Riassunto storia scuola media

 

 


Riassunto storia scuola media su Napoleone, Rivoluzione Francese, le grandi scoperte geografiche, Illuminismo, le crociate, il Sacro romano Impero, Rivoluzione Industriale e tanto altro

 

I testi seguenti sono di proprietà dei rispettivi autori che ringraziamo per l'opportunità che ci danno di far conoscere gratuitamente a studenti , docenti e agli utenti del web i loro testi per sole finalità illustrative didattiche e scientifiche.

 

1) Le grandi scoperte geografiche

 

SI SCOPRONO NUOVE ROTTE COMMERCIALI
Nel Medioevo, i pregiati prodotti dell'Africa e dell'Asia giungevano sui mercati europei attraverso i mercanti arabi e italiani. Tali intermediazione rendeva costosissime le merci: per questo, sin dal XIII secolo, si tentò di raggiungere l'oceano Indiano circumnavigando l'Africa. Tra il Quattro e il Cinquecento alcuni grandi navigatori al servizio di vari Stati europei, realizzarono numerosi viaggi di esplorazione allo scopo di individuare nuove rotte commerciali. Nel 1487, Bartolomeo Diaz doppiò il Capo di Buona Speranza, la punta meridionale dell’Africa, ma non riuscì a raggiungere le Indie e fu costretto a tornare indietro; nel 1498 Vasco de Gama, doppiato il capo e risalita la costa orientale dell’Africa, arrivò fino all’India. La nuova rotta da lui percorsa consentì al Portogallo di assumere il control­lo del commercio marittimo con l’Oriente.

COLOMBO: LA SCOPERTA E L’ESPLORAZIONE DELL’AMERICA
Se l’espansione portoghese sui mari era stata cercata e voluta, quella spagnola fu invece abbastanza casuale. Essa nacque dalla testarda intuizione di un navigatore genovese, Cristoforo Colom­bo, convinto che, essendo la Terra una sfera, si poteva raggiungere l’Estremo Oriente navigando verso Occidente. Colombo cercò qualcuno che finanziasse la sua spedizione, sempre allo scopo di trovare una nuova rotta per le Indie. Dopo molte insistenze, Colombo ottenne dalla Spagna tre caravelle e un equipaggio di circa centoventi uomini. Colombo salpò da Palos, nel Sud della Spagna, il 3 agosto 1492 e, dopo una naviga­zione di oltre due mesi, raggiunse un’isola dell’ar­cipelago delle Bahamas, che chiamò San Salvador. Toc­cò in seguito altre isole del­le Antille, ma non si rese mai conto di aver scoperto un nuovo continente e credette per tutta la vita di aver raggiunto le Indie. Chiamò quindi “indiani” gli abitanti di quelle isole.  Il continente fu poi esplorato dai fratelli veneziani Caboto per l'Inghilterra, da Cabral per il Portogallo e da Amerigo Vespucci per la Spagna il quale, resosi subito conto di trovarsi in un “Nuovo Mondo”, ribattezzò quelle Terre “America”.
Nel 1519-22 il portoghese Ferdinando Magellano cercò di circumnavigare il mondo ma morì alle isole Filippine.

LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DELLE SCOPERTE GEOGRAFICHE
Le nuove scoperte geografiche ebbero conseguenze economiche di enorme portata.
Le più importanti rotte commerciali europee, lentamente, si spostarono dal Mediterraneo all’oceano Atlantico: Lisbona, Siviglia, Rotterdam, Londra e, in seguito, Bordeaux e Amsterdam divennero, col tempo, porti maggiori di Genova, Venezia o Napoli. L’Italia perse così gran parte della sua importanza commerciale. L'afflusso di metalli preziosi dal nuovo mondo sconvolse l'economia europea, provocò una grave inflazione e accentuò il formarsi d'una potente classe commerciale, la borghesia.Inoltre, cosa da non sottovalutare, con l’arrivo di nuovi prodotti cambiarono le abitudini alimentari degli Europei.

LA DISTRUZIONE DELLE CIVILTA’ PRECOLOMBIANE
Dopo i viaggiatori, le nazioni europee, soprattutto la Spagna, inviarono in America conquistatori. Lo spagnolo Cortes conquistò il Messico distruggendo la civiltà indigena degli Aztechi; un altro spagnolo, Pizarro, conquistò il Perù, dominato dagli Incas, anch’essi distrutti. Per governare le terre oltre oceano la Spagna creò in America due vicereami, controllati direttamente: Nuova Spagna e Perù. Cominciò così uno spietato sfruttamento spagnolo del continente americano, cui presto si aggiunse lo sfruttamento portoghese del Brasile. Da sottolineare il fatto che la distruzione delle civiltà precolombiane non fu solo dovuta all’attività distruttrice dei “conquistadores”, ma anche alle innumerevoli malattie introdotte dagli Europei in un territorio ancora incontaminato.

LA TRATTA DEGLI SCHIAVI E LA NASCITA DEL RAZZISMO
Con la conquista dei nuovi territori americani, gli Europei avevano bisogno di molta manodopera per effettuare i lavori più umili e pesanti; per questo motivo la maggioranza della popolazione indigena fu resa schiava e dall’Africa furono tradotti in America migliaia e migliaia di “Neri”, dando così inizio a quell’orribile fenomeno che va sotto il nome di “Tratta degli schiavi”. Si può senz’altro dire che con la scoperta dell’America ha inizio anche il cosiddetto “razzismo”, cioè considerare le persone di altro colore e che vivevano in modo differente da noi Europei delle persone “inferiori”.

 

2) Umanesimo e Rinascimento

 

L’UMANESIMO: UN MOVIMENTO CULTURALE CHE PARTE DALL’ITALIA
Per molti secoli la cultura del Medioevo fu strettamente legata alla religione e alla Chiesa. Gli uomini colti erano quasi tutti degli ecclesiastici, i loro interessi riguardavano soprattutto le questioni relative alla fede cristiana e le loro letture erano principalmente le Sacre Scritture o le opere dei grandi autori cristiani. Fra il Tre e il Quattrocento in Italia cominciò a svilupparsi una cultura non religiosa, che si rivolgeva all’uomo più che alla sua fede e che si rifaceva alla cultura del mondo classico e non a quella religiosa. Proprio perché poneva l’attenzione sull’uomo, questa nuova tendenza della cultura fu chiama­ta Umanesimo.
L’Umanesimo è quindi un movimento culturale in cui la riscoperta della cultura classica si accompagnò a una nuova concezione del mondo: gli umanisti riscoprirono il valore dell’esistenza terrena, po­nendo l’uomo al centro dell’universo. Si passa così da una visione teocentrica del mondo ad una visione antropocentrica.

DALL’UMANESIMO AL RINASCIMENTO
Fra il Quattro e il Cinquecento ebbe inizio anche una nuova epoca di grandissimo sviluppo delle arti, della letteratura e delle scienze: il Rinascimento, termine utilizzato dal pittore e storico dell’arte Giorgio Vasari per sottolineare che fra il Quattro e il Cinquecento era iniziata “una nuova era di rinascita e rigenerazione dell'umanità”. Anche in questo caso l’Italia fu la sede di una straordinaria fioritura artistica. Grandi architetti come Brunelleschi, Bramante e Michelangelo rinnovarono il volto delle città, mentre pittori di immensa fama come Leonardo, Raffaello e Tiziano diventarono un modello per tutta l'Europa.   L’arte tornò a raffigurare l’uomo e la natura.
In campo letterario le opere più rappresentative furono quelle di Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Niccolò Machiavelli, Francesco Guicciardini.  
L’interesse per l’uomo e la natura determinarono anche lo sviluppo della ricerca scientifica. In campo astro­nomico lo scienziato Niccolò Copernico presentò una teoria secondo la quale era la Terra a girare intorno al Sole (teoria eliocentrica o copernicana) e non il contrario (teoria geocentrica o tolemaica), come si era creduto fino allora.

 

 

3) Riforma e Controriforma

 

LE ORIGINI DELLA RIFORMA
Già dal XII-XIII secolo si attendeva una riforma religiosa e nel Cinquecento questa divenne un’esigenza mol­to forte. Il papato e il clero attraversavano allora un periodo di decadenza spirituale. A causa del crescente bisogno di denaro per il mantenimento della corte e l’abbelli­mento di Roma, alcuni pontefici incoraggiarono la vendita delle indulgenze, pratica che divenne sempre più scandalosa. In particolare sollevò forti proteste quella che ebbe luogo per finanziare la costruzione della nuova basilica di San Pietro.
Nella Chiesa Cattolica l’Indulgenza è la cancellazione della pena da scontare in Purgatorio per i peccati commessi. La cancellazione avviene in cambio di opere buone compiute dal fedele. Nel caso della “vendita delle indulgenze”, le opere buone sono sostituite da somme di denaro da versare alla Chiesa.
In Germania, la vendita delle indulgenze, voluta da Leone X, provocò la reazione del monaco Martin Lutero: egli sosteneva che solo Dio poteva decidere il destino degli uomini e che quindi le indulgenze non avevano alcun valore.

LA PREDICAZIONE DI LUTERO DIVIDE L’EUROPA CRISTIANA
Lutero era anche convinto che l’uomo, peccatore per natura, può essere salvato solo dalla fede e che, per mez­zo della fede stessa, entra in personale rapporto con Dio. L’uomo può quindi comprendere da sé le Sacre Scritture, senza ricorrere all’autorità degli intermediari. Egli scrisse quindi 95 tesi contro la Chiesa di Roma, che poi fece affiggere alla porta della Cattedrale di Wittemberg. Inoltre tradusse in tedesco e fece stampare la Bibbia, per renderla comprensibile a tutti.
Le idee di Lutero ebbero uno straordinario successo, ma nel 1521 il papa scomunicò Lutero. Questi  riuscì però a proseguire la sua opera grazie all’aiuto di alcuni principi tedeschi, che lo appoggiarono per impadronirsi dei beni ecclesiastici e per evitare il pagamento dei tributi alla Chiesa. In seguito, in numerose regioni della Germania, i contadini insorsero in nome dell’uguaglianza fra tutti gli uomini, ma Lutero, convinto che ogni cristiano do­vesse ubbidire al suo principe, non li appoggiò. Nel 1529 l’Imperatore Carlo V convocò a Spira una Dieta ( assemblea che riuniva i rappresentanti della nobiltà, del clero e delle città imperiali ) con lo Scopo di frenare la Riforma. La Dieta stabilì che nelle Regioni a maggioranza Luterana anche i Cattolici potevano professare la loro religione, ma non viceversa. Scoppiarono quindi dei forti contrasti, una vera e propria guerra di religione, che si concluse nel 1555 con la pace di Augusta, che riconobbe solo per i sovrani il principio della libertà di religione: i popoli dovevano adeguarsi alla scelta religiosa del proprio re. Alcuni stati della Germania abbracciarono la religio­ne protestante, altri rimasero cattolici.

NASCONO ALTRE CHIESE PROTESTANTI
Dopo la riforma di Lutero nacquero nuove chiese riformate. La prima fu quella degli Anabattisti, definiti così perché non ritenevano valido il battesimo dei bambini e si facevano ribattezzare da adulti. Questi sostenevano che ogni Cristiano ha il diritto di esaminare la Bibbia personalmente, predicavano la comunione dei beni e si opponevano all’autorità dello Stato e dei tribunali. In Svizzera, Giovanni Calvino sosteneva la predestinazione assoluta dell’uomo. In Inghilterra il re Enrico VIII si staccò dalla Chiesa cattolica per motivi politici. Desiderava infatti ottenere il divorzio dalla moglie, la spagnola Caterina d’Aragona, ma il pontefice, che non voleva inimicarsi la Spagna e l’Imperatore Carlo V, nipote di Caterina, non lo concesse. Il sovrano in­glese la considerò un’offesa contro la sua autorità. Nel 1534 fece perciò approvare l’Atto di supremazia, con il quale decretava la separazione dalla Chiesa di Roma e la nascita della Chiesa anglicana, di cui il re era il capo.

LA CHIESA DI ROMA DÀ INIZIO ALLA RIFORMA CATTOLICA
Non tutti coloro che sentivano la necessità di un rinnovamento della vita religiosa abbandonarono la Chiesa cattolica. Il grande umanista Erasmo da Rotterdam scelse di condurre la battaglia per la riforma dall'interno della Chiesa cattolica. Lo stesso fecero molti vescovi e sacerdoti, che come Lutero criticavano ampiamente il lusso e la corruzione. Gli stessi pontefici si resero conto che il rinnovamento morale della Chiesa non poteva essere più rinviato. Allo stesso tempo decisero di riaffermare il controllo di Roma sulla Chiesa stessa. Per ottenere questi due risultati, fu scelta la forma solenne del concilio ecumenico (cioè "universale"): un'assemblea di tutti i vescovi del mondo cristiano. Nel 1545, quindi fu convocato il Concilio di Trento, che però non portò alla riconciliazione. Il concilio servì invece a riaffermare i princìpi del Cattolicesimo e a dare      una nuova disciplina al clero. Tra i punti più importanti riaffermati ricordiamo: l’interpretazione delle                Sacre Scritture non spetta al singolo fedele ma alla Chiesa; le indulgenze sono necessarie per la cancellazione delle pene e la salvezza dell’uomo; i sacramenti sono sette e non due. A sostegno della Chiesa cattolica sorsero nuovi ordini religiosi, tra i quali quello dei gesuiti, “La Compagnia di Gesù”, fondato da Ignazio di Loyola. Il principale obiettivo dei Gesuiti era quello di difendere la dottrina cattolica e di educare i giovani.      

 

Poi fu pubblicato un elenco di libri proibiti giudicati contrari al Cattolicesimo e fu dato nuovo vigore al Tribunale dell’Inquisizione, creato nel XIII secolo per individuare e giudicare chi professava idee eretiche, cioè contrarie alla dottrina cattolica. Attraverso questo tribunale furono torturati e mandati al rogo la maggior parte di coloro che professava una religione diversa da quella Cattolica. C’è da dire, però, che anche in alcuni Paesi che avevano aderito alla Riforma molti cattolici furono perseguitati e condannati a morte. In generale, le vittime delle persecuzioni furono così tante, che questo fenomeno venne definito “caccia alle streghe”.

CONTRORIFORMA O RIFORMA CATTOLICA?
Gli studiosi di storia hanno chiamato in due modi diversi l'azione della Chiesa cattolica dopo la Riforma protestante: Riforma cattolica oppure Controriforma.
Quello più tradizionale e noto è sicuramente "Controriforma". Usando questa espressione si vuole sottolineare il fatto che la Chiesa in quel periodo mirò in primo luogo a contrastare la Riforma protestante e a fermare la sua diffusione.
Altri studiosi preferiscono invece l'espressione "Riforma cattolica", che è stata usata più di recente. In tal modo essi vogliono far notare che la Chiesa non si limitò a opporsi alla Riforma, cioè a prendere decisioni difensive. Vi furono infatti anche dei provvedimenti che rappresentarono una innovazione e un miglioramento, non solo rispetto agli eccessi che la Riforma protestante aveva condannato, ma anche rispetto alle caratteristiche generali che la Chiesa aveva assunto nei secoli precedenti.

 

 

 

 

4) L'Europa tra ‘500 e ‘600

 
SPAGNA, OLANDA E INGHILTERRA
Dopo la pace di Cateau-Cambresis del 1559 la Spagna, grazie soprattutto all’opera di Filippo II, divenne politicamente e militarmente assai forte, ma risultava essere un colosso con i piedi d’argilla, cioè un impero gigantesco con basi molto fragili. I motivi di questa fragilità sono da ricercare nella vastità dei domini spagnoli difficili da governare, nella mancanza di una borghesia attiva e intraprendente che avrebbe potuto far crescere l’economia, nell’eccessivo consumo di danaro utilizzato per sovvenzionare le varie guerre in tutta Europa. Tra i conflitti che portarono la Spagna alla rovina bisogna ricordare soprattutto quello contro i Paesi Bassi, divisi in 17 province per la maggior parte di religione calvinista. Filippo II tentò di imporre il Cattolicesimo in queste zone che si ribellarono e sconfissero la Spagna. In seguito, le 7 province settentrionali crearono una nuova Repubblica: le Province Unite o semplicemente Olanda.
All’inizio del ‘600 l’Olanda accolse i mercanti e gli artigiani calvinisti delle Fiandre costretti a scappare per le persecuzioni religiose attuate dal governo spagnolo. Grazie alle capacità di queste persone, l’Olanda si sviluppò moltissimo in campo economico-commerciale riuscendo addirittura ad ottenere il monopolio del commercio delle spezie con l’Oriente, affidato alla Compagnia delle Indie Orientali, che ricevete dal governo grandi privilegi, a tal punto da sembrare un vero e proprio Stato.
Nel frattempo, in Inghilterra, era salita al trono Elisabetta I Tudor, figlia di Enrico VIII e della seconda moglie Anna Bolena. Elisabetta era di religione anglicana e perseguitò i cattolici che volevano imporre sul trono d’Inghilterra sua cugina cattolica, la regina di Scozia Maria Stuart la quale, accusata di complotto contro Elisabetta, fu condannata a morte. La Spagna, già in contrasto con l’Inghilterra per il fatto che i pirati inglesi attaccavano le navi spagnole con l’appoggio della regina, approfittò dell’uccisione di Maria Stuart per attaccare l’Inghilterra con la sua Invincibile Armata. Ma nel Canale della Manica la flotta spagnola fu completamente distrutta dalla navi inglesi. L’Inghilterra assume così un ruolo di primo piano anche come potenza marittima e, nella seconda metà del ‘600, supera l’Olanda diventando il principale centro commerciale e finanziario del Mondo. Questa notevole crescita si deve soprattutto al commercio con le colonie americane, ma anche allo sviluppo nel settore agricolo e in quello dell’allevamento. Da non dimenticare, poi, la notevole crescita della produzione manifatturiera, soprattutto laniera, che può essere intesa come un primo inizio della seguente rivoluzione industriale.

LE GUERRE DI RELIGIONE IN FRANCIA
Contemporaneamente alla rivolta dei Paesi Bassi, anche la Francia fu sconvolta da conflitti scoppiati per motivi religiosi. I Francesi di fede cattolica si scagliarono contro i Francesi di fede calvinista, chiamati ugonotti, quando la regina Caterina Medici ( reggente del trono di Francia alla morte del marito Enrico II ) concesse la libertà religiosa ai protestanti. I cattolici più fanatici reagirono a questa decisione massacrando nella notte di San Bartolomeo più di 3000 ugonotti. La lotta si fece più aspra quando anche le famiglie nobiliari parteciparono al conflitto per la successione al trono. Vi erano infatti nobili di fede cattolica e nobili di fede calvinista. Alla fine vinse il capo dei calvinisti Enrico di Borbone, che prese il nome di Enrico IV. Questi, per favorire la riappacificazione religiosa, si convertì al Cattolicesimo, ma garantì comunque la libertà di culto a tutti i Francesi emanando l’Editto di Nantes. Con questo editto, per la prima volta, uno Stato dell’Europa occidentale garantiva ad ogni uomo la libertà di professare la propria fede.

LA GUERRA DEI TRENT’ANNI
Nella prima metà del Seicento, l’Europa fu devastata da una guerra lunghissima: la guerra dei Trent’anni (1618-1648), che vide contrapporsi l'Austria, la Spagna e i principi cattolici tedeschi contro la Boemia e i principi protestanti appoggiati da Svezia, Danimarca e Francia. La guerra scoppiò quando Ferdinando II d’Asburgo volle imporre il cattolicesimo nel proprio regno di Boemia. I Boemi si ribellarono e offrirono la corona del regno al principe protestante tedesco Federico V del Palatinato. In aiuto di Ferdinando II venne Filippo II di Spagna, mentre accorsero in aiuto dei Boemi i principi protestanti tedeschi, la Danimarca e la Svezia. In un secondo tempo anche la Francia di scierò contro gli Asburgo per evitare di essere accerchiata.  La guerra si concluse con la Pace di Westfalia del 1648, che vide la sconfitta degli Asburgo e l’ascesa della Francia come grande potenza europea.

 

5) La Rivoluzione Scientifica

 

All’inizio del ‘600 alcuni studiosi incominciarono ad affermare che lo studio dei fenomeni naturali non doveva basarsi più esclusivamente sulla lettura delle opere dell’antichità, come quelle del filosofo greco Aristotele, o su altre fonti di conoscenza come la Bibbia, ma bisognava adottare un nuovo metodo di studio, un nuovo metodo di ricerca scientifica: il metodo sperimentale, basato sull’osservazione diretta dei fenomeni. Tra i massimi esponenti di questa che può essere definita una rivoluzione scientifica ricordiamo: Galilei Galilei, inventore del cannocchiale e sostenitore del fatto che è la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa, come sosteneva la Chiesa. Per questo fatto fu condannato dalla Chiesa e costretto a sconfessare le proprie idee; Giovanni Keplero, che dimostrò che le orbite compiute dai Pianeti intorno al Solo non sono circolari ma ellittiche; Isaac Newton, che formulò la legge della gravitazione universale.

 

6) L’Assolutismo regio: Luigi XIII e Luigi XIV

 

Dal punto di vista politico, il XVII secolo fu caratterizzato da un forte accentramento dei poteri nelle mani del sovrano. Questo fenomeno viene definito assolutismo regio. L’esempio più significativo ci è offerto dalla Francia, dove l’assolutismo è rappresentato dal re Luigi XIII e dal suo primo ministro il cardinale Richelieu. Questi fecero per prima cosa distruggere le fortezze degli ugonotti ( create dopo l’editto di Nantes ), perché sfuggivano al controllo del re, e poi istituirono una nuova figura di funzionario statale, l’intendente. A differenza dei precedenti funzionari, questi non compravano la loro carica, ma erano nominati direttamente dal re al quale dovevano assoluta ubbidienza. Il loro compito era quello di esercitare un rigido controllo su tutti gli organi amministrativi, giudiziari, fiscali e militari dello Stato. Luigi XIII e Richelieu, morti a distanza di un anno, furono sostituiti da Luigi XIV e dal cardinale Mazarino, che per la giovane età del re resse il regno per più di 15 anni, tentando di continuare la politica assolutistica. Ma nobili, borghesi e popolari si ribellarono, dando vita ad una dura rivolta che fu detta della Fronda. Quando morì Mazarino, Luigi XIV prese il potere nelle sue mani affermando con forza la sua autorità. Per prima cosa rafforzò il potere degli intendenti; revocò l’Editto di Nantes, costringendo gli ugonotti ad emigrare all’estero; sostenne l’autonomia della Chiesa francese dal Papato conservandosi per se il diritto di nominare i vescovi e cercò di controllare ogni aspetto della cultura. Tentò, poi, di fare della Francia la più grande potenza economica e politica, ma il suo piano non diede i risultati sperati.

 

7) La Rivoluzione Inglese: la Monarchia parlamentare

 

In Inghilterra, dopo la morte di Elisabetta I, il trono passò prima nelle mani del cattolico Giacomo I Stuart di Scozia e poi a suo figlio Carlo I. Questi sovrani vollero realizzare una monarchia assoluta simile a quella francese, abolendo i poteri del Parlamento. Il loro disegno, però, scatenò la guerra civile: con il Parlamento si schierarono la piccola nobiltà di campagna, la borghesia e tutti coloro che erano puritani, cioè che seguivano la religione calvinista; con il re si schierarono invece l’alta nobiltà, la Chiesa anglicana e i cattolici. I sostenitori del Parlamento, guidati da Oliver Cromwell, sconfissero il re Carlo I e lo giustiziarono, creando in Inghilterra la Repubblica. Cromwell, però, non si dimostrò molto democratico e represse duramente i sostenitori del suffragio universale ( diritto di voto a tutti i cittadini maggiorenni ). Queste violenze fecero crescere il malcontento all’interno stesso del Parlamento e dopo solo 11 anni portarono alla fine della Repubblica. Alla morte di Cromwell, il Parlamento inglese chiamò sul trono Carlo II Stuart, che promise di rispettare le libertà del Parlamento. Promessa non mantenuta neanche dal suo successore Giacomo II, che però regnò solo per un breve periodo, perchè una nuova rivoluzione portò sul trono inglese nel 1689 Guglielmo III d'Orange, capo del governo delle Province Unite, marito di Maria Stuart, figlia di Giacomo II. Con questa seconda rivoluzione, che fu definita pacifica, perché avvenne senza spargimento di sangue, nacque in Inghilterra la Monarchia parlamentare, con la quale il re accettò la limitazione dei propri poteri da parte di un parlamento liberamente eletto, anche se il diritto di voto continuava ad essere concesso solo al 3% della popolazione. E’ importante, comunque, chiedersi perché in Inghilterra non riuscì ad affermarsi l’assolutismo regio come era avvenuto nella maggior parte dei Paesi europei. Le principali motivazioni sono tre: 1) in Inghilterra esistevano ceti sociali molto forti che non accettavano di essere sottomessi; 2) il Parlamento inglese aveva una lunga tradizione e una maggiore forza rispetto agli altri Parlamenti europei; 3) in Inghilterra, oltre al conflitto tra cattolicesimo e protestantesimo, c’erano divisioni tra gli stessi protestanti. L’alta nobiltà era anglicana ed appoggiava l’assolutismo regio; la nobiltà di campagna e la borghesia erano puritane ed appoggiavano il Parlamento.

 

8) La Rivoluzione industriale

 

 

LA RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA E QUELLA AGRICOLA
Dopo la grave crisi del ‘600, nei primi decenni del ‘700 in Europa si assiste ad una notevole crescita della popolazione che fa parlare di una vera e propria rivoluzione demografica. Tra le cause di questa crescita vanno ricordate soprattutto la scomparsa della peste e i progressi nella medicina e nella chirurgia. Non va dimenticato, poi, lo sviluppo agricolo che permise un’alimentazione più abbondante. Il miglioramento nell’agricoltura fu dovuto soprattutto all’aumento delle aree coltivate e alla diffusione della coltivazione della patata e del mais, che erano arrivati in Europa dopo la scoperta dell’America. Le più grandi trasformazioni si ebbero in Inghilterra e in alcune altre regioni dell’Europa occidentale, dove si cambiò addirittura il sistema della rotazione triennale: non si lasciava più un terzo del campo a maggese ( cioè a riposo ), ma in quella parte di campo si utilizzava la semina di piante foraggiere, che arricchivano il terreno di azoto rendendolo nuovamente fertile. Questi cambiamenti ci fanno parlare di una vera e propria rivoluzione agricola.

LO SVILUPPO INDUSTRIALE COMINCIA IN INGHILTERRA
Sempre in Inghilterra, nella seconda metà del ‘700, si ebbe una notevole trasformazione nel modo di produrre. La principale innovazione fu l’introduzione delle macchine nel processo di produzione, macchine che sostituirono in larga misura il lavoro manuale. Questa profonda trasformazione, chiamata rivoluzione industriale, fu dovuta soprattutto all’impiego della macchina a vapore inventata alla fine del ‘600 e perfezionata dall’inglese James Watt. Questa grande trasformazione portò molti artigiani a chiudere le proprie botteghe e ad andare a lavorare come operai nelle industrie. Cambia anche l’organizzazione del lavoro: mentre prima l’artigiano svolgeva l’intero ciclo produttivo, ora vi è la divisione del lavoro, cioè ogni operaio effettua un numero limitato di operazioni ( a volte anche una sola ).
Dobbiamo porci una domanda: perché l’avvio della rivoluzione industriale avviene proprio in Inghilterra? Perché qui ci fu un notevole aumento della popolazione e quindi un’abbondante manodopera da utilizzare nelle fabbriche; perché qui si ebbe una radicale trasformazione dell’agricoltura, che face aumentare notevolmente la produzione alimentare necessaria per nutrire un crescente numero di lavoratori; perché l’Inghilterra disponeva di abbondanti materie prime; perché le merci prodotte in Inghilterra potevano essere commercializzate liberamente all’interno e all’esterno.

CONSEGUENZE DELLO SVILUPPO INDUSTRIALE
La rivoluzione industriale, oltre ad avere conseguenze positive come l’aumento dei beni fabbricati, la diminuzione del loro costo e la diminuzione della disoccupazione, ebbe anche conseguenze negative. Molte botteghe artigiane dovettero cessare la loro attività non potendo reggere la concorrenza delle industrie. Gli artigiani andati in rovina si ribellarono e in molti casi assaltarono le fabbriche e distrussero le macchine; questa forma di protesta prese il nome di Luddismo, dall’operaio Ned Ludd che guidò una di queste proteste. Altra conseguenza negativa fu l’utilizzo nelle fabbriche di donne e bambini, che lavoravano come gli uomini anche sedici ore al giorno, ma venivano pagati molto meno.

 

 

9) L’Illuminismo

 

LA LUCE DELLA RAGIONE CONTRO LE TENEBRE DELL’IGNORANZA
Lo sviluppo delle scienze, iniziato nel Seicento, ebbe riflessi importantis­simi anche sugli studi relativi al comportamento dell’uomo e alle sue idee e portò alla nascita di un movimento culturale che prese il nome di Illumi­nismo: la luce della ragione avrebbe cioè dovuto illuminare le menti degli uomini portandoli al progresso e al­la felicità. L’Illuminismo nasce in Francia, ma inizialmente si diffonde soprattutto nel resto d’Europa. Gli illuministi proclamarono l’uguaglianza di tutti i popoli e di tutte le razze, esaltarono la tolleran­za, condannarono la guerra e criticarono le religioni, soprattutto il cristianesimo, che secondo loro manteneva il popolo nell’ignoranza. Per diffondere il sapere, alcuni illuministi, guidati da Diderot e d’Alambert, pubblicarono l’Enci­clopedia, una grande opera in cui erano illustrate tutte le conoscenze. Le idee degli illuministi si diffusero, poi, attraverso i giornali, nei caffè e nei salotti.

LE IDEE POLITICHE DEGLI ILLUMINISTI
Le idee illuministiche influirono anche sul pensiero politico: gli illuministi erano d’accordo nel combattere il potere assoluto, ma avevano idee diverse riguardo alla forma di governa con cui sostituirlo. Per Montesquieu i poteri dello stato dovevano essere divisi e indipendenti, come avveniva con la monarchia parlamentare inglese; per Rousseau il potere doveva apparte­nere tutto al popolo; Voltaire, poi, ammetteva anche un sovrano assoluto, purché «illuminato».

LE IDEE ILLUMINISTE INFLUENZANO MOLTI SOVRANI EUROPEI
Le idee degli illuministi furono accolte da molti sovrani europei, i cosiddetti «sovrani illuminati», che intro­dussero graduali cambiamenti per rendere il loro Stato più efficiente e moderno, pur senza cessare di essere dei sovrani assoluti e cercando di aumentare il proprio potere. Tra le riforme più importanti attuate in questi Stati, dobbiamo ricordare l’introduzione dell’istruzione elementare garantita a tutti i cittadini e l’abolizione, in campo economico, delle norme di origine feudale che bloccavano lo sviluppo soprattutto in campo agricolo. Lo scopo di queste riforme era sì quello di rafforzare lo Stato, ma portarono comunque ad un miglioramento delle condizioni di vita dei sudditi. Tra i regni che recepirono maggiormente le idee illuministe vi fu sicuramente l’Austria, guidata da Maria Teresa d’Asburgo

 

 

 

10) La Rivoluzione Americana

 

LE TREDICI COLONIE INGLESI D’AMERICA
Nella seconda metà del ‘700  l’Inghilterra risultò essere la maggiore potenza e dominatrice assoluta nelle colonie del Nord America. Le tredici colonie inglesi nel Nord America erano molto diffe­renti fra loro: le 5 colonie del Sud erano caratterizzate da un’economia agricola, con grandi piantagioni coltivate da schiavi africani, e dalla massiccia presenza di Inglesi di religione anglicana; nelle 4 colonie del Centro prevalevano le piccole e medie proprietà agricole coltivate direttamente dai proprietari, mentre la popolazione era composta da Inglesi…………..; nelle 4 colonie del Nord, dove la popolazione era prevalentemente inglese o scozzese e di religione prevalentemente puritana, esistevano fabbriche, manifatture e fiorenti commerci.

LE COLONIE E L’INGHILTERRA: LA GUERRA D’INDIPENDENZA AMERICANA
L’Inghilterra aveva concesso alle sue colonie di governarsi con molta autonomia. Al contrario, il loro commercio estero era strettamente regolato: dovevano acquistare solo merci inglesi e utilizzare solo navi inglesi. Le colonie, poi, non avevano nessuna rappresentanza nel Parlamento inglese, ma in compenso non pagavano le tasse. Quan­do, però, il governo inglese, per ristabilire il bilancio economico dello Stato, stabilì per le colonie il pagamento di alcune tasse, i coloni si ribellarono e decisero di non acquistare le merci importate dall’Inghilterra. Nel settembre 1774, 52 delegati di 12 colonie (tutte meno la Georgia) riuniti a Filadelfia nel primo Congresso continentale decisero la chiusura di ogni commercio da e per l'Inghilterra fino al riconoscimento dei propri diritti. In seguito, nel marzo 1776, mentre re Giorgio III dichiarava ufficialmente ribelli i coloni, il Congresso decise l'apertura dei porti americani al mondo intero affermando il principio della piena libertà di commercio e navigazione. Seguì l'approvazione il 4 luglio 1776 della Dichiarazione d'indipendenza dei nuovi Stati Uniti d'America, redatta da Thomas Jefferson. La Dichiarazione fu seguita dalla guerra tra i coloni america­ni e l’Inghilterra, ma l’esercito dei coloni, guidato da George Washington, sconfisse gli Inglesi, grazie anche all’appoggio della Francia e di molte altre nazioni europee. Nacque così lo stato degli Stati Uniti d’America.
Nel 1787 il Congresso approvò la Costituzione degli Stati Uniti. Essi divennero una Repubblica federale formata da Stati con fortissima autonomia. La Costituzione prevedeva la separazione dei tre poteri: il potere esecutivo venne affidato al Presidente eletto direttamente dal popolo; il potere legislativo spettava al Congresso; il potere giudiziario fu affidato a giudici eletti in ogni Stato e a una Corte suprema federale. Il primo presidente americano fu George Washington.

 

11) La Rivoluzione Francese

 

IL PERIODO STORICO DI RIFERIMENTO: “L’ANCIEN REGIME”
Il periodo che precede la Rivoluzione francese è conosciuto come “Ancien Regime”, cioè Antico Regime, termine usato durante la Rivoluzione francese per indicare il nuovo stato delle cose che si opponeva all’antico, al vecchio. Questo  è un periodo compreso tra il XVI e il XVIII secolo, in cui le società erano essenzialmente agrarie e ancora basate su di un’organizzazione di tipo feudale e le distinzioni e i privilegi tra i ceti molto radicati. In questo periodo la società francese era divisa in tre Stati: nobiltà, clero e terzo stato, che raggruppava tutti coloro che non appartenevano ai due Stati precedenti. Del primo e del secondo stato faceva parte solo il 2% dell’intera popolazione francese, mentre al terzo stato apparteneva il restante 98%. Questo era un periodo in cui, a livello politico, vigeva il dominio dell’Assolutismo monarchico. Possiamo, quindi, affermare che l’“Ancien Regime” aveva tre caratteristiche principali: la persistenza nelle campagne di rapporti di tipo feudale; lo squilibrio fra gli ordini sociali; la presenza dell’Assolutismo monarchico.

PRIVILEGI, CRISI ECONOMICHE, IDEE ILLUMINISTICHE PREPARANO IL TERRENO ALLA RIVOLUZIONE
Negli anni Ottanta del Settecento la Francia dovette affrontare una grave crisi economica: le uscite superava­no infatti le entrate e la sola soluzione che i ministri delle finanze Turgot e Necker trovarono fu quella di far pagare le tasse a tutti. Gli aristocratici però fecero di tutto per difendere i loro privilegi e sostennero che solo l’assemblea degli Stati generali poteva appro­vare l’introduzione di nuovi tributi. Così il re Luigi XVI, nel 1789, fu obbligato a convocare gli Stati generali.
CADE LA BASTIGLIA, CROLLANO FEUDALESIMO E ASSOLUTISMO DEL RE
Il 5 maggio 1789, a Versailles, gli Stati generali inaugurarono i loro lavori e subito il terzo stato chiese che fosse concesso di votare per testa e non per Stato. Gli Stati generali non trovarono però l’accordo. Allora il terzo stato, con atto rivoluzionario, si costituì in Assemblea nazionale e, scelta come sede la Sala della pallacorda, cominciò a discutere per dare una nuova costituzione alla Francia, trasformandosi così in Assemblea costituente. Il re fece concentrare truppe intorno a Parigi, ma la plebe insorse e il 14 luglio 1789 la folla prese la Bastiglia, simbolo dell’assolutismo monarchico. Quando le notizie provenienti da Parigi giunsero nella provincia, gruppi di contadini presero ad attaccare i castelli dei nobili.La Rivoluzione era decisamente iniziata. A questo punto l’assemblea approvò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, in cui si proclamavano l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e il diritto alla proprietà privata. La famiglia reale tentò di fuggire, ma venne fermata a Varennes.In seguito, con la Costituzione del 179,1 la Francia divenne una monarchia costituzionale.

LA FRANCIA RIVOLUZIONARIA DEPONE IL RE E PROCLAMA LA REPUBBLICA
L’Assemblea costituente si sciolse e si trasformò in Assemblea legislativa, divisa in Destra (i girondini),  in Sinistra  (i gia­cobini) e nel Centro ( la pianura). Nel 1792, le potenze reazionarie europee mossero un attacco alla Francia per schiacciare la Rivoluzione ed evitare che le idee di libertà e di uguaglianza si diffondessero anche nei loro Stati. La Francia, allora, dichiarò apertamente guerra ad Austria e Prussia. Inizialmente i Francesi subirono una serie di sconfitte.  Il popolo pensò allora ad un tradimento del re e assaltò il palazzo delle Tuileries. Il re fu incarcerato e la nuova assemblea della Convenzione proclamò la repubblica .

IL TERRORE E LE VENDETTE: DAL GOVERNO RIVOLUZIONARIO ALLA RIVINCITA BORGHESE
Nel 1793 il re Luigi XVI fu ghigliottinato e allora contro la Francia si creò un’alleanza di quasi tutti gli Stati europei. All’interno invece scoppiò una vera e propria guerra civile: si era creato, infatti, un clima di paura e sospetto che portò all’uccisione di nobili e detenuti controrivoluzionari e alla creazione di un Tribunale rivoluzionario. In questo periodo difficile la Convenzione decise di attri­buire poteri straordinari a un piccolo gruppo di uomini che, guidati da Robespierre, formarono il Comitato di salute pubblica, con cui iniziò il periodo del Terrore. Fu instaurato un vero e proprio regime dittatoriale che sottopose a strettissimo controllo ogni settore dell'amministrazione, dell'esercito e della vita pubblica. Solo un colpo di stato nel 1794 riuscì a porre fine al Terrore; Robespierre fu ghigliottinato e la borghesia tornò al potere. Nel 1795 fu creato un nuovo regime repubblicano detto Direttorio.

DAL DIRETTORIO A NAPOLEONE BONAPARTE
Nel frattempo si formò una nuova grande coalizione degli Stati europei contro la Francia, e allora il Direttorio, che aveva assunto il potere, decise di affidare le sorti della guerra ad un giovane generale: Napoleone Bonaparte. Questi, in brevissimo tempo, ottenne vittorie importantissime su tutto il territorio europeo.

 

 

12) Napoleone Bonaparte

 

UN GENERALE IN RAPIDA ASCESA: NAPOLEONE BONAPARTE
Nel 1795, in Francia, fu creato un nuovo regime repubblicano detto Direttorio. Le potenze europee formarono allora una nuova grande coalizione contro la Francia. Il Direttorio inviò il generale Napoleone Bonaparte a combattere le truppe austriache in territorio italiano. Qui gli Austriaci e gli alleati piemontesi furono clamorosamente sconfitti e costretti a firmare il trattato di Campoformio nel 1797. L'Austria abbandonò Milano e la Lombardia, ottenendo in cambio la Repubblica veneta. Il Piemonte dovette cedere ai francesi Nizza e la Savoia. Il Papa perse l'Emilia e la Romagna.
La sola nemica della Francia rimaneva ora l’Inghilterra e Napoleone pensò di danneg­giarla economicamente occupando l’Egitto, base dei traffici inglesi. Ma l’obiettivo fallì.

LE REPUBBLICHE DELL’ITALIA NAPOLEONICA
Tra il 1796 e il 1799 sorsero in Europa numerose «repubbliche sorelle», legate cioè alla Francia dagli ideali ri­voluzionari. Nei territori italiani si formarono la Repubblica Cisalpina, la Repubblica Romana e la Repubblica Partenopea. Esse avviarono una serie di riforme che si ispiravano alle idee della Francia rivoluzionaria.
Le speranze dei patrioti italiani furono però deluse, perché in realtà Napoleone considerava l’Italia  come una terra da sfruttare. Mentre Napoleone era bloccato in Egitto, le potenze europee formarono una seconda coalizione antifrancese. In Italia scese allora un esercito austro-russo, che fece crollare tutte le re­pubbliche sorte per volere di Napoleone.

NAPOLEONE IMPERATORE: LA CONQUISTA DELL’EUROPA
Napoleone tornò in Francia e si impadronì del potere, facendosi nominare primo console, poi imperatore dei Francesi nel 1804 e re d’Italia nel 1805. Napoleone si dedicò allora alla riorganizzazione interna della Francia: concentrò tutti i poteri a Parigi, fece un accordo con il Papa, favorì l’agricoltura, il commercio e l’industria, pubblicò una rac­colta di leggi e portò avanti la riforma scolastica. Grazie ai suoi successi militari impose il suo dominio a tutta l’Europa occidentale.

IL CROLLO DELL’IMPERO NAPOLEONICO
Napoleone decise di mettere in crisi l’Inghilterra vietando agli alleati di commerciare con essa. Ma il provve­dimento danneggiò gli stessi paesi che lo attuarono e si diffusero così in Europa sentimenti di ostilità verso i Francesi. Per punire la Russia, che aveva violato il blocco commerciale, Napoleone ne organizzò l’invasione, ma fallì: arrivato infatti a Mosca, dovette ritirarsi di fronte all’inverno russo. Si formò allora un’altra coalizio­ne antifrancese che sconfisse Napoleone a Lipsia nel 1813. Napoleone fu obbligato ad abdicare e a ritirarsi all'isola d'Elba. Fuggito dall'Elba, rientrò in Francia e riprese il potere. Inglesi e prussiani, però, lo sconfissero definitivamente a Waterloo nel 1815. Esiliato nell’isola di Sant’Elena, Napoleone morì nel 1821.
I vincitori si posero il problema di ricreare un equilibrio fra le potenze europee; in realtà miravano a garantirsi un lungo periodo di pace per restaurare le autorità e gli assetti politici, sociali e territoriali antecedenti la rivoluzione francese.

 

13) La Restaurazione e i primi moti liberali

 

IL CONGRESSO DI VIENNA RIPORTA SUI TRONI LE VECCHIE MONARCHIE ASSOLUTE
Età della Restaurazione si chiama il periodo che seguì la sconfitta di Napoleone.
Dopo la sconfitta di Napoleone i rappresentanti di Inghilterra, Austria, Russia e Prussia si riunirono nel Congresso di Vienna (1814-1815) e decisero il futuro politico dell’Europa ispirandosi al principio dell’equilibrio, per evitare che qualche Stato diventasse troppo forte, e al principio di legittimità, che rimetteva sui troni gli antichi sovrani. In Europa diminuirono così le guerre ma aumentarono le rivolte, spesso represse dalla Santa Alleanza, stretta fra i sovrani di Russia, Prussia e Austria, che si proponevano di contrastare i principi rivoluzionari e sostenere la religione cristiana e la monarchia assoluta.

I LIBERALI SI OPPONGONO AI GOVERNI ASSOLUTI E CREANO DELLE SOCIETÀ SEGRETE
Con la restaurazione delle monarchie assolute si vollero annullati i principi affermati dalla rivoluzione americana e francese. Ma le idee della rivoluzione francese, soprattutto il concetto di patria e di nazione, che le armate napoleoniche avevano diffuso in tutta Europa, non furono spazzate via dalla caduta di Napoleone e dalla vittoria dei sovrani legittimi. Soprattutto l'idea di uno Stato costituzionale, fondato, cioè, non sull'arbitrio del sovrano ma su una costituzione che garantisse la libertà e l'uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, era ormai sentita come una concreta esigenza da molti del ceto intellettuale borghese. In grande maggioranza borghesi furono infatti i Liberali, cioè coloro che si battevano per i diritti dell'uomo e la costituzione e, nei paesi soggetti allo straniero, per l'indipendenza nazionale. Lo strumento di cui i liberali si servirono per lottare contro l'assolutismo e la repressione dei governi furono le società segrete. In Italia la società segreta più potente e diffusa fu la Carboneria.

LE RIVOLTE LIBERALI SONO REPRESSE
Fra il 1820 e il 1821 scoppiarono ribellioni in tutta l’Europa meridionale, dove cioè i sovrani avevano agito con maggiore durezza. Spagna, Portogallo, Regno di Napoli, Piemonte, furono teatro di moti insurrezionali che avevano come scopo l'ottenimento di una costituzione. Tranne che in Piemonte, dove la rivolta fu subito domata con l'aiuto degli Austriaci, altrove gli insorti riuscirono a ottenere la promulgazione di costituzioni liberali. Le rivolte furono però soffocate dalle armi della Santa Alleanza: tutte le costituzioni concesse furono abolite e molti patrioti furono condannati a morte. La sola eccezione fu la rivoluzione greca, che portò all’indipendenza del paese dal dominio dei Turchi.
La catena di reazioni contro i regimi assolutisti registrò un altro episodio in Francia, nel luglio 1830, quando la borghesia liberale parigina, esasperata dalla politica oppressiva di Carlo X, suscitò una rivolta che si concluse con la fuga del re. Il trono fu offerto a un nobile di idee progressiste, Luigi Filippo d'Orleans, il quale si affrettò a concedere una costituzione liberale. L'avvento al trono di Luigi Filippo suscitò fra i liberali di tutta Europa molte speranze, purtroppo eccessive.

 

14) I moti rivoluzionari e l’unità italiana

 

IL 1848: L’ANNO DELLE RIVOLUZIONI EUROPEE
Il 1848, l’anno delle rivoluzioni in tutta Europa, fu preceduto da una grave crisi economica che preparò il ter­reno alle rivolte. In Francia il re fuggì: fu proclamata la repubblica e fu introdotto il suffragio universale. Da Parigi la rivoluzione si diffuse poi dappertutto e i popoli si batterono per avere una costituzione e l’indipen­denza dallo straniero. Milano insorse contro gli Austriaci, che dovettero abbandonare la città.

IN ITALIA E IN EUROPA VINCE LA REPRESSIONE
Su richiesta dei Lombardi, il Piemonte, guidato da Carlo Alberto, dichiarò guerra all’Austria: scoppiò, così, la Prima guerra d’indipendenza, che si svolse nel 1848-1849. Inizialmente la guerra fu favorevole alle truppe guidate da Carlo Alberto di Savoia, ma l'iniziale successo preoccupò gli altri Stati italiani, la maggior parte dei quali ritirò il proprio appoggio all'impresa, lasciando il solo regno di Sardegna a combattere contro l'Austria. La guerra si concluse  con la sconfitta dell'esercito piemontese a Custoza, cui seguì l'abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II.  Le rivolte italiane ed europee vennero represse ovunque e soltanto Roma e Venezia resistettero più a lungo.
SULLA VIA DELL’UNITÀ ITALIANA
Dopo le sconfitte del 1848-1849 soltanto nel regno di Sardegna, che comprendeva Sardegna e Piemonte, ri­masero in vigore statuto e parlamento. Qui divenne primo ministro Camillo Benso conte di Cavour, liberale democratico, che ridiede slancio all’economia e riuscì a stringere importanti alleanze per combattere contro l’Austria. Nel 1859  scoppia la seconda guerra d’indipendenza, che vede Piemontesi e Francesi combattere contro l’Austria. La guerra inizialmente si svolge nel nord Italia dove gli eserciti piemontesi e francesi riescono a vincere quelli austriaci e a conquistare buona parte del nord Italia.  Con l’armistizio di Villafranca la Lombardia passò al regno di Sardegna. Anche Toscana, Emilia e Romagna, dopo aver votato un plebiscito, si unirono al Piemonte.

L’ITALIA GIUNGE ALL’UNITÀ: LA PROCLAMAZIONE DEL REGNO
Il regno di Sardegna comprendeva ormai Piemonte, Liguria, Sardegna, Lombardia, Emilia-Romagna. Il 5 maggio 1860 Giuseppe Garibaldi salpa da Quarto, in Liguria, con un migliaio di volontari in camicia rossa e dà l'avvio alla Spedizione dei Mille. La spedizione di Garibaldi innesca la guerra anche nel sud Italia e dopo una serie di guerre Garibaldi riesce ad abbattere il dominio dei Borboni. Nel 1861 il regno sabaudo acquisisce il sud d'Italia e il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II assume il titolo di Re d'Italia.

I MOLTI PROBLEMI DEL REGNO D’ITALIA
Nel 1861 l’Italia non poteva dirsi davvero unita: esistevano profonde differenze fra regione e regione e fu ne­cessario dare al regno almeno un’unica legislazione e un sistema amministrativo unitario. Il governo accentrò allora tutti i poteri ed estese all’Italia il modello piemontese. L’Italia rimase però un paese povero e arretrato e 1’analfabetismo era ancora diffusissimo. Per costruire strade, scuole e ferrovie lo Stato aveva bisogno di soldi e furono cosi aumentate le tasse. Per creare invece un esercito forte fu esteso il servizio militare obbligatorio: questi provvedimenti, pur necessari, crearono malcontento.

CON L’INTERVENTO DI POTENZE STRANIERE SI COMPLETA L’UNITÀ D’ITALIA
Alla quasi completa riunificazione dell'Italia mancava però l'acquisizione del Veneto e di Roma. Il nuovo Stato italiano era poco incline a iniziare una nuova guerra mentre i rivoluzionari italiani puntavano a realizzare delle spedizioni, come la Spedizione dei Mille, che sfruttando l'appoggio della popolazione locale permettessero la liberazione dei territori. Alla fine, il regno italiano decise di prendere l’iniziativa. Per ottenere il Veneto, l’Italia si alleò con la Prussia e, nella Terza guerra d’indipendenza iniziata nel 1866, l’Austria fu co­stretta a cedere il Veneto all’Italia. Garibaldi tentò di conquistare Roma, ma fu fermato sull’Aspromonte per ordine del governo italiano che non voleva scontentare la Francia, contraria all’impresa. La capitale d’Italia fu allora spostata a Firenze.
I territori sotto il controllo dello Stato Pontificio rimasero sotto la protezione delle truppe francesi. Solo dopo la sconfitta e la cattura di Napoleone III a Sedan nella guerra Franco-Prussiana, le truppe italiane il 20 settembre 1870 entrarono dalla breccia di Porta Pia nella capitale. Dopo il plebiscito del 2 ottobre 1870, che sancì l'annessione di Roma al Regno d'Italia, nel giugno del 1871 la capitale d'Italia venne portata da Firenze a Roma. Si concluse così il Risorgimento Italiano.

 

Fonte: http://files.achillefolgieri.webnode.com/200000294-359ab36943/Riassunti%20di%20Storia%20(2%20Media).doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

ROMA DALLE ORIGINI ALLA REPUBBLICA

 

LE ORIGINI DI ROMA


Gli antichi storici fissano al 753 a.C. la fondazione di Roma sul Monte Palatino. Tra i vari villaggi latini sorti sui colli laziali, Roma divenne ben presto il più importante, grazie anche al fatto di essere sorta nei pressi del fiume Tevere, che rappresentava un’ottima via di comunicazione. Roma, infatti, poteva ricevere facilmente le merci di cui aveva bisogno ed altrettanto facilmente poteva esportare i suoi prodotti.

 

ROMA MONARCHICA


Per quasi due secoli, dal 753 a.C. al 509 a.C., Roma fu retta da un regime monarchico. Secondo la tradizione ci furono sette re: Romolo ( il fondatore ),Numa Pompilio, Tullio Ostilio,Anco Marzio  (erano Latini e Sabini), Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo (erano Etruschi). Nel periodo monarchico Roma diventò una città molto importante. La forma di governo era quella delle città-stato etrusche: il re rappresentava il potere civile, militare e religioso. Con lui collaborava un consiglio, detto Senato ( da “senes”= anziani ), di cui facevano parte i capofamiglia nobili. La popolazione era divisa in due classi: i Patrizi ( gli aristocratici, i nobili, che basavano la loro ricchezza sulla proprietà della terra ) e i Plebei ( la maggioranza della popolazione, che non godeva dei diritti politici ). A partire dal IV sec. a.C., però, l’aumento delle attività commerciali ed artigianali accrebbe la ricchezza di molti plebei e il loro peso politico. Si racconta che allora  il re Servio Tullio divise la popolazione in due classi: quelli che potevano comprarsi l’armatura e quelli che non potevano. In questo modo anche i plebei ricchi poterono entrare nell’esercito. L’esercito fu diviso in 60 centurie, ognuna delle quali era composta di 100 fanti e 10 cavalieri.

 

ROMA REPUBBLICANA


Nel 509 a.C. fu cacciato l’ultimo re etrusco Tarquinio il Superbo e Roma divenne una Repubblica    ( da Res publica = cosa pubblica = di tutti ). La nuova forma di governo fu voluta dai Patrizi che volevano gestire direttamente il potere. Le funzioni che prima erano del re furono assunte da due consoli, di nomina annuale, aiutati dal Senato ( costituito da 300 patrizi ). Vi erano, poi, le assemblee popolari chiamate comizi. I più importanti erano i comizi centuriati, che approvavano le leggi e nominavano le cariche maggiori; vi erano, poi, i comizi tributi, che erano costituiti dall’assemblea di tutto il popolo e nominavano le cariche minori. Infine, il potere religioso era affidato al pontefice massimo.

Le lotte tra patrizi e Plebei: La Repubblica romana era dominata dai Patrizi, mentre i Plebei non erano considerati. Per questo motivo scoppiarono delle lotte e addirittura i Plebei attuarono una secessione: cioè abbandonarono la città e si ritirarono sul colle Aventino, rifiutandosi di lavorare e di servire l’esercito. Dopo questa ribellione furono istituiti i tribuni della plebe, ai quali fu data la possibilità di bloccare le leggi contrarie agli interessi del popolo.

Il Diritto romano: Nel 450 a.C. fu istituita una commissione per redigere le prime leggi scritte, dette delle Dodici Tavole, che furono alla base del Diritto romano. Tra le leggi importanti dobbiamo ricordare quella che consentiva ai Plebei di accedere a tutte le cariche pubbliche. In seguito vi furono molte altre leggi che nell’insieme formano il Diritto Romano. Questo fu diviso in Diritto pubblico, che riguardava lo Stato e il bene comune, e Diritto privato, che garantiva il bene dei singoli. Particolare cura venne data alle leggi relative alla famiglia ed alla proprietà.

 

SOCIETà, VITA POLITICA E RELIGIONE
La famiglia, base della società: Alla base della società romana stava la famiglia, a capo della quale vi era il padre. Egli decideva su ogni questione. Si dice, quindi, che la famiglia romana era patriarcale. La donna era sottomessa all’autorità del padre e poi del marito e non poteva ricoprire cariche politiche. Bisogna dire, però, che le donne non erano chiuse in casa e in molti casi avevano una grande attività di relazione.

La carriera politica: A Roma le cariche pubbliche non erano pagate e quindi solo i ricchi potevano permettersi la carriera politica. Le cariche erano annuali ed elettive. Il massimo organo politico di Roma era il Senato. La carriera senatoria era lunga e difficile. Si iniziava come questori, poi si diventava edile, tribuno, pretore e infine si poteva giungere al gradino più alto: il Consolato. Ogni anno erano eletti due consoli, che erano a capo dell’esercito, proponevano le leggi e convocavano le riunioni del Senato e le assemblee del popolo. Accanto alla carriera politica senatoria vi era quella dei ricchi plebei, la cui massima carica era la Prefettura.

L’esercito: il cuore dell’organizzazione e della potenza di Roma: Per Roma l’esercito era l’apparato più importante dello Stato. Non c’era un esercito permanente,  ma in caso di guerra erano arruolati tutti gli uomini patrizi e plebei tra i 17 e i 60 anni. L’armata principale era detta legione, la cui unità di base era la centuria, poi affiancata dal manipolo. In seguito la legione venne modificata: l’unità più importante divenne la coorte ( composta da 3 manipoli ) ed ogni legione era divisa in 10 coorti. Il comando supremo spettava ai consoli, aiutati dai tribuni militari.

 

L’economia a Roma: L’economia romana si basava soprattutto sull’agricoltura. Una fonte importante di sostentamento era anche l’allevamento di pecore e buoi, che divenne sempre più importante. A partire dal III sec. a.C. furono coniate le prime monete d’argento ( sestertius ). In seguito, con l’espansione territoriale, l’economia di Roma muterà notevolmente.

Il posto centrale della religione: La religione romana era politeistica. Molto importante fu l’influenza greca; infatti, pur con altri nomi, si adoravano le stesse divinità dei Greci. Il padre degli dei era Giove ( Zeus in Greco ). Un posto particolare aveva il culto degli dei domestici e degli antenati: i Lari, protettori della casa; i Penati, protettori della famiglia; i Mani, gli spiriti dei defunti. La suprema autorità religiosa era il pontefice massimo. Vi erano poi le sacerdotesse, che svolgevano funzioni meno importanti; tra queste le più importanti erano le Vestali, che si occupavano della custodia del fuoco sacro nel tempio di Vesta, dea del focolare della città. Prima di iniziare qualsiasi cosa d’importante, i Romani chiedevano consigli agli dei attraverso gli àuguri, sacerdoti esperti ne decifrare i segnali divini.

 

L’ESPANSIONE DI ROMA

 

Roma conquista il Lazio: Durante il periodo repubblicano Roma costruisce la propria potenza. Nel V sec. a.C. combatté e sconfisse i popoli del Lazio, ponendo fine all’egemonia degli Etruschi. All’inizio del IV sec., però, Roma dovette affrontare i Galli ( i Celti ), che vinsero e saccheggiarono la città. I Celti, però, non intendevano occupare nuove terre e si accontentarono di un ricco bottino in cambio del loro ritiro.

Roma conquista l’Italia peninsulare: Nel III sec. a.C. i Romani combatterono contro i Sanniti, una popolazione campana, che sconfissero grazie ai manipoli, piccole unità militari in grado di combattere più facilmente sui monti appenninici. Poco alla volta tutta l’Italia centrale cadde sotto il dominio di Roma. Il suo territorio era confinante con quello delle città costiere della Magna Grecia, spesso in lotta tra loro e con le popolazioni dell’interno, cosa che favorì l’occupazione da parte dei Romani. Solo la città di Taranto si oppose e chiese aiuto al re dell’Epiro ( attuale Albania) Pirro. Questi sbarcò con un grandissimo esercito e con gli elefanti e Roma subì due pesanti sconfitte. Nel 275 a.C., però, i Romani inflissero una dura sconfitta a Pirro, che si ritirò definitivamente. Il luogo della battaglia era Maleventum, che dopo questa battaglia si chiamò Benevento. I confini del territorio romano giunsero così fino allo stretto di Messina.

Roma conquista il Mediterraneo: Dopo la conquista della Magna Grecia, Roma decise di primeggiare anche nel Mediterraneo; ma ciò la portò a scontrarsi con la colonia fenicia di Cartagine. A partire dal 264 a.C. scoppiarono tre conflitti, noti come Guerre Puniche ( i Cartaginesi erano chiamati Poeni, parola latina che indicava i Fenici; punico era l’aggettivo ). La prima guerra punica durò più di 20 anni, dal 264 al 241 a.C., ma nessuno riusciva a vincere. I Romani allora capirono che per sconfiggere Cartagine dovevano affrontarla sul mare. Crearono una flotta speciale, ponendo sulle navi dei ponti di abbordaggio chiamati corvi, che agganciavano le navi nemiche e permettevano ai soldati romani di combattere con le spade come se fossero sulla terraferma. Con questa tecnica i Romani ottennero la vittoria decisiva alle isole Egadi. I Cartaginesi dovettero così cedere ai Romani prima la Sicilia e poi la Sardegna e la Corsica. La seconda guerra punica durò quasi 20 anni, dal 218 al 201 a.C. e fu causata dall’assedio dei Cartaginesi alla città spagnola di Sagunto, alleata dei Romani. Protagonista di questa guerra fu il grande generale Cartaginese Annibale, che varcando i Pirenei e le Alpi si diresse verso Roma riportando molte vittorie. Annibale, però, non poteva ricevere rinforzi perchè molto lontano dalla patria, mentre i Romani organizzarono un grossissimo esercito guidato da Publio Cornelio Scipione, che spinse i Cartaginesi fino in Africa e li sconfisse a Zama. I Cartaginesi furono costretti a consegnare ai Romani la flotta e i possedimenti spagnoli. Prima che Cartagine, riprendendosi, potesse diventare nuovamente una potenza marittima, nel 149 a.C. i Romani le dichiararono guerra, dando inizio alla terza guerra punica. Dopo tre anni di assedio, Cartagine nel 146 a.C. fu rasa al suolo dall’esercito romano, guidato da Publio Cornelio l’Emiliano. In seguito i Romani conquistarono altre terre sul Mediterraneo, che da allora fu chiamato “Mare nostrum”.

Roma organizza i territori occupati: Roma fu molto brava nell’organizzare i territori conquistati. Con molte città della penisola italica strinse dei patti di alleanza, i socii, con i quali concedeva una certa autonomia, ma non il diritto di cittadinanza, in cambio di uomini per l’esercito. Altre città divennero municipi, che oltre a conservare una propria autonomia davano la possibilità ai cittadini di acquisire la cittadinanza romana. Al di fuori della penisola italica, i territori vennero divisi in province, governate da magistrati romani che imponevano le leggi romane e riscuotevano le tasse. Furono create anche molte colonie, che dovevano garantire la sicurezza dei territori conquistati. La conquista dei nuovi territori trasformò profondamente la società romana e la sua economia. Una delle imprese storiche più importanti di Roma fu la costruzione del sistema delle strade, che furono chiamate vie consolari.

 

CRISI E FINE DELLA REPUBBLICA

A partire dalla seconda metà del II sec. a.C. la società romana entrò in crisi. Tra i motivi dobbiamo ricordare: 1) le difficoltà dei piccoli proprietari terrieri; 2) le grandi proprietà nelle mani di poche persone; 3) la diminuzione dei soldati provenienti dalle classi più umili, che non potevano comprarsi l’armatura; 4) il malcontento delle popolazioni italiche alleate, che non avevano gli stessi diritti dei Romani.

Le riforme agrarie di Tiberio e Caio Gracco: Due fratelli, Tiberio e Caio Gracco, tribuni della plebe, tentarono di sanare la situazione sociale con riforme che dessero vigore all’agricolture. Tiberio propose una riforma agraria che prevedeva che i territori conquistati fossero divisi in tanti piccoli lotti da affidare ai contadini ridotti in miseria. Questa proposta fu però ostacolata dal ceto senatorio che si era appropriato delle terre. Durante un’assemblea Tiberio venne ucciso. Dopo 10 anni il fratello Caio ripropose la riforma agraria, progettando di creare nuove colonie dove i nullatenenti potessero trovare terra e lavoro. Propose anche di estendere il diritto di cittadinanza romana a tutti gli Italici. Questo progetto, però, incontrò l’opposizione del proletariato romano, che temeva di perdere i propri privilegi. Caio fu costretto a fuggire da Roma e si suicidò.

La riforma militare di Caio Mario: Fallita la riforma agraria dei gracchi, restava il problema di reclutare uomini per l’esercito. Ci pensò un abile generale, Caio Mario, che arruolò i volontari nullatenenti offrendo loro uno stipendio e la possibilità di un ricco bottino. Si creò così un esercito di mercenari, cioè soldati di mestiere fedeli più al generale che allo Stato. Questa riforma di Caio Mario fece aumentare moltissimo il potere dei capi militari, anche di quelli che come lui non apparteneva al ceto nobiliare. A loro si opposero gli aristocratici guidati dal generale Lucio Cornelio Silla.

La prima guerra civile e la dittatura di Silla: Nella vita politica romana si fronteggiavano due gruppi: gli ottimati (aristocratici) guidati da Silla, che difendevano il ceto senatorio e i popolari guidati da Mario, che rappresentavano gli interessi di tutto il resto della popolazione. Tra i due gruppi scoppiò una vera e propria lotta che viene definita prima guerra civile ( guerra tra cittadini di uno stesso Stato ). La guerra ebbe fasi alterne, ma quando Mario morì di morte naturale, Silla prese il potere. Si fece nominare dittatore a tempo indeterminato e fece uccidere gli esponenti del partito popolare. Dopo 4 anni di dittatura, Silla sui ritirò a vita privata.

La guerra servile: Tra la fine del II sec. a.C. e il 50 a.C. giunsero nei territori romani circa 2 milioni di schiavi, prigionieri di guerra. Questi si ribellarono molte volte e la ribellione più famosa fu quella iniziata nella scuola dei gladiatori di Capua e guidata da uno schiavo greco, Spartaco. Dalla Campania la rivolta si estese ad altri territori, ma fu ben presto soffocata nel sangue dal generale Marco Licinio Crasso, aiutato da Gneo Pompeo.

Pompeo, Crasso, Cesare: il primo triumvirato: Pompeo e Crasso, con la vittoria su Spartaco e gli altri schiavi e con altre imprese, erano divenuti popolarissimi; contemporaneamente si stava mettendo in luce un altro personaggio: Caio Giulio Cesare, capo dei popolari. La Repubblica era ormai in crisi e i tre concentrarono il potere nelle loro mani. Firmarono un accordo, chiamato primo triumvirato (magistratura di tre uomini), con il quale ottennero numerosi vantaggi e molto potere. A Cesare fu affidato il governo delle province galliche e da questo incarico ebbe inizio la sua ascesa militare e politica.

L’ascesa politica di Cesare: Cesare ebbe il comando di un forte esercito e in soli sei anni, dal 58 al 52 a.C., riuscì a sconfiggere l’opposizione delle tribù galliche e a conquistare la Francia e il Belgio. Andò, poi, a combattere contro i Britanni, ma non riuscì ad occupare la loro isola. Il Senato romano, però, erano timorosi della gloria che Cesare aveva acquistato e per contrastarlo diedero a Pompeo l’incarico di console unico. Così, da alleati, Pompeo e Cesare divennero nemici. A questo punto Cesare decise di rientrare in Italia con il suo esercito. Nel 49 a.C. varcò il fiume Rubicone, che tracciava il confine sacro della Repubblica, oltre il quale non si poteva condurre l’esercito senza il consenso del Senato. Quella di cesare fu una vera e propria dichiarazione di guerra e fu difatti l’inizio della Seconda guerra civile. Pompeo e la maggior parte dei senatori furono costretti ad abbandonare Roma e subirono una sconfitta decisiva a Farsalo, nella Penisola Balcanica.

Cesare dittatore: Sconfitti gli avversari, Cesare si proclamò dittatore a vita. Egli fu un ottimo politico, attuando importanti riforme, evitando vendette contro gli avversari e cercando il consenso di tutti. Per prima cosa riorganizzò le Istituzioni dello Stato; poi assegnò le terre ai soldati ed ai più poveri; estese la cittadinanza agli abitanti della Gallia e avviò un piano di ricostruzione del centro di Roma.

L’uccisione di Cesare e la fine della Repubblica: I nobili del Senato erano preoccupati del grande potere raggiunto da Cesare e temevano che egli volesse diventare addirittura re. Contro di lui si formò allora una congiura, guidata da Marco Giunio Bruto e Caio Longino Cassio. Il 15 marzo del 44 a.C. Cesare fu ucciso a pugnalate. Alla sua morte seguirono altre guerre civili; allora il luogotenente di Cesare Marco Antonio, suo figlio adottivo Caio Ottaviano e il generale Marco Emilio Lepido crearono il secondo triumvirato. Le lotte civili, però, continuarono e scoppiarono lotte anche tra i tre triumviri. Alla fine, nella battaglia di Azio del 31 a.C., vinse Ottaviano, che divenne il padrone incontrastato di Roma. La Repubblica Romana era finita.

 

 

 

 

ROMA IMPERIALE

 

OTTAVIANO AUGUSTO


Ottaviano aveva nella sue mani tutto il potere e venne proclamato imperatore, aggiungendo al suo nome il titolo di Augusto, con il quale veniva riconosciuto superiore a tutti e degno di venerazione come un dio. Non poteva, però, lasciare in eredità il suo titolo. Con il potere che aveva, Ottaviano poteva modificare a suo piacimento l’organizzazione dello Stato; infatti creò un nuovo Stato in cui ogni decisione veniva presa dal principe ( primo dei cittadini ) e che venne chiamato appunto principato o impero. Con il principato di Ottaviano Augusto inizia l’Età imperiale.

La pace augustea e l’organizzazione dell’impero: Il primo obiettivo che Ottaviano Augusto si propose fu quello di risolvere i contrasti sociali e di guadagnarsi il consenso di tutti concedendo privilegi ai gruppi che potevano opporsi al suo potere. Poi si dedicò alla riorganizzazione dell’impero: la base rimase lo Stato romano costituito dall’Italia, che fu divisa in 11 regioni, coincidenti con le divisioni etniche delle popolazioni italiche. I territori al di fuori della penisola italica furono divisi in province, a loro volta divise in due categorie: le province imperiali, che dipendevano direttamente dall’imperatore e avevano un esercito sul posto; le province senatorie, che erano affidate al controllo del Senato. Tutte le province erano obbligate a versare tributi a Roma. Come detto, l’impero di Ottaviano non era ereditario, ma alla sua morte egli indicò come successore un membro della sua famiglia, dando inizio, così, alla successione per eredità.

LA DINASTIA GIULIO-CLAUDIA
Ad Ottaviano Augusto gli successe il figliastro Tiberio e poi il pronipote Caligola, che si dimostrò tirannico e fu ucciso da una congiura. Seguì prima il vecchio Claudio e poi Nerone, che si dimostrò molto crudele. Condannò a morte tutti coloro che si opponevano al suo potere, compresi i familiari e incolpò i Cristiani del disastroso incendio che colpì Roma, dando inizio alla prima persecuzione contro di essi. Molti furono i tentativi di uccidere Nerone e alla fine il Senato lo dichiarò decaduto. Nerone decise così di uccidersi.

 

LA DINASTIA FLAVIA


Alla morte di Nerone i militari tentarono di prendere il potere: ci furono molti scontri tra i vari eserciti e alla fine i militari d’Oriente portarono al potere il loro comandante, Flavio Vespasiano. Con lui ebbe inizio la dinastia Flavia. Gli succedettero i due figli: Tito e poi Domiziano che fu ucciso da una congiura.

 

IMPERATORI PER NOMINA E ADOZIONE


Alla morte di Domiziano, il Senato diede il titolo di imperatore ad un anziano e saggio senatore: Cocceio Nerva. Egli capì che il principio di successione per eredità non garantiva la pace all’interno dello Stato e stabilì di adottare il criterio della nomina del più degno. L’imperatore, cioè, sceglieva tra i suoi collaboratori e generali colui che era considerato il migliore e lo “adottava”. Nerva scelse come suo successore Traiano, che portò l’impero alla sua massima espansione territoriale. Traiano fu il primo imperatore non italico; egli, infatti, proveniva dalla Spagna. Traiano “adottò” come imperatore Adriano, anch’egli proveniente dalla Spagna. Adriano governò con molta saggezza ed anche i suoi successori Antonino Pio e Marco Aurelio furono validi imperatori. Marco Aurelio lasciò l’impero al figlio Commodo, che però governò in modo tirannico e fu ucciso da una congiura.

LA DINASTIA DEI SEVERI E LA CRISI DELL’IMPERO
Con l’uccisione di Commodo, l’imperò fu colpito da dure lotte per il potere, che videro protagoniste le legioni stanziate in diversi parti dell’impero. Prevalse un generale di origine africana: Settimio Severo. Egli instaurò una vera e propria dinastia militare, diminuendo l’autorità del Senato. Attuò numerose riforme, ma l’economia e la società erano in crisi e i popoli germanici si facevano sempre più minacciosi. A Settimio Severo successe il figlio Caracalla, che concesse la cittadinanza romana a tutti i cittadini liberi maschi dell’impero, ma non riuscì a risolvere la crisi. Ma quali furono le cause principali di questa crisi? Innanzitutto i molti eserciti dislocati nelle varie province costavano troppo e avevano assunto troppo potere; in secondo luogo, ai confini settentrionali dell’impero erano stanziati i Germani ( Goti, Burgundi, franchi, ecc... ), che premevano sempre di più verso l’impero, anche perchè dovevano scappare dagli Unni ( popolazione proveniente dall’Asia), che avanzavano verso Occidente; in terzo luogo, le enormi spese spingevano gli imperatori ad imporre sempre nuove tasse, creando malcontento tra la popolazione; infine, ad aggravare la situazione di crisi, scoppiarono gravissime epidemie che ridussero di molto la popolazione. La crisi economica, sociale e politica generò un senso di insicurezza generale, che portò la popolazione ad accogliere nuovi culti, che prospettavano una salvezza dopo la morte. In questo clima si diffuse il Cristianesimo.

 

IL CRISTIANESIMO


Il Cristianesimo prende avvio dalla predicazione di Gesù, nato in Palestina, un territorio sotto il dominio diretto di Roma. Gesù proponeva un messaggio di fede rivoluzionario, basato sulla concezione di un Dio padre misericordioso, sul principio dell’uguaglianza di tutti gli uomini dinanzi a Dio e su una morale basata sull’amore verso il prossimo. Queste idee rivoluzionarie portarono i sacerdoti del tempo a considerare Gesù come un uomo pericoloso, che avrebbe potuto rovinare i rapporti tra Ebrei e Romani. Gesù venne accusato di bestemmia per essersi definito figlio di Dio e fu condannato a morte. Le sue parole, però, furono diffuse dagli Apostoli ( i suoi seguaci ), soprattutto da Pietro e Paolo, che si trasferirono a Roma e dove fondarono la Chiesa cristiana            ( chiesa = dal greco ecclesia= assemblea ). Inizialmente i Romani, tolleranti verso ogni tipo di religione, permisero anche ai Cristiani di creare le loro comunità. Ben presto, però, la concezione cristiana che tutti gli uomini erano uguali, cioè che gli schiavi e i barbari erano uguali ai Romani, portò gli imperatori a vedere i cristiani come nemici dello Stato. Quando i cristiani si rifiutarono di venerare l’imperatore come un Dio, iniziarono le persecuzioni, la prima delle quali iniziò sotto il governo di Nerone nell’anno 64 d.C.. Dopo qualche secolo, però, gli imperatori si resero conto della forza della nuova religione e a partire dal IV sec. d.C. non solo ne consentirono il culto, ma la dichiararono addirittura religione di Stato. A partire da questo momento il Cristianesimo si diffuse rapidamente in tutte le parti del Mondo conosciuto.

DIOCLEZIANO RIFORMA LO STATO E L’IMPERO
Nel 284 d.C. fu eletto imperatore un generale: Diocleziano. Egli riorganizzò lo Stato romano dividendo l’impero in due parti: l’impero d’Occidente e l’impero d’Oriente. Diocleziano assunse il potere in Oriente col titolo di Augusto e si stabilì a Nicomedia ( nell’attuale Turchia) ed era aiutato da un collaboratore che aveva il titolo di Cesare; in Occidente il potere fu affidato a Massimiliano, che risiedeva a Milano e prese il titolo di Augusto, anche lui aiutato da un collaboratore col titolo di Cesare. Questa forma di governo fu chiamata, con un vocabolo greco, tetrarchia, cioè governo a quattro. Per la prima volta nella sua storia Roma non era più la capitale dell’impero.

 

LA FINE DELL’IMPERO ROMANO


Alla morte di Diocleziano il sistema della tetrarchia non funzionò più e si scatenarono gravi lotte. Alla fine si impose Costantino, che riuscì ancora una volta ad unire tutto l’impero romano.  Pose la capitale a Bisanzio, che da lui prese il nome di Costantinopoli. Egli attuò numerose riforme e prese una decisione di importanza storica: concesse la libertà di culto al Cristianesimo attraverso l’editto di Milano del 313 d.C. Alla morte di Costantino gli successe Teodosio e sotto di lui, per l’ultima volta, l’impero rimase unificato. Egli, attraverso l’Editto di Tessalonica, dichiarò il Cristianesimo religione ufficiale dell’imperò e dichiarò fuorilegge la religione politeista tradizionale. Alla morte di Teodosio, l’impero fu definitivamente diviso in Impero Romano d’Oriente con capitale Costantinopoli e Impero Romano d’Occidente con capitale prima Milano e poi Ravenna. L’impero d’Oriente riuscì a difendersi dall’avanzata dei popoli invasori e durò ancora per un millennio, fino alla conquista dei Turchi nel 1453; l’impero d’Occidente, invece, fu invaso continuamente: prima i Visigoti guidati da Alarico, poi gli Unni guidati da Attila, infine i Germani guidati da Odoacre. Questi depose l’ultimo imperatore Romolo Augustolo (piccolo Augusto) e nel 476 d.C. pose fine all’Impero Romano d’Occidente. A questa data, per gli storici, corrisponde la fine della storia antica.

 

Fonte: http://files.achillefolgieri.webnode.com/200000295-440f94509d/Riassunto%20di%20Storia%20-%20Roma%20(%201%20Media).doc

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Riassunti storia scuola media

 

 

IL MEDIOEVO

 

Il termine Medioevo significa “età di mezzo” e fu introdotto dagli studiosi del XV sec. per indicare che questo periodo era posto tra la civiltà antica ellenistico-romana e quella moderna del Rinascimento. Secondo questi studiosi la fine dell’Impero romano aveva dato origine ad un periodo di decadenza della civiltà; infatti, il Medioevo fu giudicato inizialmente come un’età buia.
Il Medioevo va dal 476 d.C. ( caduta dell’Impero Romano d’Occidente ) al 1492 d.C. ( scoperta dell’America ) e viene solitamente diviso in due parti: Alto Medioevo ( dal 476 d.C. al 1000 d.C. ) e Basso Medioevo ( dal 1000 d.C. al 1492 d.C. ).

 

L’ALTO MEDIOEVO

 

LA CADUTA DI ROMA E LE GRANDI INVASIONI


Nel 395 d.C. l’Impero Romano venne diviso in due parti: l’Impero Romano d’Oriente, con capitale Costantinopoli, che ebbe una lunga esistenza; l’Impero Romano d’Occidente, con capitale Milano, che fu ben presto travolto dall’avanzata dei popoli migratori. Tra questi popoli vi erano i Visigoti che nel 410 d.C., guidati dal loro re Alarico, conquistarono e saccheggiarono Roma. Un altro saccheggio fu compiuto qualche decennio dopo da un altro popolo “barbaro”: i Vandali.  In seguito un altro popolo, gli Unni, guidati dal re Attila ( il flagello di Dio ), attaccò Roma. In un primo momento, nel 451 a.C., il generale romano Ezio riuscì a fermare gli Unni, ma l’anno seguente Attila occupò Roma e saccheggiò molte città. L’autorità imperiale, che nel frattempo aveva spostato la capitale a Ravenna, inviò le trattative con gli invasori. Al posto dell’imperatore, però, si presento il papa Leone I: in questo modo l’autorità religiosa apparve come l’unica difesa per le popolazioni minacciate. Nel 476 d.C., infine, il generale germanico Odoacre destituì l’ultimo imperatore dell’Impero romano d’Occidente, il giovane Romolo, detto scherzosamente Augustolo (piccolo Augusto) e assunse il governo dell’Italia.

 

NASCONO I REGNI LATINO-GERMANICI
Dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente il suo territorio si frazionò e fu diviso in tanti Regni detti latino-germanici, in quanto coesistevano elementi della romanità ed elementi dei popoli germanici. La Penisola Iberica era occupata dai Visigoti; la Gallia era diventata il Regno dei Franchi; in Inghilterra si formò il Regno degli Anglosassoni; in Italia si imposero prima gli Ostrogoti e poi i Longobardi; in Africa settentrionale, Corsica e Sardegna si creò il Regno dei Vandali. Inizialmente i rapporti fra i Latini e i Germani furono difficili, per il fatto che erano diversi gli usi, la lingua, la religione, le leggi.  Poco alla volta, però, le popolazioni si integrarono; ciò fu dovuto soprattutto al fatto che i “barbari” impararono dai Romani il modo di organizzare lo Stato. Un ruolo importante fu esercitato anche dal Cristianesimo, che grazie all’azione della Chiesa si diffuse equamente tra i Latini e i Germani, favorendo il processo d’integrazione.

 

L’ITALIA DI TEODORICO


Nel 493 d.C. giunsero in Italia gli Ostrogoti ( tribù germanica dei Goti ), guidati da Teodorico. Con l’aiuto dell’imperatore d’Oriente, egli sconfisse Odoacre, che dominava l’Italia dal 476 d.C. e prese il potere. Egli governò con equilibrio, facendo in modo che Latini e Goti convivessero pacificamente, nel rispetto delle proprie tradizioni ma senza confondersi. Le alte cariche militari furono riservate ai Goti, ma nel governo accettò collaboratori romani. Teodorico creò anche una raccolta di leggi ispirandosi a quelle romane, leggi che furono dette Editto di Teodorico. In campo religioso anche i Goti avevano abbracciato il Cristianesimo, ma erano seguaci dell’eresia ariana, condannata dalla Chiesa di Roma. L’eresia era una dottrina religiosa diversa da quella ufficiale, la più importante delle quali fu quella ariana, fondata dal sacerdote di Alessandria d’Egitto Ario. Questa eresia negava la natura divina di Gesù. Questo fatto causò contrasti e conflitti. I Romani cattolici si sentivano più vicini all’imperatore d’Oriente che al re Teodorico, il quale represse duramente gli oppositori. Teodorico morì nel 526 d.C. lasciando una situazione molto instabile.

 

L’IMPERO ROMANO D’ORIENTE


L’Impero Romano d’Oriente fu chiamato anche bizantino, dall’antico nome della capitale Bisanzio, poi chiamata Costantinopoli. Anch’esso subì la minaccia dei popoli germanici, ma riuscì a resistere grazie ad un esercito ben organizzato, ad un potente sistema di fortificazioni, ma soprattutto grazie alla disponibilità di oro. Con questo, infatti, i capi germanici che minacciavano l’Impero venivano “comprati” e convinti ad allontanarsi. Oltre che dai popoli barbari, il pericolo veniva anche dall’Impero Persiano, ma anche con la Persia Costantinopoli riuscì a stipulare un accordo che consentì un periodo di pacifica convivenza.

Giustiniano e l’Italia Bizantina: Sul trono di Costantinopoli, per ben 38 anni, dal 527 al 565 d.C. regnò l’imperatore Giustiniano. Egli aveva l’intenzione di riunificate l’Impero Romano. Per raggiungere questo obiettivo egli intraprese una decisa azione di conquiste militari: sconfisse i Vandali e in pochi mesi conquistò i territori della fascia costiera dell’Africa, da dove penetrò in Spagna. Da qui attaccò gli Ostrogoti d’Italia, iniziando nel 535 la guerra greco-gotica. Dopo 18 anni di guerra, durante i quali l’Italia subì gravi distruzioni e saccheggi, nel 553 d.C. gli Ostrogoti furono vinti e l’Italia passò sotto il dominio bizantino. L’Italia divenne una specie di provincia amministrata da un rappresentante dell’imperatore, detto esarca ( comandante ), con sede a Ravenna. In questo periodo la città visse il momento più bello della sua storia politica e culturale. Giustiniano si intromise anche nella vita della Chiesa e nelle questioni religiose, ma il suo impegno maggiore fu in campo legislativo.  Egli fece raccogliere e sistemare tutto il Diritto romano in un’unica opera, chiamata Corpus iuris civilis ( raccolta del diritto civile ). Gli ultimi anni del suo governo, però, furono turbati da difficoltà economiche e dal malcontento popolare. Quando Giustiniano morì, l’Italia venne invasa e conquistata da una nuova tribù germanica: i Longobardi.

 

I LONGOBARDI


I Longobardi erano stanziati in Pannonia ( l’attuale Ungheria ) e a partire dal IV sec. d.C. iniziarono a migrare verso Sud. Sotto il comando del loro re Alboino, nel 568 d.C. iniziarono l’invasione dell’Italia. I Bizantini, che in quel momento governavano l’Italia, non riuscirono a fermarli. I Longobardi occuparono prima Milano e poi Pavia, dove stabilirono la capitale del nuovo Regno Longobardo. Questo Regno si estese ben presto in tutta l’Italia settentrionale e poi in Toscana, in Umbria e in Basilicata. In questo modo l’Italia fu divisa in due: la Longobardìa e la Romània bizantina. I Longobardi erano organizzati in tribù sotto la direzione di un capo, che i Latini chiamarono duca. Il territorio venne perciò diviso in ducati, ognuno dei quali godeva di larga autonomia. All’inizio il governo dei Longobardi fu molto duro per l’Italia: essi, infatti, si comportavano da conquistatori, sfruttando e opprimendo i vinti e imponendo le proprie leggi. Furono in contrasto anche con la Chiesa romana, perché erano seguaci dell’eresia ariana; in seguito, però, si avvicinarono alla Chiesa di Roma. Una grande protagonista della conversione dei Longobardi al Cattolicesimo fu la regina Teodolinda. Avvicinarsi alla Chiesa di Roma significava anche recuperare tutta la cultura latina; infatti, il primo codice scritto delle leggi longobarde, l’Editto di Rotari del 643 d.C., fu scritto in latino. In seguito, nell’VIII sec. d.C., il re Liutprando cercò di unire tutta l’Italia sotto il suo regno: dichiarò guerra ai Bizantini, ai quali tolse moltissime terre e si diresse verso Roma, dove però il papa Gregorio II lo convinse a ritirarsi. In questa occasione re Liutprando donò al papa il Castello di Sutri con tutto il territorio circostante tolto ai Bizantini. Questa donazione ( Donazione di Sutri del 728 d.C. ) fu considerata il primo nucleo del cosiddetto Patrimonio di San Pietro, cioè dei territori che poi diventeranno lo Stato della Chiesa. Liutprando fu un sovrano molto saggio e grazie a lui caddero tutte le divisioni tra Longobardi e Latini. In questo modo l’Italia ritrovò una sua unità culturale.

 

IL MEDITERRANEO ISLAMICO: GLI ARABI E L’ISLAM


L’Arabia prima di Maometto: Fino al VII sec. d.C. l’Arabia fu un’alleata commerciale prima dell’Impero romano e poi di quello bizantino. Il territorio dell’Arabia era quasi tutto desertico ed era abitato dai Beduini ( abitanti del deserto ), pastori nomadi, allevatori di dromedari, che vivevano in tribù molto spesso in lotta tra di loro. La zona più ricca era quella del Sud, più ricca d’acqua e adatta alla costruzione di porti. Qui si erano sviluppate delle ricche e potenti città, dedite al commercio di aromi, spezie e pietre preziose. La città commerciale più importante era La Mecca, che poi divenne un luogo sacro e il centro della religione politeista di tutti gli Arabi. Qui, infatti, in un santuario a forma di cubo ( la Ka’ba ) si conservava una pietra nera, sacra perché inviata da Dio attraverso l’arcangelo Gabriele ( in realtà la pietra nera è un meteorite ).

Maometto e l’Islam: Un mercante de La Mecca, un certo Maometto, non accettava il politeismo tradizione degli Arabi ed era affascinato dal monoteismo ebraico e cristiano, che aveva conosciuto nei suoi lunghi viaggi. La tradizione racconta che si ritirò a riflettere in una grotta presso La Mecca dove, nella cosiddetta “notte del destino”, si convinse di essere stato scelto da Dio come suo profeta ufficiale per diffondere ovunque la sua parola. Egli iniziò quindi la sua predicazione in nome dell’unico Dio, Allah ( da al- Llàh, che significa il Dio per eccellenza ), che gli aveva rivelato tutto quello che i suoi discepoli raccolsero poi nel libro sacro della nuova Religione: il Corano. Nel 662 Maometto abbandonò La Mecca e si recò a Yatrib ( in seguito chiamata Medina ): quest’anno fu chiamato l’anno dell’egira, cioè dell’emigrazione, e da questo anno i Musulmani cominciarono a contare gli anni. Maometto avviò il progetto di unire gli Arabi in un’unica comunità e convinse le varie tribù a superare il loro isolamento. Nel 630 tornò a La Mecca da trionfatore e distrusse tutti gli idoli pagani, lasciando solo il culto della pietra nera. Alla morte di Maometto, avvenuta nel 632, la nuova religione, l’Islam ( sottomissione alla volontà di Dio ), si era diffusa in tutta l’Arabia, che a sua volta era diventata uno Stato unitario. I seguaci dell’Islam furono detti Musulmani, che vuol dire sottomessi.

I pilastri dell’Islam: La religione predicata da Maometto si fonda su 5 doveri: 1) La fede assoluta in Allah; 2) La preghiera, che il fedele deve ripetere cinque volte al giorno, inginocchiandosi a terra e rivolgendosi verso La Mecca; 3) Il digiuno dall’alba al tramonto nel mese del Ramadàn, il nono del calendario islamico; 4) L’elemosina, che il fedele deve fare dando in beneficenza la decima parte del suo guadagno; 5) Il pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta nella vita.
Il premio per chi segue alla lettera queste norme è, alla fine della vita, il Paradiso. Bisogna ricordare, poi, che il fine ultimo di ogni musulmano deve essere quello di convertire gli infedeli, anche con la forza. Da qui si è sviluppata l’idea di guerra santa ( la Jihàd ) contro gli infedeli. Chi sacrificava la sua vita in battaglia per la diffusione dell’Islam era considerato un martire e a lui era riservata la benevolenza di Allah.

L’espansione islamica: Dopo Maometto, gli Arabi furono governati da un capo politico e religioso eletto dai capotribù (gli sceicchi ), scelto per elezione e chiamato califfo. Dal 632 al 661 d.C., i primi 4 califfi operarono una rapida espansione militare e in pochi anni occuparono un territorio immenso: Siria, Mesopotamia, Persia, Egitto, le coste dell’africa settentrionale fino alla Tunisia. Nel 661 la carica di califfo diventò ereditaria. La prima dinastia a governare fu quella degli Omayyaidi, che governò per quasi un secolo. La capitale fu trasferita da Medina a Damasco, in Siria. Nel 771 d.C. gli Arabi occuparono la Spagna e poi giunsero a minacciare il Regno dei Franchi, ma furono fermati nel 732 d.C. da Carlo Martello nella battaglia di Poitiers. Ad Oriente raggiunsero e conquistarono alcune regioni dell’India giungendo ai confini con la Cina. Nel 750 d.C. il califfato passò alla dinastia degli Abbasidi che regnarono fino al XIII sec. La capitale fu spostata a Baghdad ( nell’attuale Iraq ). L’impero arabo, però, non riuscì a mantenersi a lungo unito: esso si divise nei califfati autonomi di Marocco, Tunisia, Egitto, Siria e Spagna. Sotto la dinastia degli Abbasidi si diffuse il fenomeno della pirateria. Un gruppo di Arabi, chiamati Saraceni, dall’Africa e dalla Spagna attaccavano le coste dell’Italia derubando le popolazioni e catturando gli abitanti per venderli come schiavi. Nell’827 d.C. essi occuparono la Sicilia.

L’organizzazione politico-economica dell’impero islamico: Gli Arabi dirigevano e controllavano direttamente i territori occupati attraverso l’esercito, ma lasciavano le terre ai vinti, che le coltivavano liberamente con l’unico obbligo di pagare una tassa. Il principio fondamentale con cui gli Arabi governarono fu quello della tolleranza verso i popoli sottomessi. La religione ufficiale era l’Islam, ma in cambio di una tassa tolleravano l’esistenza delle religioni preesistenti. Ben presto, però, l’unità religiosa araba si ruppe e dalla religione tradizionale, detta sunnita, ( si ispirava all’insegnamento di Maometto e teneva separati il potere civile da quello religioso ), si staccò la setta sciita ( si ispirava all’insegnamento di Alì, cugino di Maometto, e prevedeva un rispetto più rigoroso della religione islamica e l’unione del potere politico e religioso ). Unica, invece, rimasero la legge, basata sul Corano, la lingua e la moneta. Quest’ultima favorì soprattutto lo sviluppo del commercio. Molto sviluppata era anche la produzione artigianale di tappeti, mobili, cuoio e armi.

La civiltà araba: Notevole fu il contributo degli Arabi alla civiltà europea e umana in genere in molti campi: nelle scienze, nelle tecniche e nell’arte. Essi diffusero il sistema metrico decimale (a base 10) e introdussero l’uso dello zero, che permise operazioni più complesse; introdussero, poi, l’uso della carta e della bussola e, in campo agricolo, nuove tecniche di irrigazione e nuove colture di origine orientale. Svilupparono anche l’alchimia, che si interessava della trasformazione delle sostanze in laboratorio. L’obiettivo era quello di trasformare la materia in oro. Gli Arabi si dedicarono anche alla scienza dei farmaci.

 

L’EUROPA CAROLINGIA


Le dinastie dei Franchi: Fra i popoli germanici, un ruolo fondamentale nella storia europea va assegnato ai Franchi. La prima dinastia fu quella dei Merovingi guidati da Clodoveo, che riuscì ad estendere il proprio dominio a tutta la Gallia, che da allora si chiamò Francia ( Terra dei Franchi ). Egli fu il primo re germanico a convertirsi al Cristianesimo. Nell’VIII sec., un maestro di palazzo, Carlo Martello, acquistò notevole prestigio combattendo contro gli Arabi, fermandone l’avanzata nella battaglia di Poitiers. I Franchi apparvero così come i difensori della cristianità e, con l’appoggio del Papa, il figlio di Carlo Martello, Pipimo il Breve, depose l’ultimo re dei Merovingi e si proclamò re dei Franchi: iniziava, così, la dinastia dei Carolingi. Da questo momento si creò un profondo legame tra il Papato e i Franchi.          A partire dal 728 d.C., il Papa aveva un territorio di proprietà nel Lazio ( Patrimonio di San Pietro ) ed era diventato, quindi, un sovrano a tutti gli effetti. Per difendere i propri territori dalla minaccia dei Longobardi, Papa Stefano II chiese l’aiuto dei Franchi. Pipino scese allora in Italia e sconfisse i Longobardi, donando al Papa le terre a loro sottratte.

Carlo Magno e il Sacro Romano Impero: Alla sua morte, Pipino il Breve divise il suo regno tra i figli Carlo e Carlomanno e, alla morte del fratello, Carlo si fece nominare unico re dei Franchi. Egli, con numerose vittorie, estese il territorio del suo regno e quando il Papa lo chiamò per difendere nuovamente i suoi territori dai Longobardi, guidati da re Desiderio, Carlo scese in Italia, sconfisse Desiderio e si proclamò re d’Italia. Carlo venne accolto come il difensore delle fede cristiana e nella notte di Natale dell’anno 800, nella Basilica di San Pietro a Roma, Papa Leone III lo incoronò imperatore. Si creò, così, quello che fu chiamato “Sacro Romano Impero”: sacro, perchè difensore della religione cristiana e della Chiesa; romano, perchè voleva essere la ripresa e la continuazione dell’impero di Roma.

L’impero carolingio: L’impero venne diviso in territori chiamati feudi, assegnati ai nobili. I feudi erano di due tipi: contee e marche. I governatori dei feudi erano i feudatari, che avevano il titolo di conte, duca o marchese e venivano scelti dall’imperatore per governare i territori in suo nome. Tutti erano controllati da funzionari speciali, detti missi dominici, che dovevano far rispettare ed eseguire i capitolari, cioè le leggi emanate dall’imperatore. La sede principale dell’impero fu stabilita ad Aquisgrana. Carlo divenne Magno (grande) per la sua autorità politica, ma anche per il rinnovamento che avviò in campo economico e culturale.

La disgregazione del sacro Romano impero: L’impero carolingio durò poco più di 80 anni. Alla morte di Carlo Magno l’impero passò al figlio Ludovico il Pio e alla sua morte, secondo quanto stabilito dal Trattato di Verdum, l’impero fu diviso tra i tre figli: a Lotario, che mantenne il titolo di imperatore, furono assegnate l’Italia settentrionale, la Borgogna e la Lotaringia; a Ludovico il Germanico la Germania; a Carlo il Calvo la Francia occidentale e parte della Spagna. Bisogna dire che già sotto Carlo Magno era iniziata la frammentazione dell’Impero: i feudatari, infatti, si comportavano come padroni del feudo e applicavano le leggi a proprio piacimento. Con i suoi eredi, questo fenomeno divenne ancora più forte. Nell’877 fu emanato il Capitolare di Kiersy, con il quale i grandi feudatari ottennero che fosse riconosciuto il principio dell’ereditarietà dei feudi. Alla morte dell’ultimo re carolingio, Carlo III il Grosso, finì l’impero Carolingio e si crearono regni indipendenti: Italia, Francia e Germania.

 

MIGRAZIONI DI NUOVI POPOLI IN EUROPA E NEL MEDITERRANEO


Dal IX alla fine del X secolo, l’Europa e il Mediterraneo divennero zone di conquista di popoli nomadi e predatori. In questo periodo i padroni del Mediterraneo divennero i Saraceni. Dai confini dell’Europa orientale, poi, penetrarono in Europa gli Ungari, popolo di allevatori e di abilissimi cavalieri, che però vennero sconfitti dall’imperatore di Germania Ottone I di Sassonia. Dall’estremo Nord dell’Europa giunsero i Vichinghi, noti anche con il nome di Normanni (uomini del Nord ). La loro espansione iniziò a partire dal 787 verso l’Inghilterra e la Francia. I Vichinghi erano un popolo di abili navigatori e si pensa che già 500 anni prima di Colombo il re vichingo Erik il Rosso giunse alle coste del continente americano. Quando nel 911 i Normanni attaccarono la Francia, il loro capo Rollone riuscì a concludere un trattato con il re di Francia, Carlo il Semplice, facendosi cedere un feudo alle foci dei fiumi Loira e Senna: nacque, così, il Ducato di Normandia. Più tardi Canuto il Grande unificò in un grande Regno del Nord parte dell’Inghilterra ( conquistata agli Angli e ai Sassoni ), la Danimarca e la Norvegia. I Normanni giunsero anche in Italia meridionale e in Sicilia, creando il Ducato Normanno dell’Italia meridionale.


IL SACRO ROMANO IMPERO GERMANICO DI OTTONE I


I protagonisti della storia europea del X sec. furono la Germania e il Duca di Sassonia Ottone I il Grande. Questi, dopo aver sconfitto gli Ungari, conquistò le regioni della Lorena, della Borgogna e l’Italia settentrionale e si pose a difesa dello Stato della Chiesa. Nel 962 si fece incoronare re di Germania ad Aquisgrana, re d’Italia a Pavia e fu incoronato a Roma da papa Giovanni XII imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. La novità più grande, rispetto all’Impero di Carlo magno, consisteva nel fatto che l’imperatore veniva eletto dai grandi feudatari tedeschi e per questo l’impero fu chiamato “germanico”. Diverso fu anche il rapporto con la Chiesa: Ottone I riconobbe il dominio spirituale del Papa, ma con un decreto sancì che l’imperatore esercitava il suo controllo sull’elezione del Papa e su quella dei vescovi. Era il segno del grande potere dell’imperatore, ma fu anche l’inizio dello scontro tra l’autorità imperiale e l’autorità papale.

L’EUROPA FEUDALE
Che cos’è il Feudalesimo: Con il termine feudalesimo (o sistema feudale) si indica l’organizzazione politica e territoriale basata sul feudo. Essa nacque con Carlo Martello e fu adottata da Carlo Magno che la estese a tutto il suo impero. Il sistema feudale si è affermato attraverso due tappe: 1) il sistema del vassallaggio creato da Carlo Magno; 2) il principio dell’ereditarietà del feudo stabilito prima da Carlo II il Calvo con il Capitolare di Kiersy e poi con la Costitutio de feudis. Per quanto riguarda il sistema del vassallaggio, il re, non potendo controllare direttamente tutti i suoi territori, li affidava a nobili e vescovi che gli erano fedeli (vassalli) e che si impegnavano ad applicare le leggi emanate dal sovrano, al versamento di una parte dei tributi riscossi e al sostegno militare in caso di guerra. Alla morte del feudatario il feudo tornava al re, che lo assegnava ad un altro nobile fedele. Quando fu introdotta l’ereditarietà dei feudi, il re non sceglieva più i propri vassalli, perché questi affidavano in eredità il proprio feudo. I feudi, però, erano molto estesi e i grandi feudatari furono costretti ad assegnare porzioni di territorio del feudo a propri vassalli ( valvassori ); questi, a loro volta, concedevano porzioni di territorio ad altri feudatari (valvassini ). Tra tutti questi feudatari vi era sempre il vincolo di fedeltà e se qualcuno tradiva commetteva il reato di fellonìa.  Si venne a creare, quindi, un sistema a piramide, alla base del quale c’era il popolo.

Come era organizzato un feudo: il signore feudale esercitava il suo potere assoluto (banno) sul territorio a lui affidato. La ricchezza principale era la terra e i feudi erano quasi sempre organizzati in grandi aziende agricole, chiamate corti o ville, circondate da boschi e zone incolte adibite al pascolo. Le terre della corte erano divise in due parti: la pars domenica, del signore, e la pars massaricia dei massari, cioè dei conduttori dei feudi. Nella prima c’era la casa del padrone; intorno c’erano i pascoli, i boschi e le terre coltivate dai servi della gleba ( zolla di terra); la seconda era suddivisa in mansi, appezzamenti di terra affidati a contadini liberi, che pagavano al padrone un affitto. I contadini abitavano quasi sempre in un villaggio o borgo, situato nei pressi del castello signorile.

Il castello: Il centro del potere feudale e della vita sociale era il castello, sede del feudatario. Era un edificio di pietra, circondato da mura merlate e da torri con passerelle, con luoghi di vedetta per le sentinelle. Spesso era circondato da un lungo fossato colmo d’acqua, attraversato solo da un ponte levatoio. Era quasi sempre costruito su una altura, per essere meglio difendibile, e in zone favorevoli all’agricoltura e al commercio. Il cortile del castello era diviso in due parti: nella più riparata vi era la dimora del signore, nell’altra le case degli artigiani, le stalle, i granai, il forno, la cappella, le baracche per i soldati e la riserva di armi.

La Chiesa nel sistema feudale: Nel Medioevo vi fu l’affermazione definitiva della Chiesa accanto all’impero. Il Papa, come capo della cristianità, aveva un potere enorme non solo sul clero, ma su tutti i fedeli, anche sull’imperatore. Chiunque veniva giudicato indegno subiva una scomunica e veniva escluso dalla società. Attraverso i vescovi e i sacerdoti la Chiesa arrivava dovunque, anche nei più piccoli villaggi. Con la costruzione dei monasteri ( in alcuni casi simili a castelli ), poi, esercitò nella società feudale non solo una grande funzione religiosa, ma anche economica, civile e culturale. In campo economico, i monaci diedero un contributo essenziale allo sviluppo e al miglioramento delle tecniche agricole; in campo politico, i vescovi fungevano da mediatori tra il Papa e i signori feudali; in campo culturale furono create nei monasteri numerose biblioteche.

La società feudale: Nella società feudale vi erano tre ordini di persone: quelli che combattevano e difendevano ( feudatari e cavalieri ), quelli che pregavano ( gli ecclesiastici e i monaci ), quelli che lavoravano (il popolo). Il potere e la ricchezza erano beneficio esclusivo dell’aristocrazia, sia laica (nobili), sia ecclesiastica ( clero ). Nobili e clero costituivano una piccola parte della popolazione, mentre la maggioranza era costituita dal popolo, formato principalmente da artigiani e contadini, ma anche da notai, giudici, mercanti, medici e dal basso clero. Al di sotto di tutti vi erano i servi della gleba.

 

 

IL BASSO MEDIOEVO

LA RINASCITA ECONOMICA DELL’EUROPA
A partire dall’XI sec., l’Europa fu caratterizzata da un risveglio generale in tutti i settori: agricolo, commerciale, urbano, demografico, culturale e artistico. Per quanto riguarda il settore agricolo, furono bonificati moltissimi territori e furono introdotte nuove colture, ma soprattutto si diffusero nuove tecniche agricole. La più importante di queste fu la rotazione triennale delle colture, un sistema sicuramente più redditizio rispetto a quello di seminare e raccogliere sempre lo stesso prodotto in un campo. Il terreno veniva diviso in tre parti: in una veniva seminato in autunno il grano, nella seconda in primavera si piantava avena, mentre la terza parte era lasciata a maggese ( a riposo ); ogni anno, in ciascuna delle tre parti, si cambiava coltura a rotazione e in questo modo il terreno restava più fertile e produceva di più. Molto importante fu anche la diffusione del mulino ad acqua e a vento.  Per quanto riguarda il settore demografico, a partire dall’anno Mille la popolazione europea cominciò a crescere per una serie di motivi: erano finite le distruzioni e i saccheggi; era aumentata la produzione di generi alimentari; le nuove tecniche agricole rendevano il lavoro nei campi meno duro; si mangiava meglio e quindi ci si ammalava di meno. Dal 1050 al 1300 la popolazione passò da 38 a 73 milioni di abitanti. Questo fenomeno è chiamato esplosione demografica. Per quanto riguarda il settore commerciale, ci fu un notevole sviluppo delle attività artigianali, manifatturiere e commerciali. Molto importante fu anche la sempre maggiore circolazione della moneta. Nel settore urbano, ci fu il notevole sviluppo delle cosiddette città marinare di Amalfi, Pisa, Genova e Venezia, che trassero un notevole vantaggio dallo sviluppo commerciale. Queste città importavano soprattutto dall’Oriente tessuti preziosi, spezie, profumi, ecc….mentre esportavano olio, legno, ferro, armi, ecc…. Molto importante per il commercio marittimo fu l’emanazione delle Tavole Amalfitane, un codice di diritto nautico rimasto in vigore fino al XVI sec.

 

IL RISVEGLIO POLITICO DELL’EUROPA
L’Europa, il Mediterraneo e l’Impero islamico: Anche in campo politico, a partire dall’XI sec., in Europa ci fu un notevole risveglio. I risultati più importanti furono la riconquista del controllo commerciale del Mediterraneo e la riconquista di importanti territori che facevano parte dell’impero islamico. I Regni musulmani, infatti, erano in difficoltà, indeboliti dalle divisioni religiose e dalla frammentazione politica. Così fu facile ai principi cristiani, guidati da “el Cid campendor” (Rodrigo Diaz di Bivar), scacciare gli Arabi dalla Spagna con una guerra che fu chiamata Reconquista. In questo periodo, però, bisogna ricordare anche l’avanzata dei Turchi Selgiuchidi che, sconfitti i Bizantini, nel 1077 occuparono Gerusalemme, la Città Santa.

L’espansione dei Normanni in Europa: Nel corso dell’XI sec, dalla Normandia, partirono due spedizioni: una verso l’Inghilterra e un’altra verso l’Italia meridionale.  Il duca di Normandia Guglielmo il Conquistatore, vantando legami di parentela con il re inglese Edoardo il Confessore, pretese e ottenne il trono d’Inghilterra  battendo gli Anglosassoni nella battaglia di Hastings del 1066. In seguito, per contrastare le ribellioni dei feudatari e il malcontento delle popolazioni, impose severe norme di ordine pubblico e numerose tasse. Contemporaneamente Roberto il Guiscardo, grazie all’appoggio del Papa, aveva creato nell’Italia meridionale il Ducato normanno di Puglia e Calabria, scacciando definitivamente i Bizantini. In seguito Ruggero d’Altavilla, fratello di Roberto, dopo una guerra durata 30 anni, strappò la Sicilia agli Arabi. Poi, nel 1130, Ruggero II creò un Regno che unificava tutta l’Italia meridionale e che territorialmente ( ma con nuove dinastie ) durerà fino all’unità d’Italia del 1861. La monarchia normanna fondava la sua forza sul potere politico, sul prestigio culturale e sul riconoscimento papale. Il Regno fu diviso in province amministrative e ognuna fu diretta da un funzionario del re. Questo del Regno Normanno fu un buon periodo per l’Italia meridionale: si svilupparono i commerci, aumentò la produzione agricola, si costruirono nuovi castelli e si ampliarono le città.

 

LA RINASCITA DELLA CHIESA
Anche la Chiesa cattolica, nell’XI sec., iniziò un cammino di profondo rinnovamento, cercando di recuperare prestigio e potere nei confronti dell’imperatore e della sua pretesa di interferire nella nomina del Papa e dei Vescovi. Nel 1054, però, ci fu una rottura tra la Chiesa cattolica di Roma e quella di Costantinopoli (Scisma d’Oriente), divisione che esiste ancora oggi. All’inizio dell’XI sec. la Chiesa attraversava una profonda crisi dovuta alla corruzione dei costumi del clero. Molti papi, vescovi e abati, infatti, sembravano aver dimenticato la propria missione spirituale ed erano sempre più legati al mondo feudale: praticavano il nepotismo e la simonia, favorendo parenti e amici o comprando e vendendo cariche ecclesiastiche e assoluzioni. Questa diffusa corruzione portò ad un profondo desiderio di rinnovamento della Chiesa. Questo movimento di riforma partì dagli ordini monastici e precisamente dal monastero di Cluny, in Borgogna (Francia), ispirato alla regola di San Benedetto. Molto importante fu anche l’opera dei Certosini e dei Cistercensi. Il monaco cluniacense Ildebrando di Soana, divenuto Papa nel 1073 con il nome di Gregorio VII, affermò la superiorità del pontefice e dell’autorità religiosa su ogni potere politico, togliendo all’imperatore ed ai feudatari ogni diritto sulla Chiesa e sugli ecclesiastici. Scoppiò, così, quella che viene chiamata guerra delle investiture, cioè delle nomine dei vescovi. Nel 1075, Gregorio VII emanò il Dictatus Papae (Sentenze del Papa), in cui si affermava la superiorità del potere papale. Questo fatto scatenò la violenta reazione dell’imperatore Enrico IV, che nominò addirittura un antipapa. Ma poiché molti feudatari tedeschi iniziarono a ribellarsi, Enrico IV fu costretto a chiedere perdono al Papa; ma subito dopo riprese la sua lotta antipapale. Nel 1083 occupò Roma e il Papa chiamò i Normanni in suo soccorso. La lotta tra papato e impero continuò a lungo, fino a quando nel 1122 venne raggiunto un compromesso con il Concordato di Worms: al Papa spettava il potere religioso e all’Imperatore il potere politico.

 

LE CROCIATE


Come abbiamo detto, nel 1077 la Città Santa di Gerusalemme fu conquistata dai Turchi. I Bizantini, nonostante si fossero staccati dalla Chiesa di Roma con lo Scisma d’’Oriente, chiesero aiuto all’Occidente. Nel 1095 il Papa Urbano II, nel Concilio di Clermont, lanciò un appello al mondo cristiano per organizzare una spedizione contro gli “infedeli” e liberare il Santo Sepolcro. La risposta fu grandissima: già prima che si organizzasse militarmente la prima spedizione, migliaia di persone si misero in viaggio sotto la spinta della predicazione di Pietro l’Eremita. Essi erano riconoscibili da una croce rossa sulla sopravveste: da qui nacquero poi i termini di crociati e crociate.

Le cause e gli obiettivi delle Crociate: Alla base delle Crociate ci fu certamente una motivazione religiosa, cioè quella di liberare Gerusalemme dagli infedeli, ma ci furono anche altre motivazioni: una motivazione politica, in quanto la Chiesa romana voleva accrescere il suo ruolo nella società del tempo; una motivazione ecclesiastica, in quanto la Chiesa romana voleva ricomporre l’unità con la Chiesa d’Oriente; una motivazione economica e sociale, in quanto l’incremento demografico aveva accresciuto il bisogno di terre. Poveri e nobili decaduti privi di feudo vedevano nella spedizione una speranza di sfuggire alla miseria e di arricchirsi.

Le otto Crociate: La prima vera crociata partì verso la fine del 1096: alla guida si posero i principali feudatari europei, principalmente francesi, tedeschi e normanni ( Goffredo di Buglione, boemondo di Taranto, Raimondo di Tolosa, Tancredi d’Altavilla ). Gli Eserciti si riunirono a Costantinopoli e poi si diressero verso Gerusalemme, che raggiunsero nel 1099 e, dopo un lungo assedio, la città venne conquistata. I territori conquistati vennero organizzati in 4 Regni a difesa dei quali vennero creati Ordini di monaci guerrieri. In seguito, però, i territori santi furono riconquistati dai Turchi. Alla prima, seguirono così altre sette crociate, dal 1147 al 1270. Alla terza crociata, contro il Sultano d’Egitto Saladino, partecipò addirittura l’Imperatore Federico Barbarossa. Nessuna di queste crociate, però, raggiunse gli obiettivi prefissati. Solo con la sesta si raggiunse un accordo tra l’imperatore Federico II e il sultano, che cedette per 10 anni Gerusalemme ai Cristiani.

I risultati e le conseguenze delle Crociate: Come detto, le Crociate non raggiunsero gli obiettivi prefissati: Gerusalemme fu liberata solo per brevi periodi; la riunificazione della cristianità non si verificò, anzi si approfondì la separazione, soprattutto dopo i fatti della IV crociata che, per volere dei Veneziani, fu diretta contro Costantinopoli; non si verificò la sperata conquista di terre. Tra le conseguenze positive, c’è da dire che le Crociate avvantaggiarono economicamente le repubbliche Marinare, che affittavano le navi e facevano prestiti ai crociati. Venezia riuscì a conquistare la supremazia commerciale del Mediterraneo orientale e dei mercati d’Oriente. Tra le conseguenze negative vi fu certamente l’aumento dell’intolleranza religiosa, che si diffuse sia in Europa sia nel mondo musulmano.

 

MOVIMENTI RELIGIOSI E RINNOVAMENTO SPIRITUALE DELLA CHIESA
La riforma della Chiesa proposta dal movimento monastico di Cluny non era bastata per ottenere un completo rinnovamento spirituale. Così, tra l’XI e il XIII sec., nacquero movimenti religiosi che misero in discussione la dottrina stessa (le leggi) della Chiesa. Tra i più importanti di questi movimenti ci furono i Catari ( detti anche Albigesi dal nome della città francese di Albi )e i Valdesi ( dal nome del loro capo spirituale Valdo ). Quando divenne Pontefice Innocenzo III nel 1198, questi movimenti furono dichiarati eretici ( cioè contrari alla dottrina della Chiesa ) e nemici della Chiesa. Nel 1208 fu addirittura indetta una crociata che sterminò gli Albigesi, mentre i Valdesi riuscirono a sopravvivere (la Chiesa Valdese esiste ancora oggi). Nel XIII sec. venne poi istituito il Tribunale dell’Inquisizione, che aveva il compito di giudicare i sospetti eretici, i quali, se riconosciuti colpevoli, venivano di solito condannati al rogo. Comunque, lo strumento più efficace contro le eresie fu la diffusione di altri movimenti religiosi: i Francescani e i Domenicani. Anche questi si battevano per un rinnovamento spirituale della Chiesa, ma non assunsero mai posizioni eretiche; anzi, ai Domenicani fu affidata la direzione del Tribunale dell’Inquisizione. Questi ordini furono detti anche Ordini mendicanti, perché vivevano delle offerte dei fedeli.
L’ITALIA DEI COMUNI
Un ceto sociale emergente: la borghesia: In Italia e in Europa la rinascita delle città dopo l’anno Mille fu dovuta principalmente allo sviluppo dell’artigianato e del commercio. Protagonista di questo sviluppo fu la borghesia, formata dai “borghesi” ( artigiani, mercanti, piccoli imprenditori, notai, medici ), che inizialmente abitavano il borgo, cioè lo spazio cittadino appena fuori dal castello. La borghesia voleva distinguersi all’interno della società e avere sempre più potere: richiese perciò propri rappresentanti nelle cariche pubbliche. Per raggiungere questi obiettivi, i borghesi formarono un’associazione: la comune, che stipulava con il signore un accordo scritto (gli Statuti) con il quale si stabilivano i diritti e i tributi dei borghesi. Così i Comuni, da semplice organizzazione nata per difendere gli interessi di un gruppo sociale, divennero l’organismo politico che amministrava la città e il territorio circostante. Si può dire, quindi, che i Comuni erano diventati indipendenti anche se riconoscevano (formalmente) l’autorità dell’Imperatore o del sovrano. Bisogna dire, comunque, che solo in Italia i Comuni raggiunsero il pieno sviluppo e ottennero la piena autonomia, mentre in altre parti (Francia, Inghilterra) ottennero solo alcune libertà in ambito commerciale. La prima forma di governo dei Comuni italiani fu quella di tipo consolare: l’assemblea del popolo eleggeva due o più rappresentanti per governare, i consoli; un consiglio dei cittadini, che deliberava le leggi; i giudici, che amministravano la giustizia; i magistrati, che si interessavano dell’istruzione e delle scuole, della salute, del lavoro, dell’esercito. Solo i più ricchi, però, potevano permettersi di assumere le cariche di governo, perché erano pagate poco. Poco alla volta, quindi, le cariche passarono tutte alle famiglie più potenti e ricche.

La struttura della società comunale: La popolazione del Comune era divisa in 4 principali ceti sociali:    1) i nobili, piccoli e medi feudatari, che miravano a controllare la vita politica; 2) il popolo grasso, cioè la ricca borghesia, organizzata nelle arti maggiori ( giudici, notai, medici, banchieri, mercanti di stoffe….); 3) il popolo minuto, cioè la piccola borghesia, organizzata nelle arti minori ( fornai, vinai, fabbri, muratori…..); 4) la plebe, cioè gli operai e i servitori e molti contadini che si erano trasferiti in città. Alla base del sistema economico comunale vi erano le corporazioni: esse erano composte da professionisti o artigiani che praticavano la stessa arte (attività). Ciascuna arte e ogni bottega artigiana si organizzava secondo un proprio Statuto, che generalmente prevedeva: 1) il maestro dell’arte, cioè l’artigiano proprietario della bottega; 2) i socii, cioè gli artigiani stipendiati alle dipendenze del maestro; 3) i discipuli, cioè gli allievi, gli apprendisti.

Contrasti sociali e istituzione del podestà: Tra i cittadini dei diversi ceti sociali e soprattutto nella ricca borghesia scoppiò un forte malcontento per l’accentramento dei poteri nelle mani di poche famiglie. I cittadini pretesero ed ottennero che ad assumere le cariche fossero anche i rappresentanti del popolo grasso e minuto. La situazione rimase comunque molto tesa e ci furono vari scontri che paralizzavano l’attività di governo e rischiavano di compromettere lo sviluppo economico. In seguito si raggiunse un accordo per adottare nuove istituzioni. La soluzione, introdotta nel XII sec., fu quella di nominare (o meglio di assumere, perché veniva pagato) un podestà che agisse al di sopra delle parti e facesse rispettare le leggi. Inizialmente la nuova carica venne data ad uno dei cittadini più autorevoli, ma in seguito si preferì chiamare uno straniero. In alcuni Comuni al podestà fu affiancato un capitano del popolo, che rappresentava e difendeva gli interessi del popolo grasso.

Lo scontro tra i Comuni e l’Imperatore Federico I il Barbarossa: I Comuni italiani, anche se facevano parte del Sacro Romano Impero Germanico, erano riusciti ad ottenere molta autonomia soprattutto per il fatto che nel Regno di Germania vi era uno scontro in atto per il trono tra le due più importanti famiglie nobiliari tedesche: la Casa di Svevia, i cui sostenitori erano detti Ghibellini, e la Casa di Baviera, i cui sostenitori erano detti Guelfi. Lo scontro fu vinto dai Ghibellini, che elessero imperatore Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, il quale manifestò subito la volontà di riconfermare l’autorità imperiale. Nei confronti dei Comuni italiani egli rivendicò tutti i diritti dell’imperatore (imporre tasse, amministrare la giustizia….) e impose dei podestà di nomina imperiale. Gran parte delle città si opposero, creando così un aperto conflitto con l’imperatore. Federico I decise allora di dare una punizione esemplare, soprattutto alla città di Milano. Egli si alleò con i Comuni lombardi, che temevano e invidiavano la grandezza di Milano, e dopo un lungo assedio ottenne la resa della città. Questa dimostrazione di forza, però, non diede i risultati sperati dall’imperatore. Il Papa Alessandro III, infatti, era preoccupato per la potenza che l’imperatore andava acquistando e quando le città del Nord si unirono nella Lega Lombarda contro l’Imperatore, il Papa si schierò con loro. L’imperatore, allora, scese nuovamente in Italia per ristabilire l’ordine e giunse ad occupare perfino Roma, costringendo il Papa alla fuga. Quando, però, tento di piegare la resistenza dei Comuni della Lega, subì una disastrosa sconfitta a Legnano .Alla fine, nel 1183, nella città di Costanza, fu firmato un trattato di pace, che riconosceva l’autorità del Papa e l’autonomia dei Comuni. Federico I era stato sconfitto dai Comuni del Nord, ma non aveva rinunciato ai suoi progetti di egemonia. Decise allora di estendere il suo dominio anche al Sud, dove vi era il forte Regno dei Normanni. In poco tempo fu stipulato un accordo con il Re Normanno Ruggero II che si concluse con il matrimonio tra il figlio dell’Imperatore ( il futuro Enrico VI) e Costanza d’Altavilla, erede dei domini normanni in Italia.

Federico II, Papa Innocenzo III e i Comuni: Il regno di Enrico VI fu molto breve e alla sua morte gli successi il figlio, Federico II, che essendo ancora bambino fu affidato alla tutela del Papa. Il Papa Innocenzo III aveva fatto crescere il giovane Federico II con la convinzione che il potere del Papa fosse nettamente superiore a quello dell’imperatore e, quando Federico II fu incoronato imperatore, gli fece promettere che non avrebbe mai uniti i territori della Germania e quelli dell’Italia Meridionale, riconoscendo la Sicilia come feudo papale. Ma alla morte di Innocenzo III Federico II unificò i suoi domini. Il Papa era preoccupato che in questo modo lo Stato della Chiesa si trovava circondato dai  domini imperiali. Federico II intraprese anche una lunga guerra con i Comuni del Nord Italia per riaffermare l’autorità imperiale. Anche in questo caso i Comuni furono sostenuti dal Papa: i sostenitori dell’Imperatore furono definiti Ghibellini, quelli del Papa ,Guelfi. Federico II, però, morì improvvisamente, senza aver raggiunto l’unità dell’Impero.

La Germania e l’Italia dopo gli Svevi: Dopo Federico II, in Germania la corona passò a Rodolfo d’Asburgo. In Italia, il Papa, chiamò in aiuto il fratello del Re di Francia, Carlo d’Angiò. Gli Angioini, però, conquistarono ben presto tutto il Mezzogiorno, creando un notevole malcontento tra il popolo. A ribellarsi fu soprattutto il popolo siciliano ( la rivolta prese il nome di Vespri Siciliani) che invocò l’aiuto di Pietro III re d’Aragona (Spagna). La lotta tra Angioini e Aragonesi si risolse solo nel 1302 con la Pace di Caltabellotta. Il Sud Italia venne diviso tra due monarchie: la Sicilia fu assegnata agli Aragonesi; il Regno di Napoli agli Angioini.

LA CRISI DEL SISTEMA FEUDALE E DELLA CIVILTA’ MEDIEVALE
Nella prima metà del Trecento l’Europa entrò in crisi: si ebbe un notevole calo della popolazione, dovuto soprattutto a grandi calamità naturali ( carestie, malattie = peste nera ). Il calo demografico provocò una profonda crisi nelle città, nel sistema bancario, nella coltivazione della terra, nell’economia in generale. Ciò provocò dovunque rivolte sociali, che misero in crisi l’intero sistema feudale. Anche la struttura dei Comuni entrò in crisi, soprattutto a causa di conflitti interni che li rendevano ingovernabili. A partire dal XIII sec. il governo del Comune passò nelle mani di un Signore, spesso dello stesso podestà, che ottenne poteri assoluti e il titolo di Duca. Il titolo veniva poi trasmesso ai figli e in questo modo si crearono delle vere e proprie dinastie, dette Signorie o Principati. In questo periodo anche il Papato subì un forte declino: i Re non riconobbero più il diritto del Papa di porsi al di sopra di loro e addirittura Filippo IV il Bello, re di Francia, proclamò l’indipendenza del potere politico da quello religioso e spirituale. Allora il Papa Bonifacio VIII scomunicò il Re di Francia, riaffermando il potere supremo del Papa. In risposta il re francese fece arrestare Bonifacio VIII, ma quando il popolo ne ottenne la liberazione, il Papa morì. Il potere del Re di Francia era diventato così forte che riuscì a far eleggere Papa il francese Clemente V, che trasferì la sede papale ad Avignone, in Francia. Questo periodo fu chiamato cattività (prigionia) avignonese. Solo nel 1378, con Papa Gregorio XI, la sede papale fu riportata a Roma. In seguito, però, i cardinali francesi elessero un secondo papa, Clemente VII, con sede ad Avignone. Si creò, così, lo Scisma d’Occidente, che ebbe termine solo nel 1417 con il Concilio di Costanza, attraverso il quale si riuscì ad eleggere un papa riconosciuto da tutti gli Stati: Martino V. Il Papato, comunque, aveva perso ormai la supremazia politica ed anche l’Impero era in piedi ormai solo per forma, scavalcato dalle monarchie nazionali: il Regno d’Inghilterra, il Regno di Francia, il Regno di Spagna. Il Medioevo era davvero finito.

 

Fonte: http://files.achillefolgieri.webnode.com/200000296-d0546d14e5/Riassunto%20di%20Storia-%20Il%20Medioevo%20(%201%20Media).doc

 

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