Hegel vita filosofia e aforismi

 

 

 

Hegel vita filosofia e aforismi

 

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Hegel vita filosofia e aforismi

 

 GEORG WILHELM FRIEDRICH HEGEL

 

Nato a Stoccarda nel 1770, morto a Berlino nel 1831, studiò teologia. Fu precettore a Berna, visse poi a Francoforte sul Meno. In questo periodo, detto bernese-francofortese, Hegel è vicino ai Romantici. Come questi, egli critica la separazione illuministica tra sentimento ed intelletto e la concezione dell’intelletto come unico strumento di spiegazione della realtà. L’uomo del futuro, pensa Hegel, deve conciliare l’intelletto ed il sentimento.
La fase pienamente romantica di Hegel, è quella del periodo in cui è vissuto a Francoforte (1797-1800). Dai romantici acquisisce il concetto di filosofia come dialogo e confronto, come dialettica. Egli ritiene che la dialettica è alla base dell’evoluzione, che consiste nel superamento di ciò che è già avvenuto. La dialettica, pensa Hegel con i Romantici, è la legge logica che rende vitale il pensiero.
Nella visione di Hegel, la legge dialettica non è solo legge del pensiero logico, ma anche legge dello sviluppo dello spirito umano, sia come spirito dell’umanità, sia come spirito dei singoli uomini. Ciò dimostra che, già nella fase giovanile, Hegel elaborò i temi tipici del “sistema” che svilupperà nella fase della maturità.
Trasferitosi a Jena (periodo Jenese: 1801-1807), Hegel riprende da Kant il concetto di riflessione e considera come filosofie della riflessione, quelle che partono dalla differenza tra soggettività e oggettività ed attribuiscono solo alla soggettività la possibilità di cogliere l’essenza della realtà. Tra queste filosofie, Hegel inserisce quelle di Kant e Fichte, che presuppongono la chiusura dell’uomo in se stesso, mentre Schelling, pensa Hegel, ha superato la contrapposizione tra spirito e materia, attraverso la riunificazione degli opposti, così, ha spezzato l’isolamento dell’Io. Hegel, comunque, considera che c’è un importante collegamento tra la filosofia di Fichte e quella di Schelling: Fichte ha evidenziato l’opposizione tra spirito e materia, e tale teoria è stata utile affinché l’unità soggetto-oggetto potesse ritornare con coscienza in Schelling.
In questo periodo, Hegel manifesta la necessità di una logica dialettica. In cosa consiste? Ogni concetto è astratto ed insignificante, se non si relaziona ad un suo opposto e se, insieme al suo opposto, non viene “superato” in un concetto superiore che li raccolga entrambi. Tale tipo di logica, ritiene Hegel, è l’unica che rende comprensibile la realtà, poiché, alla “dialettica” come legge del pensiero, corrisponde una “dialettica” come legge della realtà.

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO E LA RAGIONE DIALETTICA

Il distacco di Hegel da Schelling si ha quando Hegel afferma che l’intuizione, che per Schelling era la suprema facoltà conoscitiva del reale, è inadeguata per conoscere la struttura interna della realtà. Il distacco è evidente nella Fenomenologia dello Spirito. Nella Prefazione, Hegel sostiene che Schelling ha elaborato il principio dell’identità degli opposti come principio con cui analizzare il   reale, ma non ha mostrato come tale principio sia riscontrabile in ogni livello della realtà stessa. Anche Hegel (da ora H.) crede nell’unità degli opposti la quale, però, non è posta già compiuta nella realtà, ma è frutto di un processo.
Lo strumento col quale si giunge alla comprensione dell’unità è la ragione, ma non si tratta della ragione illuministica, bensì della ragione dialettica, che si manifesta secondo la legge della contraddizione, cioè ponendo una tesi, a cui contrappone una antitesi, per giungere alla sintesidegli elementi contrapposti. Tale ragione è l’unico strumento di conoscenza, perché la realtà si sviluppa secondo la legge degli opposti, cioè per tesi, antitesi e sintesi.
La dialettica, quindi, non è solo la legge della ragione, ma anche legge della realtà, perché tutto si svolge secondo la legge della razionalità: unico è lo “spirito razionale universale” (il logos), che si manifesta nella struttura della realtà naturale. Il logos, proprio nell’uomo diventa cosciente di sé e, poiché questa consapevolezza rappresenta il massimo sapere possibile per l’uomo, esso è perciò un sapere assoluto, frutto di uno spirito assoluto giunto alla pienezza dei suoi poteri.
Poiché, come già detto, lo sviluppo dello spirito avviene sia a livello di singolo individuo che a quello dell’intera umanità, fare una fenomenologia dello spirito, per H. significa elaborare le fasi del cammino che dall’incultura ha portato alla cultura e dalla rozzezza alla civiltà dell’umanità.
La Fenomenologia è come un romanzo filosofico in cui lo spirito “parla” di sé e narra del cammino che lo ha portato alla consapevolezza filosofica. Nel corso del racconto narra come lo “spirito infinito”, nell’individuo-filosofo, si è  riconosciuto come pensiero che si manifesta per gradi nella civiltà.

COSCIENZA, AUTOCOSCIENZA E RAGIONE

La Fenomenologia dello Spirito inizia con la descrizione di come lo spirito passi dalla certezza sensibile alla percezione e poi all’ intelletto, che sono le parti della  coscienza, all’autocoscienza, per poi passare alla ragione, quando l’autocoscienza giunge alla consapevolezza dello spirito assoluto.
Nel passaggio coscienza-autocoscienza-ragione, Hegel vede lo spirito che si sviluppa per tesi-antitesi-sintesi, in cui la tesi viene “negata” manifestandosi nel suo opposto, l’antitesi, per poi essere recuperata nella fase finale. Infatti, lo spirito, come coscienza(tesi) vive l’opposizione tra sé ed il mondo, poi diventa autocoscienza (antitesi) negando tale estraneità e riconoscendo se stesso nel mondo che riteneva estraneo a sé; in seguito, diventa ragione (sintesi) quando la coscienza acquista certezza razionale di essere tutte le cose. A livello di ragione, quindi, lo spirito conquista l’identità tra razionalità e realtà. Nel passaggio dalla coscienza alla ragione, lo spirito passa attraverso la fase dell’autocoscienza.  Questo è un momento molto difficile, che Hegel rappresenta attraverso “figure” prese dalla storia dell’umanità. La prima figura è quella del rapporto signore - servo. Gli uomini, come autocoscienze, sono in rapporto conflittuale tra loro. Tale stato di conflitto è causato dal fatto che essi tendono a manifestare la supremazia della propria spiritualità autocosciente attraverso l’assoggettamento delle altre autocoscienze, quindi, tra gli uomini si determina un rapporto del tipo signore-servo. In questo rapporto, il vincitore è il signore, che afferma la sua autocoscienza come coscienza di libertà, rispetto al servo, al quale non riconosce la stessa libertà, infatti, il servo è legato al mondo materiale attraverso il lavoro, col quale soddisfa i desideri del signore. In tale condizione, l’autocoscienza del signore ha un punto debole: la coscienza del servo non deve essere negata, perché se così fosse, il servo non si riconoscerebbe più dipendente dal signore e non riconoscerebbe a quest’ultimo la libertà. Da ciò si trae che il signore è coscienza per sé, mentre il servo è coscienza per un altro, per il signore. Inoltre, mentre il signore ha rapporto con la realtà oggetto dei suoi desideri solo attraverso il servo, questa realtà è il vincolo che lega in rapporto di dipendenza il servo al signore. Ma, la realtà, è anche il mezzo attraverso cui il servo trova l’unica indipendenza possibile, infatti, la sua trasformazione della realtà dipende solo da lui, in tal modo, proprio in questa trasformazione, il servo scopre che il signore non è veramente indipendente, perché dipende dal lavoro servile, mentre egli, invece, nel suo lavoro è indipendente per davvero. Il servo, in tal modo, giunge alla sua autocoscienza ed il rapporto prima esistente di sudditanza al signore, si capovolge. A questo punto, il servo non riconosce più il signore come tale e si “riappropria” di sé attraverso la negazione del signore.
Con la figura del rapporto signore-servo, Hegel ha mostrato il primo momento della liberazione dell’autocoscienza. Le altre “figure” sono lo stoicismo e lo scetticismo. Infatti, ora si deve affrontare il problema della dipendenza della coscienza dalla realtà, dalla natura. L’autocoscienza del servo è indipendente dal signore, ma non dalla realtà, così, nell’atteggiamento stoico, Hegel vede il primo tentativo della liberazione dalla natura. Lo stoico si dichiara indifferente di fronte alla realtà e si dichiara autosufficiente. Questa libertà, però, non è reale, ma è solo il concetto di libertà, poiché lo stoico dipende sempre dalla natura, perché non coglie che la realtà è la sua stessa essenza, è il suo stesso Pensiero che si manifesta nello spazio e nel tempo. Un passo verso la vera libertà lo compie lo scettico, poiché questi nega la realtà in se stessa, riconoscendo come realtà solo ciò che è nella sua coscienza. Ma tale passo avanti non risolve il problema, perché per lui la realtà di una cosa non consiste nella fisicità della cosa stessa, ma nel pensiero. Ciò è, comunque, causa di contrasti con le altre coscienze e della contraddizione con se stesso. Lo scettico comprende che egli non dipende dalla realtà, ma è la realtà che, eliminato ogni contenuto, assume un contenuto nella sua coscienza. Ora, svuotando la libertà dal suo contenuto in sé, la coscienza scettica avverte la propria instabilità, la propria mutevolezza e raggiunge la somma contraddizione quando asserisce che l’unica realtà e verità è quella che è per lei, ma afferma, nello stesso tempo, che non esiste né realtà, né verità e si accorge di essere instabile, mutevole e caotico.
Queste contraddizioni sono artificiosamente sciolte dalla coscienza infelice, altra figura presentata da Hegel nel processo di formazione dell’autocoscienza. Essa è la coscienza dell’uomo medievale religioso, che attribuisce a Dio la coscienza immutabile e lascia a se stessa quella mutevole. Tale coscienza si esprime con la devozione e, al suo culmine, con l’ascetismo. Proprio con l’ascetismo, l’uomo, vittima della carne e spiritualmente infelice, tende al superamento dell’abisso tra sé e Dio e ad unificarsi con Esso. In tal modo tende ad unire la sua coscienza finita e mutevole con la coscienza assoluta ed infinita, di Dio, riconoscendo nella sua coscienza terrena, la coscienza assoluta di Dio.
Questa è la premessa che porterà lo spirito umano dall’autocoscienza alla ragione ed alla condizione di soggetto assoluto, in cui vede Dio manifestarsi nel mondo, vede l’eterno nel tempo, in un continuo divenire.

LA LOGICA DIALETTICA: ESSERE, ESSENZA, CONCETTO.

Il periodo che va dal 1808 al ’17, è detto periodo sistematico, perché è il periodo in cui il filosofo dette un’organizzazione definitiva al suo pensiero. Le opere in cui tale sistemazione è avvenuta è avvenuta sono: Scienza della logica ed Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio.
Nella Fenomenologia, Hegel ha mostrato come lo spirito umano, nella sua esistenza,si muova seguendo le regole della logica dialettica (vale a dire per tesi, antitesi e sintesi). Chi analizza il movimento dell’umanità, anche a livello del comportamento dei singoli uomini, deve adottare un procedimento logico dialettico, allo scopo di comprenderne il meccanismo interno.
Nella Scienza della Logica, H. vuole studiare le regole interne alla realtà. Ora, poiché nella Fenomenologia ha asserito che la funzione conoscitiva dello spirito si manifesta nei tre momenti di coscienza, autocoscienza e ragione e, poiché la coscienza “percepisce” l’essere in genere, l’autocoscienza percepisce l’essenza e la ragione si eleva al concetto, nella Logica, Hegel individua come strutture fondamentali del pensiero le seguenti categorie: essere, essenza, concetto. Di queste, il concetto è considerato lo strumento logico della ragione, perché coglie l’interno e l’esterno della realtà, l’ideale ed il reale. Solo una ragione così intesa è considerata da Hegel come lo strumento dell’“idealismo”, perché non determina la frattura tra i termini opposti tra loro.
Alla base della Scienza della logica, quindi, vi è l’identità di reale e razionale già indicata nella Fenomenologia.
Cosa intende Hegel per logica? E’ la scienza che attribuisce al pensiero la legge dialettica che esiste nella realtà. La separazione tra pensiero e realtà è il “peccato” commesso dalle “filosofie della riflessione”, con chiaro riferimento a Kant. Poiché la realtà si muove secondo un ritmo dialettico, per cui ogni momento è sintesi, ovvero riunificazione e superamento di due momenti opposti tra loro, la logica deve essere anch’essa dialettica, cioè deve mostrare che ogni concetto nasce come sintesi, ovvero come riunificazione e superamento di due concetti tra i quali sussiste una relazione di opposizione. La scienza della logica, pertanto, è la scienza dell’individuazione dei contrasti tra concetti e della riunificazione degli opposti logici in un concetto superiore.
Ma come avviene il passaggio dalla contrapposizione alla sintesi? Consideriamo l’esempio della famiglia, trattato nell’Enciclopedia, per vedere come, al legame esistente nella realtà, corrisponda un legame tra concetti. La famiglia, in origine, è una realtà in sé, ma nessuna famiglia potrebbe vivere chiusa nella propria individualità, perciò deve aprirsi al rapporto con le altre famiglie, per costruire la società civile e deve negare la propria individualità. La società, che è l’opposto della famiglia, nasce dall’autonegazione della famiglia che, fuori della società, è pura “astrazione”. Ma anche la società è anch’essa astratta come la famiglia, perché la società, non esiste senza le famiglie e e senza le leggi e le istituzioni che la tutelino. La società perde l’astrattezza per diventare lo Stato, che dà vita concreta alla famiglia e alla società, relazionandole e togliendone la particolarità.
Ora, il rapporto tra i concetti di famiglia, di società e di stato, si pongono in una relazione di tesi, antitesi e sintesi, di cui i primi elementi sono astratti e trovano concretezza solo nel terzo. La sintesi è il prodotto di un processo di “doppia negazione”: della tesi e dell’antitesi. I concetti di famiglia (tesi) e di società (antitesi) sono insignificanti in sé, se non considerati nella loro sintesi, nel concetto di stato che, d’altra parte, ha senso solo come unità della tesi e dell’antitesi, che, tra loro, sono contrari.
Fondamentale, nel procedimento dialettico sia logico che reale è il momento della negazione, che non distrugge, ma permette la relazione sul piano logico.
La logica della realtà non è la logica dell’identità, ma della contraddizione.
LA LOGICA HEGELIANA

La logica hegeliana è espressa nell’opera Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, (ultima ed.1830). Quest’opera, definita Bibbia dell’hegelismo, vuole presentare tutti gli aspetti dell’esistente per concetti e col metodo logico-dialettico.
Hegel presenta il suo sistema tripartito di cui il primo elento è l’Idea (il Pensiero puro), analizzata dalla Logica. Poi l’Idea, che rappresenta la tesi, nel processo dialettico interno supera l’astrattezza e produce l’antitesi, ossia la Natura, che è trattata dalla Filosofia della natura, che studia le  caratteristiche fisiche opposte al pensiero. Ma anche la natura ha un suo movimento interno, che porta a negare le sue caratteristiche fisiche e porta alla parte finale del processo dialettico: lo Spirito, cioè l’uomo, concepito come sintesi dei due elementi prima opposti (Pensiero e Natura) e come  pensiero che ha riacquisito la materia. La scienza corrispondente è la Filosofia dello spirito.
Ognuno dei tre momenti descritti, è poi studiato nelle sue articolazioni interne, così lo spirito (l’uomo), è considerato prima in se stesso, come spirito soggettivo (tesi), poi nel suo aprirsi agli altri con le istituzioni civili (antitesi), infine come spirito assoluto (sintesi), in cui l’aspetto materiale dell’uomo (finito) e quello spirituale (infinito), si uniscono.
Hegel analizza anche queste fasi particolari dello sviluppo, nel loro processo dialettico interno, così, dello spirito assoluto sono considerati, secondo lo schema dialettico, l’arte, la religione, la filosofia.
Queste affermazioni sono precedute dalla domanda sull’essenza della filosofia. A tale domanda, per ora, H. risponde che non c’è risposta. Si può solo dire che la filosofia è la filosofia e, in modo superficiale, questa può essere definita come “la considerazione pensante della realtà”, cioè è il pensiero che pensa il reale con gli strumenti della razionalità, cioè per concetti.
Ora, è vero che anche le scienze traspongono il particolare nell’universale, ma la peculiarità della filosofia consiste nel fatto che questa ha per oggetto non l’accidentale, ma la razionalità che sottostà ai fatti umani e naturali (che sono le apparenze). Così, compito della filosofia è mostrare l’accordo tra realtà ed apparenza: Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale.
Così, tornando alla domanda iniziale sulla filosofia, si può dire, che la differenza tra le scienze e la filosofia consiste nel fatto che le scienze analizzano i singoli aspetti del reale e lo racchiudono nell’universale, nelle leggi, mentre la filosofia coglie l’universale che è dietro gli accidentali.
Ma qual è la vera filosofia e quante filosofie esistono?
La filosofia, ha detto Hegel, è la riflessione della razionalità che è nella realtà, ma tale riflessione consapevole si svolge per gradi e per tentativi ed errori, lungo la storia. Perciò, le filosofie del passato sono tentativi operati dallo spirito umano per giungere alla pienezza della riflessione razionale, in tal senso, la filosofia è concepibile come una storia della filosofia e la filosofia ultima nel tempo è la più sviluppata perché è il risultato di tutte le precedenti. Tale ultima filosofia, Hegel riteneva fosse la sua. Questa doveva presentarsi come un sapere che analizzasse tutto l’esistente: come l’universo è costituito da parti collegate tra loro attraverso la razionalità, anche la filosofia, che è lo studio della razionalità che sottostà alla realtà, deve essere sviluppata nella forma di un’enciclopedia delle scienze filosofiche, in cui tutti gli aspetti del reale devono essere concettualmente collegati tra loro.
Poiché la realtà è formata dal Pensiero che si fa Natura e si manifesta nell’Uomo, la filosofia deve dividersi in tre parti: la Logica (scienza dell’Idea in sé e per sé); la Filosofia della Natura (scienza dell’Idea che si allontana da sé); la Filosofia dello Spirito (Scienza dell’Idea che ritorna in sé).

DALLA NATURA ALLO SPIRITO

La trattazione della Filosofia della natura, è filosoficamente più debole, per il disinteresse che il filosofo manifestava per la realtà naturale, ma è importante per le relazioni che il filosofo istituisce tra l’Idea  e la Natura.
La natura è l’autonegazione dell’Idea, cioè la negazione che Dio, il puro Pensiero, fa della sua “purezza” ed “astrattezza”, per divenire ciò che è diverso da sé. L’Idea, materializzandosi nella natura, perde l’eternità ed acquista la temporalità e la spazialità.
La caratteristica degli enti naturali è quella di disporsi per gradi e l’uomo rappresenta l’apice dell’evoluzione interna alla natura. Gli eventi naturali divengono nel tempo e, nell’uomo, la natura perde la propria purezza e riacquista il Pensiero divino, perciò, l’uomo è Spirito: la sintesi dell’Idea (Pensiero puro) con la Natura (materia).

LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO

Ora comincia l’hegeliana filosofia dello spirito. Lo spirito è l’Idea che, incarnatasi nelle forme naturali, diventa uomo: soggetto capace di pensiero ed azione, coscienza e conoscenza di sé.
Hegel presenta la filosofia dello spirito come il cammino che compie l’Idea per giungere alla conoscenza e consapevolezza di sé. Tale conoscenza avviene solo nell’uomo che pensa.
Nella vera conoscenza di sé, l’uomo si conosce non solo come ente materiale, ma anche come spirito. Lo Spirito è uno e molteplice: uno perché è unico lo spirito universale e molteplice perché molti sono gli individui e molte sono le possibilità che ha lo spirito di manifestarsi in un’infinità di uomini. Tale possibilità caratterizza lo spirito come libertà

LA DIALETTICA DELLO SPIRITO

Da quanto detto, si trae che la realtà, nel suo sviluppo, segue il movimento dialettico che si chiude nella sintesi, che è il risultato della negazione della tesi, che si trasforma nel suo opposto, l’antitesi, così come, afferma H., nel rapporto d’amore ogni partner nega se stesso, per ritrovarsi unito all’altro. La tesi, quindi, non si nega, ma si supera nell’antitesi. La negazione non è un togliere, ma un superare, per cui nella sintesi si ritrovano la tesi e l’antitesi
Ora, la legge dialettica che esiste nella realtà ed è presente nella relazione Idea, Natura, Spirito, caratterizza anche la strutturazione interna dello Spirito. Hegel, infatti, asserisce che lo spirito, come tesi, è coscienza dell’uomo individuale e delle sue capacità, perciò, la Filosofia dello spirito inizia con la trattazione dello spirito soggettivo. Ma l’uomo non può vivere isolato e deve aprirsi agli altri, quindi, allo spirito soggettivo si contrappone lo spirito oggettivo, che rappresenta l’antitesi. Tuttavia l’uomo non sopporta la separazione e vuole giungere all’unione della materia con la parte divina di sé e ciò è possibile nella forma dello spirito assoluto, che ha la forma massima di manifestazione l’attività filosofica, con la quale l’uomo manifesta a se stesso, con la riflessione razionale, la sua essenza divina. Con l’attività filosofica, che caratterizza lo spirito assoluto, l’uomo manifesta a se stesso la sua essenza divina. La sua verità è che egli è l’Idea, che in lui si autoconosce come manifestantesi negli esseri finiti.
La stessa legge dialettica caratterizza anche lo sviluppo interno dello spirito soggettivo, dello spirito oggettivo e dello spirito assoluto, analizzati di seguito.
Per quanto riguarda lo spirito soggettivo, Hegel introduce il discorso presentando l’anima universale come anima del mondo, che diventa realtà nel singolo individuo, il quale si forma in base alle caratteristiche del proprio ambiente naturale, della propria razza, del proprio popolo. Ma l’individuo avverte anche l’esigenza di rompere l’isolamento, cosa che tenta con la relazione sessuale, ma, anche a questo livello, vive nella condizione di essere naturale, che deve essere superata, allo scopo di diventare coscienza e persona. Tale passaggio è determinato dalla sensazione, prima forma di vita spirituale vera. Ma, con la sensazione, avverte la separazione tra corpo e anima e, da ciò, nasce il sentimento di sé, che è la condizione affinché l’uomo acquisti l’unità psico-fisica. Tale unità rende l’uomo anima reale, aperto agli altri, attraverso i gesti e le parole e realizza in tal modo la sua libertà. Come soggetto libero, ora l’uomo può aprirsi al rapporto con gli altri, per diventare  spirito oggettivo.
Il diritto regola i rapporti tra le persone solo nella loro forma esterna, ma, per esempio, il riconoscimento di un diritto altrui potrebbe non corrispondere ad una mia reale convinzione, cioè potrei non sentirmi interiormente obbligato al rispetto del diritto altrui, pur rispettandolo formalmente, perciò è necessario il passaggio alla moralità, che rappresenta il passaggio dalla forma dei rapporti umani gestiti dalla forza, a quelli in cui essi sono determinati dalla razionalità dell’individuo.(DA QUI……….) Nella forma della moralità, il volere dell’individuo è moralmente libero perché si riconosce interiormente libero. Scopo dell’agire morale è la ricerca del bene in sé e per sé: il singolo deve comprendere che il bene è lo scopo della sua azione e deve così realizzarlo. Ma il bene in sé e per sé è realtà astratta, che in concreto comporta delle contraddizioni, infatti è un bene che l’individuo segua le sue inclinazioni per il proprio benessere, ma questa ricerca del bene per sé, spesso lo pone in contraddizione con il bene universale, pertanto, la contraddizione interna al dovere spinge il soggetto, nella sua evoluzione, a superare la moralità, così come ha negato (superato) il diritto, ed a recuperare la libertà interiore ed esteriore, con l’eticità, che è la forma in cui l’uomo, concretamente, armonizza la sua razionalità con la relazione giuridica con le altre persone. Nell’eticità, la libertà autocosciente diventa reale e si caratterizza come essenza dell’uomo. L’azione umana, quindi, non nasce dalla costrizione esterna, rappresentata dal diritto, né dall’obbligo interiore, che è la moralità, ma dalla fiducia, che caratterizza le forme di convivenza a livello di eticità. Nella forma dell’eticità, l’azione non nasce dalla costrizione esterna (che è propria del diritto), né dall’obbligo interiore (proprio della moralità), ma dalla fiducia che sottostà alla convivenza a livello di eticità. Allo stato di eticità l’obbligo interiore e la legge che costringe esteriormente la volontà coincidono, quindi coincidono felicità e dovere, perché quel che l’uomo compie come dovere, è ciò che desidera per il proprio benessere.
Lo spirito etico è: 1) come spirito immediato e naturale, la famiglia; 2) la società civile, che è la fase in cui lo spirito si divide in tante famiglie ed individui, che sono “per sé”, ma sono tendenti ad un’universalità da formare; 3) lo stato, come sostanza etica consapevole di sé, come il momento in cui si eliminano gli interessi dei singoli, per il bene della collettività.
L’essenza dello Stato è l’universale in sé e per sé, la razionalità del “volere”. Ciò equivale a dire che lo stato non è fondato sugli individui, ma sull’idea di Stato.
L’opera dello Stato è duplice: deve rendere il diritto una realtà necessaria, per tenere in vita la società; deve garantire il bene della famiglia e della società intera e non solo dell’individuo; inoltre deve portare la famiglia e la società nella vita della sostanza universale; e, in questo senso, come potere libero, deve intervenire nelle sfere subordinate e conservarle in immanenza sostanziale.Lo stato è come uno spirito vivente: una totalità organizzata e distinta in attività particolari. La Costituzione è l’organizzazione del “potere dello stato”. Lo stato, quindi, è la giustizia esistente; è la realtà della libertà nello svolgimento di tutte le sue determinazioni razionali.
I limiti della volontà individuale sono determinati dalle leggi, che sono la sostanza della volontà libera e della disposizione d’animo. La garanzia del fatto che le leggi siano razionali e che la loro realizzazione venga assicurata, è posta nello spirito del popolo, con cui esso ha l’autocoscienza della sua ragione.
La conservazione della famiglia, della società e l’attuazione dei fini universali, spetta al governo. Il potere del principe rappresenta l’unità che compenetra il tutto e la costituzione monarchica è la costituzione della ragione sviluppata, mentre le altre costituzioni appartengono a gradi più bassi dello svolgimento e dello sviluppo della ragione.
La funzione di conservazione dello stato di fronte agli altri stati è svolta dalla guerra, ma solo nel caso in cui i conflitti non sono risolti dal diritto internazionale.
Il pensiero politico di Hegel divinizza lo Stato e, poiché questo è la vita divina che si manifesta nel mondo, lo stato non trova un limite nelle leggi morali. Lo stato hegeliano è, pertanto, uno stato etico.

LA STORIA

Lo spirito del popolo fa la storia e la storia universale è costituita dalla dialettica tra gli spiriti di tutti i popoli. Questo movimento dialettico è la via che porta alla liberazione dello spirito, che diventa spirito del mondo attraverso la manifestazione della sua essenza.
Nella filosofia dello spirito, Hegel mostra anche come l’uomo, unità dialettica di pensiero infinito (Idea) e realtà fisica (Natura), realizza la sua essenza eterna nell’evoluzione storica e come l’uomo sia spirito che si fa infinito e si conosce come infinito, nelle forme dell’arte, della religione e della filosofia
L’unità di finito ed infinito viene attuata e conosciuta con l’arte (nelle forme dell’intuizione sensibile); con la religione (nelle forme della rappresentazione), e con la filosofia (nella forma del concetto, della riflessione razionale).

 DIRITTO, ARTE E RELIGIONE

L’ultimo periodo dell’attività filosofica di Hegel, quello compreso tra il 1818 ed il 1831, anno della sua morte, è detto “periodo berlinese”. In questa fase, concentrò l’attenzione su argomenti già trattati nell’Enciclopedia, in particolare quelli riguardanti lo “spirito oggettivo” e lo “spirito assoluto”. Gli approfondimenti furono espressi nell’opera Lineamenti della filosofia del diritto(1821) e nei manoscritti per le lezioni che tenne come docente universitario. I Lineamenti sollevarono polemiche, poiché sembravano costituire la base “razionale” dello stato prussiano. Hegel teorizza uno stato che esprima i bisogni dei singoli cittadini e in cui sia tutelata la proprietà privata. Come nell’Enciclopedia, lo stato è considerato come sintesi dialettica, quindi come superamento, di “famiglia” e “società civile” e come punto massimo della vita etica, in cui l’uomo acquista una “coscienza pubblica”.
Nell’opera Lezioni di estetica, Hegel tratta l’arte. In quest’opera non mancano ambiguità. Come già aveva espresso nell’Enciclopedia, l’arte ha in comune con la religione e la filosofia lo scopo di manifestare il divino, l’Idea. L’arte raggiunge tale scopo con le forme sensibili, nelle quali lo spirito pone la sua essenza. Tuttavia c’è un’articolazione interna allo sviluppo spirituale dell’arte, che si svolge dialetticamente attraverso tale procedimento: arte simbolica (tesi); arte classica (antitesi) ed arte romantica (sintesi). La prima, tipica dei popoli orientali, rivela lo squilibrio tra forma e contenuto, perché le forme sensibili non possono esprimere il contenuto spirituale. Espressione di questa incapacità è il ricorso al simbolo e allo sfarzo, che rappresentano la difficoltà di esprimere il contenuto spirituale con forme adeguate; la seconda, armonizza i due elementi opposti, con la scoperta della figura umana, pertanto questa è l’unica forma sensibile in cui l’arte si manifesta totalmente; la terza, rappresenta di nuovo lo squilibrio tra forma e contenuto, nel senso che lo spirito avverte la sua impossibilità, ora in modo consapevole, ad esprimere nelle forme finite un contenuto infinito e assoluto. Paradossalmente, quel che per Hegel è il culmine dell’arte, determina la sua fine, perchè lo spirito acceda alle fasi seguenti: quella religiosa e filosofica, del suo sviluppo. Quando l’arte compie il suo fine, quindi, decreta la sua fine. Ma, apparentemente, la sequenza dialettica dell’arte è contraddittoria: l’arte classica, poiché armonizza contenuto e forma, dovrebbe essere la sintesi, invece non sintetizza, poiché rende evidente lo squilibrio tra i due elementi. Infatti, nell’arte romantica, il contenuto è così presente, da considerare inadeguata ogni forma sensibile per contenerlo.
Con l’arte, l’infinito si produce e si presenta nelle forme naturali, cioè nel mondo delle apparenze, pertanto, essa non può rappresentare per lo spirito il grado supremo della manifestazione della sua essenza, dell’Idea, del Pensiero divino. Lo spirito vuole liberarsi dalle costrizioni delle forme sensibili e vuole trovare forme più libere di autorealizzazione e di autorivelazione. Ecco perché all’arte segue la religione ed a questa deve seguire la filosofia, in cui l’essenza del soggetto pensante si rivela a sé nell’uomo nella forma dei concetti, con l’utilizzo della ragione. Tuttavia, H. dichiara che nella sua epoca l’evoluzione dello spirito si è compiuta con la religione cristiana e col trionfo del grado più alto della filosofia, raggiunto proprio con lui.
Nella fase religiosa il soggetto, libero dai vincoli della materialità, esprime il suo contenuto e la sua stessa essenza eterna nelle forme libere della rappresentazione. L’oggetto della religione è Dio; il soggetto di essa, è la coscienza umana volta a Dio.
La rappresentazione rappresenta la sintesi di due fasi religiose precedenti che corrispondono a due gradi di sviluppo della coscienza religiosa: la prima fase è caratterizzata dal sentimento (tesi), nella quale l’uomo vive la certezza dell’esistenza di Dio, ma in maniera individuale e fragile, perché non oggettivata; la seconda forma è caratterizzata dall’intuizione (antitesi), nella quale lo spirito coglie in maniera oggettivata ed immediata l’esistenza di Dio, ma resta la distanza tra Dio e l’uomo; la terza forma è quella della rappresentazione, nella quale uomo e Dio sono raffigurati unificati. In quest’ultima fase, oltre al rapporto Dio-uomo, è rappresentato anche il rapporto Dio-mondo con la “Creazione” ed il rapporto Dio-uomo –storia attraverso la Provvidenza.
La rappresentazione manifesta il suo apice con la religione cristiana, che H. definisce “assoluta”, perché coglie il rapporto Dio-uomo attraverso l’incarnazione. Tale unità trova fondamento teologico nel dogma della Trinità: Dio (realtà insé), si manifesta fuori di sé generando il mondo delle apparenze (la natura e l’uomo), per poi giungere al ritorno in sé con la “riconciliazione” dell’uomo con Dio. Teologicamente queste tre fasi sono rappresentate dal Regno del Padre; Regno del Figlio; Regno dello Spirito. Quest’ultimo è quello della riconciliazione attraverso la redenzione di Cristo.
Il contenuto religioso, però, deve diventare oggetto di conoscenza e di riflessione razionale, perciò, contrariamente a Kant, H. ritiene che le dimostrazioni dell’esistenza di Dio abbiano valore in quanto permettono il passaggio dalla fede “immediata” alla riflessione filosofica.
La riflessione sulla religione è la filosofia della religione, che esprime concettualmente le verità che la religione possiede come rappresentazioni. Con questa tesi, H. cerca di evitare le accuse rivoltegli dai teologi protestanti di togliere valore alla religione per attribuire importanza alla filosofia.

STORIA DELLA FILOSOFIA E FILOSOFIA DELLA STORIA

La filosofia è il “momento” in cui il puro Pensiero (l’Idea) si manifesta nella realtà e trova la piena coscienza di sé, nell’attività logica dell’uomo e si riconosce come origine e legge del reale. Essa non deve indicare come deve essere il mondo, ma deve spiegare per concetti com’è e deve dimostrare la razionalità che possiede.
Caratteristica della filosofia è il formarsi nel tempo. Solo dopo che la realtà si è formata la filosofia svolge il suo compito, così come la nottola di Minerva inizia il suo volo solo sul far del crepuscolo. La filosofia, infatti, sorge solo quando l’uomo ha consapevolezza della sua razionalità ed ha percepito il suo valore di infinito. Ciò si realizza quando l’unificazione tra uomo e Dio, vissuta nella religione, si manifesta concettualmente come sintesi nella filosofia.
Che valore hanno le filosofie che hanno preceduto H.? Queste indicano il percorso svolto per giungere alla visione concettuale del mondo, perciò non esistono le filosofie, ma la filosofia, che nel corso della storia si è data varie forme. Secondo talòe tesi, l’ultima filosofia è quella vera e, per H., l’ultima era la sua, sia in senso cronologico, sia perché era convinto che egli avesse compiuto il massimo sforzo filosofico possibile.

LA STORIA

Nell’opera Lezioni sulla filosofia della storia, H. scrive che la filosofia è governata dalla ragione ed anche le azioni individuali sono momenti del piano razionale, che sfugge alla comprensione individuale. H. fa anche riferimento all’astuzia della ragione, che guida i comportamenti al di là delle intenzioni dei singoli, che sono “strumenti”.
Allora il fine della storia corrisponde alla sua fine? H. sostiene che il progresso storico non può essere infinito, poiché ciò significherebbe che la storia non ha scopo. La storia finisce quando raggiunge il suo fine, che il filosofo considera compiuto nella sua epoca.

DOPO HEGEL

Il pensiero hegeliano si prestava a molteplici interpretazioni e ciò è dimostrato anche dalla formazione nella “scuola” hegeliana di due frange: la destra e la sinistra hegeliana.Dalla tesi per cui nella storia non c’è errore e tutto è predeterminato (per cui il male non esiste) era facile giungere alla legittimazione della Restaurazione e della politica autoritaria del governo prussiano.
Lo stato, come gia si è detto, incarna per H. la razionalità ed a questo deve essere sottomesso ‘individuo. Ma quando si verificarono i moti liberali, H. assunse rispetto a questi un atteggiamento chiuso ed aristocratico; un distacco che contraddiceva con la pretesa d’aver scoperto le leggi che sottostanno alla storia.

Fonte: http://www.fortunecity.it/studio/ricreazione/13/hegel.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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Hegel aforismi

 

Ogni vivente isolato rimane nella contraddizione di essere a sé per se stesso come questo conchiuso uno, ma di dipendere al contempo da ciò che è altro: la lotta per la soluzione della contraddizione non va oltre il tentativo di questa guerra permanente.

Lode a te, Padre del cielo e della terra, per il fatto che non è una proprietà della scienza e della conoscenza riconoscere ciò che è dovere per ciascuno e per il fatto che ogni cuore non corrotto può sentire, da se, la differenza tra il bene ed il male.

Gli uomini, oltre i doveri che la ragione impone, hanno inventato una quantità di compiti pesanti, per tormentare la povera umanità! Questi compiti diventano fonte di orgoglio in cui non si può trovare acquietamento alcuno se non a spese della virtù.

La verità in filosofia significa che un concetto e la realtà concreta corrispondono.

La semplice bontà può ottenere poco contro il potere della natura.

Il giornale è la preghiera del mattino dell'uomo moderno.

L'istruzione è l'arte di rendere l'uomo etico.

 

Gli uomini, oltre i doveri che la ragione impone, hanno inventato una quantità di compiti pesanti, per tormentare la povera umanità! Questi compiti diventano fonte di orgoglio in cui non si può trovare acquietamento alcuno se non a spese della virtù.

 

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