Castelli medievali

 

 


Castelli medievali

 

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Castelli medievali

 

Castelli medievali

 

CASTELLUM – CASTRUM- CASTELLO
Si chiamava Castellum, presso i romani, un'opera di fortificazione la cui differenza dal Castrum non è ben chiara. Generalmente si identificava con questo nome fortificazioni di minore entità lungo i confini dell'impero, disposte ad intervalli regolari a sorveglianza di ponti e strade, al di qua e al di la delle frontiere. I castelli erano temporanei o permanenti: i primi erano semplici ridotte, di forma circolare o quadrata, spesso senza baraccamenti per le truppe; gli altri erano invece recinti rettangolari saldamente fortificati, con argini e terrapieni dapprima, poi ( dopo Adriano ) cinti di mura merlate, con torri per le macchine di lancio e quattro porte. Le loro dimensioni variavano da 24 m. x 15 m. a 150 m. x 150 m. Nel Medioevo il nome di Castello passò ad identificare una residenza fortificata che costituì la dimora del signore feudale. Dapprima fu un fortilizio isolato nel quale l'abitazione del feudatario si riduceva a pochi vasti ambienti ricavati all'interno delle torri e delle muraglie. Poi, quando la vita delle piccole corti feudali si volse ad una maggiore ricerca di agi e di benessere, il castello divenne un organismo complesso, del quale fecero parte l'apparato difensivo, costituito dalla cinta muraria per la difesa esterna e dal mastio per la sorveglianza dell'intero edificio e l'eventuale estrema difesa, il nucleo abitato, costituito dal palazzo del signore, le abitazioni dei famigli e dei soldati, la cappella, magazzini e servizi comuni. Nel sistema fortificato, le caratteristiche strutturali e tecniche delle varie parti seguirono i progressi dell'arte militare : si passò così dalle nude muraglie merlate dei primi fortilizi feudali, alle ben studiate disposizioni difensive dei castelli dal '200 al '400, dominati dall'alta mole del mastio, coronati dalla serie delle merlature su caditoie del cammino di ronda aggettante, protetti dalle robuste torri distribuite nei punti più salienti. In questi già complessi e vasti organismi il palazzo del signore con i fabbricati annessi prese importanza e aspetto di dimora principesca e , pur conservando all'esterno le disposizioni necessarie per la difesa e la sicurezza degli abitanti, si arricchì, nell'interno, di cortili e di sale dalle amene architetture e leggiadre decorazioni. Nel XVI° secolo il castello perde il duplice carattere di fortezza e di dimora signorile. Il nome castello rimane tuttavia in uso per indicare le grandi dimore di campagna che, specialmente in Francia e nei paesi germanici, si sostituirono alle antiche residenze feudali, sotto forma di fastosi palazzi circondati di vasti parchi.

 

EVOLUZIONE TIPOLOGICA DEL CASTELLO MEDIEVALE
Il dottor Marco Tamborini, rappresentante nella provincia di Varese dell’"Istituto Italiano sui castelli" ed autore di molti studi, ha così esordito:”                   

Mi interesso di castelli da molto tempo ed inoltre faccio parte del Consiglio Scientifico Nazionale dei Castelli; essendo varesino mi occupo delle presenze fortificate nel nostro territorio; definirei il castello uno degli elementi caratteristici del panorama edilizio del Medioevo.”    Nella storia del recente passato il castello non viene particolarmente considerato, nonostante sia uno dei principali edifici medievali. Tuttavia negli ultimi vent'anni vi è stato un avvicinamento importante al periodo storico medievale, ove il castello rappresentava la vita laica.     Il castello assume un’importanza rilevante, quando l’Italia viene invasa dai barbari; infatti ci fu la necessità di costruire fortificazioni per garantire rifugi alla popolazione.     In seguito (verso il X secolo) si verifica il passaggio da uno scopo militare a uno strettamente politico-signorile del castello, ove il principe ora vive con una maggior tranquillità economica, sociale e politica.    La tecnica costruttiva del castello militare subisce una grande e significativa svolta nel Cinquecento, mentre la fortezza signorile perde sempre più gli aspetti difensivi per diventare un palazzo signorile e quindi una vera e propria villa.    Per quanto concerne le fortificazioni nella provincia di Varese, zona di passaggio fra le Alpi e la Pianura Padana, va ricordato innanzitutto che molti definivano Bellinzona “la Porta d’Italia” e ciò ha fatto sì che il territorio varesino avesse fin dall’epoca tardo antica una vasta esemplificazione di strutture fortificate, alla maggior parte delle quali viene attribuito un uso difensivo o di attacco.
Oggi, di una grandissima quantità di castelli rimangono solo ruderi, a causa di abbandono, distruzione o modifica d’uso.    Al secondo motivo può essere ricondotto. ad esempio, l’attuale stato di conservazione della Rocca di Orino: essa ha mantenuto gli elementi originali di una fortezza, ma in seguito, per cause belliche, è stata ridotta a un rudere. Diversa è la tipologia del castello di Masnago, che ha subito molte trasformazioni; infatti nel ‘400 era una residenza signorile, nel ‘500 ha subito una ristrutturazione ed infine nel ‘600-‘800 è diventata una villa.      

Tuttavia vi sono anche alcuni castelli che ancora oggi si possono definire tali: è il caso della Rocca di Angera.     Noi abbiamo l’ idea - ha sostenuto il dott.Tamborini - che la provincia di Varese sia caratterizzato da ville, giardini, sacri monti: tutto questo ha una ragione di evoluzione sociale del nostro territorio più legata al Cinquecento-Seicento; ma l’evoluzione storica precedente ha lasciato sul territorio molteplici esemplificazioni di castelli.      Il castello ha subito delle variazioni così diverse da creare dei problemi nello studio della loro evoluzione. Le fortificazioni varesine hanno uno spettro di tipologie che ci ricordano il periodo tardo romano, fino all’evoluzione di castelli di difesa attorno al 1000, all’evoluzione signorile quando il territorio viene gestito da signori feudali fino a giungere al Trecento-Quattrocento con la nascita delle residenze nobiliari delle importati famiglie dei Visconti, dei Castiglioni, dei Bossi, dei Besozzi…     Nella seconda parte della sua relazione il dottor Tamborini si è soffermato soprattutto sulle metodologie inerenti allo studio dei castelli. Ha descritto le diverse fasi storiche ed architettoniche, assieme alle modalità per risalire alla datazione e all’accostamento di riferimenti cronologici ad elementi architettonici del castello. Questo lavoro è maggiormente complicato dal fatto che nel Medioevo i castelli, abitati da enti religiosi, non tenevano in considerazione l’archivio familiare.                                                                                                                                                           

 Lo studio del castello è uno dei casi dove è necessaria la ricerca interdisciplinare:                                                         

la topografia che permette di ricavare informazioni attraverso le mappe;                                                              

l'iconografia che aiuta a scoprire come era in origine l’aspetto di un castello;                                                                     

le tradizioni orali;                                                                                                                                                                

 la toponomastica che aiuta a creare un mosaico attraverso lo studio dei nomi;                                                        

l'archeologia che aiuta a datare il castello attraverso il ritrovamento di resti (Castel Seprio);                                          

le analisi di laboratorio, che sono divenute utilissime in molti casi, per esempio per la datazione del castello di Velate (XII sec.).le analisi di laboratorio, che sono divenute utilissime in molti casi, per esempio per la datazione del castello di Velate ( XII sec.).

 

 

 

GLI ABITANTI DEL CASTELLO
Chi viveva nel castello? Un signore feudale con la sua famiglia e solitamente un nobile in visita. Ognuno di essi aveva un certo numero di giovani gentiluomini a loro servizio personale che li seguivano ovunque andassero e formavano una forza armata di protezione fidata e sicura.         Poi vi erano i paggi, figli di vassalli o di altri nobili alleati: di età dai 9 ai 14 anni erano addetti alla persona del signore e compivano piccoli servizi di fiducia. A 15 anni divenivano scudieri, erano ad­destrati al combattimento ed accompagnavano il signore in battaglia, curando i suoi bisogni e le sue armi.           

Avevano il corrispettivo femminile nelle damigelle che svolgevano il ruolo di accompagnatrici della castellana.     Al contrario di quel che si pensa, queste damigelle erano giovanissime perché, essendo la normale età del matrimonio stabilita a 14 anni per la donna, esse, una volta sposate, se ne andavano nella nuova casa (se a 18 anni non erano riuscite a trovare marito entravano in convento come monache per non interferire nelle questioni ereditarie).       Il buon andamento di un castello era affidato a un servo anziano di fiducia detto "castellano", che faceva da vicario del signore quando questi era lontano.     Sotto al castellano vi era il tesoriere, che spesso era un chierico, ovvero un ecclesiastico che non poteva dire messa, ed il maggiordomo addetto al controllo dei servi ed alla distribuzione degli incarichi, oltre che al rifornimento di cibo e bevande; un diacono o un monaco fungeva da cappellano e si occupava dei riti religiosi; essendo spesso i soli letterati del castello, venivano utilizzati anche come scrivani.  La servitù comprendeva un cuoco, i suoi sguatteri, servi e serve che formavano la forza lavoro per le faccende di tutti i giorni. Inoltre il castello disponeva di manovalanza specializzata: il maresciallo di scuderia, il fabbroferraio e gli stallieri per i cavalli, un fabbro coi suoi assistenti per costruire e riparare attrezzi, lavandaie e sarto, falegname e muratori per le riparazioni, un mastro d'armi per fabbricare armi e riparare armature, mastri di caccia per curare ed addestrare i cani e stanare la selvaggina ed un nugolo di ragazzi e ragazze, generalmente orfani, da utilizzare per i lavori più umili. Ultimi, ma più importanti, i soldati in servizio permanente che formavano il corpo di guardia.

 

BALUARDO
il termine, per taluni studiosi, distingueva opere in muro da quelle in terra, dette più comunemente bastioni. La distinzione si è dileguata nel tempo e con l'uso esclusivo delle opere in muro.
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Mura di Lucca: baluardo
Significato  Elemento difensivo introdotto negli angoli più esposti delle fortificazioni bastionate con il duplice scopo di irrobustire punti altrimenti deboli della cinta muraria e di attaccare il nemico dai fianchi piuttosto che frontalmente.
Origini ed evoluzione storica   Il baluardo costituisce una soluzione difensiva innovativa tutta italiana, frutto del lavoro degli architetti militari del Quattrocento e Cinquecento, tra i quali emergono Francesco di Giorgio Martini, Giuliano Giamberti da Sangallo, Baccio Pontelli, Michele Sanmicheli da Verona e Michelangelo Buonarroti.  Elemento caratteristico della cosiddetta “epoca di transizione” dell’architettura militare, viene preceduto da tutta una serie di tentativi identificabili con le rocche, per trovare compimento nelle costruzioni difensive sorte o potenziate nel corso della dominazione aragonese dell’Italia meridionale.
Caratteristiche costruttive Dotato di spessore murario variabile in funzione delle esigenze difensive, ma sempre dimensionalmente notevole, il baluardo presenta pianta triangolare, pentagonale o circolare, a seconda dell’impiego cui è destinato. Infatti le prime due soluzioni, solitamente utilizzate in fortezze sul mare, oppongono, con la loro forma, lati sfuggenti all’impeto delle onde; il secondo, invece, riconducibile al periodo di transizione tra la dominazione aragonese ed il viceregno spagnolo (fine XV - prima metà del XVI secolo), lascia maggior spazio libero per la sistemazione dell’artiglieria a difesa del lato interno della costruzione.      Come suggerisce Galileo Galilei nel Trattato di fortificazione, affinché il baluardo risulti efficace è necessario che la lunghezza della cortina muraria interposta tra due di essi non sia eccessiva e che in ciascun fianco aggettante del baluardo stesso siano ricavate almeno due cannoniere, orientate in maniera diversa e posizionate, preferibilmente, su due livelli. Un’altra soluzione per rinforzare la difesa consiste nell’inserire, sempre tra due baluardi consecutivi, un terzo elemento più o meno simile ad essi (la forma non ne pregiudica la funzione), ma di dimensioni ridotte, detto “cavaliere”, con il quale è possibile battere l’area circostante la fortezza, difendere la ritirata ed allontanare il nemico.   Il baluardo può avere una terrazza, destinata ad azioni sia di controllo che di offesa e per questo dotata di artiglierie in postazione stabile nelle cosiddette “troniere”. Può, infine, esserci anche una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, sufficiente a soddisfare le necessità dei soldati presenti della costruzione e a raffreddare i cannoni dopo l’uso.
Esempi Varie sono le tipologie di baluardo.  Esempi di pianta “a mandorla” si osservano nei castelli di Carovigno (Brindisi) (fig. 14) e, in provincia di Foggia, in quelli di Rocchetta S. Antonio (fig. 13) e Monte S. Angelo. Nel castello di Vasto particolari sono i tre baluardi riconducibili all’intervento cinquecentesco di rafforzamento strutturale, i quali, anch’essi lanceolati, appaiono realizzati in laterizi piuttosto che in materiale lapideo e caratterizzati da un basso corpo privo di aperture e scarpato e da una parte sommitale culminante con una struttura in aggetto per la difesa piombante.   Baluardi cilindrici casamattati sono presenti negli angoli Nord e Sud del castello di Acaja (Lecce), ma anche a Venafro, dove sono inseriti nella cinta urbana con funzione di rinforzo, oltre che a Somma Vesuviana, in Campania, a Colle di Val d'Elsa (Siena) (fig. 5), a Montescaglioso, Reggio Calabria, Ostuni (Brindisi) (fig. 12), Trani (Bari) ed Isernia. Un solo baluardo circolare (il cosiddetto “bastione di S. Filippo”) basta, invece, a proteggere il castello Alfonsino di Brindisi in direzione del porto.    Di forma trapezoidale è, ancora, il baluardo di S. Giorgio (1552) a Firenze, costruito in occasione di un massiccio intervento di potenziamento militare della città (insieme con altri baluardi di cui non restano tracce), nel quale sono visibili alcune cannoniere aperte nelle antiche mura medioevali.     Di impressionante spessore sono i due baluardi del cosiddetto “Castello Rosso” di Taranto, progettati da Francesco di Giorgio Martini, Ciro Ciri e Francesco Acquaviva, con pianta uno triangolare e l’altro circolare, ma altrettanto imponenti sono quelli che, insieme con altri elementi antemurali, proteggono il castello di Otranto (Lecce).   Particolarmente interessanti, infine, la cerchia urbana di Ferrara (figg. 4-5), con i suoi numerosi baluardi, e quella di Lucca (fig. 1 e figg. 8-11), il cui ultimo baluardo (di “S. Paolino”), risale al 1642.

 

BASTIONE
Elemento pentagonale (due facce, due fianchi, una gola) innestato all'incrocio di due cortine angolate in asse alla bisettrice del loro angolo (capitale) al fine di realizzarvi il fiancheggiamento irrobustendo contemporaneamente lo spigolo. Sinonimo di baluardo
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Uno dei bastioni della fortezza di Sansepolcro (Arezzo).
SignificatoElemento architettonico angolare applicato, agli inizi del XVI secolo, alle costruzioni fortificate con lo scopo di consentirne una difesa ottimale e di agevolare l’uso delle artiglierie proprie racchiuse al loro interno.
Origini ed evoluzione storica     Il bastione, in quanto sorta di “puntone” sporgente dal profilo murario esterno, non costituisce un precedente storico decisivo e determinante, poiché estremamente legato alle mura che difende, ma rappresenta la messa in atto di un’idea vagante nell’aria già molto tempo prima sotto forma di pentagono aggettante. Assume espressione inconfondibile e geometricamente prevedibile già negli ultimi decenni del Quattrocento, ma è solo nella prima metà del XVII secolo che viene definitivamente codificato e perfezionato con l’aggiunta di opere difensive tecnologicamente più avanzate, mirate a moltiplicare gli ostacoli opposti all’aggressore.    Infatti si parte dal presupposto che il bastione rappresenti il primo elemento di una fortezza da definire sul terreno e che la linea di difesa, cioè la distanza tra il fianco di un bastione ed il “saliente” del bastione opposto, non debba mai superare la portata utile dei fucili utilizzati nel fiancheggiamento vicino (e quindi i 350 metri) ed, inoltre, sia perpendicolare ai fianchi della cortina muraria. Proprio nei fianchi di questa costruzione si apriranno, inoltre, in epoca successiva, le bocche delle batterie destinate a spazzare il fosso a cielo libero.   I circuiti difensivi diventano, in tal modo, un complicato sistema di trincee, terrapieni e fossati che, aumentando la profondità delle difese, contribuisce a garantire la protezione anche contro eventuali cannoneggiamenti indiscriminati rivolti a colpire l’interno del perimetro fortificato.
Caratteristiche costruttiveLa fortificazione bastionata si articola simmetricamente intorno ad un asse, bisettore dell’angolo che protegge e per questo detto “capitale”; i due lati confluenti al vertice sporgente sono le “facce” e quelli che ne collegano gli altri estremi alla cortina sono i “fianchi”.     Si chiama “gola”, invece, il quinto lato interno del pentagono (generalmente aperto) così formato verso la piazza interna al recinto fortificato, lato che congiunge gli incroci dei fianchi con le cortine.     La struttura, caratterizzata da una forma a foglia d’edera (due facce, due fianchi, una gola) innestata all’incontro di due cortine angolate in asse alla bisettrice dell’angolo da esse formato, viene concepita per avere un ottimo profilo balistico e, nello stesso tempo, per non lasciare punti nascosti al tiro dei difensori, capaci di raggiungere con il proprio tiro sia la cortina muraria che la faccia del bastione vicino.     Da ciò emerge che la difesa reciproca e la distribuzione delle torri lungo il perimetro del circuito murario rispondono al rapporto proporzionale bastione-mura-bastione, la cui unità di misura è data dalla gittata delle nuove armi da fuoco.      A sua volta questo modulo compositivo diventa componibile in poligoni con un sempre maggior numero di lati, a seconda delle dimensioni dell’area che si vuole racchiudere e della morfologia del terreno. Infatti gli angoli interni compresi tra le facce ed i fianchi - chiamati anche “angoli di spalla” - vengono determinati in vario modo e per più di un secolo dotati di tracciati sempre più perfetti o accidentati, con risultati più o meno utili.     Nella configurazione strutturale definitiva del bastione la congiungente i vertici di due baluardi contigui, parallela alle mura, determina la linea avviluppante della base, mentre la congiungente il vertice di un bastione con il vertice del fianco contiguo costituisce la linea di difesa. Tuttavia gli alti "costi di costruzione" fanno sì che molte volte si cerchino di adeguare, in qualche modo, le difese già esistenti, piuttosto che realizzarne di nuove, tanto che, in alcuni casi, si ricorre soltanto ad opere aggiuntive all’esterno delle vecchie mura medievali, solitamente rappresentate da semplici accumuli di terra.
EsempiLa rocca di Ostia (Roma) rappresenta una delle prime realizzazioni bastionate, ma notevoli esempi sono osservabili anche nelle fortezze di Lucca, Nettuno e Civitavecchia (Roma), Sansepolcro (Arezzo) (figg. 1 e 2-3), Palmanova (Udine) (figg. 4-5), nel Forte di San Giovanni (meglio noto come “da Basso”) ed in quello Belvedere a Firenze (figg. 6-11), nel Forte Filippo sul Monte Argentario (Grosseto), nel castello de L’Aquila ed in quello dei Sanvitale a Fontanellato (Parma) (figg. 12-14).     Bastioni angolari a lancia, tipicamente rinascimentali, costituiscono le strutture più appariscenti del castello di Vieste (Foggia) ed ospitano, al loro interno, cannoniere rivolte verso il mare e coperte da cupole forate al centro, per consentire l’evacuazione del fumo delle armi. La fortezza di Mola di Bari, invece, è stata a lungo considerata inespugnabile per la sua saldezza architettonica ed i tanti espedienti difensivi: feritoie, piombatoie, sotterranei ed andìti tortuosi di varia natura.     Bastioni di dimensioni monumentali sono, infine, quelli angolari, rinascimentali, del castello di Copertino (Lecce), nei quali cordoni marcapiano sottolineano i due ordini di casamatte.

Beccatelli: mensole in pietra (di forma triangolare, od anche a triplice sbalzo successivo) oppure in mattoni che sostenevano l'apparato a sporgere verso l'esterno di torri e cortine medioevali. I beccatelli venivano alternati alle botole (caditoie) per mezzo delle quali veniva esercitata la difesa piombante.

 

CADITOIA – PIMBATOIA
Apertura orizzontale praticata nell'apparato a sporgere tra i beccatelli per gettare sull'assediante pietre o liquidi bollenti o materia infiammata
Significato   Nota anche con il termine piombatoia, indica una botola, aperta in successione lungo il cammino di ronda di una costruzione difensiva, per mezzo della quale è possibile rovesciare sul nemico sottostante ogni tipo di proiettile o di oggetto contundente.
Origini ed evoluzione storica    Le caditoie compaiono per la prima volta nel secolo XII, dopo l’esperienza delle Crociate, e trovano ampia applicazione nel corso di tutto il Medioevo, giustificate dalle esigenze di difesa piombante delle opere che proteggono.    Nel corso del Quattrocento, tuttavia, la sempre maggiore diffusione dell’artiglieria (e quindi della difesa radente, ossia quella definibile, per semplicità, “in linea d’aria”) rende eccessivamente pericolose le strutture in legno nelle quali sono ricavate le caditoie, per cui si assiste alla loro graduale eliminazione e alla sostituzione, in luogo dei beccatelli che le sorreggono, con mensole decorate in pietra aventi funzione qua siesclusivamente ornamentale.   In alcune località secondarie, invece, in luogo delle archeggiature a sostegno dello spessore murario aggettante nel quale le caditoie sono ricavate si introduce un motivo lineare architravato continuo al di sotto della merlatura.  Nonostante questi adeguamenti l’avvento delle nuove bocche da fuoco fa sì che le piombatoie, nel XVI secolo, risultino inutili e pericolose, quindi da eliminare, ma per compiacimento estetico, per lusso o per  la carica simbolica che trasmettono, se ne interrompe la realizzazione solo molto più tardi, in quanto numerose costruzioni fortificate ne sfruttano l’effetto chiaroscurale, con voltine ed angoli di arretramento problematici non più efficaci se utilizzati come difesa.
Caratteristiche costruttive   Le prime tipologie di caditoie, risalenti al XII secolo, sono costituite da gallerie in legno aggettanti rispetto al cammino di ronda e munite di fori quadrati per difendere dall’alto il piede delle cortine murarie che cingono il complesso fortificato (fiancheggiamento verticale), ma l’ampio ricorso a proiettili incendiari – il cosiddetto “fuoco greco” - costringe ben presto a costruirle in pietra e a farle diventare parte integrante del coronamento murario.               In tal caso la merlatura viene ricavata a sbalzo sopra le piombatoie e sporgente dalle mura, ma questa modifica risulta molto costosa e viene quindi applicata soltanto sino alla fine del secolo.     In seguito le caditoie realizzate lungo il perimetro esterno della fortezza si presentano sempre più lunghe e sottili, ravvicinate, quasi filiformi in quanto realizzate con mensole di cotto, e talvolta secondo un doppio ordine sovrapposto, a vantaggio sia delle operazioni di difesa che di quelle di mira contro il nemico.    Anche nel caso delle torri le piombatoie si aprono lungo un apposito camminamento aggettante realizzato in corrispondenza del coronamento della costruzione e sorretto da un’archeggiatura sostenuta da apposite mensole di pietra, sbalzate, chiamate “beccatelli”.
Esempi  Fornire un elenco completo delle costruzioni munite con caditoie, analogamente a quanto accade per numerose altre opere di fortificazione non è possibile, in quanto l’ampissima diffusione ed il costante utilizzo attraverso i secoli di tale soluzione architettonica non consentirebbero la formulazione di un quadro sufficientemente chiaro e completo della situazione reale.                     Si preferisce, pertanto, limitare l’elencazione ad alcuni esempi selezionati sulla base di criteri come la particolarità e bellezza di tale apparato difensivo, la frequenza con cui è stato utilizzato nell’ambito di uno stesso complesso edilizio e, non ultimo per importanza, il suo stato di conservazione.   Degne di nota sono, quindi, le caditoie del castello di Nozzano in provincia di Lucca (figg. 2-3), di Pandino (Cremona) e della Rocca Estense di Ferrara (figg. 4-5), ma anche la doppia serie di caditoie in laterizio del torrione angolare del castello sforzesco di Soncino (Cremona), ricostruito nel ‘400 (fig. 6), la distribuzione a stella delle caditoie della Porta Alfonsina ad Otranto (Lecce) e le dieci piombatoie a coppa - al di sotto di alcune delle quali si aprono strette feritoie - distribuite lungo tutto il perimetro del torrione di Salignano (Lecce).   Nel Castellaccio di Lentini (Siracusa), invece (fig. 7), si osservano tre caditoie a cielo aperto che, poste a difesa del fossato in luogo della cortina muraria, si allargano a formare un imbuto rovescio e si appiattiscono dall’alto verso il basso, consentendo così a soli tre gruppi di soldati di attaccare validamente l’avversario.   Originali sono le tre piombatoie di epoca angioina realizzate come arricchimento difensivo del cosiddetto “torrione del Pennello”, la torre difensiva posta all’ingresso dell’abbazia fortificata dell’isola di San Nicola, nell’arcipelago delle Tremiti in provincia di Foggia (figg. 8-10), ma molto curate sono anche quelle della torre quadrata del castello di Cigognola (Pavia) (anche fig. 1).   In merito all’articolazione degli apparati delle caditoie, frutto di un’evoluzione formale effettuata gradualmente nel corso del tempo, risultano molto interessanti: la torre cosiddetta “della Regina”, appartenente alla fortezza di Lucera (Foggia), che conserva, sulla sommità, mensole di pietra per il sostegno degli apprestamenti lignei di difesa piombante; la torre del castello di S. Stefano di Sessanio (figg. 11-12), in provincia di L'Aquila, che presenta un apparato sommatale aggettante sorretto da beccatelli a triplice mensola alternati a caditoie e la torre cilindrica del castello di Fondi (figg. 13-14) (Latina), nella quale risultano praticamente inalterati tanto i beccatelli quanto gli archi con le caditoie per la difesa piombante, scomparsi, invece, nella torre “del Cavaliere” di Oria (Brindisi).   Infine importanti casi di esemplificazione dell’archeggiatura di coronamento sono il torrione cilindrico del castello di Avetrana (Taranto) e quello angolare del castello di Ceglie Messapica (Brindisi).

Capitale: asse di simmetria nel tracciato del fronte bastionato, congiungente il centro della piazza col vertice del bastione.

Capriata: struttura architettonica lignea di forma triangolare posta a sostenere il tetto a doppio spiovente. Nella sua forma più semplice è costituita da una trave di base (catena), da due oblique (puntoni) e da una collocata verticalmente, al centro della catena (monaco).

CASAMATTA
vano coperto, ricavato dietro e dentro le mura, aperto verso l'esterno per consentire la difesa radente.
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La poderosa torre-casamatta di Salignano (Castrignano del Capo, Lecce)
Significato  Vano coperto ricavato dietro (o dentro) un muro, caratterizzato da una maggiore apertura verso l’esterno ed utilizzato come difesa contro l’artiglieria, specie quella rasoterra.
Origini ed evoluzione storica   La casamatta diviene elemento munito caratteristico delle costruzioni difensive a partire dalla fine del XV secolo, quando la sua presenza risulta indispensabile per proteggere efficacemente le "bocche da fuoco" della fortezza e consentire una più duratura resistenza agli attacchi delle bombarde nemiche. Utilizzata infatti per ospitare, in un ambiente chiuso e riparato, l'artiglieria impiegata a scopo difensivo, viene talvolta introdotta anche per rendere nuovamente possibile il tiro radente, l'unico possibile fino ai secoli precedenti la nascita delle armi da fuoco.    In tal caso la casamatta viene abbassata e le torri della cinta muraria nella quale è ricavata vengono cimate, ma non mancano esempi realizzati fuori dalla base delle stesse torri che difendono e, per meglio superare l'ampiezza dell'antistante fossato, adagiati direttamente sul suo fondo, all'interno di speciali costruzioni avanzate note come "capannati".    Utilizzato continuativamente per tutto il XVI secolo, la casamatta diviene l'espediente difensivo più utilizzato dai grandi architetti militari rinascimentali, tra i quali il senese Francesco di Giorgio Martini, grazie al quale vive il momento di massimo perfezionamento.
Caratteristiche costruttive  Realizzata preferibilmente in corrispondenza dei bastioni ed in sequenza (il cosiddetto ordine casamattato), la casamatta compare, in alcuni castelli quattrocenteschi, al di sopra dell'archeggiatura di coronamento, rendendo tali costruzioni simili alle rocche realizzate nel periodo di transizione dell'architettura militare (fine XV-inizio XVI secolo). 
Nei primi decenni del Cinquecento compaiono invece, a protezione di baluardi triangolari o circolari, ordini doppi, sovrapposti, di casamatte che, per ragioni statiche legate al pericolo di crollo sotto il fuoco nemico, non superano in altezza le cortine del castello.    In tal caso l'ordine inferiore permette di difendere il fossato e quello superiore la campagna antistante la fortezza, mentre la volta intermedia presenta un foro centrale.
Esempi   Uno dei primi esempi di ordine casamattato si riscontra nel complesso fortificato di Tirinto, nel quale corre internamente alle mura.     In Italia, invece, non sono molte le fortezze nelle quali sia possibile osservare casamatte integre o in uno stato di conservazione tale da consentirne una lettura morfologica sufficientemente chiara. Tra queste il forte di Civitavecchia, la cui casamatta centrale serviva al fiancheggiamento della cortina, alcune strutture fortificate centro-settentrionali (tra cui Pizzighettone in provincia di nei castelli di: Avetrana (Taranto), con cornicione aggettante e "beccatelli" e cornice marcapiano a metà altezza; Corigliano d'Otranto (Lecce), cilindrici e posti ai vertici dell'impianto rettangolare della fortezza; Monte S. Angelo (Foggia), anch'essi cilindrici.   Particolare è, infine, la torre di Salignano (Lecce), casamatta micidiale e poderosa a pianta circolare e con muratura lievemente scarpata (fig. 1).Cremona e Terra del Sole presso Forlì: figg. 2 e 3), ed alcune costruzioni difensive pugliesi, come il castello di Taranto (dove casamatte vengono realizzate alla fine del '400 per adeguare la preesistente struttura alle nuove esigenze belliche), quello di Bari (con bastioni casamattati), quello di Otranto (Lecce), con duplice ordine di casamatte, ed il castello di Copertino (Lecce), anch'esso con due ordini di casamatte accessibili mediante due corridoi voltati che girano intorno ai quattro lati della fortezza e comunicano anche con i bastioni.                 Esempi superstiti di torrioni casamattati si osservano

IL CASTELLO DEL X SECOLO

Spesso costruito su preesistenti fortificazioni, è costituito da un recinto in pietra con il versante più esposto protetto da un fossato asciutto o riempito d'acqua. All'interno del recinto, provvisto di torre scudata, si trovano le abitazioni degli armigeri e la torre maestra che svolge una duplice funzione, difensiva e di residenza per il signore. 
SignificatoLe fonti documentarie del X secolo, analogamente ad altre relative a complesse strutture difensive, presentano il castello come un organismo architettonico dalla configurazione spesso poco chiara ed attribuiscono ad esso una valenza semantica diversa a seconda dell’area geografica nella quale la costruzione sorge e soprattutto della situazione contingente che porta alla sua realizzazione.     Nella maggior parte dei casi, quindi, il termine indica genericamente un villaggio fortificato ricavato dalla semplice recinzione di un insediamento rurale preesistente o costruito ex novo in un’area limitrofa più adatta alla difesa, ma non mancano esempi più specifici che identificano il castello non solo con l’edificio di norma costruito in virtù di una concessione regia, ed inserito in una rete di rapporti vassallatici, nel quale la popolazione rurale può rifugiarsi in caso di pericolo, ma anche la residenza munita stessa del feudatario o, ancora, il recinto fortificato di un villaggio, il “castello-deposito” dove i contadini raccolgono il raccolto, l’edificio preposto esclusivamente alla difesa di un territorio.
Origini ed evoluzione storicaDue sono le condizioni alla base dello sviluppo e dell’affermazione del castello del X secolo: il duraturo clima di insicurezza dell’epoca e l’incapacità manifestata dal potere centrale nell’affrontare efficacemente le minacce sia esterne che interne.    Di conseguenza, a partire dai primi decenni del secolo, proprio perché non nati come tipologia edilizia predefinita, i castelli si sviluppano senza uno schema prestabilito e, nello stesso tempo, in virtù delle potenzialità difensive manifestate, con ritmo gradualmente crescente, ma tale crescita va intesa non come una fioritura improvvisa e generale, bensì come un fenomeno eccezionale ed imponente rispetto ai secoli precedenti, caratterizzato da regressioni e riprese dall’andamento mutevole e molto complesso. Inoltre il numero dei castelli “riparati” o costruiti ex novo come organismi unitari muniti risulta inferiore rispetto a quello ritenuto necessario (secondo un progetto generale e spesso solo ipotetico) per difendere ogni punto vulnerabile del territorio governato, per cui in molti casi la loro distribuzione appare non rispondente ad un disegno strategico chiaro ed unitario e subordinata all’esistenza di possenti fortificazioni regie.
Caratteristiche costruttive   Nella maggioranza dei casi si tratta di fortificazioni alquanto primitive, per lo più costruite impiegando soltanto legname e terra battuta, anche nel caso di fortezze elevate o rafforzate con il consenso dell’autorità regia, così che l’assenza di una regolare manutenzione può essere già sufficiente a deteriorarne l’efficienza difensiva nel giro di qualche decennio. Tuttavia non mancano, sin dai primi del secolo, castelli in muratura che, per la maggiore garanzia di sicurezza manifestata in caso di attacco, vanno aumentando progressivamente di numero e sviluppando, all’interno del loro circuito murario, la presenza di torri, anch’esse inizialmente molto rare.      Il castello del X secolo, quando si configura come centro abitato fortificato, possiede tutte le caratteristiche di una piccola città: è sede di una popolazione, di un’autorità politica ed anche di un’organizzazione ecclesiastica che esprimono poteri autonomi e si pongono spesso in posizione antagonistica rispetto alle città dell’epoca fortemente degradate e impoverite. Soltanto i castelli sedi di potenti signori contano, al contrario, residenze architettonicamente complesse ed adeguate al rango dei loro proprietari.                                         In entrambi i casi l’apparato difensivo più diffuso è costituito da ampi e profondi fossati pieni d’acqua e da grandi spalti di terra battuta rinforzati con numerose opere esterne, che condizionano più di ogni altro elemento la tipologia e l’estensione degli spazi fortificati, per cui in territori collinari e montani le superfici - di ampiezza variabile dal mezzo ettaro all’ettaro e mezzo e solo raramente di due ettari o meno di cento metri quadrati - appaiono influenzate dalle forme e dalla disposizione dei rilievi, mentre in pianura è la posizione della costruzione rispetto ai corsi d’acqua e al rischio di allagamento del terreno circostante a presentare, solitamente, un peso analogo.
EsempiGli esempi di castelli attribuibili con certezza al X secolo e, soprattutto, ammirabili nel loro aspetto originario costituiscono oggi una rarità per due ragioni fondamentali: i materiali usati per la costruzione, spesso soggetti ad un rapido deterioramento, e la tendenza, comune alla maggior parte delle antiche costruzioni e strettamente connessa agli eventi storici che le hanno viste protagoniste, alla graduale trasformazione, alla demolizione totale o parziale, alla ricostruzione oppure, più semplicemente, all’abbandono, come Castel Pagano presso Apricena, in Capitanata (figg. 1 e 2).       In quest’ottica vanno dunque considerate le numerose tracce di castelli del X secolo di cui è ricca l’Italia padana, spesso integrati in organismi più complessi di epoca successiva, ma più note sono le fortificazioni dei territori settentrionali della Puglia, edificate in epoca classica e successivamente riorganizzate e rafforzate dai Bizantini contro i loro avversari tradizionali, i Longobardi beneventani - agli inizi del secolo XI, ad esempio, Fiorentino (figg. 3-7) e Dragonara (fig. 8) - e nuovi, i Normanni, come il castello di Caldoli, della seconda metà del X secolo.

 

IL CASTELLO DELL’ XI SECOLO

SignificatoOrganismo munito compatto tipologicamente discendente da fortificazioni del secolo precedente e caratterizzato da pianta solitamente quadrata, opere difensive accessorie ed assenza di torri lungo il perimetro delle sue mura.
 Origini ed evoluzione storica    Nei primi decenni dell'XI secolo, in aree considerate da tempo politicamente ed economicamente strategiche, si assiste alla progressiva realizzazione di catene di insediamenti destinati ad organizzare militarmente del territorio. In questo contesto la presenza di una costruzione difensiva in grado sia di garantire la sicurezza della zona che di fungere, nello stesso tempo, da simbolo del potere centrale diventa necessaria ed inevitabile.        I castelli dell'XI secolo, infatti, come riferiscono gli stessi cronisti del tempo, rispondono alla doppia funzione di difesa («vel defendendis») e di dominio («vel pro cohercendis») degli abitanti di gran parte delle città e degli insediamenti fortificati, specie dell'Italia meridionale.      Le conseguenze sul territorio sono due: il miglioramento dell'attrezzatura bellica e dell'apparato difensivo all'interno delle aree protette e l'aumento delle potenzialità di sfruttamento agrario ed insediativo.       Tuttavia l'edificazione di un castello feudale non dipende esclusivamente dall'arbitrio del singolo signore, ma è subordinata al consenso "comitale" e, in alcuni casi, al rilascio di un'apposita "licenza", per cui molto spesso si assiste soltanto ad un rafforzamento di una costruzione analoga già realizzata.       Sul finire del secolo la struttura dei centri fortificati subisce consistenti innovazioni destinate a mutare, nel tempo, il concetto stesso di castello. Infatti la popolazione civile che vi abita viene gradualmente estromessa ed un unico signore entra in possesso dell'intera area apportandovi radicali trasformazioni: essa diviene dimora e centro di un potere esclusivo che si concretizza nella residenza fortificata e nel "torrione", raggiungendo, così, la forma che conserverà per tutta l'età medievale.
Caratteristiche costruttive     All'inizio del I millennio il castello si presenta come un organismo sostanzialmente massiccio e dall'impianto semplice, ma già dopo pochi decenni diventa più complesso, si dota di cortine murarie più alte, di torri merlate e di lievi scarti di quota tra i vari ambienti. Inoltre i contrafforti poco sporgenti sembrano utilizzati soltanto per irrigidire il muro che li collega per resistere allo scalzamento ed il fossato risulta molto spesso assente.   Nel corso del tempo il complesso si circonda di siepi e palizzate e si arricchisce di una torre principale, per sopperire alle iniziali carenze tecnico-difensive.      Per realizzare tali opere, nel caso di una operazione di incastellamento, la tecnica fortificatoria prevede dapprima lo scavo di un fossato anulare, quindi, con la terra di riporto, la formazione, lungo i bordi interni, di un terrapieno arricchito da una palizzata di legno con "garitte" sopraelevate.
Esempi   Pochi sono gli esempi rimasti inalterati nel tempo, per la natura e la funzione di questa particolare opera fortificatoria. Tra essi i castelli canossiani dell'area emiliana (Canossa, figg. 5-8; Bianello, figg. 9-10; Carpineti, figg. 11-13; Rossena con Torre Rossenella, figg. 14-17; Sarzano, figg. 18-21), il castello di Ripafratta (Pisa), di Santa Severa (Santa Marinella, Roma), di Asti, Genova ed Oria (Brindisi) (figg. 1 e 2-4), centro, quest'ultimo, dapprima bizantino, poi longobardo, normanno ed infine svevo.
IL CASTELLO DELL’ XII SECOLO
Con il tempo il castello viene ampliato. Vicino alla torre maestra viene edificato il mastio, residenza promiscua del feudatario e del personale di servizio. Alla prima cinta di mura sovente ne viene affiancata una seconda per garantire una maggiore difesa. Le porte d'ingresso alle varie cinte murarie sono ( quasi sempre ) ubicate molto distanti fra loro per obbligare gli assedianti a percorrere un maggiore percorso allo scoperto e quindi essere esposti maggiormente al tiro degli arcieri
Significato   Con il termine castello si comincia ad intendere, specie nei centri urbani principali, non più un’area nella quale coabitano numerose persone di diversa estrazione sociale, ma un edificio omogeneo configurato come palazzo fortificato e sede del solo signore feudale.
Origini ed evoluzione storica  Il carattere piuttosto rudimentale delle tecniche d’assedio degli eserciti feudali fa sì che le caratteristiche tipologiche del castello rimangano sostanzialmente le stesse del secolo precedente e si conservino a lungo immutate, in quanto un esercito costituito da cavalieri armati pesantemente e da fanti male armati può impadronirsi di una simile fortificazione solo in due modi: o con la sorpresa o per fame.       Di conseguenza, nel XII secolo i castelli si diversificano quasi esclusivamente a seconda delle guarnigioni addette alla propria difesa: permanenti e non permanenti. Le prime sono formate da cavalieri titolari di piccoli feudi; le seconde da uomini armati messi a servizio del re da signori feudali locali e da milites pagati con gli introiti provenienti da apposite tasse versate dagli abitanti dei territori difesi dai castelli stessi.
Caratteristiche costruttive     Sino al XII secolo circa, contrariamente agli stereotipi più consolidati dell’immaginario collettivo, la dimora signorile (salvo rare eccezioni riguardanti personaggi molto ricchi) si presenta abbastanza modesta e, posta vicino al mastio e distribuita al massimo su due piani, prevede una organizzazione di spazi e funzioni mirata a sfruttare al massimo la compattezza e semplicità delle sue strutture.       Il piano superiore, occupato solitamente da un ambiente unico ben riscaldato da un grande camino, viene utilizzato di giorno come cucina, sala da pranzo e sala riunioni, di sera come camera da letto del signore e dell’intera sua famiglia; il piano inferiore, invece, ospita le stalle e l’alloggio per gli armigeri.      Le finestre sono scarse e piccole, sia per ragioni difensive che per limitare gli effetti del freddo, essendo sprovviste di vetri. Anche l’approvvigionamento idrico è molto precario: nel migliore dei casi può avvenire da un pozzo, nel peggiore da una cisterna appositamente realizzata in fondo ad una vicina torre e quindi stagnante.       Nel corso dei decenni, tuttavia, per consentire al castello di espletare appieno la sua doppia funzione di fortezza e dimora signorile, si provvede gradualmente all’introduzione di edifici di servizio, quali scuderie, cantine e cucine, e all’ampliamento dell’appartamento privato con una sala di rappresentanza, una o più cappelle per il culto e gli alloggiamenti per i cavalieri al seguito del signore, i chierici e i domestici.                            Di pari passo, inoltre, si diffonde la prassi di realizzare i principali elementi fortificatori costituenti, ormai, il “complesso castellare”, secondo tre ordini di ostacoli disposti concentricamente: castello, dongioneetorre.  L’assalitore dunque, per impossessarsi della fortezza, deve superare la cinta muraria esterna, raggiungere il dongione ed infine, all’interno di questo, espugnare il complesso centrale costituito dalla “torre maestra” e dall’adiacente palazzo residenziale, il cassero. A questo triplice sistema di sicurezza si somma ancora la presenza di altrettante porte chiuse con chiavi diverse, che, al passaggio della consegna, vengono affidate ai subentranti anche come segno di sottomissione al potere centrale.        All’esterno, invece, come è ormai prassi da diversi secoli, le difese sono costituite dal fossato, da uno steccato e da un muro a secco di altezza inferiore alla profondità del fossato, sul quale si realizzano bertesche e piccole torri di legno in corrispondenza dei versanti non protetti naturalmente da strapiombi e ripidi pendii. Tuttavia castelli di notevole importanza sono edificati interamente in muratura e dotati di doppia cerchia muraria, almeno due torri, una chiesa ed una capiente cisterna.
EsempiPer quanto il castello sorgesse in genere isolato, vi sono numerosi esempi realizzati all’interno della città, come a Lucca, ad Isola della Scala (Verona) (figg. 13-14), ad Acqui Terme (Alessandria) (fig. 7), a Gorfigliano a Minucciano (Lucca) (figg. 11-12), a Cisterna d’Asti (Asti) (fig. 8).      In provincia di Cuneo si trovano il castello di Manta, ampliato dai Marchesi di Saluzzo, e quello chiamato “La Volta”, nel territorio di Alba (fig. 6).
Interessanti sono anche il Palazzo dei Normanni a Palermo (figg. 17-19), sorto su un edificio munito arabo, il castello di Bari, innalzato ad opera del normanno Ruggero II, Castel Belforte, nel territorio di Ripoli (Firenze) (fig. 10), il Castello Orsini di Vasanello (Viterbo) (figg. 15-16), il castello di Serravalle Pistoiese (Pistoia) (fig. 9), con la suggestiva fisionomia creata dagli imponenti fortilizi che lo racchiudono, i castelli di Romena e Bibbiena, nel Casentino, di proprietà dei Conti Guidi, e quelli dell’Oltrepo pavese.      All’estero si distinguono, per mole e bellezza, i castelli di Dover in Inghilterra (figg. 4-5) e di Quéribus in Francia (fig. 1 e figg. 2-3).


IL CASTELLO DEL  XIII SECOLO


Significato   A causa delle numerose e diffuse guerre avvenute in quasi tutta la Penisola, il castello del XIII secolo, pur rivestendo un ruolo amministrativo, si presenta quasi sempre come una fortezza pronta a resistere ad attacchi ed assedi, oltre che a custodire prigionieri, tesori ed armi.
Origini ed evoluzione storica    Nelle città il castello rappresenta materialmente il potere centrale, ma spesso viene valorizzato con la funzione di residenza temporanea del sovrano o della sua Corte, alla quale si sovrappongono, senza soluzione di continuità, la destinazione a sede carceraria, presidio militare o deposito di armi e merci da immettere sui mercati.    Il cosiddetto castello "comunale" (corrispondente, nel Meridione, al castello svevo-angioino) è, invece, il risultato di due generazioni di strutture castellari: una prima anteriore o contemporanea alla conquista longobarda del VI-VII secolo ed una seconda sorta come difesa dal pericolo delle incursioni dei Saraceni e degli Ungheri nei secoli IX e X.
Caratteristiche costruttive   Dal XIII secolo in poi (a parte l'eccezione federiciana) il castello feudale assume una fisionomia caratteristica destinata a perpetuarsi e basata sul vario, ma costante, rapporto di tre elementi fondamentali: 
1) la cortina muraria semplice, doppia o addirittura, in qualche caso, tripla, scandita da torri tradizionali o pensili, arricchita da strutture di punta come il barbacane, circondata da un fossato e dotata di ponte levatoio e di vari espedienti difensivi; 
2) il mastio in posizione quanto più possibile difesa; 
3) il palatium separato dal resto della struttura castellare da una cortina muraria interna e costituente la sempre più ampia e comoda residenza signorile, inizialmente inglobata nel mastio e successivamente collegata a questo mediante opere fisse o ponti mobili.
I castelli costruiti entro la prima metà del secolo mostrano diversità di impianto, di materiali e di tecniche costruttive, frutto evidente di una prevalenza delle particolarità dei siti e delle tradizioni locali sulle direttive conseguenti ad impostazioni di carattere più unitario. Quelli edificati nella seconda metà del secolo, invece, risentono delle vigorose esperienze acquisite sui campi di battaglia e nei cantieri, per cui presentano un minore interesse verso la specificità del luogo in cui sorgono ed una prevalenza di riferimenti espliciti a modelli e regole riconducibili all'autorità centrale con funzione di omogeneizzazione dell'arte costruttiva militare e, non secondario per importanza, di controllo.
Esempi   La diversità di fondo che caratterizza sin dall'antichità la storia dell'Italia settentrionale, centrale e meridionale si concretizza, nel Medioevo, in un panorama costruttivo estremamente vario e legato alle scelte politiche messe in atto nelle diverse Regioni.    Pertanto, nelle aree in cui la feudalità locale non si presenta frammentaria e non viene assorbita negli impieghi di Corte si possono ammirare esempi quasi intatti di strutture castellari pregevoli, mentre nelle aree soggette al continuo assalto nemico e alla incessante lotta per la conquista del potere centrale, tranne alcuni casi mirabili di architettura militare, resta poco delle originarie costruzioni duecentesche, distrutte da guerre, cause naturali o spesso trasformate completamente per adeguare le preesistenti difese alle nuove tecniche di assalto.       Al primo gruppo appartengono, dunque, il castello visconteo di Pandino (Cremona), il castello dei conti Guidi a Poppi (Arezzo), quello di Padova, di Casale Monferrato, di Fénis (Aosta), di Sirmione (sul lago di Garda, costruito nel 1259 su resti romani) e la fortezza del Volterraio (vedi anche fig. 1) sull'Isola d'Elba, alla quale spetta il primato della inespugnabilità in quanto, costruita a forma di tartaruga avvinghiata alle rocce di un dirupo alto 400 metri, non risulta caduta mai in mano nemica.       Esempi noti e rilevanti rientranti nel secondo gruppo sono, invece, i castelli angioini di Castellamare di Stabia (Napoli) e di Prata Sannita, oltre al castello Orsino di Albe, ma affascinanti sono anche quelli svevi di Castel del Monte (presso Andria, provincia di Bari), Monte Sant'Angelo (Foggia), Lucera (Foggia) e Trani (Bari), tutti con destinazione carceraria. Infatti nell'Italia Meridionale si assiste ad una rara presenza di castelli-residenza, in quanto i nobili non possiedono grandi feudi e spesso il gran numero di terre e città loro attribuite è solamente nominale. lli-residenza, in quanto i nobili non possiedono grandi feudi e spesso il gran numero di terre e città loro attribuite è solamente nominale.


IL CASTELLO DEL XIV SECOLO


Significato  Complesso architettonico variamente articolato, sorge preferibilmente all’interno di un centro abitato per testimoniare in maniera evidente l’esistenza di un dominio sovracittadino ed assolve alla duplice funzione di difesa del potere costituito dai nemici esterni e di salvaguardia della famiglia signorile da eventuali pericoli interni.
Origini ed evoluzione storica    Nell’Italia trecentesca l’architettura castellana imbocca una strada originale sia nei confronti di altri Paesi europei, sia all’interno dello stesso territorio nazionale, come conseguenza diretta delle sue diverse ed originali forme di governo.    Per questo, mentre nel Nord e Centro Italia lo sviluppo dei Comuni consente di estendere soluzioni tecniche tipiche delle costruzioni castellari anche agli edifici pubblici civili e l’affermarsi delle signorie modella l’architettura pubblica civile su esempi di costruzioni munite in grado tanto di dare prestigio e sicurezza alle singole famiglie nobiliari quanto di agevolare (sia pure formalmente) il passaggio dal castello (inteso come residenza fortificata) alla reggia-palazzo, nel Mezzogiorno il susseguirsi delle dinastie normanna-sveva-angiona consolida la situazione esistente e consente una sua modifica solo entro margini limitati e fortemente controllati dal potere centrale.
Caratteristiche costruttive   Prendendo in considerazione complessi castellari “tipici” del XIV secolo (vale a dire non fortemente influenzati dalla specificità delle diverse committenze, dei luoghi e delle circostanze storiche, politiche e sociali contingenti) si riscontra accanto ad una diffusa conservazione delle soluzioni difensive messe in atto dall’architettura militare medievale, l’introduzione di peculiarità come l’omogeneità volumetrica e di impianto, derivante dalla progettazione ex novo dell’opera e dalla sua realizzazione entro tempi brevi.   A funzioni più specificatamente militari di presidio, arsenale ed acquartieramento viene quindi associata la destinazione residenziale per il signore e la sua corte, esplicitata da una serie di elementi formali tipici delle costruzioni civili: ampi cortili, loggiati, finestrature ampie ed eleganti (generalmente bifore), sale affrescate, ricche biblioteche.   Tuttavia la maggior parte dei castelli continua a presentare caratteri prevalentemente defensionali, in quanto avamposti militari con secolare funzione di controllo approntati in modo da ospitare ciascuno una guarnigione agli ordini di un castellano (a sua volta subordinato all’autorità centrale). Per questo non mancano elementi formali comuni quali la lenta evoluzione del tracciato del circuito murario, una moltiplicazione continua delle torri lungo tutto il suo perimetro - dal quale possono anche arrivare a staccarsi -, e  l’irrobustimento delle scarpature.       I castelli trecenteschi realizzati ex novo tengono conto tanto del contemporaneo sviluppo delle armi quanto delle esperienze negative subite dalle costruzioni difensive delle epoche precedenti, per cui se da un lato mostrano una maggiore robustezza, ottenuta sia aumentando lo spessore murario sia selezionando i materiali e curando la loro posa in opera, dall’altro introducono gradualmente espedienti costruttivi atti a prevenire ed attenuare gli assalti nemici.     Elementi distintivi di questa nuova fase dell’architettura munita sono: l’introduzione di torri circolari in luogo di quelle quadrangolari (per ridurre l’effetto distruttivo dell’impatto dei colpi di artiglieria); l’uso di pietre e mattoni e non di legname negli elementi accessori posti a coronamento delle mura; la scarpatura di torri e cortine murarie; la duplicazione di fossati e l’allestimento di barbacani ed altri ostacoli periferici per ovviare ai danni provocati dalle macchine da guerra; l’innalzamento di una cerchia muraria interna (il dongione), più ristretta di quella principale, a protezione degli ambienti residenziali dalla violenza dei proiettili sempre più grandi e scagliati da lontano.    Oltre a ciò si assiste alla sostituzione di precedenti apprestamenti di legno con nuove opere in muratura ed all’innalzamento di torri già esistenti, delle quali si chiudono le aperture verso la gola e si proteggono gli ingressi moltiplicando gli ostacoli dinanzi ad essi con accorgimenti sempre più sofisticati.     Al contrario delle residenze munite, il più tradizionale palazzo-castello, situato a stretto contatto con il centro abitato, presenta spesso una bivalenza connessa alla sua ubicazione: se rivolto verso l’abitato assume l’aspetto di residenza urbana caratterizzata da elementi tipicamente signorili; se rivolto verso la campagna appare, invece, ancora modulato secondo la tipologia castellana “classica", caratterizzata da mura piuttosto basse e di ridotto spessore, da una cura formale della merlatura, da una sempre maggiore importanza del fossato (naturale o meno), fino a rendere la fortezza una sorta di isola e da una tendenza al livellamento del mastio con l’altezza delle altre torri, spesso simmetricamente disposte agli angoli della costruzione.
Esempi Famosi esempi di castelli sorti grazie allo sviluppo comunale sono i fiorentini palazzo del Podestà (o Bargello) e palazzo della Signoria, ma altrettanto note ed affascinanti sono le residenze munite volute da importanti famiglie signorili, quali i Gonzaga a Mantova, gli Este a Ferrara, gli Sforza a Milano, oltre alla rocca scaligera di Sirmione (figg. 5-6) e al castello visconteo di Pavia, con le sue quattro torri (di cui due cadute nel ‘500).    Castelli sorti quasi esclusivamente con funzione di rappresentanza si trovano, invece, a Verona e a Fenis, in Val d’Aosta, mentre quelli di Ivrea, caratterizzato da quattro torri rosse, e di Gradara, ricostruito da Pandolfo Malatesta raddoppiando e arricchendo una cinta esterna merlata e turrita precedentemente fortificata, conservano inalterato il loro fascino di strutture a prevalente funzione difensiva, oltre che residenziale.     Particolari sono anche il castello di Castiglione della Pescaia (Grosseto) (figg. 3-4), in origine triangolare, con mura interrotte da 11 torri e 3 porte d’accesso, ed il castello dei Balbi a Piovera (Alessandria) (fig. 2), mentre nell’Italia meridionale si distinguono il castello Alfonsino di Brindisi, edificato sulle rovine di un’abbazia benedettina, il castello di Casarano (Lecce) (fig. 7) e quello di Carovigno (Brindisi) (figg. 8-9), integrato alla preesistente cerchia muraria urbana, tutti sorti come strumento di difesa dalle aggressioni dei pirati.     All’estero magnifici esempi sono il castello di Karlštein, in Boemia, fondato da Carlo IV di Boemia, e l’Alcázar di Segovia (figg. 1 e 10-12), nel quale i dettami dell’architettura militare arabo-ispanica si fondono con il gotico castellano francese.
IL CASTELLO DEL XV SECOLO
Significato   Complesso architettonico variamente articolato, sorge preferibilmente all’interno di un centro abitato per testimoniare in maniera evidente l’esistenza di un dominio sovracittadino ed assolve alla duplice funzione di difesa del potere costituito dai nemici esterni e di salvaguardia della famiglia signorile da eventuali pericoli interni.
Origini ed evoluzione storica    Nell’Italia trecentesca l’architettura castellana imbocca una strada originale sia nei confronti di altri Paesi europei, sia all’interno dello stesso territorio nazionale, come conseguenza diretta delle sue diverse ed originali forme di governo.     Per questo, mentre nel Nord e Centro Italia lo sviluppo dei Comuni consente di estendere soluzioni tecniche tipiche delle costruzioni castellari anche agli edifici pubblici civili e l’affermarsi delle signorie modella l’architettura pubblica civile su esempi di costruzioni munite in grado tanto di dare prestigio e sicurezza alle singole famiglie nobiliari quanto di agevolare (sia pure formalmente) il passaggio dal castello (inteso come residenza fortificata) alla reggia-palazzo, nel Mezzogiorno il susseguirsi delle dinastie normanna-sveva-angiona consolida la situazione esistente e consente una sua modifica solo entro margini limitati e fortemente controllati dal potere centrale.
Caratteristiche costruttive   Prendendo in considerazione complessi castellari “tipici” del XIV secolo (vale a dire non fortemente influenzati dalla specificità delle diverse committenze, dei luoghi e delle circostanze storiche, politiche e sociali contingenti) si riscontra accanto ad una diffusa conservazione delle soluzioni difensive messe in atto dall’architettura militare medievale, l’introduzione di peculiarità come l’omogeneità volumetrica e di impianto, derivante dalla progettazione ex novo dell’opera e dalla sua realizzazione entro tempi brevi.    A funzioni più specificatamente militari di presidio, arsenale ed acquartieramento viene quindi associata la destinazione residenziale per il signore e la sua corte, esplicitata da una serie di elementi formali tipici delle costruzioni civili: ampi cortili, loggiati, finestrature ampie ed eleganti (generalmente bifore), sale affrescate, ricche biblioteche.     Tuttavia la maggior parte dei castelli continua a presentare caratteri prevalentemente defensionali, in quanto avamposti militari con secolare funzione di controllo approntati in modo da ospitare ciascuno una guarnigione agli ordini di un castellano (a sua volta subordinato all’autorità centrale). Per questo non mancano elementi formali comuni quali la lenta evoluzione del tracciato del circuito murario, una moltiplicazione continua delle torri lungo tutto il suo perimetro - dal quale possono anche arrivare a staccarsi -, e  l’irrobustimento delle scarpature.     I castelli trecenteschi realizzati ex novo tengono conto tanto del contemporaneo sviluppo delle armi quanto delle esperienze negative subite dalle costruzioni difensive delle epoche precedenti, per cui se da un lato mostrano una maggiore robustezza, ottenuta sia aumentando lo spessore murario sia selezionando i materiali e curando la loro posa in opera, dall’altro introducono gradualmente espedienti costruttivi atti a prevenire ed attenuare gli assalti nemici.    Elementi distintivi di questa nuova fase dell’architettura munita sono: l’introduzione di torri circolari in luogo di quelle quadrangolari (per ridurre l’effetto distruttivo dell’impatto dei colpi di artiglieria); l’uso di pietre e mattoni e non di legname negli elementi accessori posti a coronamento delle mura; la scarpatura di torri e cortine murarie; la duplicazione di fossati e l’allestimento di barbacani ed altri ostacoli periferici per ovviare ai danni provocati dalle macchine da guerra; l’innalzamento di una cerchia muraria interna (il dongione), più ristretta di quella principale, a protezione degli ambienti residenziali dalla violenza dei proiettili sempre più grandi e scagliati da lontano.    Oltre a ciò si assiste alla sostituzione di precedenti apprestamenti di legno con nuove opere in muratura ed all’innalzamento di torri già esistenti, delle quali si chiudono le aperture verso la gola e si proteggono gli ingressi moltiplicando gli ostacoli dinanzi ad essi con accorgimenti sempre più sofisticati.    Al contrario delle residenze munite, il più tradizionale palazzo-castello, situato a stretto contatto con il centro abitato, presenta spesso una bivalenza connessa alla sua ubicazione: se rivolto verso l’abitato assume l’aspetto di residenza urbana caratterizzata da elementi tipicamente signorili; se rivolto verso la campagna appare, invece, ancora modulato secondo la tipologia castellana “classica", caratterizzata da mura piuttosto basse e di ridotto spessore, da una cura formale della merlatura, da una sempre maggiore importanza del fossato (naturale o meno), fino a rendere la fortezza una sorta di isola e da una tendenza al livellamento del mastio con l’altezza delle altre torri, spesso simmetricamente disposte agli angoli della costruzione.
Esempi      Famosi esempi di castelli sorti grazie allo sviluppo comunale sono i fiorentini palazzo del Podestà (o Bargello) e palazzo della Signoria, ma altrettanto note ed affascinanti sono le residenze munite volute da importanti famiglie signorili, quali i Gonzaga a Mantova, gli Este a Ferrara, gli Sforza a Milano, oltre alla rocca scaligera di Sirmione (figg. 5-6) e al castello visconteo di Pavia, con le sue quattro torri (di cui due cadute nel ‘500).    Castelli sorti quasi esclusivamente con funzione di rappresentanza si trovano, invece, a Verona e a Fenis, in Val d’Aosta, mentre quelli di Ivrea, caratterizzato da quattro torri rosse, e di Gradara, ricostruito da Pandolfo Malatesta raddoppiando e arricchendo una cinta esterna merlata e turrita precedentemente fortificata, conservano inalterato il loro fascino di strutture a prevalente funzione difensiva, oltre che residenziale.    Particolari sono anche il castello di Castiglione della Pescaia (Grosseto) (figg. 3-4), in origine triangolare, con mura interrotte da 11 torri e 3 porte d’accesso, ed il castello dei Balbi a Piovera (Alessandria) (fig. 2), mentre nell’Italia meridionale si distinguono il castello Alfonsino di Brindisi, edificato sulle rovine di un’abbazia benedettina, il castello di Casarano (Lecce) (fig. 7) e quello di Carovigno (Brindisi) (figg. 8-9), integrato alla preesistente cerchia muraria urbana, tutti sorti come strumento di difesa dalle aggressioni dei pirati.    All’estero magnifici esempi sono il castello di Karlštein, in Boemia, fondato da Carlo IV di Boemia, e l’Alcázar di Segovia (figg. 1 e 10-12), nel quale i dettami dell’architettura militare arabo-ispanica si fondono con il gotico castellano francese.


CASTELLUM
Fortilizio di modeste dimensioni costituito da una torre di vedetta, detta specula, protetta da uno sbarramento murato e generalmente da un fossato.
SignificatoVero problema semantico per generazioni di storiografi, sia che si presentasse come unica difesa, sia come fortificazione accessoria, nelle fonti più antiche il termine castellum (diminutivo di castrum) designa tanto un centro abitato munito di opere difensive lungo tutto il perimetro per garantire sicurezza e protezione agli abitanti che vi dimorano stabilmente, quanto un recinto sufficientemente ampio da consentire alla popolazione locale di depositarvi regolarmente i propri raccolti e di rifugiarvisi in caso di pericolo.   Durante il dominio bizantino il termine si diffonde con il significato di fortezza isolata o di struttura a sé stante all’interno di un più vasto insediamento fortificato, mentre a partire dal X secolo viene utilizzato, progressivamente e quasi insensibilmente, per indicare dapprima un villaggio fortificato, in seguito una dimora signorile fortificata, ed in questa accezione sembra destinato ad affermarsi in maniera definitiva fino al Trecento.
Origini ed evoluzione storica  Le prime varie forme di castellum nascono in rapporto alla difesa di un territorio di modeste dimensioni, affidata per lo più agli abitanti del luogo in cambio della molto vantaggiosa cittadinanza romana o del risarcimento mediante l’aggiudicazione di terre vicine generalmente non contestate da altri.    Numerosi castella, infatti, esistevano già nella tarda età romana, ma molti altri vengono costruiti dopo la conquista giustinianea del VI secolo e caratterizzano le vicende della resistenza bizantina contro la rapida e dilagante invasione longobarda. Nell’Italia settentrionale il castellum comincia a diffondersi soprattutto con funzione di protezione di centri abitati già esistenti, specie contro le incursioni degli Ungari, mentre nel Centro-Sud viene introdotto preferibilmente in località prima deserte e per ragioni essenzialmente economiche, oltre che legate alla continua necessità di riassetto del territorio indotta dall’incremento demografico e dalla progressiva intraprendenza di ignoti signori in cerca di prestigio. In alcune località, tuttavia, e specie nel XII secolo, il castellum tende ad essere identificato tanto con un abitato chiuso, o comunque munito, quanto con l’edificio o il complesso fortificato del centro nel quale è ubicato.
Caratteristiche costruttive    Nell’ambito dell’architettura militare dell’occidente medievale il castellum nasce come opera fortificata sede di una guarnigione e con funzione di sorveglianza piuttosto che di difesa, eretta, soprattutto nelle zone di confine, lungo una linea limitanea che ne comporta l’ubicazione sull’altura più elevata e tatticamente più strategica della zona.     La tipologia più antica di castellum contiene abitazioni occupabili in caso di emergenza ed uno o più edifici per il culto, non presenta forme proprie, tipiche ed è probabile che utilizzi per scopi difensivi strutture di epoca precedente opportunamente modificate.     Tra gli impianti più diffusi si riscontrano costruzioni trapezoidali con torri cilindriche e cinte murarie con perimetro circolare, ottagonale o irregolare, ma la caratteristica dominante (specie nei secoli XI e XII) è la posizione dell’edificio totalmente esterna rispetto al tessuto urbano.
EsempiI principali esempi di castella italiani tuttora visitabili si trovano nel Meridione, in particolare a: Venosa e Lagopesole di Acerenza (Potenza), Massafra (Taranto) (figg. 2-3), Oria (Brindisi) (fig. 4) e, in provincia di Bari, a Canosa e Gravina di Puglia.      Fra gli esempi siciliani, invece, degni di nota sono i castella di: Acicastello (Catania), costruito in pietra lavica su una rupe basaltica a strapiombo sul mare (fig. 1 e fig. 5); il Castello di Lombardia o Castrogiovanni di Enna, roccaforte della resistenza bizantina e poi fortezza musulmana (figg. 6-7); Erice (Trapani), difeso su tre lati da rupi vertiginose (figg. 8-10); Mazzarino (Caltanissetta), del quale restano solo suggestive rovine (figg. 12-13); Monreale (Palermo), noto come “Castellaccio” (figg. 14-15), ed infine Trapani (fig. 11).

 

 

Fonte: estratto - citazione da http://82.104.121.96/bonium/tecnologia/Arte/il%20Castello%20medioevale.doc

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