e uscendo dalla chiesa di Santa Caterina, si attraversa il chiostro medievale al centro del quale c’è una colonna sormontata dalla statua di San Girolamo.

  Dopo una breve passeggiata, si riprende il pullman e si riattraversa la frontiera per tornare a Gerusalemme.

 

50.9  IL MAR MORTO.

  Il 5 maggio, penultimo giorno del viaggio, è tutto dedicato alla visita dei luoghi più importanti del Mar Morto, la maggiore depressione del mondo, più di 400 m sotto il livello del mare, lungo circa 65 km e con una larghezza massima di 18 km. Il suo bacino si divide in due parti, il settentrionale, circa 2/3 della lunghezza, è il più profondo, fino a 400 m, quello meridionale, che inizia in corrispondenza alla penisola di Lashon (lingua), che si protende dal lato giordano, ha una profondità media di circa 6 m con una massima concentrazione salina vicina alla saturazione. L’utilizzo sempre crescente delle acque del Giordano, il maggiore immissario, alterando l’equilibrio fra immissione ed evaporazione, provoca il progressivo abbassamento del livello e la sua superficie tende a ridursi. Il confine con la Giordania passa a metà della sua larghezza.

  Per la sua salinità, il Mar Morto è diventato uno stabilimento termale naturale perché ha effetti benefici sui nervi, per l’alto contenuto di bromo, sulla pelle e le vie respiratorie, per il magnesio e sulle funzioni ghiandolari, per lo iodio. L’aria è anche più secca e la pressione più alta e questo aumenta il contenuto di ossigeno rispetto al livello del mare. Non ci sono pesci e la vita è ridotta a un certo numero di batteri, ma le rive non sono aride perché vi confluiscono fiumi minori (wadi) e sorgenti di acque dolci provenienti dai monti vicini e vi sono numerose fertili oasi frequentati da uccelli e dove vivono rettili, anfibi e mammiferi.

  Sulla riva occidentale del Mar Morto vi sono due località importanti che meritano una visita. A nord c’è il Parco Nazionale di Qumran, dove sono stati scoperti i Rotoli del Mar Morto e dove gli archeologi hanno portato alla luce l’insediamento di una setta degli esseni, ritenuti gli autori dei rotoli. A sud, dove finisce la sezione settentrionale più profonda del Mare, sorge la Rocca di Masada, fortezza e palazzo di Erode il Grande che divenne poi ultimo baluardo di resistenza contro i Romani per la setta degli zeloti che preferirono il suicidio alla schiavitù e sono diventati un simbolo del nuovo stato d’Israele.

  Nel pomeriggio, tornando verso nord, si fa sosta all’oasi di Ein Gedi.                                 

          

50.9.1  QUMRAN.

  Da Gerusalemme a Qumran, si passa vicino a Gerico, considerata la città più antica del mondo, che si trova già a 260 m sotto il livello del mare, e da qui si continua a scendere fino al Parco Nazionale di Qumran. L’area comprende un terrazzamento fra i rilievi di rocce e grotte del deserto giudaico e una ripida scarpata che scende verso il Mar Morto. Su questo terrazzo si trovano i resti di un monastero occupato, fra il II e il I secolo a.C., da una comunità di religiosi ebrei. All’ingresso del Parco c’è un piccolo museo, dove si possono vedere le famose giare e leggere la storia del ritrovamento dei Rotoli. Nel 1947, un ragazzo beduino, che cercava una capra, entrò in una grotta e scoprì delle giare con rotoli di pelli alcuni dei quali erano avvolti da una stoffa. I beduini della tribù, volendone ricavare un guadagno, li offrirono a un mercante di Betlemme. Questi, vedendo delle scritte consultò un archeologo che comprese l’importanza della scoperta. Per evitare che i beduini tagliassero i rotoli per aumentarne il numero e guadagnare di più, l’archeologo contrattò un prezzo a peso e, finita la guerra del 1948, il governo israeliano fu convinto a investire per il recupero. La ricerca fu estesa a tutte le grotte della zona trovando materiale su papiro, pergamena e rame. In totale i documenti scoperti sono circa 900, trovati in 11 grotte nel raggio di alcuni chilometri e ora sono conservati in maggioranza a Gerusalemme e parte ad Amman, Parigi e Stati Uniti. I manoscritti sono in ebraico, aramaico e greco, datano fra il 150 e il 70 a.C. e sono attribuiti alla comunità giudaica vissuta in questa zona e appartenente al più ampio gruppo degli esseni.

  La comunità si chiamava “figli della luce” contrapposta ai “figli delle tenebre” che era in pratica tutto il mondo esterno e praticava rigide regole di purificazione con i bagni rituali, fino a tre volte il giorno. I membri lasciavano tutte le loro proprietà a un amministratore responsabile, infatti, sono stati trovati recipienti di monete che dovevano essere il tesoro della setta. Lavoravano la terra e raccoglievano datteri e frutta secca. I noccioli dei datteri di 2000 anni fa sono stati seminati ed hanno anche germogliato.

 

50.9.2  MASADA.

  Da Qumran a Masada si segue la strada litoranea leggermente arretrata rispetto alla riva. Lungo il percorso s’incontrano numerose piantagioni di palme da dattero, della specie che si trova in Iraq, alimentate dalle acque piovane che filtrano dai rilievi vicini. L’acqua piovana può provocare instabilità nel terreno vicino alle rive perché, con il tempo, scioglie gli strati di sale, lasciati in profondità dal mare che si è ritirato, e a questo punto il terreno frana formando delle voragini che sono invase dalle acque salate. In qualche caso questi collassi hanno distrutto dei palmeti.

  Si supera l’oasi di Ein Gev che sarà l’ultima tappa della giornata e si giunge in prossimità della Rocca di Masada, un’enorme roccia isolata, alta 400 m sopra il livello del Mar Morto e con la sommità pianeggiante di circa 6 kmq, che era stata fortificata dal 103 a.C. prima dell’arrivo dei Romani. Erode il Grande ne fece la sua roccaforte circondandone la sommità con una cinta di mura alte 5 metri e una quarantina di torri, da usarsi come rifugio in caso di rivolte, e vi fece costruire due lussuosi palazzi. Il principale, sul lato nord, era disposto su tre livelli ed era dotato di terme e grandi cisterne per la raccolta dell’acqua. Si arrivava alla sommità lungo un sentiero ripido e a tornanti, detto il cammino del serpente. Questo sentiero è usato oggi dai turisti sportivi, ma è stata costruita una funivia che raggiunge e la cima in 3 minuti.

  Dopo la morte di Erode la fortezza fu controllata dai Romani con una scarsa guarnigione e, durante la rivolta ebraica del 66, la setta degli zeloti conquistò la fortezza e vi si rifugiò con donne e bambini, in tutto 967 persone. Caduta Gerusalemme, Masada rimase l’ultimo focolaio di resistenza. I Romani assediarono la fortezza con la X Legio Fretensis e altri 7000 uomini, in maggioranza schiavi ebrei. Crearono otto campi trincerati intorno alla rocca, la circondarono con un vallo e iniziarono le operazioni per l’assalto finale. Sappiamo i dettagli dell’assedio e della conquista dalla cronaca dello storico ebreo Giuseppe Flavio. I Romani fecero costruire dagli schiavi una grande rampa con terra e pietre, per raggiungere le mura della fortezza e montare una torre d’assedio. Da questa, con catapulte e un ariete attaccarono le mura. Flavio ricostruì ciò che avvenne nella fortezza. Poiché ormai la situazione era diventata insostenibile, il capo zelota, Eleazar Ben Yair, parlò ai difensori per convincerli a un suicidio di massa ed evitare la schiavitù. Cominciarono a distruggere con il fuoco ogni avere per non lasciarli nelle mani dei Romani, quindi, divisi per gruppi, furono estratti a sorte gli uomini che uccisero donne e bambini, poi si uccisero fra loro.

  Nel IV e V secolo, Masada fu occupata da una comunità di monaci, poi abbandonata e dimenticata. Fu riscoperta nel 1842, ma solo dopo il 1963 furono iniziati gli studi e i restauri.

  Si sale alla fortezza con la funivia osservando il panorama dall’alto e il sentiero del serpente che raggiunge la vetta. Dall’alto si ha una visione del Mar Morto e si distingue la penisola di Lashon che lo divide in due parti. In basso si vede il perimetro di uno dei campi romani costruiti intorno alla rocca durante l’assedio.

  L’entrata al palazzo di Erode si trova a nord est, vicino al punto di arrivo della funivia. Le stanze erano riccamente decorate come si vede da alcuni resti di pareti dipinte. Si passava per il sistema di sicurezza della fortezza. Un plastico mostra la disposizione del palazzo; a est i magazzini con le derrate alimentari, la parte centrale è occupata dalle terme private di Erode. La residenza privata era divisa in tre terrazze sulle pendici settentrionali della rocca; quella superiore, con le stanze private del re, è una terrazza semicircolare, la terrazza intermedia è una sala circolare per i banchetti circondata da colonne, ma rimangono solo le fondazioni. La terrazza inferiore era pure usata per banchetti e ricevimenti. Gran parte dal palazzo è stato distrutto dai terremoti. Sono state ricostruite in parte le Terme con il calidarium e recuperati dei mosaici pavimentali. Vicino all’area delle terme, gli zeloti hanno costruito i bagni rituali secondo i loro precetti. Un altro plastico mostra, oltre al palazzo con le tre terrazze, il sistema di approvvigionamento idrico creato da Erode con un percorso di canali che portavano l’acqua da una sorgente vicina a un complesso di cisterne.

  Uscendo dal palazzo, ma rimanendo lungo le mura della fortezza, si raggiungono due punti di osservazione. Dal primo si vedono le terrazze del palazzo e parte del sentiero del serpente, sul lato dove si trovava il percorso idrico. Dal secondo si vede la rampa costruita dai Romani per poi sferrare l’attacco finale.

  Sulla spianata della rocca, circondata dalle mura, si trovano le rovine di molti altri edifici, fra cui il secondo palazzo di Erode, quello Occidentale, e una chiesa bizantina con un mosaico pavimentale.

  Alle ore 13:00 circa si scende con la funivia e si riparte per l’ultima sosta all’Oasi di Ein Gedi.

 

50.9.3  L’OASI DI EIN GEDI.

  Quest’oasi è una delle più belle del Mar Morto con una riserva naturale all’interno attraversata dal Wadi David e, a sud, uno stabilimento balneare, bagni termali, ristorante e negozi. Si trascorre il pomeriggio sulla spiaggia dello stabilimento balneare. Si possono riprendere i bagnanti che galleggiano in modo innaturale per l’elevata densità dell’acqua.

 

50.10  GERUSALEMME – ULTIME ORE.

50.10.1  LO SPETTACOLO DEI TZABARIM MECHOLA.

  La sera del 5 maggio, di ritorno dal Mar Morto, si assiste a uno spettacolo folcloristico israeliano e arabo organizzato da un gruppo di giovani nati a Gerusalemme che hanno voluto portare sulla scena canti e danze popolari influenzate sia dalle tradizioni degli ebrei di tutto il mondo sia da quelle arabe e druse. Il nome di Tzabarim viene da Tzabar che è in ebraico il nome del frutto del cactus, rozzo all’esterno e dolce all’interno, conosciuto come sabra, lo stesso con cui sono chiamati gli ebrei nati in Israele.

  Alcune foto colgono le immagini dello spettacolo.

 

50.10.2  ULTIME CHIESE A MONTE SION (mattino del 6 maggio).

  Si torna a Monte Sion, che oggi è fuori dalle mura di Solimano, ma una volta era dentro le precedenti mura romane e bizantine, per vedere le ultime due chiese.

  Quasi isolata, è la chiesa di S. Pietro in Gallicantu, il luogo dove Gesù fu tratto in prigione e dove S. Pietro lo rinnegò tre volte (secondo Marco). Il luogo si ritiene fosse quello dove si trovava la casa del grande sacerdote Caifa. Qui fu portato Gesù dopo il suo arresto e incarcerato nella grotta sotterranea. Sopra la grotta c’è il livello della chiesa bizantina del V secolo e crociata del XII secolo e sopra ancora la nuova chiesa costruita dagli Assunzionisti francesi nel 1931. Gli scavi sotto la chiesa bizantina hanno scoperto la presenza di un santuario che testimonia la venerazione del luogo. Un’antica rampa che porta alla chiesa potrebbe essere la strada percorsa da Gesù. Vicino l’ingresso della chiesa, un monumento rappresenta S. Pietro che pronunzia la frase “non novi illum” (secondo Luca) e, sopra una colonna, il gallo che canta.

  Sul piazzale sopra la chiesa si trova il plastico della Gerusalemme bizantina.

  La seconda chiesa è quella della Dormizione di Maria, vicina alla Porta di Sion (Agia Sion). La chiesa attuale è dell’ordine benedettino tedesco e fu consacrata nel 1906. Riportò danni durante le guerre del 1948 e 1967 perché la torre dominava la Città Vecchia e fu occupata dalle truppe israeliane. La chiesa attuale è più piccola della chiesa bizantina, che era una basilica classica. All’interno ha nell’abside un mosaico con la Madonna e il Bambino. La chiesa inferiore (la cripta) ha un sarcofago con la statua in pietra della Vergine addormentata, infatti, il nome latino della chiesa è: Dormitio Sanctae Mariae.

  Le ultime ore, prima del trasferimento in aeroporto nel pomeriggio, vengono impiegate per un’ultima passeggiata nelle strade della Città Vecchia.

 

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