Mito e religione Grecia antica riassunto

 


 

Mito e religione Grecia antica riassunto

 

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Mito e religione Grecia antica riassunto

 

La religione dei greci

Le conoscenze che abbiamo sugli dei greci ci giungono dai testi di Omero ed Esiodo, che ci presentano una religione politeista.

Questi testi parlano della nascita degli dei maggiori e minori che vengono presentati con caratteristiche umane e sono mossi da forti passioni, li distinguono dagli uomini i loro poteri soprannaturali e l’immortalità.

Dodici sono le divinità maggiori che compongono la famiglia divina e sono:

Zeus

È il dio supremo, padre degli dei e degli uomini,dominatore dei fenomeni atmosferici.

Era

È la sorella e la moglie di Zeus, massima divinitàfemminile dell’olimpo, sempre gelosa delmarito.

Pallade Atena

Nata dal cervello di Zeus, divinità della guerrama anche delle arti e delle industrie.

Apollo

E il sole che illumina il mondo e l’intelligenzache muove la vita. .È anche il dio della poesia nonché inesorabilearciere.

Artèmide

t la sorella di Apollo, dea della luce lunare edella caccia.

Ares

È il dio della guerra, figlio di Zeus e di Era.

Efesto

Anche lui è figlio di Zeus e di Era, è maestronell’arte di forgiare i metalli. È zoppo perchéZeus, in un momento d’ira, lo scagliò da piccologiù dall’olimpo.

Ermes

È il messaggero degli dei, protettore deicommerci,ispiratore da.’ eloquenza.

Afrodite

È la dea della bellezza e dell’amore.

Estia

È la sorella di Zeus e la dea del focolaredomestico.

Poseidone

t il fratello di Zeus e dio del mare

Demètra

Anche lei è sorella di Zeus ed è la dea dei raccolti

I RITI

Gli dei ricevevano costantemente l’omaggio degli uomini tramite riti pubblici e privati.

I riti pubblici per eccellenza erano il sacrificio d’animali o l’offerta di primizie del raccolto; la condizione essenziale per la loro celebrazione era la purezza dei celebranti e dei presenti. Il sacrificio avveniva sempre sull’altare all’aperto, al centro di un grande spiazzo dove si raccoglievano i cittadini. Vicino all’altare veniva poi acceso un grande fuoco.

I riti privati venivano celebrati dal capofamiglia per dimostrare la devozione del suo nucleo famigliare agli dei. Consisteva nel rovesciare sul pavimento le prime vivande del pasto che significavano un dono alle divinità.

 

GLI ORACOLI

Gli oracoli, sacerdoti e sacerdotesse che con riti particolari interpretavano i pensieri degli dei per of iire alla popolazione le loro risposte, ebbero in Grecia una grande popolarità, dovuta al fatto che i fedeli potevano ottenere una risposta ai loro problemi, malattie comprese, direttamente dal

dio interpellato. Non essendo però nessun essere umano capace di interpretare il futuro, queste risposte erano false e ingannavano la popolazione ignara.

Tl responso dell’oracolo poteva infatti manifestarsi per divinazione, cioè tramite segni da interpretare, come il volo degli uccelli, i tuoni, i terremoti, o un sogno, oppure attraverso la parola della divinità.

Presso i santuari più famosi c’erano infatti persone dotate del dono della profezia e che parlavano invasate dal dio e riferendo le sue parole.

Si può solo immaginare l’importanza anche politica di tali interpreti di oracoli, visto che agli dei non si rivolgevano solo semplici cittadini, ma molto spesso intere nazioni che dal responso della divinità decidevano, ad esempio, se entrare in guerra o mantenere la pace.

Chi si riteneva soddisfatto della risposta del dio lasciava al santuario una somma in denaro e spesso anche un ex voto, una statuetta della divinità, una raffigurazione, spesso rozza e grossolana, dell’evento che l’aveva portato a rivolgersi all’oracolo, oppure la riproduzione di un arto guarito, o così via.

 

I SEMIDEI

Esistono anche delle persone nate dall’unione di uomini con divinità: i semidei.

Alcuni esempi sono:

Achille

Figlio di Peleo, re dei Mirmidoni. Sua madre lorese invulnerabile. Il suo maestro fu il centauroChitone. Tra una vita breve e gloriosa ed unalunga ed oscura, scelse la prima. Venne uccisoda Paride nella guerra di Troia.

Eracle (Ercole)

Eroe nazionale greco, figlio di Zeus e Alcmena,

moglie d’Anfitrione. Cresciuto a Tebe, divennefamoso per le sue 12 fatiche (Leone Nemeo euccisione, l’idra di lerna e degli uccelli stinfaliiconquista dei pomi delle Esperidi e del cinto diIppolita, ripulitura delle stalle di Augia, catturadel cinghiale d ‘ Erimanto, della cerva di Cerinea,del toro di Minasse, delle cavalle di Diomede,dei buoi di Gerione e del cane infernaleCerbero). La seconda moglie lo uccise e fuassunto tra gli dei. A lui si faceva risalirel’istituzione dei giochi olimpici.

I MITI

Il mito viene assunto o come narrazione religiosa originaria o come forma di pensiero, la mitologia invece è il complesso dei miti di una data cultura.

Uno dei più conosciuti e quello di Teseo e del Minotauro

Svolto da Peano, Calderaro e Parola IF

 

I GIOCHI OLIMPICI

Le principali feste religiose, dette Panelleniche, erano occasioni di incontro di tutto il popolo greco e durante queste feste venivano celebrate gare sportive; le più importanti erano quattro: le Olimpiache in onore di Zeus, le Pizie in onore di Apollo, le Istmie in onore di Nettuno e le Nemee in onore dell’eroe Eracle. Durante la celebrazione delle Olimpiache nacquero le Olimpiadi: erano gare sportive, che a partire dal 776 a.C. vennero istituite ogni quattro anni. L’importanza delle gare è sottolineata dal fatto che i greci confutavano gli anni partendo appunto da tale data.

Nella prima olimpiade si svolsero soltanto alcune gare di corsa veloce, ma nelle successive edizioni si aggiunsero la lotta, la corsa dei_ carri, il pugilato, il lancio del giavellotto e del disco, la corsa di resistenza, il pentathlon, e la corsa con le armi. Poteva partecipare qualunque greco, anche quelli provenienti dalle colonie più lontane. Ma chi -non era greco, cioè barbaro era escluso dai giochi: dunque la differenza tra i giochi moderni e quelli di un tempo sta nell’ esclusione dalle gare di persone considerate inferiori. Gli uomini che vincevano venivano circondati dagli dei, lodati, glorificati come eroi e raffigurati in statue. I giochi dovevano svolgersi in un clima di non competizione militare e solo gli dei potevano garantire una tregua sicura.

Alla popolazione greca piaceva lo sport e pretendevano le massime prestazioni dal corpo che doveva raggiungere la perfezione. Amavano il gusto della vittoria e della competizione, di vincere il premio e di essere il migliore. Questa mentalità è giunta sino a noi infatti in ogni campo siamo in competizione: chiunque cerca di raggiungere la perfezione, di fare meglio degli altri.

Le olimpiadi vennero sospese dal 277 al 369 d.C. poi nel 393 vennero soppresse dall’ imperatore Teodorico su richiesta di Ambrogio, vescovo di Milano. Più tardi, dopo quindici secoli Pierre de Coubertinr, propose nel congresso nazionale a Parigi di rifar celebrare le olimpiadi.

Così il 6/4/1896 fu celebrata la prima olimpiade moderna ad Atene, ben diverso da quella degli antichi greci. Innanzitutto chiunque atleta di qualunque nazione poteva partecipare, cosa che nelle antiche olimpiadi era impossibile. Gli sport in programma erano dodici: atletica leggera, ginnastica, scherma, lotta, tiro, nuoto, ciclismo, equitazione, tennis, pesi, vela e canottaggio.

Ancora oggi vengono celebrate le olimpiadi ogni quattro anni come tradizione sportiva internazionale e attira i mass-media e molti spettatori.

(1863-1937) diplomatico francese, studioso di pedagogia, era convinto che solo lo sport potesse aiutare gli uomini a superare le diversità di popolo, lingua, religione che li separano. A questo scopo, insieme ai rappresentanti di dodici nazioni, promotore i primi giochi olimpici moderni che si svolsero ad Atene nel 1894 ed ebbe la presidenza del comitato internazionale olimpico (CIO) fino al 1925.

 

ARCHIMEDE

A Siracusa, la più potente città dell’occidente greco, nacquero molti uomini che diventarono famosi; Sofrone il mimo, i retori Corace & Tisia, e Archimede, senza il più famoso tra questi. Come lo descrive Livio, egli era uno dei massimi scienziati di quel tempo, ed un genio universale. Sulla sua vita non si sa molto, nacque circa nel 287 -a.C., figlio di un astronomo di nome Fidia e . parente o più probabilmente amico del tiranno lerone II. Studiando, ebbe modo di conoscere il mondo accademico di allora che ruotava attorno ad Alessandria d’Egitto, sede della famosa biblioteca; e di conoscere i grandi scienziati dell’ epoca. In poco tempo la sua fama crebbe, a causa delle numerose invenzioni che portarono alla risoluzione dei problemi della vita quotidiana, quali l’argano a tre pulegge ( che serviva a tirare in secco le barche senza fatica) e i suoi studi sulla spinta ascensionale senza dei quali oggi non esisterebbero gli aerei.

Secondo le leggende ….

La storia ci mostra tramite un curioso e celebre aneddoto, quanto il genio di Archimede fosse complesso e ingegnoso. lerone II aveva comperato una corona d’oro, ma sospettando che il gioielliere l’avesse truffato mischiando con l’oro altri metalli meno nobili, presentò il problema ad Archimede. Dapprima quest’ultimo non riuscì a risolverlo, poi dedusse dopo un bagno ispiratore, che un corpo immerso nell’acqua sposta una certa quantità di quest’ultima proporzionale alla sua massa: aveva scoperto la spinta idrostatica che gli permise di calcolare la quantità d’oro della corona. Trovata dunque la soluzione al problema di Ierone, corse nudo fino al palazzo dell’amico/ parente gridando “Eureka” (ho trovato).

Noi tutti però siamo abituati a pensare ad Archimede anche come genio nell’ arte bellica, in quanto a lui si devono le invenzioni di alcune macchine da guerra che all’epoca fecero “storia”, come il fuoco greco (che, si narra, venne usato anche a Gerusalemme durante gli assedi all’epoca delle crociate) e gli specchi ustori (enormi specchi che venivano utilizzati per incendiare le imbarcazioni nemiche). L’ingegno del nostro personaggio ebbe modo di misurarsi dopo la morte di lenone, (215 A.C.), quando i siracusani cambiarono schieramento a si allearono coi cartaginesi e in particolare con Annibale. Ciò infatti scatenò l’ira dei romani che attaccarono la città con l’intenzione di distruggerla in quanto essa costituiva una base di appoggio per i cartaginesi e i loro traffici commerciali per il dominio del Mediterraneo (oltre allo spostamento di truppe). Nel 213 infatti Marcello, incoraggiato dalle veloci vittorie conseguite fino a quel momento, dette l’assalto alle mura della città; il comandante romano non aveva però considerato il genio di Archimede che con macchine e proiettili di ogni genere, mise fuori combattimento le truppe romane che si ritirarono disastrosamente. Dalle cronache di Plutarco emerge poi che Marcello anni dopo la sconfitta ancora ripeteva che sarebbe stato un gioco da ragazzi impadronirsi della città se qualcuno avesse fatto fuori quel vecchietto: Archimede aveva al quel tempo l’età di circa 70 anni. La morte del matematico è poi anch’ essa avvolta dalle leggende, infatti è diffuso il racconto che Marcello, dopo la conquista di Siracusa (costata 2 anni di assedio), avesse dato l’ordine di risparmiare il matematico e inventore, che invece si rifiutò di venire dal comandante romano perché assorto nei suoi calcoli. Il soldato che avrebbe incontrato il matematico avrebbe dovuto immediatamente scortarlo dal comandante romano, ma la tradizione vuole che l’uomo, imbattutosi in Archimede, dopo aver aspettato un po’ di

tempo si stancò e lo uccise, sulla tomba del siracusano però Marcello si premurò di incidere un cilindro circoscritto ad una sfera, come volere di Archimede, e come scusa per non aver potuto risparmiargli la vita.

Nella realtà probabilmente ….

La popolarità di Archimede è divenuta tale solo molto dopo quando gli scritti di autori romani ne narrarono le invenzioni, soprattutto belliche, al popolo romano, largamente impermeabile alla scienza; quest’ultimo fattore però fece sì che gli autori dovessero ingigantire leggende (già esistenti), invenzioni e imprese del personaggio in questione. Sono soprattutto le opere di cronaca e di divulgazione di Plutarco e Vitruvio che ci hanno fatto conoscere Archimede quale scienziato geniale e distratto e sempre preso dai suoi problemi matematici. L’Archimede che ci perviene invece da documenti storici più accertabili, è uno scienziato molto scherzoso al contrario di quanto invece viene detto dagli autori romani, che invia lettere con problemi impossibili ai suoi colleghi scienziati in Egitto, ad Alessandria, oppure in Grecia; totalmente diverso dunque dall‘uomo che ci viene fatto trasparire dagli autori latini, un matematico e un inventore che non si accorge che stanno per ucciderlo oppure che corre nudo per le strade gridando “Eureka”. C’è invece un ché di vero per quanto riguarda le invenzioni (e non i comportamenti) di Archimede durante l’assedio di Siracusa, e le sue macchine belliche quali balestre giganti, catapulte. E alquanto improbabile invece l’utilizzo di specchi ustori che erano alquanto ingombranti e il cui uso non era stato ancora perfezionato.

Per quanto riguarda invece la morte di Archimede essa non è accaduta (probabilmente) come ci è stata narrata, ma lo scienziato venne ucciso in quanto a quel tempo presso i romani non era ancora diffusa l’opinione di salvare,scienziati e inventori perché utili; tale concezione invece verso le arti e la scienza si diffuse molto dopo, all‘epoca appunto di Plutarco e Vitruvio che nei loro scritti provvidero a salvare i condottieri romani dalle accuse di aver ucciso con le stragi seguenti le conquiste delle città, uno dei grandi uomini dell’antichità.

 

CONDIZIONE FEMMINILE E SESSUALITA’ NELL’ANTICA GRECIA

La prostituzione è un’attività della quale restano ‘testimonianze presso molte civiltà antiche e, allora come adesso, consentiva di sfogare l’istinto sessuale senza mettere a rischio l’istituzione della famiglia, in particolare la castità delle donne cosiddette “oneste”. Le condizioni alle quali si svolgeva erano però molto diverse; il caso dell’antica Grecia era ad esempio assai diverso da quello di Roma. Ad Atene, ad esempio, le donne vivevano per la maggior parte del tempo in casa, non avevano la possibilità di intrattenere relazioni, eventualmente anche sessuali, con uomini ed erano considerate inferiori anche dal punto di vista intellettuale e umano. Era perciò normale che i rapporti sessuali avvenissero essenzialmente con prostitute, in particolare quelle che abitavano nel quartiere Ceramico, dove andavano anche tutti coloro che non potevano permettersi le prostitute a domicilio. . .

Queste case di tolleranza furono istituite dal legislatore Solone per ragioni, di igiene pubblica e in spregio della condizione femminile. Le prostitute erano giovani schiave “importate” in Grecia da mercanti che si rifornivano da pirati perché le cittadine rimanessero vergini.

IL SIMPOSIO E IL RUOLO DELLE ETERE Gli antichi greci concepivano il piacere come un rituale armonioso che aveva come sfondo il simposio ( banchetto in cui si discuteva di letteratura, si ascoltava musica, si guardavano le danzatrici, il tutto innaffiato da molto vino). Il convito era molto importante nella cultura degli antichi, sia che degenerasse in orge e divertimenti sfrenati, sia che servisse per discussioni di carattere filosofico. Questi momenti di vita sono stati ampiamente utilizzati per la rappresentazione vascolare dai pittori dell’epoca. Durante il pasto danzatrici, musiciste ed etere 2(Ie uniche donne che partecipavano) dovevano, attraverso una specie di rituale, provocare gradualmente nei convitati il giusto grado di euforia che avrebbe dovuto sollecitare le loro facoltà erotiche ed intellettuali. Il simposio era principalmente diviso in due parti: nella prima, con un pasto sbrigativo, si sfamavano i commensali; nella seconda, sotto l’occhio attento del simposiarca (“direttore” del buon andamento del convito), si distribuivano le prostitute in base alla ricchezza del cliente. Queste ultime nella prima fase raccoglievano cibo per la loro famiglia, mentre nella seconda soddisfacevano i desideri sessuali dei invitati per una decina di dracme.

Vi era poi una differenza tra la prostituta di bordello (porne), che esercitava la sua professione in un locale apposito e per brevi incontri e l’etera (dal greco hetaira, che significa compagna, amica). Alcune etere erano donne colte, in grado di discutere di argomenti importanti come la letteratura o la filosofia e intrattenevano rapporti privilegiati con uomini dei quali finivano per diventare vere e proprie amiche e compagne. Si ricordi ad esempio Aspasia, che suscitò scandalo in molti ateniesi e grande ammirazione in altri per la sua relazione con Pericle.

 

L’ OMOSESSUALITA’ TRA I GRECI

La mentalità dei Greci in fatto di omosessualità non era restrittiva come la nostra, soprattutto nell’età classica, dove era scontato che un uomo fosse attratto da un maschio più giovane di bell’aspetto. L’amore “greco” era rivolto appunto ai fanciulli, ed era composto da coppie formate dagli “arasti” e dagli “eromeni” (letteralmente amanti e amato: i greci definivano così le unioni tra maschi). In alcune .circostanze l’omosessualità (detta anche pederastia, legame con un giovane) era considerata un surrogato dell‘eterosessualità e non era condannata in quanto era considerata come una normalissima ricerca del bello estetico. Questo fatto si spiega tenendo conto della scarsa considerazione in cui erano tenute le donne, ritenute sostanzialmente una via di mezzo tra l’uomo e gli animali, indegne di amore e di considerazione. La donna non poteva stabilire con un uomo una relazione basata sulla fiducia e sulla condivisione di interessi comuni, semplicemente perché non si trattava di un rapporto tra esseri di pare dignità, come accadeva invece fra uomini, anche se molto diversi per età e cultura. A testimoniare queste abitudini restano in letteratura, ad esempio, l’episodio di Achille e Patroclo (Iliade) oppure di Eurialo e Niso (Eneide).

I pittori vascolari spesso rappresentavano le scene del corteggiamento a un fanciullo da parte di un adulto, che prevedeva anche un approccio fisico diretto; un palese esempio è dato dalle rappresentazioni sul vasellame riguardante la guerra di Troia. Esisteva però una duplice moralità nell’ambito di queste relazioni: come accadrà più tardi anche per l’amore eterosessuale, da una parte chi dichiarava il suo amore verso un altro uomo riceveva. incoraggiamenti dagli amici, dall’altra veniva apprezzato il giovane che aveva mantenuto la sua verginità, biasimando chi avevo preso l’iniziativa.

A differenza della prostituzione femminile, quella maschile era vietata e se un giovane veniva scoperto a “soddisfare i desideri sessuali” di un altro uomo veniva punito con la privazione dei diritti politici, il che non impediva a molti di praticarla di nascosto oppure palesemente, anche az prezzo dell’esclusione politica. Spesso capitava ai grandi scrittori e ad altri personaggi importanti di essere abbordati” da qualche giovane in cerca di facili guadagni, con esiti non sempre brillanti.

 

 

Fonte: http://licealiprimae.files.wordpress.com/2012/12/appunti-di-storia-antica.docx

Sito web da visitare: http://licealiprimae.files.wordpress.com

Autori del testo: Pellegrino S. e Piacenza A.

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