Uccelli

 


Uccelli

 

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Uccelli

 

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    Gli uccelli

     

    Gli uccelli sono vertebrati.

    Hanno il corpo ricoperto di penne e di piume. Le piume ricoprono tutto il corpo e contribuiscono a mantenere costante la temperatura corporea (gli uccelli, infatti, sono omeotermi). In alcune specie di uccelli come le oche, le anatre, i cigni …, le piume esterne rendono impermeabili le piume interne. Le penne favoriscono il volo. Penne e piume si rinnovano con la muta primaverile e/o autunnale.

    Gli uccelli hanno il becco che può essere di forma diversa a seconda della funzione, soprattutto alimentare, a cui è preposto: ad uncino per lacerare la carne delle prede, corto e robusto per schiacciare i semi, curvo per trattenere i pesci e così via. Il becco si consuma e così ricresce continuamente durante la vita dell' animale.

    Le ossa degli uccelli volatori  sono cave.

    Gli uccelli respirano attraverso i sacchi aerei anteriori e posteriori, che si connettono con le cavità ossee e attraverso i polmoni.

    Gli uccelli sono ovipari: depongono uova dal guscio duro in nidi o a terra e uno o entrambi i genitori le tengono al caldo finché non nascono i piccoli. Alcuni uccelli nascono già capaci di procurarsi il cibo,  altri sono inetti e vengono imboccati.

    Hanno i due arti anteriori trasformati in ali, che permettono a quasi tutti gli uccelli di volare.
    Le zampe, invece, poggiano a terra con le dita e mostrano caratteristiche particolari che le adattano alla funzione che devono svolgere: camminare, nuotare, correre, afferrare il cibo e così via.

     

    Fonte: http://www.sestocircolonovara.eu/public/www/uccelli.rtf

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    UCCELLI
    Adattamenti al volo degli uccelli: Gli adattamenti degli uccelli per il volo, sono quelli finalizzati alla riduzione del peso corporeo e all’aumento della potenza; le ali, arti anteriori modificati, servono per il sostegno e la spinta nell’aria. Per ridurre il peso, gli uccelli possiedono ossa dello scheletro con cavità aeree, che sono allo stesso tempo robuste ed in grado di costituire un supporto rigido; il cranio, è una struttura leggera, fusa in un unico pezzo: la scatola cranica e le orbite sono grandi per ospitare un cervello voluminoso ed i grandi occhi, essenziali per l’acutezza della vista ed un rapido coordinamento dei movimenti. Per fornire una maggiore rigidità al corpo, le costole sono fuse con le vertebre, con il cinto pettorale e con lo sterno; quest’ ultimo possiede una carena larga e sottile per l’inserimento dei potenti muscoli del volo, disposti in modo da tener basso il baricentro del corpo: il muscolo pettorale, che contraendosi abbassa le ali durante il volo, e quello antagonista, sopracoracoideo, che invece le alza. Gli uccelli presentano una copertura epidermica fatta di penne, strutture leggere, resistenti ed elastiche, che offrono impermeabilizzazione e alta capacità d’ isolamento termico; il tipo più comune sono le penne di contorno, penne con vessillo che permettono il volo. Gli adattamenti che forniscono la forza per il volo, comprendono un alto tasso metabolico, un’alta temperatura corporea e una dieta molto energetica; il sistema respiratorio molto efficiente consiste in un sistema di sacche aeree interconnesse disposte in modo da far fluire aria ossigenata nei polmoni sia durante l’inspirazione che l’espirazione. Anche il sistema circolatorio è efficiente e consiste in un cuore con quattro camere e un circolo polmonare diviso da quello sistemico; la pressione del sangue è alta.
    Differenza delle modalità di volo tra insetti e uccelli: Negli insetti i movimenti delle ali sono controllati da un complesso di muscoli toracici: i muscoli diretti del volo, inseriti alla base delle ali e i muscoli indiretti del volo non attaccati alle ali. In tutti gli insetti il sollevamento delle ali avviene grazie alla contrazione dei muscoli indiretti, che spingono il tergum in basso, verso lo sterno, schiacciando il torace dell’insetto. L’abbassamento delle ali invece avviene per contrazione dei muscoli diretti o per semplice rilascio di quelli indiretti, a seconda della specie. Per generare la spinta in avanti durante il volo, i muscoli diretti consentono di variare l’angolo d’inclinazione dell’ala: durante il sollevamento, il margine anteriore dell’ala, viene ruotato in sù, mentre durante l’abbassamento, viene ruotato in giù; questa modulazione genera un movimento caratteristico ad otto. Negli uccelli, per il volo battente, sono necessarie 2 forze: la forza portante verticale che sostiene il peso dell’ uccello ed è fornita dalle penne secondarie della parte interna dell’ala, e la forza traente orizzontale che muove in avanti l’ uccello ed è fornita dalle penne primarie sulla punta dell’ ala: durante il colpo d’ ala verso il basso queste si piegano verso l’ alto e durante il colpo verso l’ alto si piegano nella direzione opposta. Negli uccelli poi si possono avere diverse modalità di volo (planato, battente o per le alte velocità) a cui corrispondo diverse conformazioni delle strutture alari (ali ellittiche, ali ad alta portanza, ali per volo veleggiato ecc).

     

    Fonte: http://sommofabio.altervista.org/ANNO2/Biodiv/Biodiv-BIX-RisposteAdAlcuneDomande.doc

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    GLI UCCELLI

     

    La struttura degli uccelli, è particolarmente adatta al volo: lo scheletro è leggero, con le ossa cave, hanno ali al posto delle zampe anteriori, il corpo è ricoperto di penne lisce che «tagliano» l’aria e di piume che li proteggono dal freddo.
    A differenza di pesci, anfibi e rettili, gli uccelli si prendono cura dei piccoli finché questi non sono in grado di vivere da soli.
    Non tutti gli uccelli sanno volare: il pinguino e lo struzzo, per esempio, non ne sono capaci.
    Per adattarsi all’ambiente, le ali dei pinguini si sono trasformate in pinne, utili per nuotare.
    Gli struzzi hanno zampe lunghe e robuste, che permettono loro di correre a notevole velocità.

     

    Fonte: http://www.archimederozzano.it/gli_uccelli.doc

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    GLI UCCELLI

     

    Gli uccelli (Aves Linnaeus, 1758) sono una classe di vertebrati teropodi che si trovano in quasi tutti gli ecosistemi, dall'Artide all'Antartide.

    Si tratta di animali bipedi, alati, omeotermi ed ovipari. Le loro dimensioni variano dai 5 cm del piccolo e leggero colibrì di Elena ai 2,7 m dello struzzo, un uccello africano inadatto al volo.

     

    Tutti gli uccelli hanno i due arti anteriori modificati in ali e questa caratteristica permette, a quasi tutti gli appartenenti alla classe, di volare. Proprio questa capacità di volare ha portato all'evoluzione di particolari adattamenti anatomici, tra i quali si possono citare anche il sistema digestivo unico ed il sistema respiratorio. La maggior parte degli uccelli ha dato prova di grande intelligenza, e specie come corvi e pappagalli sono considerate tra le più intelligenti tra gli animali. I volatili sono animali socievoli che spesso vivono in colonie, comunicando grazie a segnali di tipo visivo o di tipo uditivo. Spesso partecipano a comportamenti sociali quali caccia e difesa.

     

    Le caratteristiche comuni  a tutti gli uccelli sono:

     

    • il becco corneo privo di denti. Esistono differenti tipologie di becco, in base al comportamento alimentare proprio della specie di uccello: a spatola, a cesoia, ad uncino, ecc.
    • mancanza di un vero e proprio naso: le narici si aprono direttamente sulla superficie superiore del becco;
    • presenza di una palpebra accessoria, la "Membrana nittitante", per ulteriore protezione dell'occhio;
    • mancanza di un vero e proprio orecchio. Gli uccelli dispongono di aperture ai lati del capo, situate dove i mammiferi possiedono le orecchie, adatte a captare i suoni.
    • la deposizione di uova dal guscio duro fatto di carbonato di calcio;  
    • cuore a due atrii e due ventricoli. La frequenza del battito cardiaco è più elevata di quella dei mammiferi per consentire il dispendio energetico connesso al volo;   
    • presenza di piume sul corpo. Le piume fungono da isolante termico verso l'ambiente esterno, esattamente come fanno i peli per i mammiferi. In alcune specie (cigni, anatre, oche, etc.) servono anche per rendere impermeabile all'acqua il piumaggio sottostante, isolando ulteriormente il corpo dell'animale dalla temperatura esterna e facilitandone anche il galleggiamento;   
    • presenza di penne sopra le piume che permettono un miglior controllo del volo;
    •  omeotermia che permette di mantenere costante la temperatura corporea, esattamente come i mammiferi e, stando ai recenti studi, i dinosauri.

     

    DISTRIBUZIONE

    Si calcola che al mondo esistano circa 10.000 specie viventi.

    Gli uccelli vivono e si stabiliscono per riprodursi nella maggior parte degli habitat terrestri, in tutti e sette in continenti, anche se le zone in cui si ritrova la maggiore diversità di volatili sono le regioni tropicali. Una grande quantità di specie si sono adattate per vivere sia sulla terra che sugli oceani, colonizzando quindi anche l'acqua, come, per esempio, i pinguini. Altre specie, come ad esempio gli uccelli domestici originari delle regioni tropicali, si sono diffuse a causa dell'attività umana, colonizzando territori in cui prima non erano presenti.

     

    RIPRODUZIONE

    La riproduzione degli uccelli è un ciclo produttivo che si compone di molte fasi, alcune precedenti alla riproduzione vera e propria, altre successive. Fra le prime troviamo la migrazione per raggiungere il luogo di nidificazione e la scelta del nido. Dopo l'avvenuta riproduzione gli uccelli devono affrontare un importante periodo in cui i genitori (in genere la madre) si occupano di proteggere la prole dagli attacchi dei predatori naturali.

    I biologi concordano sul fatto che la riproduzione degli uccelli sia fra i più complessi cicli produttivi presenti nel genere animale a causa delle problematiche presenti nelle varie fasi.

    La riproduzione degli uccelli, animali ovipari, viene detta sessuata.

     

    ANATOMIA

    L'apparato scheletrico si è evoluto per permettere il volo, inducendo peculiari adattamenti quali la modifica dello sterno, che si è appuntito a formare la carena, più aerodinamica e maggiormente adatta all'inserzione dei potenti muscoli alari. Gli uccelli che posseggono la capacità di volare hanno ossa cave, con delle strutture, simili a puntelli, che le attraversano per renderle più resistenti. Le cavità ossee sono spesso collegate con i sacchi d'aria, che si sviluppano dai polmoni. Viceversa, le specie che non sono in grado di volare, come i pinguini, hanno solamente ossa non cave.

    I volatili hanno anche più vertebre cervicali di tutti gli altri animali, e questo permette loro una grandissima flessibilità del collo, che consiste di un numero di vertebre che varia da 13 a 25.

     

    Gli uccelli sono dotati di una vista molto sviluppata, la migliore nel mondo animale: gli uccelli da preda, come la poiana, posseggono un'acutezza visiva molto sviluppata che permette una visione a distanza 6-8 volte migliore di quella umana, mentre un gufo riesce a vedere perfettamente nel buio più assoluto (grazie ad un sistema di amplificazione oculare della luce notturna).

     

    Il becco è una struttura anatomica esterna degli uccelli usato, oltre che per mangiare, per pulire le penne, per manipolare oggetti, per uccidere le prede, per ricercare il cibo, per nutrire i piccoli ed interviene, in alcuni casi, anche nel corteggiamento. Ci sono varie tipologie di becco, che mostrano diversi adattamenti da parte dei pennuti, avvenuti soprattutto per potersi procurare il cibo in base alle proprie abitudini alimentari.  Sulla superficie del becco si trovano due forellini, le narici, che connettono alla parte cava del becco stesso con il sistema respiratorio.

     

    Come notò Charles Darwin durante il suo viaggio alle Galapagos, i becchi degli uccelli si sono evoluti per adattarsi agli scopi ecologici nei quali essi intercorrono. Per questo motivo, per esempio, i predatori hanno becchi ricurvi per strappare la carne delle carcasse delle loro prede, i colibrì hanno becchi lunghi ed affusolati per arrivare al nettare presente nella parte più nascosta dei fiori, mentre le spatole hanno un becco con una forma che permette di filtrare l'acqua, procurandosi cibo.

     

    Il sistema respiratorio degli uccelli è estremamente complesso. Vi sono tre differenti set di organi che intercorrono nella respirazione: i sacchi d'aria anteriori, i polmoni ed i sacchi d'aria posteriori

     

    I sacchi d'aria (o sacchi aerei) posteriori ed anteriori, tipicamente nove, si espandono durante l'inalazione e sono strutture che possiamo trovare soltanto nei volatili. Non hanno un ruolo diretto nello scambio di gas con l'esterno, ma immagazzinano l'aria e si comportano come dei mantici, permettendo ai polmoni di mantenere un volume costante, grazie all'aria fresca che costantemente arriva dai sacchi. L'aria, durante l'inspirazione, entra all'interno del corpo dell'animale attraverso le narici, passando poi nella trachea. Il 75% supera i polmoni, senza entrarvi, e viene incanalata direttamente nei sacchi d'aria, che si estendono dai polmoni e si connettono con le cavità ossee, che vengono quindi riempite di gas. Il restante 25% di aria inalata, viene invece indirizzato direttamente nei polmoni. Durante l'espirazione, invece, l'aria utilizzata fuoriesce dai polmoni, mentre quella inutilizzata passa dai sacchi d'aria ai polmoni. Quindi, durante entrambe le fasi della respirazione, i polmoni di un uccello ricevono costante apporto di aria, fatto di fondamentale importanza in un'attività dispendiosa come il volo. Questo meccanismo consente ad alcune specie di volare ad altezze inimmaginabili, dove la concentrazione di ossigeno è estremamente rarefatta.

     

    Le penne sono delle escrescenze epidermiche, tipiche degli uccelli.  Esse si sviluppano solamente in alcuni tratti ben definiti dell'epidermide degli uccelli, e intervengono nel volo, nell'isolamento termico, nell'impermeabilità e nella colorazione, aspetto di fondamentale importanza nella comunicazione dei volatili.

    Le piume servono, inoltre, ad isolare il corpo degli uccelli proteggendoli dall'acqua e dalle temperature rigide. Alcune piume delle ali e della coda servono per regolare il volo. Queste hanno precise caratteristiche e sono disposte in punti ben precisi. Alcune specie hanno delle vere e proprie creste di piume sulla testa.

    Il colore assume la funzione mimetica e sessuale, permettendo la distinzione degli individui maschi o femmine. In alcuni casi, tra i due sessi non vi è alcuna differenza di colorazione visibile.

    Gli uccelli cercano di mantenere la condizione ottimale delle loro piume bagnandosi in acqua, ricoprendosi di polvere o lisciandole con l'aiuto del becco.

     

    EVOLUZIONE

    L'evoluzione degli uccelli da antenati teropodi celurosauri ha sempre rappresentato uno dei più grandi ed affascinanti misteri dell'evoluzione.

    Recenti esami filogenetici hanno dimostrato che gli uccelli sono più strettamente imparentati coi dinosauri di quanto si pensasse, tanto da ritenere opportuno piazzarli nella clade dei teropodi (che fanno parte dei saurischi ), dove assieme all'ordine dei Crocodilia costituirebbero gli ultimi membri esistenti della clade Archosauria. Essendo gli uccelli una superfamiglia di Dinosauria, tutt'oggi si dibatte su di una eventuale unificazione delle classi Aves e Reptilia.

     

    TASSONOMIA

    La classe degli uccelli viene suddivisa in circa trenta ordini dei quali qui di seguito annoveriamo i più importanti.

     

    Passeriformi: a quest’ordine fanno parte l’usignolo, la rondine, il pettirosso, il tordo, il merlo, la capinera, il corvo, la cornacchia, l’uccello lira;

    Piriformi: qui ritroviamo tutte le specie dei picchi, tra cui il picchio verde, il picchio rosso maggiore, il picchio nero, il tucano;

    Strigiformi: sono detti anche rapaci notturni. Uno dei più conosciuti è il gufo reale, oltre alla civetta e al barbagianni;

    Caradriiformi: vi appartengono la beccaccia, il cavaliere d’Italia e il gabbiano reale;

    Galliformi: gallo domestico, fagiano comune, pavone, tacchino, gallina faraona;

    Pelecaniformi: la maggior parte sono uccelli di vita acquatica, tra cui il bellissimo pellicano;

    Procellariiformi: sono uccelli di mare come gli albatri, ovvero uccelli oceanici grandi e maestosi;

    falconiformi: o rapaci diurni, tra questi distinguiamo le aquile, gli avvoltoi e le varie specie di falchi;

    anseriformi: tra i più comuni ricordiamo i cigni, le oche, le anatre;

    ciconiformi: appartengono a quest’ordine la cicogna bianca e il fenicottero rosa;

    Sfenisciformi: ovvero i pinguini, tra cui citiamo il pinguino maggiore.

     

    A seconda del loro comportamento o habitat, gli uccelli vengono invece tradizionalmente suddivisi in:

    •     Uccelli acquatici (p.es.: Anseriformi)
    •     Uccelli marini (p. es.: Sfenisciformi)
    •     Uccelli rapaci (p.es.: Falconiformi)
    •     Uccelli migratori
    •     Oscini o Uccelli canori

     

    COMPORTAMENTO

    L'abilità al volo non è una proprietà caratterizzante della classe, poiché esistono uccelli inetti al volo (ratiti, pinguini, molte specie insulari) ed altri animali volatori (pipistrelli, molti insetti).

     

    Gli uccelli possono praticare monogamia (91% delle specie), poliginia (2%) o poliandria (meno dell'1%). La monogamia può essere perpetua (come negli psittaciformi) o limitata al periodo riproduttivo. Specie con tendenze monogame perpetue hanno dimorfismo sessuale scarso od assente. Il motivo della predominanza della monogamia fra gli uccelli è da ricercarsi nella tendenza del maschio ad occuparsi della prole in misura uguale alla femmina, cosa assai rara fra gli altri animali.

     

    La maggior parte degli uccelli è diurna ed erbivora, nutrendosi di semi, nettare, germogli o frutta; esistono però anche specie notturne (come i succiacapre o i gufi) e/o carnivore (i già citati gufi, i rapaci), dove per carnivoro si può intendere un animale che si nutre di insetti, pesci od altri vertebrati.

     

    Alcune specie di uccelli sono stanziali, rimangono cioè nella stessa zona durante tutto l'arco dell'anno: in regioni temperate od inospitali, durante la stagione fredda, molte specie di uccelli tendono a migrare verso climi più miti, dove nidificare, per poi tornare nel paese d'origine.

     

    Fonte: http://scienzedellavita.wikispaces.com/file/view/presentazione+generale+uccelli.doc/236333374/presentazione%20generale%20uccelli.doc

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    INDICAZIONI PER UNA TERMINOLOGIA FENOLOGICA ORNITOLOGICA E RELATIVI SIMBOLI

    Terminologia

    NIDIFICANTE/NIDIFICANTI : specie, popolazione o individui che portano a termine nella zona il normale ciclo riproduttivo.

    La nidificazione delle specie viene classificata in tre distinte categorie, come definito nelle convenzioni del Progetto Atlante Italiano delle specie nidificanti (Meschini e Frugis 1993).

    Su questa base la nidificazione viene considerata:

    EVENTUALE: per una specie osservata durante il proprio periodo riproduttivo nell'ambiente adatto, senza alcun’altra indicazione di nidificazione;

    PROBABILE: per una specie osservata in canto, oppure in difesa del territorio, oppure in parata nuziale, durante il suo periodo riproduttivo;

    CERTA: per una specie di cui si siano osservati il nido con uova e/o piccoli, il nido vuoto, i giovani non volanti, il trasporto di imbeccate o di sacche fecali oppure di materiale per il nido.

    Il termine corrispondente alla sopraindicata classificazione segue sempre i termini NIDIFICANTE/NIDIFICANTI.

    SEDENTARIA/SEDENTARI: specie, popolazione o individui presenti nella zona tutto l'anno; in essa normalmente, ma non necessariamente, portano a termine il ciclo riproduttivo; possono anche avvenire degli spostamenti stagionali di modesta portata, generalmente compresi entro i 50 chilometri.

    I termini sedentaria/sedentari non si applicano a specie, popolazioni o individui reintrodotti o introdotti nella zona, anche se normalmente vi rimangono tutto l'anno.

    I termini sedentaria/sedentari vengono sempre associati, quando necessario, ai termini nidificante/nidificanti con la relativa categoria di nidificazione; la sedentarietà, da sola, non basta infatti ad indicare la nidificazione.

    MIGRATRICE/MIGRATORI: specie, popolazione o individui che transitano periodicamente sulla zona, per portarsi dalle aree di riproduzione a quelle di svernamento più meridionali e viceversa; normalmente tali passaggi avvengono in autunno e in primavera e comportano soste temporanee nella zona; la sosta può protrarsi per l'intera estate o parte di essa e in tal caso essi diventano "estivi" oppure" estivanti"; la sosta può protrarsi per l'intero inverno o parte di esso e in tal caso essi diventano "svernanti".

    Il termine "migratrice" viene usato contemporaneamente a "estiva" o "estivante" solo quando i contingenti migratori di una specie sono significativi rispetto a quelli estivi o estivanti.

    Il termine "migratrice" viene usato contemporaneamente a "svernante" solo quando i contingenti migratori di una specie sono significativi rispetto a quelli svernanti.

    ERRATICA/ERRATICI: specie, popolazione o individui che, pur essendo fondamentalmente sedentari, possono compiere limitati movimenti verso altre zone, distanti tuttavia anche più di 50 chilometri.

    Ciò avviene soprattutto in concomitanza con eventi climatici locali sfavorevoli e, molto frequentemente, in senso altitudinale; talora si tratta di erratismi finalizzati all'utilizzo trofico della zona.

    Questi movimenti possono portare ad allontanamenti dalla zona considerata o arrivi in essa.

    SVERNANTE/SVERNANTI: specie, popolazione o individui che, provenendo da aree di nidificazione poste più a nord, si soffermano nella zona per trascorrervi l'inverno o parte di esso (generalmente vengono considerati i mesi di dicembre e gennaio); in primavera ripartono per le zone di riproduzione.

    Il termine "svernante" viene utilizzato contemporaneamente a "sedentaria" solo quando sul totale di individui presenti in inverno una percentuale significativa, comunque rilevabile, non sia sedentaria.

    Il termine "svernante" implica sempre che la specie sia anche migratrice, in quanto gli individui che si fermano d'inverno nella zona fanno sempre parte di un insieme più esteso di migratori.

    Il termine "migratrice" viene usato contemporaneamente a "svernante" solo quando i contingenti migratori di una specie sono significativi rispetto a quelli svernanti.

    (poiché negli atlanti degli uccelli svernanti è praticamente impossibile distinguere un uccello veramente svernante da uno sedentario della stessa specie, il termine viene spesso utilizzato nella accezione più ampia di specie, popolazione o individui che trascorrono i mesi invernali nella zona, includendo quindi nella categoria svernanti anche gli uccelli sedentari).

    ESTIVA/ESTIVI: specie, popolazione o individui migratori che arrivano in primavera nella zona, portano a termine in essa il normale ciclo riproduttivo e ripartono in autunno per i quartieri di svernamento più meridionali; è evidente che "estivo" equivale a "nidificante non sedentario".

    Al termine "estiva/i", che già di per sé implica la riproduzione della specie, viene fatto seguire il termine "nidificante" per poter aggiungere il grado di certezza di tale evento (eventuale, probabile, certo).

    Il termine "estiva" implica sempre che la specie sia anche migratrice, in quanto gli individui di tale specie che si fermano a nidificare nella zona fanno sempre parte di un insieme più esteso di migratori.

    Il termine "migratrice" viene usato contemporaneamente a "estiva" solo quando i contingenti migratori di una specie sono significativi rispetto a quelli estivi o estivanti.

    Il termine "estiva" viene utilizzato contemporaneamente a "sedentaria" solo quando sul totale di individui nidificanti una percentuale significativa, comunque rilevabile, non sia sedentaria.

    ESTIVANTE/ESTIVANTI: specie, popolazione o individui migratori che trascorrono nella zona l'intera estate o parte di essa senza portare a termine il ciclo riproduttivo.

    Il termine "estivante" implica sempre che la specie sia anche migratrice, in quanto gli individui di tale specie che si fermano trascorrere l'estate nella zona fanno sempre parte di un insieme più esteso di migratori.

    Il termine "estivante" implica sempre che la specie sia anche migratrice, in quanto gli individui di tale specie che si fermano in estate nella zona fanno sempre parte di un insieme più esteso di migratori.

    Il termine "migratrice" viene usato contemporaneamente a "estivante" solo quando i contingenti migratori di una specie sono significativi rispetto a quelli estivanti.

    Il termine "estivante" viene utilizzato contemporaneamente a "sedentaria" solo quando sul totale di individui presenti in estate e non nidificanti una percentuale significativa, comunque rilevabile, non sia sedentaria.

    ACCIDENTALE: specie che é stata osservata nella zona non più di 5 volte; quando possibile, vengono riportati i luoghi e le date o i periodi delle singole osservazioni.

    REINTRODOTTA: specie autoctona immessa artificialmente nella zona, dove era naturalmente presente in passato.

    INTRODOTTA: specie non autoctona immessa artificialmente nella zona, dove non era mai stata presente in passato se non a seguito di eventuali precedenti introduzioni.

    Una specie reintrodotta o introdotta viene considerata:

    NATURALIZZATA: se la specie sopravvive nella zona da tempo senza difficoltà.

    NON NATURALIZZATA: se la specie sopravvive con difficoltà nella zona.

    RIPOPOLATA: specie sedentaria nella zona soggetta ad immissioni artificiali più o meno regolari di individui provenienti dall'esterno.

    Il termine REGOLARE serve a specificare la costante ripetizione nel tempo di un certo avvenimento (nidificazione, migrazione, svernamento, ecc.); il termine IRREGOLARE serve a specificarne la discontinuità.

    Quando non compare l'aggettivo "irregolare" si intende comunque che il fenomeno è regolare.

    Possono essere utilizzati più termini indicanti diverse categorie fenologiche per una stessa specie qualora nella zona considerata essa presenti individui ascrivibili a più categorie.

    La sequenza dei simboli fenologici utilizzati per ciascuna specie segue generalmente un ordine che parte dal più caratterizzante nel territorio considerato.

    Simboli utilizzati per una specie

    B = NIDIFICANTE; viene sempre seguito dal simbolo relativo al grado di certezza (certa, probabile, eventuale).

    Ce = certa.

    Pr = probabile.

    Ev = eventuale.

    S = SEDENTARIA.

    M = MIGRATRICE.

    W = SVERNANTE.

    (W) = PRESENTE IN INVERNO MA NON SVERNANTE.

    E = ESTIVA.

    (E) = ESTIVANTE.

    A = ACCIDENTALE; viene solitamente seguito da un trattino e un numero indicante la quantità di osservazioni separate nel tempo e/o nel luogo; segue quindi una parentesi graffa contenente una sequenza indicante, nell'ordine e separati da un punto e virgola: data o periodo dell'osservazione, luogo dell'osservazione, numero di individui o di coppie. Se le osservazioni separate nel tempo e/o nel luogo sono più di una, dentro la parentesi sono indicate più sequenze separate da una barra obliqua.

    Esempio:

    specie X = A-2 {13-12-95; Ostiglia, MN; 2c / 15-3-96; Goito, MN; 4}

    Significato: la specie X è stata osservata due volte nel periodo e nella zona considerati; la prima volta il 13-12-95 a Ostiglia, in provincia di Mantova, con due coppie; la seconda volta il 15-3-96 a Goito, in provincia di Mantova, con 4 individui).

    R = REINTRODOTTA; viene solitamente seguito dal simbolo indicante l'avvenuta o non avvenuta naturalizzazione (naturalizzata, non naturalizzata).

    I = INTRODOTTA; viene solitamente seguito dal simbolo indicante l'avvenuta o non avvenuta naturalizzazione (naturalizzata, non naturalizzata).

    Na = NATURALIZZATA.

    (Na) = NON NATURALIZZATA.

    Ri = RIPOPOLATA.

    reg = regolare.

    irr = irregolare.

    ? = dubbio o incertezza dell'informazione che precede immediatamente il punto di domanda.

    ( data; luogo ) = una data e/o un luogo entro parentesi tonda indicano la data e/o il luogo in cui per la prima volta é stato osservato il fenomeno precedentemente indicato, che in seguito ha continuato a verificarsi

    [ data; luogo ] = una data e/o un luogo entro parentesi quadra indicano la data e/o il luogo in cui per l'ultima volta é stato osservato il fenomeno precedentemente indicato

    { data; luogo } = una data e/o un luogo entro parentesi graffa indicano la data e/o il luogo in cui si è verificato l'evento isolato o irregolare precedentemente indicato.

    Se gli eventi separati nel tempo e/o nel luogo sono più di uno, dentro la parentesi sono indicate più sequenze “data; luogo” separate da una barra obliqua.

    Esempio:

    Evento X {13-12-95; Ostiglia, MN / 15-3-96; Goito, MN}

    Significato: l’evento X si è verificato due volte nel periodo e nella zona considerati; la prima volta il 13-12-95 a Ostiglia, in provincia di Mantova; la seconda volta il 15-3-96 a Goito, in provincia di Mantova).

    La data, a seconda delle informazioni disponibili, può indicare: giorno, mese e anno; mese e anno; soltanto l’anno.

    Per indicare un periodo con un inizio e una fine viene usata la seguente simbologia

    Data … data = periodo da (data) … a (data)

    Esempio:

    Evento X {13-12-95 ... 5-1-96; Ostiglia, MN}

    Significato: l’evento X si è verificato una volta nel periodo e nella zona considerati, dal 13-12-95 al 5-1-96, a Ostiglia, in provincia di Mantova).

    c = coppia

    m = maschio/maschi

    f = femmina/femmine

    g = giovane/giovani

    im = immaturo/immaturi

     

     

    Fonte: http://www.parcodelmincio.it/territorio/documents/TERMINOLOGIAORNITOLOGICAfinale.doc

    Sito web da visitare: http://www.parcodelmincio.it

    Autore del testo: C.Martignoni

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