Il Jazz e la sua storia

 

 

 

Il Jazz e la sua storia

 

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Le origini

 

Nell’800 in America nasceva il Jazz che si ispirava agli elementi ritmici e melodici della musica africana. Ad inventare questo nuovo genere, furono i neri d’America, figli di quel popolo schiavizzato dai bianchi, ed era nel canto che questa gente trovava la forza per sopportare le fatiche disumane e le loro canzoni accompagnavano il lavoro nei campi e le cerimonie religiose.

 

Work Song

 

Il work song è un canto di lavoro chiamato anche plantition-song (canto di piantagione), con lo scopo di cadenzare il ritmo di lavoro e alleviare la fatica.

 

Spiritual e Gospel Song

 

In America intorno all’800, i neri  nonostante fossero ancora tenuti ai margini della società, avevano subito l’influenza bianca, apprendendone la lingua e convertendosi al cristianesimo.
Gli spirituals e i gospel songs erano fondati sullo spirito della tradizione africana ricalcando elementi tipici dei canti religiosi protestanti. Ispirati dalle vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento, venivano eseguiti secondo lo schema antifonale cioè il predicatore esponeva un versetto e i fedeli lo ripetevano.
Go down Mose è uno spiritual, un canto di speranza ispirato dalla figura di Mosè che per ordine del Signore libera il suo popolo dall’oppressione Egizia, conducendolo verso la Terra Promessa.
Analisi del brano. Le note sono brevi lunghe legate e staccate, la tessitura centrale acuta e ci sono ripetizioni. Il ritmo è moderato e costante, l’intensità è mezzo-forte e presenta crescendi e diminuendi. È presente un coro una voce solista e dei tamburelli.

 

Blues

 

Il blues è di genere profano, fondamento nella storia del Jazz. Nostalgico e triste, ispirato dai work song, trattò temi come la fatica, le sventure e i problemi quotidiani. Il languore che si prova ascoltando questi brani è dovuto dall’utilizzo della scala blues, che abbassa di un semitono il mi e il si della scala maggiore occidentale. La melodia blues è costituita, di solito, su dodici battute suddivise in tre segmenti (uno per ogni strofa). Molte volte, prima della chiusura di un segmento c’è un break, cioè una libera improvvisazione degli strumentisti. È proprio questo spirito improvvisativo che anima le composizioni Jazz.
St. James Infirmare è un blues eseguito da Joseph “King” Oliver (New Orleans 1885- Chicago 1938). Originario della Louisiana visse a Chicago dove fondò l’orchestra “Creole Jazz Band” esibendosi con la cornetta e la tromba.
La melodia di questo brano ad ogni ripetizione viene trasformata da improvvisazioni affidate alla tromba suonata da King Oliver, al pianoforte, al trombone e al clarinetto.
Analisi del brano. Le note sono lunge, brevi e legate, la tessitura è centrale e ci sono ripetizioni. Il ritmo è moderato e costante, l’intensità è mezzo-forte e presenta crescendi e diminuendi. Sono presenti un solista, il clarinetto, il trombone, la tromba e il pianoforte.

 

Ragtime

 

Nell’Ottocento, nella zona sud-occidentale degli Stati Uniti, si diffuse il ragtime (o tempo stracciato) elemento di passaggio fra il blues e il jazz classico. Non più vocale, ma strumentale, fu una musica popolare legata al pianoforte e caratterizzata dall’utilizzo del ritmo sincopato sovrapposto al ritmo di marcia.
Il Rag della foglia d’acero è stato scritto nel 1899 da Scott Joplin (Arkansas 1868-New York 1917) e ne vennero stampate un milione di copie che portarono l’autore al successo come maggior esponente del ragtime.
Analisi del brano. Le note sono brevi, legate e staccate, la tessitura è centrale acuta e ci sono ripetizioni. Il ritmo è allegro e costante, l’intensità è mezzo-forte e costante. È presente un pianoforte. 

 

I grandi del Jazz

 

Verso il 1920 brillarono grandi solisti jazz. Dalle orchestre emersero le straordinarie sonorità della tromba di Armstrong, il cui strumento sembrava parlare, le note di Duke Ellington al pianoforte e dopo un decennio circa trionfò la voce di Ella Fitzgerald per il timbro brillante e espressivo.

 

 

 

 


Louis Daniel Armstrong. Nato a New Orleands nel 1900, trascorse l’infanzia in ambienti violenti e fu rinchiuso in un riformatorio. Seguì il suo idolo “King Oliver” a Chicago e raggiunto il successo rimase sempre un semplice. Venne soprannominato “Satchmo” (bocca a portone) e fu uno dei più grandi trombettisti jazz; formò diversi complessi e collaborò con importanti orchestre con tournées in Europa, Sud America, Estremo Oriente, Australia e Africa contribuendo alla diffusione del jazz che iniziava la sua vendita grazie alle case discografiche.
Morì a New York nel 1971.

 

 

 

 

 

 

Duke Ellington. Nato a Washington DC nel 1899, fu soprannominato sin da ragazzo “Duke” (il duca) per il suo portamento e rivelò ben presto doti di musicista. Grazie all’agiatezza della famiglia partì per New York affermandosi come improvvisatore e arragiantore. Fu alla guida di importanti orchestre e ci ha lasciato numerose incisioni discografiche tra cui i concerti al Carnagie Hall di New York. Morì in questa città nel 1974.

 

 

Ella Fitzgerald fu una delle voci più abili nell’improvvisazione jazzistica. Nata a Newport News in Virginia nel 1918 trascorse l’infanzia in un orfanotrofio. Nel 1934 durante un concorso per dilettanti fu notata dal batterista Chick Webb. Scritturata nella sua orchestra raggiunse il successo negli anni ‘35/’39. Ineguagliata partner di Amstrong fu presente in molti concerti di Ellington. Si esibì in tournées ancora oggi indimenticabili. Soprannominata “la voce del Jazz” ha inciso ben 250 dischi. Morì in California per una grave forma di diabete nel giugno del 1996.
Lady be good è un famossimo brano dove la voce di Ella Fitzgerald è ricca di sfumature e capace di coprire una grande estensione.
Analisi del brano. Le note sono lunghe legate e staccate, la tessitura è centrale e ci sono ripetizioni. Il ritmo è lento e costante, l’intensità è mezzo-forte e costante. 

 

 

 

Il jazz sinfonico

 

Il 24 febbraio del 1924 si svolse a New York il concerto “Experiment in Modern Music” con lo scopo di lanciare il jazz sinfonico cioè l’unione fra la musica popolare e la musica colta, fra elementi dei poveri neri americani e degli aristocratici splendori europei.
Quel giorno venne eseguita la Rapsodia in blu di Gorge Gershwin nella seconda versione per orchestra arrangiata dal musicista Ferde Grofè. Questa rapsodia elaborava elementi jazzistici inserendoli in ambito sinfonico.
Gorge Gershwin nacque a New York il 26 settembre 1898. Pianista, si dedicò da ragazzo alla musica leggera. Le sue canzoni lo resero famoso ma furono “Rapsodia in blu” e “Un americano a Parigi” a portarlo agli onori della critica. Nel 1931 si trasferì a Hollywood iniziando a collaborare con i primi film sonori e quattro anni più tardi compose Porgy e Bess. Conquistato il primato assoluto a Broadway era a capo di una grossa organizzazione musicale e riconosciuto in ambito internazionale. Venne colpito da un tumore al cervello e morì a Beverly Hills il’11 luglio 1937.
Rapsodia in blu. È l’immagine della rapsodia di Gershwin dove un insieme di proposte stilistiche e note blues si affiancano agli sviluppi della canzonetta americana.
Analisi del brano. Le note sono lunghe, brevi, legate e staccate, la tessitura è centrale acuta, ci sono ripetizioni. Il ritmo va dal lento al veloce con rallentandi e accellerandi, l’intensità va dal piano al forte con crescendi e diminuendi. C’è l’orchestra al completo.

 

Fonte:http://mirwen.altervista.org/file/medie/il_Jazz.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

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