Acne cause e conseguenze

 

 

 

Acne cause e conseguenze

 

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Acne: cause e conseguenze.

 


L’acne

 

L’acne volgare è una malattia infiammatoria cronica del follicolo pilo-sebaceo caratterizzata dalla presenza di vari tipi di lesioni elementari, per questo definita polimorfa.
A seconda del tipo e della gravità della malattia potremo trovare:
- comedoni
lesione primaria dell’acne, può risolvere spontaneamente o evolvere il processi infiammatori come:
- papule;
- pustole;
- noduli;
- cisti;
che caratterizzano il momento infiammatorio della malattia e alle quali seguiranno
- cicatrici;
- ipercromie post-infiammatorie (macchie);
esiti dell’evoluzione infiammatoria della malattia.

L’acne volgare è una malattia frequente negli adolescenti, compare in genere nell’età della pubertà compresa fra i 14 e i 19 anni, per poi risolvere intorno ai 20-25 anni, con la fine dello sviluppo.
In genere compare prima nelle ragazze, ma persiste più a lungo e in maniera più grave nei ragazzi. La malattia ha decorso continuo con peggioramenti stagionali, la guarigione è completa nelle forme più superficiali, mentre rimangono esiti pigmentari nelle forme più gravi.
Le lesioni acneiche si localizzano generalmente al volto, alla parte superiore del tronco e al dorso, cioè nelle aree seborroiche dove i follicoli sono caratterizzati da una grossa ghiandola sebacea e da un pelo vellus. Nell’adolescenza, infatti, si registra una concentrazione maggiore di ormoni androgeni a livello ematico, che agiscono sui recettori presenti sulle ghiandole sebacee, stimolando una maggior produzione di sebo (seborrea). Ciononostante, è stato appurato che non è la maggior concentrazione di androgeni a scatenare la seborrea, bensì la più alta sensibilità dei recettori ghiandolari allo stimolo ormonale. Considerando che il numero dei recettori presenti sulle ghiandole è predefinito geneticamente, si spiega la comparsa di questa malattia solo in determinati soggetti, spiegandone la causa, o perlomeno il fattore scatenante, e sfatando falsi miti riguardanti l’alimentazione e la scarsa igiene.

 

L’apparato pilo-sebaceo

Per capire meglio la patogenesi dell’acne, è meglio dare alcuni cenni sull’apparato pilo-sebaceo, dove si sviluppa la malattia.

L’apparato pilo-sebaceo è costituto dalle seguenti strutture:
- il pelo e le sue guaine (che nell’insieme formano il follicolo pilifero);
- il muscolo erettore del pelo;
- la ghiandola sebacea;
- la ghiandola sudoripara apocrina (presente solo in alcune sedi).
I peli sono presenti in tutto il corpo, ad eccezione delle regioni palmo-plantari, si differenziano in peli vellus, sottili, poco pigmentati e corti, presenti fin dalla nascita, si estendono fino al derma medio, e peli terminali, più grossi e scuri, presenti fin dalla nascita nel cuoio capelluto, nelle sopracciglia e nelle ciglia, e dopo lo sviluppo a livello del tronco, barba, ascelle e pube, possono arrivare all’ipoderma. Il pelo si divide in fusto, la porzione che fuoriesce dalla superficie cutanea, e radice, porzione interna che termina nel derma con il bulbo pilifero. Il follicolo pilifero, che accoglie il pelo, è un’invaginazione dell’epidermide nel derma; si divide in segmento superiore, che si estende dal dotto sebaceo fino all’esterno, è permanente ed è ricco di flora microbica saprofita, istmo, che comprende la porzione che va dal dotto sebaceo all’inserzione del muscolo erettore, e il segmento inferiore, che si estende dall’inserzione del muscolo fino al bulbo, un’estremità espansa che termina con una concavità che ospita la papilla del pelo, ricca di cellule e vasi sanguigni. Il pelo è rivestito da tre guaine: una guaina epiteliale interna, che prende origine dal bulbo e avvolge la radica per circa i 2/3, una guaina epiteliale esterna, che scendendo dall’epidermide avvolge tutta la radica, e una guaina connettivale, che circonda completamente le altre due e funge da supporto.
L’apparato ospita anche una ghiandola sebacea, che è una ghiandola acinosa e ramificata che produce il sebo. Le ghiandole sebacee sono costituite da lobuli (acini) e da un dotto escretore che sbocca generalmente nel follicolo, ad eccezione delle ghiandole localizzate agli angoli della bocca, al bordo delle labbra, al prepuzio, al glande, all’ano, alle piccole labbra, all’areola mammaria e al capezzolo. Si ritrovano in tutto il corpo ad eccezione delle regioni palmo-plantari, hanno forma e dimensioni variabili, si ritrovano più numerose nelle aree seborroiche ( cuoio capelluto, fronte, naso, solchi naso-genieni, solchi retro-auricolari, regioni sternale ed interscapolare), contrariamente alle ghiandole sudoripare, le sebacee secernono continuamente il loro prodotto, il sebo, che è una secrezione oleosa composta da trigliceridi e acidi grassi (57%), cere (26%), squalene e paraffina (12%), colesterolo (4%) e detriti cellulari. La loro produzione viene regolata da fattori endocrini (testosterone, per questo è maggiore negli uomini), dalla concentrazione lipidica di superficie (devono mantenere inalterato il film idrolipidico, se questo è alto viene bloccata la secrezione di sebo, se è basso ne viene prodotto di più), fattori ambientali (temperature alte e umidità), stress emotivi e indumenti non traspiranti.
Dell’apparato pilo-sebaceo fa anche parte una ghiandola sudoripara apocrina. In generale le ghiandole sudoripare sono ghiandole tubulari, costituite da una zona glomerulare, a gomitolo, in sede profonda (derma profondo o ipoderma) dove avviene la produzione del sudore, un dotto escretore, che porta il sudore in superficie, e un poro sudoriparo, che sbocca sulla superficie cutanea nelle eccrine e nel follicolo in quelle apocrine. Le ghiandole eccrine si trovano sull’intera superficie corporea, in particolare sulle regioni palmo-plantari, hanno il dotto escretore che sbocca direttamente sulla pelle, la loro secrezione è una soluzione idrosalina (il sudore) contenente diverse sostanze organiche (aminoacidi, creatinina, acido urico, urea) e inorganiche (elettroliti e sali minerali), il loro ruolo è di termoregolare l’organismo e per questo funzionano fin dalla nascita. Le ghiandole apocrine, invece, sono concentrate in poche aree corporee come le ascelle, aree perianogenitali e i capezzoli, il loro dotto sbocca nella porzione terminale del follicolo pilifero, la loro secrezione è un liquido oleoso lattiginoso composto da acidi grassi, lipidi, aminoacidi e acqua, che viene degradato dalla flora microbica saprofita assumendo l’odore caratteristico per ogni individuo, raggiungono la maturità funzionale solo alla pubertà, sotto l’influenza degli ormoni sessuali, e hanno un ruolo marginale nella termoregolazione.

 

Dinamica della formazione delle lesioni.

La lesione iniziale della malattia è il comedone, una piccola cisti di colore giallastro da ritenzione cornea e sebacea, poco rilevata dalla superficie cutanea, contenente sebo, cellule cornee, stafilococchi e acnebacilli, che si forma dalla combinazione di due fattori:
- ipercheratosi infundibolare;
- aumento della produzione sebacea.

Scendendo nei particolari, l’ormone androgeno, presente sia nei maschi sia nelle femmine anche se in quantità minore, responsabile di queste mutazioni è il delta-4-androstenedione. Esso, infatti, viene trasformato da un particolare enzima, chiamato 5-alfa-reduttasi, concentrato nelle ghiandole sebacee e molto più attivo in caso di seborrea, in un altro ormone, il diidrotestosterone, composto molto più potente.


Questo ormone, di fatto, provoca un acceleramento mitotico, comportando un aumento della produzione sebacea e alterando in parte il turn-over cellulare delle pareti dell’infundibolo. L’azione ormonale stimola una maggior produzione di cheratinociti che, arrivati in superficie, determinano un ispessimento dello strato corneo perinfundibolare dovuto alla maggior coesione dei corneociti ai piani sottostanti con scarsa desquamazione; ciò determina un’ostruzione dell’ostio follicolare. Il sommarsi di queste anomale situazioni determina la comparsa del microcomedone, non visibile clinicamente, causato dalla difficoltà di fuoriuscita del sebo a causa dell’ispessimento infundibolare.
Nel giro di circa 5 mesi, dal microcomedone si sviluppa il comedone chiuso o punto bianco, dovuto alla presenza di sebo che non riesce a fuoriuscire, ostacolato dall’ipercheratosi infundibolare. Infatti, nonostante l’ostio sia ostruito, la ghiandola sebacea continua a produrre maggior sebo che si accumula nel follicolo. Questa situazione si presenta sulla pelle come un piccolo punto bianco, leggermente rilevato dalla superficie cutanea, visibile soprattutto stirando la cute o attraverso la palpazione superficiale.

                  
Aumento della produzione sebacea


Ipercheratosi dell’epidermide infundibolare


L’ipercheratosi provoca un’ostruzione dell’ostio follicolare, permettendo l’accumulo del sebo prodotto in eccesso, si forma cosi inizialmente il microcomedone, poi il punto bianco e, se le pareti infundibolare si rompono e riversano il contenuto nel derma, la papula o pustola.

 

Con il passare del tempo, il follicolo continua d ingrossare fino ad inglobare anche la ghiandola sebacea; questa massa corneo-sebacea dilata gradualmente l’ostio follicolare dando così origine al comedone aperto o punto nero. Il tipico colore nero è dovuto all’ossidazione della melanina contenuta nei corneociti sfaldati presenti nel comedone, spesso è aggravato dalle eccessive esposizioni al sole, le cui radiazioni ossidano il sebo e dalle particelle presenti nell’aria inquinata (monossido di carbonio) che vanno a depositarsi nell’ostio infundibolare.


Comedoni aperti e chiusi coabitano

A questo punto possiamo avere una duplice evoluzione del comedone:
- risoluzione per fuoriuscita del materiale contenuto nel comedone, anche facilitata da una spremitura manuale;
- rottura delle pareti infundibolare naturalmente o per traumi esterni (errata spremitura dei comedoni) e fuoriuscita del materiale amorfo nei tessuti circostanti fino anche al derma; questa situazione genera la comparsa delle lesioni infiammatorie dell’acne come papule, pustole, noduli e cisti.


In questa fase gioca un ruolo fondamentale un batterio saprofito, il Propionibacterium Acnes, che prolifera in condizioni di anaerobiosi e substrati lipidici, propri dell’ipercheratosi infundibolare e dell’ipersecrezione sebacea. Il P. acnes non solo produce delle lipasi in grado di scindere i trigliceridi del sebo in acidi grassi liberi a forte potere irritante, ma dalle sue pareti si liberano delle molecole in grado di attrarre neutrofili e monociti, responsabili della reazione infiammatoria. Infatti, l’istochimica del comedone mette in luce come esso sia ricco di mediatori dell’infiammazione (citochine) e come la presenza di questi microrganismi (oltre al P. acnes anche il P. granulosum, lo Stafilococcum epidermidis e il Malassezia furfur) ne incrementi la produzione. Quindi la formazione della papula e delle altre lesioni infiammatorie è causata dalla reazione al materiale irritante contenuto nel comedone che penetra fino al derma dopo la rottura delle pareti infundibolare.


Papule e pustole

 

 


Formazione di una pustola

 

 

Le lesioni infiammatorie dell’acne

A seconda della gravità della malattia potremo trovare diversi elementi infiammatori:

-Papula: è una lesione solida, rilevata dalla superficie cutanea, dovute alla flogosi perifollicolari e all’infiltrazione più o meno profonda di agenti irritanti nel derma. Le papule acneiche sono intensamente eritematose e di solito inferiori ad 1 cm, si associano a seborrea. Possono guarire senza lasciare esiti cicatriziali o peggiorare in pustole.      

-Pustole: è un piccolo rilievo cutaneo a cupola costituito da una cavità contenente liquido purulento giallastro o grigiastro (pus). Sono lesioni più gravi e deturpanti, insorgono su pregresse papule per l’azione di germi e batteri e risolvono sempre con una cicatrice.


Pustola

-Noduli: sono rilievi solidi circoscritti cutanei più grandi delle papule, possono raggiungere il derma profondo e l’ipoderma, sono spesso dolorosi, dovuti ad un’intensa infiltrazione granulomatosa e sono caratterizzati da una più lunga durata; risolvono sempre con esiti cicatriziali.

-Cisti: sono lesioni simili ai noduli, interessano anche fino al derma profondo, delimitate da un epitelio proprio, formato all’interno da raccolte di materiale semifluido, circondate da una cute che può apparire fortemente eritematosa ma anche di colorito normale e possono raggiungere anche 1 cm di diametro. Anch’esse risolvono in cicatrici.


Cisti sebacea

-Cicatrici: sono la formazione di nuovo tessuto connettivo che ripara la perdita di sostanza che abbia colpito almeno il derma superficiale, nel caso dell’acne si avranno raramente cicatrici in seguito ad acne punctata o comedonica-papulosa, mentre si avranno sicuramente esiti cicatriziali in seguito alle forme più gravi come le papulo-pustolosa, la nodulo-cistica e la conglobata. Questo nuovo tessuto è caratterizzato da atrofia dell’epidermide, conseguente ad una fibrosi del derma e dalla scomparsa degli annessi cutanei. La rigenerazione comunque, potrà essere regolare, con il ripristino del normale livello cutaneo, eccessiva, con formazione di cicatrici ipertrofiche (in casi eccezionali di predisposizione genetica avremo la formazione di cheloidi) o deficitaria, con residue carenze di sostanze (cicatrici atrofiche).


Cicatrici regolari

Cicatrici ipertrofiche

Cicatrici atrofiche

 

Le differenti forme di acne

Possiamo distinguere diverse forme di acne a seconda della prevalenza delle lesioni elementari presenti o dei fattori scatenanti:
-Acne polimorfa giovanile: è la forma più frequente, compare tra i 14 e i 19 anni per poi risolversi entro i 20-25 anni. Colpisce l’80% degli adolescenti e la sua guarigione è molto lenta, se non quasi assente, se non viene applicato nessun trattamento. È preceduta da seborrea che interessa la zona “T” del viso (fronte, naso, mento), il cuoio capelluto, la zona interscapolare e il torace. Presenta varie lesioni cutanee a seconda della gravità e dello stato di avanzamento; le forme leggere possono comprendere:


- l’acne comedonica o punctata: forma lieve in quanto presenta solo comedoni chiusi o aperti, di facile risoluzione in quanto basta una corretta detersione della pelle e l’uso di prodotti seboregolatori ed astringenti per impedirne il peggioramento;

- l’acne papulosa o papulo-pustolosa: è la forma evolutiva della precedente in quanto si riscontra una sovrapposizione batterica sulle pre-esistenti lesioni comedoniche causata o da traumi esterni o da una scorretta o assente cura; anche questa è facilmente curabile con prodotti appropriati che possono essere sia topici sia sistemici come gli acidi (retinico, piruvico, benzoil perossido) o gli antibiotici (tetracicline).

Ci sono anche forme più gravi che colpiscono per la maggior parte i maschi e che insorgono in seguito ad un’errata o assente cura:

- l’acne nodulo-cistica: è una forma grave dell’acne, si caratterizza dalla presenza di lesioni infiammatorie profonde, cioè noduli e cisti, che spesso confluiscono formando degli ascessi purulenti che risolvendosi lasciano cicatrici. Queste forme più gravi possono espandersi dal viso al tronco fino alla vita, a volte anche al fondoschiena e alla parte superiore delle braccia.

- l’acne conglobata: è una forma molto grave di acne che si manifesta anche fino ai 30-40 anni, è caratterizzato dalla quasi totale assenza di comedoni soppiantati dalla presenza di numerose lesioni profonde come noduli e cisti che confluiscono fra loro formando delle fistole, cioè dei canali asessuali purulenti. Le manifestazioni possono espandersi anche in zone inconsuete come le natiche, il cuoio capelluto e la zona lombare. Da queste lesioni derivano delle cicatrici profonde ed irregolari che conferiscono un aspetto butterato.

- l’acne fulminante: è una forma molto rara, ma la più grave, si sviluppa su lesioni pre-esistenti per terminare in un degrado dello stato generale. Sono presenti, quindi, numerosi noduli infiammatori e suppurativi che possono evolvere in ulcerazioni necrotiche (per questo viene anche chiamata acne necrotica). Questa situazione viene accompagnata da una forte febbre (39- 40° C), dolori muscolari e articolari e da un’alterazione dello stato salutare generale.

- l’acne cheloidea: è un’altra forma rara quanto grave, colpisce solo il sesso maschile localizzandosi alla nuca, presenta pustole che tendono a riunirsi formando un piastrone rilevato di consistenza dura, simile ai cheloidi cicatriziali.

Ci sono anche forme particolari di acne che hanno cause ed evoluzioni differenti:

- l’acne escoriata (“acné excoriée des jeunes filles”): colpisce ragazze o giovani donne che nel tentativo di eliminare delle lievi lesioni acneiche si grattano fino al sanguinamento riempiendosi di escoriazioni. Riscontreremo quindi la quasi totale assenza di comedoni, mentre troveremo lesioni infiammatorie come papule e pustole, ed escoriazioni derivate dalle manipolazioni errate dei soggetti. Si ritrova in soggetti dal carattere debole e labile, con complesso di inferiorità e mancata accettazione della propria immagine, per questo è opportuno l’ausilio di uno psicologo.
- l’acne da cosmetici: si manifesta perlopiù in donne adulte che usano cosmetici o creme idratanti inadatte alla loro pelle. Infatti, alcuni prodotti troppo grassi contengono oli minerali impuri (olio di lino, di mandorle dolci, d’oliva o di vaselina) che vanno ad ostruire l’ostio follicolare con azione comedogenica. Troveremo quindi comedoni e più raramente papule e pustole che spariranno con la sospensione delle applicazioni cosmetiche, senza lasciare cicatrici. Si localizza al volto ed in particolar modo al mento, alle tempie ed ai lati delle guance, le zone che vengono deterse più difficilmente e sulle quali si depositano maggior quantità di residui.

- l’acne medicamentosa: si verifica in seguito alla somministrazione di cortisonici, vitamina B12, preparati anabolizzanti, ormoni ad azione androgenica, contraccettivi orali, anticonvulsionanti, antidepressivi, antitubercolosici, sali di litio (via orale) e i prodotti contenenti alogeni (fluoro, iodio, bromo, cloro); si manifesta prevalentemente con papule e pustole, la comparsa e la gravità delle lesioni sono correlate alla durata ed all’entità del trattamento e alla sensibilità dell’organo bersaglio.

- l’acne professionale: colpisce persone che a causa del proprio lavoro sono tutti i giorni a contatto con idrocarburi, catrame ed oli da ingrassaggio che vanno ad ostruire il follicolo; si localizza soprattutto agli arti superiori, le lesioni vengono chiamate “foruncoli d’olio” e colpiscono quindi soprattutto garagisti, meccanici e fresatori.

- l’acne del neonato: compare alla nascita o nei primi mesi di vita con lesioni di lieve entità al volto, soprattutto alle gote. È causata da un’eccessiva risposta delle ghiandole sebacee del nascituro ad alcuni ormoni materni. Ha tendenza alla familiarità e generalmente guarisce spontaneamente, ma può persistere a causa dell’utilizzo di alcuni di prodotti più o meno grassi utilizzati per l’igiene del neonato; in alcuni casi può perdurare mesi fino anche ai 3-4 anni.

- l’acne rosacea: è una malattia infiammatoria cronica proprio come l’acne volgare; colpisce persone adulte (30-40) che soffrono di labilità vascolare in senso vasodilatatorio a stimoli emozionali o climatici e si manifesta al viso con localizzazione a”croce di Malta” (guance, naso, mento e fronte). Prima di arrivare alla fase acuta abbiamo altri due stadi: il flushing o arrossamento transitorio che può durare dai 5 ai 15 anni, e l’eritema fisso, che può essere complicato dalla presenza di teleangectasie (capillari evidenti sulla superficie cutanea anche ad occhio nudo), che può durare dai 10 ai 15 anni. Dopo queste fasi intermedie avremo la vera e propria malattia che si sviluppa su una base arrossata sulla quale nascono gli stessi elementi infiammatori dell’acne ad eccezione dei comedoni. Queste lesioni sono la conseguenza infiammatoria dell’eccessivo afflusso di sangue. La rosacea colpisce sia uomini che donne ma in quest’ultimi potremo avere anche la presenza di rinofima, cioè un’ipertrofia angio-connettivale sebacea della punta del naso (ipertrofia del tessuto connettivo, dei vasi capillari e delle ghiandole sebacee) o di gnatofima, del mento, o di otofima, del lobo dell’orecchio. Viene curata con la crioterapia o con il laser, spesso è accompagnata da gastrite da elicobacter pilori e da congiuntivite.

- l’acne aestivalis: insorge dopo l’esposizione al sole in ambiente ad elevata umidità e temperatura. I raggi ultravioletti B inducendo l’ossidazione dello squalene presente nel sebo, esercitano un’azione comedogenetica favorendo la comparsa delle lesioni, inoltre ispessendo l’epidermide, danno un effetto peggiorativo a lungo termine; infatti, questo tipo di acne si manifesta nei mesi autunnali.

 

Le cause dell’acne

Non esiste una vera e propria causa che possa spiegare la comparsa dell’acne ma una combinazione di diversi fattori scatenanti come:
- predisposizione genetica ed ereditarietà;
- ipersecrezione sebacea che nei soggetti acneici è sempre aumentata ed è la causa della comparsa delle lesioni;
- fattori endocrini: l’eccessiva quantità di ormoni androgeni si lega ai recettori geneticamente più sensibili delle ghiandole sebacee e stimola la maggior produzione di sebo;
- disturbi della cheratinizzazione: l’ispessimento dell’infundibolo follicolare, causato ipoteticamente dall’azione degli androgeni, è l’inizio della formazione del comedone;
- sovrapposizione batterica: l’eccessiva cheratinizzazione dell’infundibolo, l’ostruzione del canale di sbocco del sebo, la conseguente situazione di anaerobiosi e l’aumento dei trigliceridi nel follicolo contribuiscono all’attivazione enzimatica del Propionibacterium acnes, già presente nel follicolo, che scinde i trigliceridi in acidi grassi liberi a forte potere irritante causando le lesioni infiammatorie proprie dell’acne;
- esposizione alle radiazioni ultraviolette: l’esposizione al sole determina inizialmente un miglioramento dell’acne dovuto all’azione antibatterica, all’attività antinfiammatoria ed all’azione mascherante dell’abbronzatura sulle lesioni; tuttavia i raggi ultravioletti B ossidando lo squalene, un acido grasso presente nel sebo, esercitano un’azione comedogenica a lungo termine, associata anche all’ispessimento dell’epidermide provocata il sole;
- alimentazione: è stato dimostrato che non vi è nessun legame fra la comparsa dell’acne ed i regimi alimentari;
- mestruazioni: la comparsa dell’acne si riscontra spesso nel periodo antecedente lo sviluppo, quindi nelle donne precedente le prime mestruazioni, a causa degli squilibri ormonali causati da questo cambiamento; anche successivamente si può riscontrare un peggioramento delle lesioni nel periodo premestruale;
- farmaci: l’uso di farmaci usati per lungo tempo sia per via topica che sistemica, soprattutto i corticosteroidi, possono provocare la comparsa della malattia (acne da farmaci);
- cosmetici: l’utilizzo inappropriato di creme idratanti troppo grasse provoca un’ostruzione dei follicoli pilo-sebacei ad opera degli oli minerali impuri presenti in questi prodotti (acne da cosmetici);
- f attori psichici: la comparsa dell’acne coincide o provoca situazioni di fragilità psicologica o situazioni di stress, sulle quali si può sviluppare l’acne escoriata.

 

I trattamenti

I trattamenti dipendono dalla forma d’acne, dalla sua intensità e dal tipo di pelle. Nei primi giorni è frequente assistere ad un peggioramento della situazione, quindi il paziente deve dar prova di molta volontà e costanza per raggiungere la guarigione. Ripetendo che l’acne è una malattia infiammatoria cronica e spesso recidivante, è ovvio che necessita di cure specifiche dermatologiche e che le estetiste o i pazienti in primo luogo, non dovrebbero toccare una pelle già di per sé irritata e sensibile. Il primo passo per la guarigione è l’utilizzo di prodotti cosmetici adatti: i saponi troppo detergenti sono da evitare perché eliminando il film idrolipidico, presente sulla superficie cutanea, innesca l’iperproduzione sebacea per ristabilire il giusto equilibrio. Sono consigliabili invece prodotti non grassi, non comedogenetica, dal forte potere idratante che prevengono e curano gli effetti collaterali di secchezza cutanea causati dalle cure mediche. Detto questo i medici dermatologi possono adottare differenti forme di trattamenti che potremo sintetizzare in:


- antibiotici: vengono principalmente usati l’eritromicina e la clindamicina, nei casi di acne leggera o iniziale, e le tetracicline in casi con predominanza infettiva come l’acne papulo-pustolosa o la conglobata. Questi antibiotici associano ad una attività batteriostatica anche un’azione antinfiammatoria, per questo sono consigliabili come cura per l’acne. Benché molto utilizzati, ultimamente sono stati rimessi in causa sia per i fallimenti avuti da questo tipo di cura, dovuti, si pensa, o ad un’eccessiva velocità di escrezione del sebo inibente una concentrazione sufficiente di principio attivo nel follicolo pilifero o ad una scarsa regolarità di assunzione da parte del paziente, sia per gli effetti collaterali che provocano in cure molto prolungate, quali disturbi gastrointestinali, candidosi vaginali, onicolisi, fotosensibilità ed eruzioni cutanee, sia perché sono stati dimostrati inefficaci su alcuni ceppi di Propionibacterium acnes. Infatti, si è visto che alcuni di questi batteri hanno sviluppato una resistenza agli antibiotici causata, ipoteticamente, o da una mutazione di un gene o dall’acquisizione di un altro, da una specie batterica molto vicina, capace d’indurre resistenza.


- terapia ormonale: data l’influenza degli ormoni androgeni nell’evoluzione dell’acne, è utile, a volte, ripiegare su una terapia ormonale che ne regoli l’attività. Ciò è possibile ovviamente solo per le femmine. Attualmente si integra l’assunzione di estrogeni con il ciproterone acetato, farmaco dotato di attività anti-androgena specifica. Se questa associazione non sortisce gli effetti desiderati, si tende ad aumentare il dosaggio del ciproterone acetato.


- benzoil perossido: viene utilizzato in varie concentrazioni e formulazioni (creme, gel o saponi), ha un’azione cheratolitica, batteriostatica sul Propionibacterium acnes, battericida sulla flora microbica anaerobia e microaerofila, tramite l’ossiadazione degli enzimi batterici, antinfiammatoria e antiradicalica. La sua attività è molto più veloce degli antibiotici e non induce resistenza. La molecola viene veicolata tramite l’epidermide e metabolizzata in acido benzoico e ossigeno, per questo non ha nessuna controindicazione durante la gravidanza o l’allattamento, inoltre non producendo allergia, fotosensibilizzazioni e carcinogenesi, può essere usata su tutti i tipi di pelle. Nelle forme più leggere basta l’utilizzo del benzoil perossido da solo e avremo la risoluzione di comedoni, papule e pustole, mentre nelle forme più gravi è utile associarlo con antibiotici e retinoidi. A basse concentrazioni (creme o gel dal 3% al 10%, saponi 1% o al massimo 2%) non ha controindicazioni, mentre a quelle alte può provocare una forte secchezza cutanea accompagnata da visibile desquamazione, per questo si associa sempre una crema fortemente idratante e si vieta l’esposizione al sole, sia per non disidratare ulteriormente la pelle, sia per evitare ustioni solari o eritemi.  


- acido retinoico topico:  agisce aumentando in turn-over cellulare dell’epidermide e impedendo la cheratinizzazione dell’ostio follicolare e quindi la formazione del comedone. Può provocare irritazioni  e un’accentuazione della malattia all’inizio della cura, per la sua azione cheratolitica si vieta l’esposizione al sole ed è obbligatoria una contraccezione orale perché provoca malformazioni al feto.
- acido azelaico: ha la capacità di normalizzare il processo di cheratinizzazione nell’infundibolo e di ridurre il materiale corneo e batterico contenuto in esso. Infatti, è stata dimostrata l’azione antimicrobica nei confronti dello Stafilococcum epidermidis e del Propionibacterium acnes che comporta una diminuzione degli acidi grassi liberi del sebo e quindi una diminuzione delle lesioni infiammatorie. Inoltre è in grado anche di inibire l’enzima 5-alfa-reduttasi. L’effetto finale è quindi quello di una riduzione della litogenesi che porterebbe, oltre che alla risoluzione dell’acne, anche alla riduzione della seborrea. L’acido azealico necessita, comunque, di un trattamento prolungato per poter produrre l’effetto desiderato.
- acido piruvico: è un prodotto usato nell’acne sia in fase attiva che negli esiti, nei segni causati da invecchiamento cronologico o fotoindotto. È un alfachetoacido, più potente degli idrossiacidi, si trova in natura nella frutta fermentata e nell’aceto di mele. Ha una molecola piccola, per questo penetra più in profondità nell’epidermide, e liofila, quindi riesce ad entrare più a fondo nel follicolo pilifero dove svolge un’azione batteriostatica, sebostatica e comedolitica. A livello epidermico diminuisce la coesione intercorneocitaria, favorendo il rinnovamento cellulare, mentre a livello dermico stimola l’attività dei fibroblasti e quindi la sintesi del collagene, dei GAGs e dell’elastina, favorendo il rimodellamento del derma. Già dopo i primi 6 peeling si avranno ottimi risultati.
- fototerapia: la fototerapia si avvale dell’unione fra energia pulsata e calore (LHE). Utilizza, infatti, una lampada che mette una luce non coerente in grado di eccitare delle particolari molecole prodotte dal Propionibacterium acnes così tanto da innescare una reazione chimica che distrugge sia il P. acnes sia le cellule della ghiandola sebacea. Questo trattamento viene fatto in ambulatorio medico, con una cadenza bisettimanale, già dopo la seconda settimana si possono vedere i risultati che permangono anche dopo la fine del trattamento.


- microchirurgia: per quanto riguardo alla cura delle cicatrici lasciate dall’acne, esiste una particolare terapia chiamata Mosaic Aesthetic Surgery. Questo intervento chirurgico consiste nell’asportare le piccole zone dove sono presenti i solchi cicatriziali e sostituirli con delle piccole sezioni prese in zone nascoste, come la retroauricolare, incastrandole come tessere di un mosaico. Queste zone sono talmente micro da non innescare un’importante reazione cicatriziale, per tanto i risultati saranno ottimi e veloci. L’intervento viene fatto in anestesia locale infiltrativi e richiede in media 2/3 sedute, è sconsigliato a persone che hanno una tendenza alla cicatrizzazione ipertrofica o cheloidea.

                                                          

 

 

Conclusioni

Infine possiamo affermare che l’acne è una malattia che si presenta in adolescenza ma che può colpire anche gli adulti. Una buona igiene del viso e del corpo con prodotto idonei non aggressivi potrebbe evitare la sua comparsa. Importante è anche il comportamento che si tiene durante le manifestazioni: traumatizzare, spremere, mascherare con correttori non fanno altro che peggiorare la situazione e aumentare il rischio di esiti cicatriziali e pigmentari. Inoltre è opportuno ricordare che l’acne insorge generalmente in un’età già difficile, piena di insicurezze e dubbi, ricca di cambiamenti che fanno a volte paura, e la comparsa di una malattia c che si localizza proprio al volto, la parte che nelle relazioni sociali è il biglietto da visita dell’individuo, non fa che aumentare queste ansie. Inquietudini che spesso non spariscono con la scomparsa delle lesioni, ma che permangono nel carattere della persona adulta. Quindi saper prevenire l’insorgenza di queste manifestazioni, per quanto possibile, o curare, se il momento lo richiede, vuol dire prendersi cura della propria pelle e quindi anche di se stessi.

 

Fonte: http://zago.interfree.it/acne.doc
Autore: Rosadini Fabiola

 

Acne cause e conseguenze

 

 

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