Storia riassunti e appunti

 

 


 

Storia riassunti e appunti

 

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Storia riassunti e appunti

 

Storia riassunti e appunti

 

La civiltà del Rinascimento

 

Umanesimo

A partire dalla seconda metà del XIV secolo inizia una lenta rivoluzione(quasi tre secoli) che porterà alla formazione di una nuova cultura che esprimerà le esigenze dei nuovi tempi. L’umanesimo rappresenta l’avvio di questo processo, la cultura umanistica nasce dal cuore stesso del comune e gli umanisti erano coloro che avevano riscoperto e apprezzato le civiltà classiche e che criticavano l’uso “barbaro” del latino fatto nel Medioevo (Mediolatino). Gl’umanisti avevano posto al centro del loro pensiero l’individuo, l’uomo, sostituendo la teoria universalistica che voleva Dio al centro di tutto, infatti si valorizzano le “humanae litterae” al posto delle “divinae litterae”. C’è anche la riscoperta dei classici latini, censurati dalla Chiesa medioevale e anche i classici Greci, riportati alla luce dai dotti bizantini scappati dai loro territori per l’invasione dell’impero ottomano. Oltre al tanto interesse per la cultura, L’Umanesimo portò a molte scoperte, tra le quali spicca l’invenzione della stampa nel 1450 da parte del tipografo tedesco Gutenberg.

 

Rinascimento

Il Rinascimento è un periodo artistico e culturale della storia d'Europa, che si sviluppò a partire da Firenze tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna, in un arco di tempo che va all'incirca dalla seconda metà del XIV secolo fino al XVI secolo, con ampie differenze tra disciplina e disciplina e da zona a zona. Il Rinascimento, vissuto dalla maggior parte dei suoi protagonisti come un'età di cambiamento, maturò un nuovo modo di concepire il mondo e sé stessi, sviluppando le idee dell'umanesimo nato in ambito letterario nel XIV secolo (da Petrarca) e portandolo a influenzare per la prima volta anche le arti figurative e la mentalità corrente. Le caratteristiche principali:

  • la grande diffusione e la continuità spontanea del movimento, contro il carattere passeggero delle "rinascite" precedenti legate prevalentemente ad ambienti di corte;
  • la consapevolezza di una frattura tra mondo moderno e antichità, con un'interruzione rappresentata dai "secoli bui", chiamati poi età di mezzo o Medioevo, la cui presunta oscurità fu tuttavia strumentalizzata proprio per accentuare la portata rinnovatrice della nuova epoca.

Arte: Brunnelleschi, Michelangelo, Donatello.

Scienza: Galilei, Copernico, Leonardo.

 

Nicolò

Nasce nel 1469 a Firenze da una famiglia di antico nome. Cresce e viene educato in un ambiente aperto alla cultura. Non si sa molto della sua educazione ma vivendo nella Firenze di Lorenzo ne assorbe inevitabilmente le suggestioni umanistiche rinascimentali. Il suo interesse per il latino (non studia i testi greci) lo porta a tradurre nei primi anni'90 il "De rerum natura" di Lucrezio, un poema didascalico scientifico-filosofico segnato da una funzione materialistica dell'esistenza. Dopo la morte di Lorenzo nel 1492 i Medici non riescono a mantenere il controllo si affaccia sulla scena Savonarola nel 94. Dopo soli 4 anni, nel 98 Savonarola viene messo al rogo. Con questo assetto politico repubblicano, a partire da questa data, Machiavelli partecipa attivamente all'amministrazione societaria fiorentina: viene eletto segretario della repubblica, e con questa carica compie molte missioni diplomatiche fuori Firenze. Nel 1501 sposa Marietta di Corisini avendo da lei 6 figli. Nel 1512 i Medici riacquistano il potere smantellando l'assetto repubblicano e allontanando per un anno Machiavelli da Firenze e dalle cariche pubbliche. L'anno successivo, accusato di una congiura ai danni dei medici, viene incarcerato e torturato. Il rimedio alla consapevolezza del torto subito, alla coscienza del proprio valore, alla mediocrità di vita conseguente all'ozio forzato, Machiavelli lo trova nell'attività intellettuale e nella meditazione sui problemi politici di cui aveva fatto esperienza nella repubblica fiorentina. A questa esperienza M. aggiunge gli insegnamenti degli antichi verso i quali si orientava tutta la cultura del tempo. Questa interpretazione dei testi antichi non porta a un vagheggiamento o a un'idealizzazione ma bensì al presente. Negli anni successivi, pur prendendo parte a circoli intellettuali anti-medicei, continua a cercare il favore dei medici: dedica il Principe a Lorenzo (1515-16) e chiede con insistenza di essere adoperato per qualche cosa. Nel 1520 ottiene l'incarico di storico ufficiale (nascono da ciò le istorie fiorentine). Nel 1527, in seguito al sacco di Roma il Papa Clemente VII fu indebolito e conseguentemente fu rovesciato il governo mediceo a Firenze e fu ristabilita la repubblica. Machiavelli richiese di essere re integrato come segretario ma la richiesta, a causa dei precedenti rapporti coi Medici, fu rifiutata. Machiavelli morì qualche

 

Peste Nera, Guerra dei Cent’anni, Scisma d’Occidente

 

Peste Nera

La peste che colpì l'Europa tra il 1347 e il 1351, diventando per secoli la malattia per antonomasia, rappresentò una delle più grandi catastrofi della storia europea. Le immagini quotidiane della peste nera, che nel nostro continente ebbe il proprio iniziale focolaio a Caffa, città situata in Crimea, nell'autunno del 1346 e che gettò il nostro continente nella più difficile crisi che l'uomo possa ricordare, fanno rabbrividire persino l'osservatore dei nostri giorni. Uomini, donne e bambini furono portati via all'improvviso, spesso nel giro di poche ore, da una nuova, dolorosa, contagiosa e inguaribile epidemia dopo che, per lo più già alla comparsa dei primi sintomi, erano stati banditi dalla collettività. L'europeo del nostro secolo ha visto queste forme di esclusione, il paradosso della morte in solitudine in mezzo alla morte di massa solo in tempo di guerra e nei periodi immediatamente successivi alle guerre, ma mai come conseguenza di una pandemia. È comunque certo che la peste nera (questa espressione verrà in seguito riferita esclusivamente all'epidemia di peste sviluppatasi intorno alla metà del XIV secolo) cambiò l'Europa del tardo Medioevo almeno quanto le guerre mondiali modificarono il mondo moderno. Mai prima di allora poveri, contadini, viandanti, commercianti, dotti, papi, imperatori e re, nobili e artigiani, clero ed autorità cittadine si sentirono sfidati allo stesso modo e minacciati nella loro stessa esistenza.

 

Guerra dei Cent’anni

All'inizio del Trecento numerosi erano i motivi di conflitto fra la Francia e l'Inghilterra: l'esistenza di possedimenti diretti della Corona inglese sul suolo francese (la regione della Guienna); la concorrenza fra le due monarchie per il controllo delle Fiandre, dipendenti a titolo feudale dalla Francia ma economicamente legate all'Inghilterra; la questione della Scozia, che i francesi volevano indipendente e gli inglesi assoggettata. La guerra vera e propria scoppiò nel 1337 e fu inizialmente disastrosa per la Francia, che con il Trattato di Bretigny (1360) dovette riconoscere all'Inghilterra il possesso di un terzo del territorio nazionale. La situazione si rovesciò durante il regno di Carlo V (1364-1380), che riuscì a riconquistare quasi completamente le regioni occupate. Per più di trent'anni le armi tacquero: l'Inghilterra era scossa da violente lotte di fazione all'interno dell'alta aristocrazia; in Francia il re Carlo VI (1380-1422) era affetto da ricorrenti crisi di follia, mentre si era aperta una violentissima lotta per la reggenza fra Armagnacchi (il partito nazionalista, capeggiato da Bernardo d'Armagnac) e Borgognoni (il partito filo-inglese, capeggiato dal duca di Borgogna Filippo l'Ardito). La guerra, sulla base di una più stretta alleanza anglo-borgognona, riprese nel 1415, con l'invasione della Normandia, la decisiva vittoria inglese ad Azincourt, l'occupazione di Parigi e la cattura di Carlo VI; nel 1420 il trattato di Troyes trasferiva a Enrico di Lancaster il diritto di successione al trono francese. A ribaltare nuovamente la situazione contribuirono in larga misura le gesta di Giovanna d'Arco: nel 1429 Orléans, assediata dall'esercito inglese, fu liberata, e poco dopo il re poté essere reincoronato a Reims Carlo VII. Seguì nel 1435 la pace tra Francia e Borgogna, e nel 1436 la riconquista di Parigi. Da allora, lentamente ma costantemente, i francesi ricacciarono gli invasori sempre più a nord. Nel 1453, quando le ostilità cessarono, i possedimenti inglesi sul suolo francese comprendevano unicamente la piazzaforte e il distretto di Calais.

Scisma d’Occidente

L'origine dello scisma è da ricercare nel trasferimento della sede apostolica da Avignone a Roma, voluta da papa Gregorio XI nel 1377 dopo circa un settantennio di permanenza nella cittadina provenzale. Morto Gregorio l'anno successivo, i Romani si sollevarono contro il collegio cardinalizio con l'obiettivo di scongiurare la prevedibile elezione dell'ennesimo papa francese, che nei loro timori avrebbe potuto disporre il ritorno della Curia ad Avignone. I cardinali, spaventati dal clamore popolare, elessero al trono Urbano VI. Egli, si dimostrò sospettoso, arrogante e di temperamento incline a violenti cambiamenti d'umore. I cardinali che l'avevano eletto si rammaricarono ben presto della loro decisione. La maggior parte di essi abbandonò Roma e si riunì a Fondi, dove il 20 settembre 1378, dopo, elesse papa Clemente VII che ristabilì la propria sede ad Avignone, in opposizione alla corte romana di Urbano VI. Con due pontefici in carica, entrambi legittimamente eletti dal medesimo collegio cardinalizio, la Chiesa occidentale fu spezzata in due e la stessa comunità dei fedeli risultò divisa fra obbedienzaromana e obbedienzaavignonese.  Uno spiraglio sembrò aprirsi nel 1409, quando la maggior parte dei cardinali di entrambe le parti si riunirono nel concilio di Pisa per tentare la via del compromesso. Il concilio stabilì la deposizione di Benedetto XIII(Avignone) e Gregorio XII(Roma), dichiarati eretici e scismatici, e l'elezione di un nuovo pontefice, che salì al trono papale col nome di Alessandro V. Quello che avrebbe dovuto essere l'atto finale di uno scisma che da trent'anni lacerava la comunità cattolica finì invece col complicare ulteriormente la situazione: Benedetto e Gregorio, supportati da larghi strati del mondo ecclesiastico, dichiararono illegittimo il concilio e si rifiutarono di deporre la carica, cosicché da due i papi contendenti divennero tre. La soluzione della crisi fu possibile soltanto qualche anno dopo grazie all'iniziativa di Sigismondo di Lussemburgo e del nuovo pontefice pisano Giovanni XXIII. Convocato a Costanza, in Germania, nel 1414, il nuovo concilio chiuse i lavori soltanto nel 1417, quando tutte le questioni che minacciavano la stabilità della Chiesa furono adeguatamente discusse e superate. Affermata la superiorità del concilio su qualunque autorità ecclesiastica, compresa quella del papa, i padri conciliari dichiararono deposti i tre papi ed elessero pontefice Martino V.

 

L’avanzata dei Turchi ottomani

L'avanzata dei turchi ottomani fu rapida e inarrestabile: nel 1354 essi superarono lo stretto dei Dardanelli, nel 1361 conquistarono Adrianopoli, e nel 1393 conquistarono il regno di Bulgaria, arrivando a minacciare l'Ungheria. Il re ungherese Sigismondo tentò di fermarli ma fu sconfitto nel 1396. L'avanzata degli Ottomani fu bloccata dall'emergere del grande impero di Tamerlano, che nel 1402 li sconfisse pesantemente nella battaglia di Ankara. Nel 1453 sotto il sultano Mehmet II, l'Impero Ottomano conquistò Costantinopoli, facendo cadere definitivamente l'Impero Romano d'Oriente. Dopo questa conquista, Costantinopoli cambiò nome in Istanbul.

 

L’Italia nel Duecento e nel Trecento

 

Sviluppo e crisi nella storia delle città

Dopo la vittoria dei comuni su Barbarossa nella battaglia di Legnano (1172), il movimento comunale italiano si estese in zone nelle quali sino ad allora non si era affermato e nel giro di pochi decenni, villaggi insignificanti divennero città e vecchie città romane moltiplicarono per tre o per quattro il numero degli abitanti. Nel 200, insieme ai mercanti sorsero le figure dei banchieri che concedevano prestiti con elevati interessi, non solo ai privati ma anche ai sovrani stranieri. L’espansione dell’economia monetaria, la nuova articolazione del lavoro e della produzione svilupparono quelle classi medie che avevano preso il sopravvento nel governo delle città e che avevano rovesciato il potere dei magnati. Bisogna specificare che all’interno del popolo esistevano profonde differenze (popolo grasso: imprenditori, mercanti  popolo minuto: bottegai, artigiani  plebe: contadini, operai) che non potevano non produrre fratture e conflitti.

 

L’origine delle signorie

Mentre si manifestava sempre più esplicitamente la crisi degli ordinamenti comunali, il governo cittadino venne affidato al “signore”. L’avvento di un’autorità capace di garantire una relativa pacificazione trovò larghi consensi tra i nobili come tra i popolani. Una volta giunto al potere, il signore affermava la “superba solitudine”, la propria superiorità di fronte ai governati, ma deve anche porsi come arbitro e moderatore, deve garantire le aspirazioni di tutti, farsi carico del malcontento dei ceti popolari e ovviamente promettere giustizia imparziale. Di norma, il signore si circondava di artisti, letterati e intellettualià si formano le “corti”.

 

Un Italia senza governo

La novità del Trecento italiano sta nel fatto che per la prima volta è assente l’intervento sia del Papato sia dell’Impero, infatti la Chiesa era stata assorbita nel 1305 dalla sfera monarchica francese e dal 1309 aveva spostato la propria sede ad Avignone e l’Impero dopo i tentativi falliti di Enrico VII (1310) e di Ludovico di Baviera (1327) di riaffermare l’Impero in Italia rinunciò ad occuparsi dell’Italia. Grazie a queste due assenze si affermarono gli Stati regionali.

 

Il fallimento della politica italiana dei re angioini

Carlo d’Angiò, impadronitisi nel 1266 dell’eredità di Manfredi, aveva abbandonato il regno al malgoverno dei baroni e si era impegnato in un’aggressiva politica nel Mediterraneo Orientale. successivamente, nel 1269, volendo diventare signore d’Italia, istituì la “Taglia guelfa”, una coalizione tra franchi, guelfi, angioini e pontificia ma non fu fortunato. La morte, nel 1285, troncò i sogni e le ambizioni di Carlo.

Il progetto di egemonia italiana fu ripreso da Roberto d’Angiò che fu duramente sconfitto. Da qui, ha inizio la lunga crisi del regno angioino che terminerà con la conquista degli aragonesi nel 1442.

 

Milano diventa un ducato

Il dominio dei Visconti a Milano iniziò nel 1311 quando Enrico VII confermò Matteo Visconti come “Dominus et rector generalis urbis Mediolani”. Con Matteo e con i suoi successori l’espansione raggiunse Bellinzona, e sotto il governo di Gian Galeazzo Visconti, Milano si impadronì di Verona (1387) e di Padova (1389). Gian Galeazzo divenne “il più grande dei signori italiani” e nel 1395 fu proclamato duca di Milano dall’imperatore. Alla morte di Galeazzo (1402) si scatenò il conflitto tra gli eredi e il ducato si sgretolò a favore di Venezia, Firenze e del Papato che si spartirono il patrimonio visconteo.

 

Venezia e il suo impero commerciale

Nel 1297 fu approvata la “Serrata del Maggior Consiglio” con la quale si stabilì che soltanto i membri delle famiglie che ne avevano fatto parte negli ultimi quattro anni, questa legge portò ad una classe dirigente che riuscì ad assicurare alla “Serenissima” una vita lunga e ordinata. Dal punto di vista territoriale fu decisiva la quarta crociata, nella quale Venezia dirottò i crociati e si impadronì di basi preziose per i suoi commerci. Questo successo la portò al conflitto con Genova che si concluse con la guerra di Chioggia (1379) e con la pace di Torino (1381) per la quale Venezia dovette cedere alcuni possessi in Dalmazia, ma conservò intatta l’indipendenza e mantenne i suoi privilegi commerciali. Con la crisi del ducato di Milano (1402) la “Serenissima” si impadronì di Vicenza, Padova e Verona.

 

Firenze dal comune alla signoria

La storia di Firenze nel Duecento fu segnata dalla lotta tra guelfi e ghibellini : i ghibellini difendono l’aristocrazia cittadina, i guelfi le classi manifatturiere e mercantili. Nei primissimi anni dei Trecento il movimento guelfo fiorentino si scisse: ai guelfi Bianchi, guidati dalla famiglia dei Cerchi ed appoggiati dalla ricca borghesia, si contrapposero i guelfi Neri guidati dai Donati e appoggiati dalle gerarchie ecclesiastiche. La discesa di Enrico VII, poi quella di Ludovico il Bavaro, provocarono gli ultimi sussulti dei ghibellini toscani che inflissero a Firenze, postasti a capo d’una lega di città guelfe, due pesanti umiliazioni, la prima a Montecatini (1315) dove i Fiorentini furono sconfitti da Uguccione della Faggiola, la seconda presso il castello di Altopascio (1325) portò i ghibellini a saccheggiare la valle dell’Arno. Nei decenni centrali del Trecento la recessione economica e le carestie accentuarono i conflitti sociali. Dopo i vari tumulti, Firenze fu governata da un oligarchia di mercanti, di imprenditori e di banchieri, tra questi spiccavano le potenti famiglie degli Albizzi e dei Medici, quest’ultimi con Cosimo detto il Vecchio riuscirono a salire al potere (1434).

 

Riemerge lo Stato Pontificio

Il trasferimento della corte papale ad Avignone (cattività Avignonese) nel 1309 precipitò Roma nella miseria e nell’anarchia. Dal quadro di disordine e di miseria emerse un singolare personaggio, un giovane popolano che si mise a capo dei Romani e sì impadronì del governo: Cola di Rienzo. Purtroppo il governo popolare durò pochi mesi: Cola, avversato dai nobili e dal legato pontificio si perse d’animo, si depose e abbandonò la città.  Il suo fu un esempio storico, fece capire ai pontefici la necessità di trasformare Roma, città santa, in una capitale capace di esercitare una reale funzione di governo. Così,  già con Egidio d’Albornoz, un cardinale spagnolo che il papa Clemente VI aveva inviato a Roma in vista del suo ritorno alla storica sede, si ridussero al minimo le signorie locali e la città fu riportata sotto il dominio della Santa Sede. Egidio viene ricordato anche per aver emanato una serie di leggi che raccolse nelle Constitutiones Aegidianae, un codice che rimase in vigore, rispettato ed osservato sino al XIX secolo.

 

 

Le monarchie in Europa nel Duecento e nel Trecento

 

Il conflitto tra Francia ed Inghilterra

Guglielmo duca di Normandia, pur continuando ad essere vassallo del re di Francia, era diventato a sua volta monarca coronato(Carlo III il semplice cedette ai Normanni il possesso della Normandia e l’esercizio del potere in Inghilterra), la situazione peggiorò quando nel 1154 salì al trono Enrico II Plantageneto il quale in virtù del matrimonio con Eleonora d’Aquitania possedeva anche il Sud-Ovest della Franciaàl’insieme di queste terre costituiva il dominio plantageneto-angioino. Una situazione troppo pericolosa per i re Capetingi, che con Filippo Augusto iniziarono ad attaccare. Perduta anche la Normandia, Giovanni II Plantageneto si alleò con il re di Germania Ottone IVà inevitabilmente il conflitto si estese a tutta l’Europa e culminò soltanto con la battaglia di Bouvines(1214). Dopo la sconfitta Giovanni II non potè contrastare le rivendicazione dei baroni e dovette sottoscrivere la Magna Charta Libertatum(1215), il documento che consacrava la sconfitta della monarchia assoluta e apriva la strada al potere ai feudatari, alla borghesia e alle città.

 

Francia: Filippo Augusto e Luigi IX

Filippo Augusto(1180-1223): riuscì a controllare la nobiltà senza guerre interne, rivendicando i diritti feudali. Moltiplicò le circoscrizioni (prevotes) per ridurre il potere dei prevots (amministratori delle prevotes) e aggiunse dei controllori chiamati baglivi (baillis).

Luigi IX: fortemente cattolico, detto il Santo, venne canonizzato dalla Chiesa. Istituì una suprema corte di giustizia, il Parlamento dove arrivavano i reclami da tutto il paese, e la Corte dei conti che regolava l'impianto fiscale. Per istituire un “ordine cristiano” sulla Francia emanò le grandes ordenances.

 

Lotta tra Filippo IV e Bonifacio VIII

Nel 1294 Benedetto Caetani(Bonifacio VIII) diventa papa e ingaggia subito una crociata contro i cardinali che gli erano nemici. Nel 1300 indice il primo giubileo. Nel frattempo, Filippo IV, re di Francia, impone al clero un tributo e Bonifacio VIII pubblica la Bolla Clericis Laicos, nel quale definisce peccaminosa ogni tassa imposta al clero. Filippo proibisce l'esportazione dell'oro e dell'argento e così si innesca il vecchio scontro tra papato e impero.

Allora Bonifacio VIII pubblica la Unam Sanctam, una seconda bolla nella quale ripetè le tesi di Innocenzo III. Filippo IV  in una assemblea (gli Stati Generali) decide che il re di Francia nelle questioni temporali non aveva sopra di sé nessuna autorità. Successivamente, Guglielmo di Nogaret, inviato da Filippo, cattura Bonifacio nel 1303 e questo portò alla vittoria della monarchia nazionale tant'è che dopo la sede pontificia fu spostata ad Avignone(cattività Avignonese).

 

La trasformazione dell'Inghilterra

Dopo l'emissione della Magna Charta Libertatum (1215), questa non fu rispettata e la monarchia era ancora forte e incontrastata. La situazione si sbloccò quando nel 1258 i baroni presero posizione e, guidati da Simone di Montfort imposero le “provisioni di Oxford” ovvero dei decreti con i quali insorgevano a Enrico III, un sovrano che non si era occupato affatto dei problemi interni. Lo scontro avvenne a Lewes nel 1264 e si concluse con la vittoria dei baroni. Il re dovette accettare di governare in collaborazione dei baroni e consentì che essi partecipassero al Parlamento che allora veniva chiamato Consiglio del re. Successivamente nel 1295 il “Parlamento modello” di Edoardo I aprì le porte anche ai cavalieri e ai borghesi (2 per città).

 

La Spagna

Dopo la vittoria a Las Navas sorsero in Spagna 5 regni cristiani: Aragona, Castilla, Leon, Navarra e Portogallo. Questi regni, gestiti dall'aristocrazia, resero insignificante il potere della corona e diedero vita a le Cortes, istituzione di rappresentanza cittadina e popolare.

Dall'interregno alla Bolla d'Oro

Con la morte di Federico II ha inizio l'”interregno”(1250-1273) un periodo di anarchia che coinvolse la Germania e l'Italia. Questo periodo si conclude con l'elezione di Rodolfo d'Asburgo che ristabilì l'autorità regia in Germania. In seguito Enrico VII di Lussemburgo scese in Italia (1310) ma, nonostante le forti aspettative, la sua opera, travolta dalle contese, non fece altro che rafforzare il potere dei ghibellini. Gli angioini di Napoli e i papi francesi resero impossibile il controllo della penisola anche a Ludovico di Baviera. Il suo successore Carlo IV stabilì la sua capitale a Praga e viene ricordato per la Bolla d'Oro (1356), atto che restrinse l'elezione del re a 4 laici e 3 ecclesiastici.

 

L'impero dei mongoli

Gengis Khan, uno dei più grandi conquistatori di tutti tempi, accostabile forse solo ad Alessandro Magno. Nato come Temujin tra il 1155 e il 1167 da un capotribù di un popolo stanziato nell'alto corso dell'Onon, entrò a servizio del khan dei keraiti, una tribù turco-mongola cristianizzata secondo il credo nestoriano. Dopo aver sposato la figlia del khan iniziò ad ampliare i propri domini battendo e assimilando le tribù vicine. Nel 1206 poteva controllare già tutta l'area del Gobi. Egli si diede a conquistare e organizzare i popoli, secondo un 'organizzazione politico-militare basata sulla mobilità e fortemente gerarchizzata: ogni tribù era indipendente, ma tutte erano sottomesse alla famiglia imperiale, il cosiddetto "casato della stirpe aurea", sacro poiché mitologicamente derivato dal Dio del cielo, Tengri, divinità suprema dei mongoli. Ma l'aspetto più straordinario della sua personalità fu il genio in campo militare, dalla formidabile tattica. Nel 1227 il grande leader morì lasciando un impero che si estendeva dalla Siberia al Kashmir, al Tibet, al Mar Caspio, al Mar del Giappone. Nonostante i genocidi, le deportazioni di massa e le città rase al suolo e ricostruite da zero, l'Impero mongolo era solido, pacifico, con genti diverse per stirpe, lingua e religione che convivevano armoniosamente sotto l'equa e inflessibile pax mongolica.Alla morte di Gengis Khan i capi tribù si riunirono per scegliere all'interno della famiglia imperiale un nuovo Gran Khan, che fu indicato in suo figlio Ogödäi (1229).Ogödäi si diede a completare la conquista della Cina settentrionale e della Persia, mentre suo cugino Batu, nipote di Gengis Khan, lanciò una spedizione contro l'Europa, arrivando nel 1238 sui ducati russi confederati, che già nel 1222 avevano conosciuto la furia delle orde tartare. Quando Kiev cadde nel 1240 la Cristianità entrò in un momento di crisi e terrore. Non conoscendo né la lingua né le origini dei mongoli essi apparivano come un'entità sovrannaturale, terribili.A niente servì la difesa della migliore cavalleria cristiana, compresi i cavalieri Teutonici che vennero decimati a Liegnitz. Federico II si appellò allora a tutti i sovrani cristiani per bandire una crociata e anche papa Gregorio IX parve incline a tale soluzione. Ma fu lo stesso Batu a ritirarsi dai territori europei conquistati perché il suo esercito aveva subito gravi perdite e perché la conquista poteva trasformarsi in una folle avanzata senza appoggi logistici. Inoltre l'elemento che rese imminente una ritirata fu la morte di Ogödäi.

L'impero dei mongoli entrò in crisi nella seconda metà del XIV secolo, quando i cinesi si rivoltarono e instaurarono la dinastia Ming. La dissoluzione dell'impero fu arrestata da Tamerlano,un barbaro, che riuscì a costruire il dominio dei mongoli.

 

 

Barbarossa, Innocenzo III e Federico II:  Papato contro Impero

 

Federico Barbarossa

Alla morte di Enrico V, con l’incoronazione di Lotario di Salisburgo si verificò l’esplosione delle rivalità tra due potenti famiglie rivali: i Welfen (guelfi) di Baviera e gli Hohenstaufen (ghibellini) di Svevia. Questa guerra, segnata da stermini di massa, terminò con l’incoronazione nel 1152 di Federico Barbarossa, che era imparentato con entrambe le famiglie. Barbarossa diede ai guelfi le regioni settentrionali ed orientali, mentre per sé riservo le regioni meridionali, con la volontà di intraprendere una politica espansionistica nei confronti dell’Italia(meridionale, in mano ai normanni). Federico seppe valersi sia dei principi che dei ministeriales(funzionari di umili origini arrichitisi nel feudalesimo).

Nel 1154 scese in Italia e nella dieta di Roncaglia, rivendicò tutte le “regalie”(tributi e spettanze del sovrano) ai comuni. Nel 1155, poiché catturò e fece impiccare Arnaldo da Brescia, un uomo che aveva osato proclamare la fine del potere temporale dei papi, fu incoronato imperatore a Roma da papa Adriano IV.

Barbarossa emanò nel 1158 la Constitutio de ragalibus, documento che affermava la sovranità imperiale. In seguito a ciò Milano e altre città insorsero, scantenando una guerra che culminerà con la distruzione di Milano nel 1162. La distruzione di Milano parve segnare il trionfo di Federico, ma Barbarossa si mise contro il Papato attancando le proposizioni del Dictatus Papae. Nel frattempo nell’Italia Settentrionale, sì formò una lega difensiva, la lega lombarda che riuniva 36 comuni del Veneto e della Lombardia, alla lega si unirono anche i Normanni, i Bizantini e i Veneziani: tutte le forze minacciavano la politica imperiale. Lo scontro avvenne a Legnano nel 1176 e si risolse con la vittoria dei comuni. Nel 1183 venne firmata la Pace di Costanza, con la quale Barbarossa riconosceva ai comuni la propria autorità in cambio della corrispondenza di tributi. Nel 1186 Federico discese ancora in Italia per suggellare il matrimonio tra il figlio Enrico e Costanza di Altavilla, erede dei domini normanni,à si realizzò così l’antica ispirazione germanica di controllare il sud d’Italia. Nel 1197 Enrico morì lasciando erede della corona suo figlio di tre anni Federico e riaccendendo in Italia, la guerra tra feudi e città, in Germania, quella tra guelfi e ghibellini: iniziava così una lunga guerra di successione.

 

Innocenzo III

Per Innocenzo, il Papato doveva sostituirsi all’Impero nell’esercizio della sovranità politica e dedicò tutta la sua attività al compimento della sua idea. Già nel primo anno di pontificato, estese lo stato pontificio nelle Marche e nell’Umbria.  Poiché non voleva permettere che si riaccadesse che l’Italia avesse un solo egemone, nella guerra civile tra guelfi e ghibellini si schierò a favore dei primi e nel 1209 elesse imperatore a Roma Ottone IV. Ma poco dopo essere stato incoronato, Ottone prese Ancona, Spoleto e altre proprietà della Chiesa, dandole poi ai suoi vassalli, inoltre, invase il Regno di Sicilia. Ottone venne scomunicato nel novembre del 1210 In appoggio di Ottone si schierò l’Inghilterra, mentre in appoggio della Chiesa si schierò la Francia e ovviamente i ghibellini. Nella battaglia di Bouvines (1214), Ottone venne sconfitto, perse tutta la sua autorità e “lasciò” imperatore Federico II, che venne incoronato nel 1215 ad Aquisgrana.

Innocenzo III lanciò ripetuti appelli per la cristianizzazione dei territori che erano ancora nelle mani dei pagani, fece partire la quarta crociata e guidò egli stesso una spedizione contro gli eretici della Provenza che si concluse con l’annessione al regno di Francia della regione meridionale.

 

Federico II

Federico, figlio di Enrico VI e pupillo di Innocenzo III, venne incoronato imperatore a Roma nel 1220; nei primi anni di governo dedicò la sua attenzione al Regno di Sicilia poiché intendeva riformarlo con un modello nuovo di Stato: rivendicò le regalie, distrusse i castelli dei baroni ribelli, soffocò la resistenza dei musulmani, e per ristabilire un ordine, costituì un governo basato sull’opera di funzionari, promosse la costituzione di un corpo di giudici e ricorse all’arruolamento di un esercito mercenario. Concluse la sua opera di riforma con la promulgazione del Liber Augustalis, la raccolta delle Costituzioni nella quale dominava un’idea: nessuna forza doveva usurpare le funzioni del sovrano.

Viene ricordato anche per la fondazione dell’Università statale di Napoli(1224) e per essersi fatto circondare da poeti e rimatori, istituendo la prima scuola della nostra letteratura, quella siciliana.

Affidò il governo di Germania al figlio Enrico per dedicarsi completamente all’Italia. Venne, però scomunicato dal papa Gregorio IX, che usò come pretesto la lentezza delle sue opere militari nella crociata e che invase il Regno di Sicilia. Tornato in Italia, Federico sconfisse le truppe pontificie e stipulò con il papa l'accordo di San Germano(1230) con il quale ottenne la revoca della scomunica.

Si trattava soltanto di una tregua, infatti i comuni del Nord avevano rinnovato una lega difensiva, stretto alleanza con il Papato e sventolavano contro l'imperatore la bandiera guelfa. Al blocco guelfo-pontificio si contrappose il Regno di Sicilia e le città ghibelline (Pisa, Parma, Verona ecc..).

In Italia si combatteva dappertutto, Federico inflisse ai guelfi una pesante sconfitta(1237), ma lo scontro non decise gli esiti della guerra. Nel 1245 il nuovo papa Innocenzo IV scomunicò Federico nel concilio di Lione; intanto i guelfi avevano conquistato molte città ghibelline e avevano, in Germania, eletto un antirè; le sconfitte del 1248 e del 1249 segnarono il tracollò ghibellino che si concluse con la morte di Federico nel 1250.

Alla sua morte, il figlio Manfredi risollevò per un attimo le sorti ghibelline italiane, conquistando ampi territori, ma la paura di un nuovo dominio svevo indusse il papa Urbano IV ad offrire il Regno di Sicilia a Carlo d'Angiò, che venne incoronato re a Roma nel 1265. Carlo, però,al contrario di quanto giurato al papa, intraprese subito la politica degli svevi e diede inizio a un ambizioso progetto di conquista dell'Italia centrale e settentrionale, ma le sue decisioni politiche interne avevano suscitato molti malumori all'interno del Regno, così Palermo insorse e si costituì a comune, la rivolta si estese a tutta la Sicilia, che chiamò in proprio soccorso contro i francesi, Pietro III di Aragona che sbarcò a Tripoli e fu acclamato re a Palermo.

Gli Angioini non poterono metter piede in Sicilia, così iniziò una lunga guerra tra Angioini e Aragonesi che si concluse nel 1302 con il trattato di Caltabellotta.

Il Movimento Comunale

Negli anni delle Crociate, l’economia si dilatò. Accanto alle antiche città ne sorsero di nuove e quelle “vecchie” aumentavano notevolmente di dimensione. La città diventa un vero e proprio centro di scambio culturale e commerciale mentre i feudi rimangono isolati nelle regioni periferiche.

Contrariamente al passato il potere dei feudatari era circoscritto alle campagne, e nelle città la borghesia e i cittadini più importanti si unirono per “fare comune”.

 

L'assemblea

In Italia i cittadini più ricchi ed influenti stipularono un patto giurato(coniuratio), col quale si impegnarono alla reciproca solidarietà e si impegnarono a rispettare le norme che la loro assemblea avrebbe stabilito. Le autorità, in particolare le monarchie, non vollero concedere libertà e privilegi economici alle città, ma dovettero scendere a patti e riconoscere la sovranità dei comuni, tuttavia il passaggio dal nuovo al vecchio ordinamento non fu sempre incruento.

 

I primi comuni in Italia

In Italia le città (Pisa, Lucca, Milano, Genova…) si iniziarono a sviluppare tra l’XI e il XII secolo, il comune cominciò ad esercitare le funzioni di uno stato sovrano (fece leggi, impose tasse ed ecc).

I comuni italiani non pretesero mai dall’impero il riconoscimento formale della propria indipendenza, mentre gli imperatori si sforzarono di ridurre le autonomie cittadine, questo fu la causa dello scontro e delle guerre successive. Quindi in Italia, nel centro nord i comuni presero piede, mentre nel sud, a causa dell’impero, persisteva ancora una tradizione feudale: questo lascerà una traccia profonda nella storia e nella cultura italiana.

 

L'ordinamento comunale

L’istituzione fondamentale dell’ordinamento comunale fu l’assemblea, alla quale partecipavano solamente i cittadini più ricchi e influenti. Questa assemblea risultò subito inadeguata per affrontare i problemi del governo, così ne sorsero due: il consiglio maggiore, costituito dal patriziato che si assumeva il carico della politica ordinaria, ed il consiglio minore, che affrontava le questioni politiche più impegnative e delicate. Tutto il potere era in mano all’aristocrazia (comune aristocratico), il quale non era adeguato alla nuova realtà sociale del comune, così al comune maius del patriziato, si contrappose il comune minus del popolo; questo portò a dure lotte sociali tra i due tipi di comune, lotte che portarono all’affidamento del governo ad un “forestiero”, un magistrato moderatore che garantiva imparzialità.

 

La conquista del contado

Contrariamente a quelli nei regni monarchici, in Italia, i comuni si liberarono completamente dall’autorità feudale arrivando ad inglobare a se anche la campagna adiacente, ai cui abitanti concessero teoricamente diritti sociali. La distruzione del potere feudale non fece però decollare la proprietà contadina che invece entrò a far parte del potere esercitato dalla borghesia.

 

Le repubbliche marinare

La ripresa economica che si ebbe in Europa attorno all'anno mille, abbinata all'insicurezza delle vie di comunicazione interne via terra, fece sì che le principali rotte commerciali si sviluppassero lungo le coste del Mediterraneo. In questo contesto, la crescente indipendenza via via assunta da alcune città portuali le portò ad assumere un ruolo di primo piano nello scenario europeo. Le più importanti furono:

  • Amalfi: Amalfi, forse quella delle repubbliche marinare che raggiunse per prima un'importanza di primo piano, aveva sviluppato intensi scambi con Bisanzio e con l'Egitto. I mercanti amalfitani sottrassero agli Arabi il monopolio dei commerci mediterranei e fondarono nel X secolo basi mercantili nell'Italia meridionale ed in Medio Oriente. Ad Amalfi venne inventata anche la bussola, strumento tuttora in uso. Dopo la conquista da parte dei Normanni, iniziò una rapida decadenza, che favorì Venezia.
  • Venezia: La potenza di Venezia, detta anche la Serenissima, nacque dallo sviluppo dei rapporti commerciali con l'Impero Bizantino, iniziando la sua espansione nell'Adriatico attorno all’anno mille. la Serenissima Repubblica di Venezia ebbe forte espansione anche sulla terraferma, diventando la più estesa delle repubbliche marinare e fu il regno più potente del nord Italia fino al 1797.
  • Pisa: Nel 1016 Pisa e Genova, tra loro alleate, sconfissero i Saraceni conquistando la Corsica e la Sardegna, oltre ad acquisire il controllo del Tirreno. Raggiunse l’apice nel XII e XIII secolo quando le sue navi controllavano il Mediterraneo Occidentale. La rivalità tra Pisa e Genova si acuì nel XIII secolo e sfociò nella battaglia navale della Meloria (1284), che segnò l'inizio del declino della potenza pisana
  • Genova: Le fortune del comune aumentarono notevolmente grazie all'adesione alla prima crociata: la loro partecipazione procurò l'acquisizione di grandi privilegi per le comunità genovesi trasferitesi in molte località della Terra Santa. Il dominio dei mari rimase appannaggio di Genova per circa settant'anni, fino al secondo ed ultimo grande conflitto con Venezia, la guerra di Chioggia del 1379, conclusosi con la vittoria dei veneziani, che riconquistarono definitivamente il dominio sui commerci per l'oriente.

 

 

Le Crociate

 

L’esercito crociato

All'appello del Papa Urbano risposero nella prima crociata 40.000 persone di cui solo una piccola minoranza erano cavalieri. Tuttavia, non partirono solamente avventurieri in cerca di fortuna o cadetti delle famiglie che non avevano diritto alla successione, la maggior parte dei cavalieri crociati erano infatti signori nobili che vendevano i propri possedimenti per permettersi l'armatura e il viaggio in Oriente per sé e per i propri cavalieri fedeli: a partire per la croce non fu chi aveva meno da perdere ma chi possedeva di più. Anche se qualcuno sperava di fare bottino, il papa aveva decretato che le conquiste sarebbero spettate al “principe” (Alessio Comneno nel caso della prima crociata).

Urbano II sapeva però che non era sufficiente fare appello al cuore degli uomini per convincerli all'azione; così fece divenire l’obiettivo ufficiale della missione la riconquista della terra Santa. Tuttavia questo idealismo non fece comportare i crociati in modo particolarmente pio durante il viaggio: erano guerrieri devoti ma altrettanto arroganti e brutali, e non mancarono atti di violenza e azioni riprovevoli. Chi voleva intraprendere il viaggio doveva fare "il voto del pellegrino" "prendendo la Croce", il suo giuramento non era vincolato né al papa né a nessun altro uomo, ma direttamente al Signore. L’esercito crociato era quindi tutt'altro che un esercito ma una massa organizzata di soldati, sacerdoti, servi e altri individui al seguito che si dirigevano più o meno nello stesso posto per scopi analoghi. Una volta partito, non lo si poteva più controllare.

 

La prima crociata

Quando Papa Urbano II indisse un pellegrinaggio armato al concilio di Clermont (1095) al grido di Deus vult ("Dio lo vuole"), nessuno pronunciò la parola "crociata", si pensava infatti ad una sorta di pellegrinaggio di massa a Gerusalemme. La croce rossa che i pellegrini portavano sul mantello infatti stava a significare che erano pronti a versare il loro sangue per un viaggio redentore ma di certo nessuno si aspettava una simile risposta da parte dei fedeli. Papa Urbano II sperava, una volta aiutato Alessio Comneno(imperatore bizantino), di ristabilire la sua autorità in una nuova riconciliazione e riunificazione tra la Chiesa d'Occidente e quella d'Oriente nella lotta contro i musulmani. La reazione del popolo fu però incontrollata e molti partirono immediatamente, male armati e poco equipaggiati. Tale spedizione, che sarà poi chiamata crociata dei Pezzenti, fu guidata da Pietro l’Eremita e si concluse con il massacro delle forze Cristiane ad opera dei musulmani presso Nicea. Oltre a mancare completamente l'obiettivo della Terra Santa, degenerò nei primi pogrom contro gli Ebrei.

La prima vera crociata, detta "dei nobili", avvenne solo due anni dopo e fu guidata fra gli altri da Goffredo di Buglione. Essa portò i maggiori successi dal punto di vista territoriale, i terreni conquistati però non furono tutti restituiti a Bisanzio, ma alcuni portarono alla nascita degli stati crociati d'Outremer. Tuttavia spesso le azioni dei crociati si riveleranno incontrollate e, fin dal loro arrivo a Gerusalemme nel 1099, dopo aver proceduto ad un massacro degli abitanti della città, gli storici parlano di soprusi non solo nei confronti dei musulmani, ma anche nei confronti degli ortodossi.

 

La seconda crociata

Fu solo con la seconda crociata (1147-1149), causata dalla caduta di Edessa (1144), che il fine bellico divenne esplicito. Il teologo san Bernardo di Chiaravalle teorizzò, in risposta alla difficoltà per un cristiano di conciliare la guerra non difensiva con la parola di Dio, la teoria del malicidio: chi uccide un uomo intrinsecamente cattivo, quale è chi si oppone a Cristo, non uccide in realtà un uomo, ma il male che è in lui; dunque egli non è un omicida bensì un malicida.

La seconda crociata venne condotta con un'eccessiva spavalderia dal re di Francia Luigi VII, alleato al solo Corrado III del Sacro Romano Impero, ignorando le possibili alleanze con alcuni potentati musulmani che avrebbero permesso di riprendere la contea di Emessa, Luigi, ascoltando le perorazioni di alcuni cattivi consiglieri abbagliati dalle ricchezze di Damasco, cinse d'assedio la capitale siriana senza nemmeno cercare l'aiuto del re normanno di Sicilia né del basileus bizantino, riportando una disastrosa sconfitta nel 1148.

 

La terza crociata

La terza crociata (1189-1192), detta anche la "crociata dei Re", fu un tentativo, da parte di vari sovrani europei, di strappare Gerusalemme e quanto perduto della Terra Santa, al Saladino(un emiro che passò alla leggenda del Medioevo per aver riunificato la Siria e l’Egitto). Vi parteciparono Federico Barbarossa, Filippo II Augusto, re di Francia e Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra.

Grazie agli sforzi di Riccardo d'Inghilterra, fu ottenuto almeno un risultato positivo, la riconquista di San Giovanni d'Acri, che divenne la nuova capitale del Regno. Dopo la battaglia di Arsuf fu siglata col Saladino la pace di Ramla del 1192.

 

La Reconquista della Spagna

La fine del dominio degli Omaiadi(una dinastia che aveva assicurato la convivenza civile tra Arabi e Cristiani) fece uscire dall’ombra alcuni stati cristiani: il Regno di Navarra e quello delle Asturie. La lotta per la Reconquista fu resa spietata dal sopraggiungere degli alleati ( I Franchi per la Croce e i musulmani d’Africa per gli Arabi).  La lotta fu scandita dalle offensive e dalle contro offensive che insanguinarono la Spagna per tutto il XII Secolo e per la prima parte del XIII. Nel 1212 l’occidente inviò nella penisola un nuovo esercito di soccorso che a Las Navas inflisse la decisiva sconfitta ai Musulmani. 

 

L’espansione germanica verso est. I nuovi Stati cristiani dell’Europa centro-orientale

Le popolazioni germaniche intrapresero l’avanzata verso est, spingendosi sia verso le pianure che si aprivano di là dell’Elba, che erano abitate dai pagani, sia verso le regioni medie del Danubio, ove si erano formati dei regni cristiani: tutte le coste pagane del baltico caddero in mano tedesca. Mentre resisterono le popolazioni cristiane, la Boemia(che era destinata a rimanere vassalla del Sacro Romano Impero) e l’Ungheria(che già dal X secolo si era convertita al Cristianesimo e si avviava a essere una super potenza cattolica).

 

 

La riforma della chiesa

La coesistenza con il feudalesimo, il possesso di grandi patrimoni e la pratica della politica e della guerra significarono per la chiesa una profondissima crisi religiosa e morale dalla quale poté uscire grazie ad una radicale riforma. Le prime voci della riforma si levarono dal Monastero di Cluny, nel quale ritornò la regola Benedettina del Ora et Labora, inoltre a Cluny venne cancellata l’antica distinzione tra monaci e preti, ed il monachesimo divenne una “milizia sacra” pronta ad intervenire agli ordini di Roma. Nel X e nell’XI secolo il clero prese posizione verso la violenza: nel 989 il Concilio di Poitiers scomunicò quanti facevano ricorso alla forza verso le chiese e si pose a capo del movimento della “pace di Dio

(proibiva ai cavalieri di usare la violenza verso ecclesiastici, pellegrini, mercanti, donne e bambini)

 

Corrado II

Dopo la morte di Enrico II, imperatore Sassone, fu eletto Re di Germania un rappresentante della feudalità ribelle, Corrado detto il salico. Incoronato imperatore a Roma si volle distaccare dalla tradizione degli ottoni, dai feudatari e dai vescovi–conti, che sino ad allora erano stati la base dell’impero e decise di appoggiarsi alla piccola nobiltà e nel 1037 promulgò la Costitution De Feudis, la carta che riconoscendo l’ereditarietà dei feudi minori legittimò l’ingresso nella storia di una nuova classe: la Borghesia.

Corrado viene anche ricordato poiché diede all’impero un assetto che sarebbe rimasto immutato per secoli.

 

Enrico III

Enrico III incoraggiò in Germania il movimento della “pace di Dio” e consolidò le frontiere orientali combattendo contro Boemi, Ungheresi e Polacchi. Dopo ciò, poté dedicarsi ai problemi italiani e venne a Roma per l’incoronazione, in quel momento la città Santa era sconvolta dagli scontri e ben tre papi si contendevano il soglio pontificio. Rivendicando i diritti Ottoniani(Privilegium Othonis), Enrico depose i tre papi e nominò alla suprema carica Clemente II. In questo modo il papato era stato sottratto al dominio della aristocrazia romana, ma era caduto sotto la tutela dell’Imperatore. La situazione ebbe una svolta quando nel 1049 fu designato papa Leone IX, che per non rimanere vassallo dell’Imperatore volle che la sua elezione fosse convalidata dal popolo romano, Leone IX assunse la direzione della riforma e raccolse intorno a se uomini che alla pietà religiosa univano la capacità di agire efficacemente nel mondo(come Ildebrando di Soana). Dopo la sua morte, Vittore II approfittò della scomparsa di Enrico per fare eleggere, senza il consenso della corte imperiale, il papa Niccolò II, che nel 1059 ruppe il patto con il partito imperiale, questo provvedimento provocò un ampio dissenso dell’alto clero in Germania e in Italia, ma il papa non tardò a proteggersi stringendo alleanze difensive con i marchesi di Toscana a nord, con i Normanni a sud.

 

La lotta delle investiture

La lotta tra papato e impero cominciò con Papa Niccolò II, eletto nel 1059: egli mediante il concilio Lateranense condannò l'investitura laica dei vescovi ed escluse l'imperatore dalla partecipazione attiva all'elezione del pontefice.

Gli successe Papa Gregorio VII (Ildebrando di Soana)che emise nel 1075 il famoso Dictatus Papae. con questo documento si dichiarava che il pontefice era la massima autorità spirituale e in quanto tale poteva deporre la massima autorità temporale (l'imperatore), mediante la scomunica; veniva così espressa una vera e propria teocrazia. La lotta divenne aspra tra il Papa e l'imperatore di Germania Enrico IV, che radunò i vescovi a lui fedeli i quali deposero il pontefice che a sua volta scomunicò l'imperatore.

A causa della ribellione dei grandi feudatari tedeschi, Enrico IV si recò nel 1077, in gennaio (si dice vestito di semplice lana), davanti al castello di Canossa per ottenere il perdono del Papa con la mediazione della contessa Matilde di Canossa. La vicenda viene ricordata come l'umiliazione di Canossa: si narra che l'Imperatore dovette aspettare tre giorni e tre notti prima di essere ricevuto e perdonato.

Ottenuto il perdono, e sistemati i feudatari ribelli, Enrico IV convocò un concilio a Bressanone (1080): Gregorio VII fu deposto e sostituito con un antipapa Clemente III; ovviamente non si fece attendere la nuova scomunica da parte del Papa contro l’imperatore. Per tutta risposta Enrico IV scese in Italia e cinse d’assedio Castel Sant'Angelo dov’era asserragliato Gregorio che chiamò in suo soccorso i normanni guidati da Roberto il Guiscardo.  Sconfitti i Germani, i normanni si abbandonarono al saccheggio della città provocando una rivolta nella popolazione romana che costrinse il Papa a fuggire per rifugiarsi presso i normanni, a Salerno, dove morì (1085). Così dopo l’umiliazione dell’impero, con l’esilio a Salerno si ebbe anche l’umiliazione del Papato. Successivamente Enrico IV (1106) abdicò in favore del figlio Enrico V, che occupò Roma, imprigionò il papa è creò un antipapa e si fece incoronare imperatore, ma la scomunica gli sollevò contro i feudatari che lo piegarono alle trattative.

Il Concordato di Worms del 1122  rappresentò un modello per gli sviluppi successivi delle relazioni tra la Chiesa e l'Impero. Secondo il concordato, la Chiesa aveva il diritto di nominare i vescovi, quindi l'investitura con anello e pastorale doveva essere ecclesiastica. Le nomine, tuttavia, dovevano avvenire alla presenza dell'imperatore, o di un suo rappresentante, che attribuiva incarichi di ordine temporale ai vescovi (appena nominati dal Papa) mediante l'investitura con lo scettro: un simbolo privo di connotazione spirituale.

Alla fine del secolo XI, la Cristianità occidentale, pure lacerata dalla lotta delle investiture, trovò un momento di unità intorno all’appello del papa Urbano II che chiamò tutti i fedeli alla “guerra santa” per liberare il sepolcro di Cristo. L’invocazione del papa suscitò un appassionato consenso. Nasceva l’idea della crociata.

 

L’attacco all’occidente cristiano e l’avvento delle monarchie nazionali.

Nel X secolo l’occidente cristiano venne attaccato da alcuni invasori(Normanni, Ungari, Saraceni), queste scorribande durarono fino al 1015. L’Occidente sopravvisse all’urto facendo del feudalesimo l’elemento costruttivo delle monarchie nazionale e riuscendo a superare la sua inferiorità militare: organizzò meglio le fortificazioni e alla cavalleria leggera del nemico oppose la sua cavalleria corazzata.

 

I Normanni

I Normanni abitavano la penisola scandinava, se ne distinguono due ceppi diversi:

  • i Vichinghi (Danesi e Norvegesi): essi avevano un incredibile familiarità con il mare, fin dal VIII secolo risalivano i fiumi dalla foce, sbarcavano, si impadronivano di cavalli al pasco, saccheggiavano le villae e ripartivano alla stessa velocità con la quale erano arrivati. Non solo le coste, ma anche le città dell’interno dovettero subire le offese dei Vichinghi addirittura Parigi fu assediata nel 885. I Vichinghi si spinsero fino all’Islanda, attraversarono il mare e raggiunsero la Groenlandia e le terre del Nord-America.
  • i Varenghi (Svedesi) : sotto la guida del capo Rurik, penetrarono nel cuore della pianura Russa. E seguendo il corso dei fiumi Dnepr e Volga installarono relazioni commerciali con Bisanzio e con il califfo di Baghdad.

 

Gli Ungari

Alla fine del IX secolo, gli Ungari, provenienti dall’Ucraina, si stabilirono in Pannonia (successivamente prese il nome di Ungheria), continuando le loro scorribande con lo scopo di arricchire la Pannonia di metalli preziosi e schiavi. Inseguito furono arrestati da due sovrani tedeschi, Enrico l’Uccellatore ed Ottone I che liberarono l’Europa dal flagello delle loro incursioni. Così, dopo le sconfitte, intorno al Mille gli Ungari si diedero un re e i primi ordinamenti civili, e si convertirono al Cristianesimo.

 

I Saraceni

Nel X secolo, l’Africa settentrionale, l’Egitto e la Siria furono conquistati da una sette sciita che fondò la dinastia dei Fatimidi, questi furono talmente impegnati nella lotta ai Sunniti egiziani che trascurarono il Mediterraneo e fecero sorgere un gran numero di emirati tra loro rivali. Il più agguerrito fu l’emirato di Tunisi(i Saraceni) che conquistò la Sicilia e le Baleari. I Saraceni stabilirono in due campi trincerati le loro basi, tra Campania e Lazio e in Provenza, da queste partivano scorrerie che resero famoso ai contemporanei il nome dei Saraceni.

 

L’Impero della nazione germanica

Dopo la crisi dell’Impero Carolingio emersero nella società germanica alcuni grandi ducati (Sassonia, Franconia, Svevia). Nonostante il frazionamento della Germania, rimaneva ancora vivo il ricordo dell’Impero. Così, Enrico l’uccellatore, un soldato sassone che arrestò le invasioni degli Ungari fu eletto re di Germania dai Grandi. Prima di morire, Enrico riuscì a far rimanere il trono a suo figlio Ottone. Ottone salì al trono a 24 anni e da subito iniziò a considerare i vescovi come fedeli, come uomini che nel momento di pericolo fossero pronti ad abbandonare il pastorale per la spada. Per aumentare il potere temporale dell’alto clero, Ottone fece diventare i vescovi dei veri e propri signori feudali: i vescovi-conti.

L’appoggio del clero, la sottomissione dei duchi che si erano ribellati e la decisiva vittoria sugl’Ungari fecero diventare Ottone il padrone incontrastato della Germania. Così nel 962 Ottone fu incoronato imperatore di Germania da Papa Giovanni XII, un Papa diciassettenne. Ottone subito volle imporre la sua autorità nell’ambiente ecclesiastico e tramite una legge, la Privilegium Othonis, si diede la facoltà di intervenire nell’elezione del Papa. Nella parte finale della sua attività Ottone cercò di sottomettere il Sud d’Italia, non riuscendoci; il figlio, Ottone II proseguì nel tentativo, ma ottenne una clamorosa sconfitta, inoltre in Germania, Slavi e Danesi avevano ripreso le incursioni e riuscirono ad incendiare Amburgo. Lasciò il trono ad Ottone III, che cercherà di instaurare un impero universale cristiano e che sarà travolto pochi mesi dopo da una sommossa della plebe romana.

Monarchia in Francia

Deposto l’ultimo erede dell’impero Carolingio nel 887, in seguito alla caduta di Parigi in mano normanna, la Francia era un insieme di feudi in lotta tra loro, dove l’autorità del re era solo nominale e dove i feudatari, una volta ottenuto dal re il riconoscimento del proprio potere ignoravano per sempre l’autorità della corona. Alla situazione instabile del feudalesimo si aggiunsero le rovinose incursione dei Normanni, Carlo III il Semplice, re dei Franchi, scelse di trattare e concesse agli invasori il possesso della Normandia. La guerra ininterrotta per il trono di Francia subì una svolta decisiva nel 987 quando fu eletto re di Francia Ugo Capeto, che diventò padrone della situazione grazie alla posizione centrale dei suoi domini. Con lui(dinastia dei capetingi) sorgeva nell’Europa, accanto all’Impero restaurato dalla dinastia Sassone, una monarchia nazionale francese che già con Luigi VI il Grosso rivendicò i suoi diritti sui feudi e cominciò a far sentir la sua autorità sugli indocili vassalli.

 

La Britannia

Alla fine del VIII secolo le isole britanniche appaiono già indirizzate verso diversi destini: L’Irlanda, risparmiata dall’invasione, elaborava intorno ai conventi una Sua civiltà; la Britannia, segnata dalla cultura Germanica, dovette coalizzarsi contro le invasioni degli Scandinavi.

Così, Alfredo il Grande riuscì ad unificare la regione meridionale: la prima unità nazionale inglese. Alfredo non riuscì a scacciare i Normanni (Scandinavi) e dovette abbandonargli circa i due terzi dell’isola, il Danelaw.  I successori di Alfredo non seppero continuare a contenere i Normanni, così il danese Canuto unì l’Inghilterra, la Norvegia e la Danimarca. Dopo la Sua morte, Guglielmo Duca di Normandia, detto il conquistatore, sconfisse un esercito britannico e si impadronì della corona inglese (1066), che rimase ai Suoi successori fino al XIV secolo con la guerra dei cento anni. Guglielmo fece controllare il feudalesimo da funzionari locali, gli sceriffi, e fece registrare in un grande libro gli obblighi dei Feudatari nei confronti del re: il Domesday book (libro del Giudizio Universale).

 

 

 

Condizioni di vita nell’VIII e nel IX secolo

 

 

L’elemento di base della produzione rurale nell’età Carolingia era la villa: appartente a un signore laico od ecclesiastico, tra villa e villa c’erano rapporti di scambio e commercio.

Il nucleo della villa era amministrato direttamente dal signore e prendeva il nome di riserva, mentre le terre arative, i pascoli e i boschi lasciati ai contadini costituivano le terre mansionarie, dette così perché ha ciascun nucleo di contadini veniva affidato un mansus. Il dominus aveva in mano sia la direzione economica sia la sovranità politico del piccolo mondo contadino.

Il re, i Grandi, le Abbazie erano proprietari di organizzazioni che aggregavano le ville in estese circoscrizioni, ciascuna circoscrizione costituiva un fiscus che era governato dallo iudex, un personaggio che era la chiave della grande proprietà terriera.

La ricostruzione della vita nelle campagne ha consentito agli storici di presentare l’età Carolingia come una fase di rinascita delle attività economiche.

 

 

Le sette meraviglie del mondo antico

Nel 200 a.c. Filone di Bisanzio propose una lista dei più famosi monumenti del tempo che divennero noti come “Le sette meraviglie del mondo“. Si tratta di strutture architettoniche, sculture ed edifici che i Greci ed i Romani ritennero essere le più belle e straordinarie opere dell’intera umanità. Sono tutte situate in quello che allora era il mondo conosciuto: Egitto, Grecia, Mesopotamia e Turchia.

Il Colosso di Rodi
Era una grande statua di bronzo chiamata Colosso e si ergeva maestosa sul porto dell’isola di Rodi nel Mar Egeo. Era alta come venti uomini e se si fosse saliti fino in cima alla sua testa si sarebbero potutoti vedere terra e mare per chilometri e chilometri. Perchè è stata costruita?
Molto tempo fa gli abitanti di Rodi combatterono per difendere la loro isola dall’assalto dei nemici. Avevano pochissime speranze di vincere, ma uomini e donne si batterono valorosamente. Il loro coraggio fu ricompensato e il Re Tolomeo d’Egitto accorse in loro aiuto con una flotta potente e salvò, così, Rodi. I suoi abitanti furono così grati a Elio, dio del sole e protettore dell’isola, che in suo onore venne costruita l’imponente opera. Dominò il porto per moltissimo tempo, i poeti cantarono la sua bellezza e la chiamarono una delle sette meraviglie del mondo. Un giorno la terra cominciò a scuotersi e a tremare, una violenta scossa di terremoto le fece perdere l’equilibrio e cadde a pezzi: non fu più possibile ricostruirla.
Oggi del Colosso di Rodi si può leggere soltanto sui libri; ogni tanto però si trovano ancora frammenti di bronzo che un tempo gli appartenevano.

Il Tempio di Artemide ad Efeso
Nei parchi e nei musei si trovano statue scolpite in onore di personaggi realmente esistiti, ma tanti e tanti secoli fa gli uomini scolpivano le statue in onore di personaggi completamente immaginari: questi personaggi erano gli dei e proteggevano le attività degli uomini. Tra questi vi era Artemide, la dea che proteggeva la caccia. I greci costruirono in suo onore un tempio e vi posero una statua. Il tempio era alto e maestoso, di marmo bianco e rilucente d’oro. Occorsero più di cento anni per costruirlo e quando fu terminato la gente faceva lunghissimi viaggi per vederlo. Il tempio fu distrutto dai nemici, ma il popolo amava tanto la dea che lo ricostruì ancora più bello e più grande. Per molti secoli fu uno dei santuari più famosi, finchè i barbari non cominciarono a depredarlo. Da allora decadde e a poco a poco fu spogliato di tutte le sue ricchezze e di lui restarono solo le fondamenta. Se il tempio di Artemide è andato distrutto, tuttavia, molti libri, compresa la Bibbia, ancora ne parlano.
Oggi è possibile vedere le sue rovine a Efeso, in Turchia.

La Piramide di Cheope a Giza
Un Re dell’antico Egitto, Cheope, voleva un luogo speciale dove farsi seppellire dopo la sua morte. Così ordinò ai suoi schiavi di costruire una grande piramide di pietra, cioè una costruzione dalla forma simile a quella di una tenda.
La tomba di Cheope, chiamata anche Grande piramide, risultò realmente gigantesca: la sua base è grande come otto campi di calcio e la sua altezza è pari ad un grattacielo di oltre quaranta piani.
Ma come fu possibile costruirla? Non esistevano i mezzi ed ogni masso pesava molte tonnellate. Come avranno fatti gli antichi egizi a sollevare quelle pietre fino in cima? Probabilmente le trascivano su per una rampa con delle specie di slitte ma nessuno può dirlo con precisione. Si sa soltanto che per costruirla ci vollero più di vent’anni. La Grande piramide, costruita in Egitto più di 5.000 anni fa, è la sola delle meraviglie del mondo antico che non sia ancora andata distrutta e ancora oggi la gente accorre da tutto il globo per ammirarla.

La statua di Zeus ad Olimpia
Fidia, scultore greco, nato ad Atene nel 490 circa e morto probabilmente nel 430 a.C., rappresenta il più prolifico e completo scultore dell’età classica, capace di padroneggiare tutte i materiali e le tecniche da quelle a tutto tondo a quelle a bassorilievo. Numerose sono state le sue opere, e la sua attività si è contraddistinta per la realizzazione di opere molto impegnative. Tra le sue prime opere vi fu una statua crisoelefantina (realizzata in oro e avorio) di Atena per la città di Pellene, quindi un Apollo Parnopios in bronzo, un’Atena Promachos e un’Atena Lemnia.
Intorno al 450 realizzò la grande statua crisoelefantina di Zeus per il tempio di Olimpia, considerata nell’antichità una delle sette meraviglie del mondo.
Nessuno aveva visto prima una statua così grande, fatta d’avorio e d’oro. Zeus sedeva su un trono. Si diceva che bastava guardare la statua per dimenticare tutti i dispiaceri. Ogni quattro anni gli abitanti di Olimpia celebravano una grande festa in onore di Zeus, ed anche oggi, dopo più di duemila anni, le squadre di atleti di tutte le nazioni si incontrano ogni quattro anni per le Olimpiadi. La statua è stata distrutta, ma gli uomini di quel tempo l’hanno descritta così bene che molti artisti si sono ispirati ad essa per farne dei dipinti e dei modelli.
Il trono alto circa quattordici metri con spalliera diritta e culminante con figure di dei; i braccioli erano sostenuti da sfingi; il dio era seduto con peplo drappeggiato, che era d’oro; i piedi poggianti su uno sgabello lavorato, cesellato e poggiante su un leone a tutto tondo; calzari cesellati con lavori di scene di guerre; nella mano destra reggeva una vittoria, che si dice fosse d’oro e misurasse due metri…

Con la mano sinistra regge un’asta molto lunga poggiante sul terreno e avente in cima un’aquila d’oro; la faccia del Dio esprime bontà e gioia, come dice Crisostomo. La testa è incoronata di olivo. La faccia e la parte scoperta del corpo erano d’avorio cesellato, mentre erano d’oro e di altri metalli preziosi barba e capelli.
Pietre preziose disseminate nei punti opportuni, ad esempio gli occhi.
Pausania descrive minutamente il gran numero di figure che sono nei piedi del trono e attorno ad esso sulla base; si giunge perfino a venti figure di dei che assistono alla genesi di Pandora. Il tutto poggiava su un basamento di marmo pario, alto uno o due metri. Quando si pensa che la statua di Atena, nel Partenone, era visibile ai naviganti che giravano capo Sunio, quasi fosse un faro ideale, si ha l’idea della grandiosità di tutti i monumenti che Fidia affidò ai posteri.

Il Faro di Alessandria in Egitto
Giù, giù fino in fondo al mare, si vede una grande massa tutta ricoperta di alghe: è troppo grossa per essere un pesce! Potrebbe essere invece una nave pirata con un carico d’oro.. Avvicinandosi bene ci si accorge, però, che assomiglia ad un gigantesco grattacielo: è il famoso faro dell’isola di Faro, una delle sette meraviglie del mondo antico che sprofondò nel mare moltissimi decenni fa.
I libri di storia raccontano che un terremoto fece crollare il faro nel Mar Mediterraneo. Quello però non era un faro normale, alla base c’era una smisurata fortezza di trecento stanze da cui i soldati si difendevano dalle navi nemiche. In cima alla fortezza c’era una grande torre sulla quale di notte veniva acceso un falò così luminoso che la luce poteva essere vista a grandissima distanza.
Alcuni dicono che, a volte, quando le acque dell’isola sono particolarmente chiare, si può vedere un faro in fondo al mare. Sarà il faro di Faro?

 

I Giardini pensili di Babilonia
Tanto tempo fa, nella terra di Babilonia, viveva un Re chiamato Nabucodonosor. Sposò una bellissima principessa di un’altra terra e la condusse a Babilonia, la capitale del suo regno. La nuova regina, però aveva nostalgia delle montagne e dei giardini del suo paese. Il Re allora chiamò a raccolta i suoi architetti perchè costruissero i più bei giardini che si potessero vedere al mondo. Cominciò il lavoro, gli uomini del Re costruirono terrazze e muri altissimi e vi posero fiori, alberi da frutta e fontane. I giardini erano i più alti che si fossero mai visti: raggiungevano l’altezza di un edificio di trentacinque piani. La costruzione dei giardini non fu facile, gli uomini dovevano trasportare da grandissime distanze i macigni e le pietre con le quali costruivano muri, terrazze e fontane. Non si sa con certezza se questa storia sia proprio vera, ma si sa da antichissimi scritti che i giardini di Babilonia sono realmente esistiti. Nella campagna dell’Iraq gli archeologi hanno trovato pozzi vuoti, fossati e cantine che un tempo dovevano far parte dei giardini pensili di Babilonia.
La parola pensile deriva dal verbo latino pendere che significa essere sospeso.

Il mausoleo di Alicarnasso
L’edificio era la famosa tomba d’oro e di marmo di un Re che si chiamava Mausolo. Quando morì, la regina ordinò per lui una tomba che doveva essere conosciuta ed ammirata in tutto il mondo. Il nome di Mausolo resta oggi nel nostro linguaggio nella parola che usiamo per indicare un monumento funebre. La sua tomba fu costruita in un’antica città chiamata Alicarnasso che oggi è la città di Bodrum. La tomba fu distrutta, ma visitando il British Museum di Londra in Inghilterra è possibile vedere ancora alcuni resti.

 

 

 

 

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