Periodizzazione della storia

 

 


 

Periodizzazione della storia

 

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Periodizzazione della storia

 

Periodizzazione della storia

 

La periodizzazione

 

  • Preistoria: dalle origini dell’uomo all’invenzione della scrittura (3000 a. C. circa)
  • Età antica: dal latino ante, che indica semplicemente qualcosa che è anteriore a ciò che accade nel tempo presente
  • Medioevo: età intermedia tra l’antichità e l’età moderna, dal 476 al 1492 (è un concetto ideato dagli uomini del Rinascimento, che chiamano così l’età che li separa dall’antichità classica)
  • Età moderna: dal 1492 – dura tuttora; è sempre un concetto ideato dagli uomini del Rinascimento che designano come età moderna, cioè “attuale”, “di adesso” (“moderno” dal latino modo, “adesso” – da cui deriva il troncamento mo’, usato in alcuni dialetti, come il napoletano) quella in cui vivono, per contrapporne le novità all’arretratezza di quella precedente
  • Antico regime: espressione coniata dagli storici francesi per indicare il periodo che va dal medioevo alla rivoluzione francese, che ne costituisce il superamento
  • Età contemporanea: dal 1815 ad oggi – è una periodizzazione usata per indicare la parte più recente dell’età moderna. Secondo lo storico Rémond, la rivoluzione francese, la rivoluzione russa e il processo di decolonizzazione sono i tre fattori più importanti all’origine del mondo contemporaneo.

 

I programmi delle singole classi coprono perciò i seguenti periodi:

  • classe III: dal 1350 al 1648 (tre secoli); fine del medioevo e prima età moderna
  • classe IV: dal 1648 alla fine del 1800 (due secoli e mezzo)
  • classe V:  dall’inizio del 1900 ad oggi (un secolo)

Principali punti di riferimento per la periodizzazione delle epoche più remote della storia della Terra e dell’umanità:

  • 15-20 miliardi di anni fa: si forma l’universo (Big bang)
  • 4,5 miliardi di anni fa: si forma la terra
  • 5 milioni di anni fa: compaiono i primi ominidi (detti così perché rappresentano gli stadi iniziali di quel processo evolutivo che porterà alla formazione del genere umano attuale, l’homo sapiens sapiens).

Da notare che se si paragonasse il lasso di tempo intercorrente tra la nascita dell’universo (Big Bang) e il momento attuale ad un anno solare, allora la comparsa degli ominidi andrebbe collocata alla fine di questo anno, circa a mezzogiorno del 31 dicembre, ovvero in tempi recentissimi.

  • 500.000 anni fa: domesticazione del fuoco
  • fra 100.000 e 12.000 anni fa: si verifica l’ultima grande glaciazione, detta di Würm, nel corso della quale i ghiacciai e i nevai perenni si estendevano assai più a sud degli attuali limiti, arrivando a coprire, nell’emisfero settentrionale, le aree dove oggi sorgono le città di Londra, Pechino e New York
  • 200.000 anni fa: compare in Etiopia l’uomo anatomicamente moderno: homo sapiens.
  • 70-50 mila anni fa: un gruppo di homo sapiens (forse un migliaio di individui) migra dall’Africa e popola l’Asia e l’Australia
  • 40/30 mila anni fa: l’Homo sapiens raggiunge l’Europa dove sostituisce il più antico Neanderthal. Nello stesso periodo compare l’arte
  • 40.000 anni fa: comparsa dell’homo sapiens sapiens
  • 13.000 anni fa: il livello degli oceani è più basso: l’uomo raggiunge le Americhe passando dalla Siberia all’Alaska
  • 12.000 anni fa: viene addomesticato il cane; seguono la pecora, la capra, i bovini, il maiale e il cavallo
  • 12.000 anni fa: termina l’ultima glaciazione, il livello dei mari si alza di 150-200 metri. Il clima diventa più arido
  • 10.000 a. C., inizi dell’agricoltura e nascita dei primi villaggi nel vicino oriente e nel Sud-est asiatico
  • 8500 a. C., comparsa delle prime città
  • 3.000 a. C., invenzione della scrittura, fine della preistoria
  • 2.600 a. C., nascita della filosofia
LE RIVOLUZIONI PIU’ IMPORTANTI (grandi svolte nella storia dell’uomo)
  • La rivoluzione neolitica (età neolitica: dal 14.000 a. C. al 3.500 a. C. circa). L’espressione indica alcune trasformazioni essenziali nella vita dell’uomo avvenute durante l’età preistorica del neolitico: l’invenzione dell’agricoltura (10.000 a. C. circa) e lo sviluppo delle prime città (8.500 a. C. circa)
  • La rivoluzione scientifica (1543-1687): l’espressione indica la nascita della scienza moderna, il cui sviluppo – strettamente correlato a quello della tecnologia – ha introdotto enormi innovazioni nel modo in cui viviamo e concepiamo il mondo. Convenzionalmente, l’inizio della rivoluzione scientifica viene fissato nel periodo compreso tra il 1543, data di pubblicazione del capolavoro di Copernico, Le rivoluzioni degli astri celesti, e quella dell’opera di Newton, I principi matematici di filosofia naturale, 1687.
  • La prima (1649) e la seconda (1688) rivoluzione inglese: con l’espressione “prima rivoluzione” si indica la guerra civile che portò alla caduta della monarchia (poi restaurata) ed alla creazione della repubblica; con “seconda rivoluzione” o “gloriosa rivoluzione” (gloriosa perché attuata pacificamente, senza spargimento di sangue) si indicano invece i mutamenti dinastici e istituzionali che nel 1688-89 segnarono l’avvento di un regime costituzionale moderno
  • La rivoluzione industriale: prima fase del processo di industrializzazione avviato in Inghilterra a partire dalla metà del secolo XVIII e poi esteso ad altri paesi. E’ caratterizzata dall’introduzione nell’attività produttiva di nuove macchine (per esempio, a vapore), dall’introduzione di nuove fonti di energia (carbon fossile), di nuovi mezzi di trasporto (ferrovia); dall’organizzazione di fabbrica; dalla concentrazione di lavoratori salariati nelle città.
  • La rivoluzione americana: 1776, le colonie si staccano dalla madrepatria e danno vita alla repubblica
  • La rivoluzione francese: 1789, movimento che abbatte in Francia il regime feudale e la monarchia assoluta, creando i presupposti per uno stato democratico moderno.
  • La rivoluzione russa: 1917, avvenimenti che portarono all’abbattimento dello zarismo e all’instaurazione di un regime comunista.

 

Altre rivoluzioni da ricordare (non si tratta di grandi svolte, ma vanno comunque ricordate):

  • Rivoluzione messicana (1810-28): insurrezioni contadine guidate da Pancho Villa e da Emiliano Zapata
  • Rivoluzione culturale in Cina (1966-69): campagna ideologica e politico-economica attraverso la quale il leader Mao Tze-tung operò un deciso distacco dal modello sovietico. Si oppose alla burocratizzazione del partito comunista e ai programmi di industrializzazione forzata proposti dalla sua maggioranza.
  • Rivoluzione “dei garofani” in Portogallo (1974): è la sollevazione incruenta delle forze armate, con la quale vengono ristabilite le libertà democratiche dopo l’instaurazione della dittatura a partire dal 1932. 

I quattro grandi settori in cui si articola lo studio della Storia

  • Storia materiale ed economica (spazi, clima, risorse, distribuzione della popolazione, ecc.)
  • Storia politica (gestione del potere)
  • Storia sociale (ceti, classi sociali, rapporti di genere, ecc.)
  • Storia culturale e religiosa (idee, immaginario, credenze, visioni del mondo; ecc.)

 

 

Storia materiale ed economica
(spazi, clima, risorse, tecnologia distribuzione della popolazione, ecc.)

Storia politica
(gestione del potere)

Storia sociale
(ceti, classi sociali, rapporti di genere, ecc.)

Storia culturale e religiosa
(idee, immaginario, credenze, visioni del mondo, ecc.)

PREISTORIA

Caccia e raccolta
Rivoluzione neolitica (agricoltura e città)

Tribù, clan

 

 

ANTICHITA’

Rotazione biennale

 

 

 

MEDIOEVO

Economia curtense
Openfield (prevalente) e bocage
Rotazione triennale
Rinascita del 1000
Crisi del 1300
Nascita del capitalismo

Feudalesimo
Monarchia
Autonomie cittadine

 

 

ETA’ MODERNA

Crisi dei prezzi nel 1500
Crisi del 1600

Rivoluzione agraria e prima fase della rivoluzione industriale

 

Lotta tra le grandi monarchie moderne (eccetto Italia e Germania,)

 
1498-1559 guerre d’Italia ed egemonia spagnola fino al 1713

Egemonia francese dopo la guerra dei Trent’anni

Rivoluzioni inglesi nel 1600: nasce un regime costituzionale moderno
Tentativo egemonico francese, con Napoleone
Rivoluzione americana
1789-1815 la rivoluzione francese e l’età napoleonica

 

Rivoluzione scientifica (da Copernico a Newton)
Illuminismo

ETA’ CONTEMPORANEA

Seconda rivoluzione industriale
Terza rivoluzione industriale
Globalizzazione

Nazionalismo
Liberalismo
Democrazia
Socialismo
Fascismo e nazismo
Tentativo egemonico con Hitler

 

Darwinismo
Crisi del positivismo

 

 

 

 

 

Questi settori si ritrovano alla base delle varie periodizzazioni con cui gli studiosi inquadrano epoche e momenti storici differenti: ad esempio, quando si parla di “età feudale” si fa riferimento essenzialmente alle strutture economico-politicjhe (la terra e il suo possesso); quando si parla di “età napoleonica” si fa riferimento essenzialmente alla politica.
Inutile sottolineare lo stretto intreccio tra questi fattori, che comunque possono essere distinti l’uno dall’altro. 

1. STORIA MATERIALE ED ECONOMICA

(= il clima, gli spazi, la popolazione, l’alimentazione, i bisogni e la gestione delle risorse)

Se proviamo a rintracciare i momenti che caratterizzano lo sviluppo economico e ne segnano dei momenti di svolta, possiamo individuare, scanditi nei vari periodi storici (preistoria, medioevo, ecc.), i seguenti:

PREISTORIA

  • Diffusione dell’economia di caccia e raccolta e suo abbandono grazie alla la rivoluzione neolitica, che introduce l’agricoltura e le città (fino ad allora esistevano solo civiltà di caccia e raccolta)

ANTICHITA’

  • Rotazione biennale

STORIA MEDIEVALE

  • Diffusione dell’economia curtense
  • Introduzione della rotazione triennale
  • La rinascita del 1000, dal 950 agli inizi del 1300, crescita demografica dovuta all’estensione degli spazi coltivati e all’aumento della produttività dell’agricoltura (aratro pesante, ferratura degli zoccoli dei cavalli e collare rigido per il traino, mulino ad acqua e a vento, rotazione triennale delle colture). D’altra parte la crescita demografica spinge all’ampliamento delle superfici coltivabili, attraverso il disboscamento e l’avvio di un movimento migratorio verso l’Europa sett. e or.
  • la crisi del 1300 in Europa, la crescita demografica si arresta

STORIA MODERNA

  • passaggio da un’economia di sussistenza ad un’economica capitalistica o di mercato, attraverso l’invenzione (soprattutto in Italia) di nuove tecniche commerciali, ad es. la lettera di cambio, la banca, ecc., e attraverso un’estensione planetaria dei commerci
  • innovazioni in campo agricolo: openfield e bocage
  • Rivoluzione dei prezzi nel 1500: un secolo di rinnovata espansione economica: afflusso di ricchezza e metalli preziosi dal Nuovo Mondo, la popolazione europea raddoppia, si accresce la domanda di manufatti stimolandone la produzione, per la prima volta si istituisce un commercio intercontinentale a carattere regolare. Aumento dei prezzi.
  • Crisi del 1600: non un secolo di generale regresso economico – come viene tradizionalmente presentato – ma di andamento disuguale, anche a motivo di fattori climatici particolari. Progredisce economicamente il Centro (Europa nord-occidentale), resta statica la periferia (Est europeo), arretrano le semiperiferie (Italia e Germania). Peggiorano le condizioni delle classi subalterne.
  • rivoluzione agraria del 700
  • la nascita del liberismo economico nel ‘700

STORIA CONTEMPORANEA

  • la rivoluzione industriale (la prima fase va dal 1780 al 1870): determina una trasformazione radicale rispetto al passato nella produzione e nella distribuzione delle merci, grazie all’introduzione delle macchine nella lavorazione dei prodotti.
  • 1780-1870:  I rivoluzione industriale (ferro e carbone)
  • 1870-1950: II rivoluzione industriale (petrolio, elettricità, acciaio, chimica; trust, holdings e cartelli; taylorismo e fordismo)
  • 1950-oggi: III rivoluzione industriale (informatica, astronautica; toyotismo)
  • crisi economiche ricorrenti nell’economia capitalistica: la prima si registra tra il 1873 e il 1896 (all’inizio della belle époque); è la prima crisi globale del capitalismo, dovuta ad una sovrapproduzione e quindi ad un eccesso di offerta, provocata dal progresso tecnologico e dall’esigenza di essere sempre più competitivi (cosa, quest’ultima, che implica un aumento dei ritmi di produzione nell’unità di tempo per ridurre i costi dei prodotti).

Vari economisti hanno cercato di individuare delle regolarità nel prodursi di queste crisi economiche ricorrenti, evidenziando degli intervalli di tempo (cicli economici) all’interno dei quali si alternano fasi di espansione e fasi di recessione: Jevons (1835-82), per primo, ha elaborato una teoria secondo la quale esistono dei cicli economici di circa 10 anni ciascuno; Kondratev (1892-1930) ha individuato dei cicli più lunghi (60 anni);  Schumpeter (1883-1950) ha anch’egli tentato un’analisi dei cicli cercando di determinarne la durata.
Crisi nel sistemao crisi del sistema capitalistico? La presenza di queste crisi economiche, ha fatto sorgere, fin dai primi anni in cui esse si sono manifestate, un dibattito tra i fautori del capitalismo, che le vedono come un fattore fisiologico ineliminabile nel suo funzionamento (crisi nel sistema) e gli avversari del capitalismo, che invece le  considerano come il sintomo più evidente del suo fallimento (crisi del sistema).

  • la crisi finanziaria del 1929: al martedì nero di Wall Street (29 ottobre 1929) viene associato l’inizio della Grande Depressione che colpì gli Usa per tutti gli anni Trenta (con particolare gravità fino al 1932) e che si propagò a tutti i paesi più industrializzati. Fu una crisi finanziaria che affondava le sue radici nella saturazione del mercato da parte di beni di consumo durevoli e nella contrazione delle esportazioni americane verso l’Europa dovute alla ripresa del continente nel periodo successivo alla Grande guerra.
  • La crisi finanziaria del 2008, crisi dei mutui, partita dall’America e diffusasi in tutto il mondo.
  • la pianificazione economica in URSS: al sistema economico capitalistico, nell’URSS degli anni ’20, si contrappose il sistema economico collettivistico basato sul controllo da parte del governo della produzione, dei consumi e dei redditi. Presupposto della pianificazione era che il sistema economico, lasciato all’iniziativa dei singoli individui (vd. liberismo economico: “la mano invisibile” che regola il mercato ecc.),  non fosse in grado di raggiungere obiettivi di carattere collettivo (ad es. costruzione di armamenti, ecc. utili alla collettività).  L’esperienza collettivistica dei paesi dell’est nel ‘900 ha dimostrato che essa può produrre elevati ritmi di crescita (ad es. l’URSS di Stalin divenne in poco tempo una grande potenza industriale in grado di competere col resto del mondo), ma non è sufficiente a garantire l’efficienza economica (ad es. si verificano difficoltà di approvvigionamento di certe merci; i consumi a livello individuale vengono penalizzati, ecc.). Ciò ha suggerito la reintroduzione di forme di decentramento economico e di profitto.

Uno dei primi esempi di economia collettivistica fu il comunismo di guerra immediatamente successivo alla rivoluzione russa del 1917, che venne presto interrotto dalla NEP, una forma di economia che reintroduceva forme di libero mercato. Ma sicuramente l’esempio più importante fu la politica economica dei piani quinquennali nell’URSS di Stalin, che portò il paese a diventare una grande potenza a livello mondiale.

  • la crisi del petrolio negli anni ’70; tra il 1973 ed il 1979 si verificano i cosiddetti “chock petroliferi”: le conseguenze della guerra dello Yom Kippur (1973) e la rivoluzione iraniana (1979) crearono forti difficoltà di approvvigionamento energetico in tutto il mondo industrializzato. Sono gli anni dell’austerity: politiche di risparmio che prevedono misure come la limitazione della circolazione delle auto durante le domeniche, ecc.
  • 1997: crisi finanziaria asiatica (le “tigri” in declino). La crisi finanziaria che colpì le “tigri asiatiche” (Tailandia, Corea del Sud, Indonesia, Singapore e Hong Kong) portò a una recessione in quest’area, bloccando il forte tasso di crescita in quei paesi.
  • la globalizzazione: negli ultimi anni del ‘900 gli studiosi e gli economisti ricorrono sempre più spesso a questo termine per indicare il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto è una stretta interdipendenza economica e culturale tra i vari Paesi del mondo. L’interdipendenza si avverte in molti modi: ad es., nella circolazione a livello planetario dei prodotti e dei modelli di comportamento (es. il consumo della Coca Cola), ma anche nella delocalizzazione della produzione che viene distribuita nelle zone meno sviluppate del pianeta dove i costi sono minori per le aziende, ecc.

Malattie

  • peste del 1348 (peste nera, peste del Decameron)
  • peste del 1630 (peste dei Promessi Sposi)
  • la “spagnola”, 1918, grave forma epidemica influenzale che si diffonde in America e in Europa dopo la 1^ GM

Migrazioni, invasioni

  • invasioni germaniche del ‘400: ostrogoti, visigoti, ecc.
  • invasioni dell’800-900: saraceni, ungari, normanni
  • colonizzazione europea del mondo: fase del ‘500; fase del ‘600-700; ultima fase: ‘800
  • le grandi migrazioni transoceaniche europee; si distinguono due fasi:
  • decenni centrali dell’800, fino agli anni ‘80
  • dagli anni ’80 al primo ‘900
  • La decolonizzazione a partire dal ‘900

Il clima
Le grandi glaciazioni sono il fenomeno più appariscente della variabilità del clima terrestre e dipendono principalmente da variazioni delle geometrie orbitali del nostro pianeta. L’ultima glaciazione è quella würmiana (100.000-10.000 anni fa); attualmente viviamo in un’epoca interglaciale, ovvero di clima caldo.
All’interno di queste grandi oscillazioni climatiche, vi sono poi oscillazioni minori non meno importanti. Si tratta di variazioni secolari delle temperature medie terrestri di 2-4 gradi, che pur senza indurre fenomeni di grande vastità e durata come quelli delle glaciazioni, si sono rivelate anch’esse causa di trasformazioni ambientali significative.
Nell’ultimo millennio, possiamo registrare le seguenti variazioni climatiche:

  • fra ‘700 -1200: graduale innalzamento delle temperature medie europee, che assicurò – specialmente dopo il 1000 – un lungo periodo di prosperità all’agricoltura
  • successivamente, 1200-1500, si registra un graduale abbassamento delle temperature che culmina nella piccola età glaciale, dal 1590 al 1850: impoverimento e spopolamento di vaste aree dell’Europa centro-settentrionale
  • dopo il 1850 e fino al 1950 il clima dell’emisfero settentrionale entra di nuovo in una fase più calda, che determina un costante arretramento dei ghiacciai
  • anni ’60 nuovo abbassamento delle temperature medie
  • ultimi decenni: nuova fase di accentuato innalzamento (effetto serra?)

 

La popolazione
Pur essendo difficile determinarne i numeri nel corso dei secoli (mancanza di documenti anagrafici, censimenti ecc.), comunque si sono fatte queste stime circa il popolamento del mondo:

  • 1750: circa 700 milioni
  • 1800: 800 milioni
  • 1850: 1 miliardo e 100 milioni
  • 1900: 1 miliardo e 540 milioni
  • 1950: 2 miliardi e 509 milioni
  • 1970: 3 miliardi e 600 milioni
  • Oggi: intorno ai 6 miliardi

 

Le svolte nell’agricoltura

  • le tribù primitive non hanno agricoltura, ma economia di caccia e raccolta
  • circa 10.000 anni fa: invenzione dell’agricoltura (rivoluzione neolitica)
  • periodo antico: si diffonde il sistema della rotazione biennale delle colture, di tradizione romana (alternare le coltivazioni anno dopo anno su due campi, lasciando a riposo il campo sfruttato l’anno precedente)
  • medioevo ed età moderna: soprattutto in Europa centro-settentrionale, il sistema biennale viene sostituito con la  rotazione triennale, che lascia a riposo (o a maggese) solo un terzo del terreno
  • nel corso del 1600 e del ‘700, una serie di fattori permetteranno un forte incremento dello sviluppo agricolo, tanto che si parlerà di rivoluzione agraria, come condizione di quella industriale:
  • incremento demografico, che crea una crescente domanda di prodotti agricoli
  • concentrazione della proprietà dei terreni in poche mani e loro sfruttamento più intensivo (diffusione delle recinzioni, enclosures, e passaggio dai campi aperti ai campi chiusi)
  • la scoperta delle leguminose da prato come fertilizzanti, in grado di sfruttare anche la parte lasciata incolta nella rotazione triennale; nel 1600, in Inghilterra si ha infatti un’ulteriore trasformazione del sistema triennale; viene messo a coltura anche il maggese mediante la semina di leguminose da prato o da foraggio (trifoglio, erba medica, lupinella, ecc.). In Italia e nella pianura padana, questo sistema si diffonde soltanto nel corso della seconda metà dell’’800
  • la maggiore produzione di foraggio permise di intensificare l’allevamento bovino, che fornì energia animale per la lavorazione dei campi e grandi quantità di letame (da utilizzare come concime) ed una migliore alimentazione
  • lavori di irrigazione e bonifica
  • diffusione di alcuni prodotti di origine americana (patata, pomodoro, granturco, ecc.), già prima conosciuti, ma solo ora sfruttati per il loro elevato rendimento
  • miglioramento degli strumenti agricoli, come l’aratro metallico, e l’impiego di nuove macchine come le trebbiatrici, i mulini per i drenaggi delle acque, le sarchiatrici e la prima seminatrice meccanica

 

Le grandi svolte nelle tecniche militari e nell’evoluzione delle armi

 

L’alimentazione

 


 

2. STORIA POLITICA

(= come gli uomini gestiscono il potere)

 

STORIA MEDIEVALE

  • la società divisa in ceti
  • I due poteri universali: papato e impero
  • Le quattro forme politiche diffuse nell’Europa medievale e moderna:
  • Il feudalesimo
  • Repubbliche patrizie
  • Monarchia assoluta e amministrativa (nascita delle monarchie moderne: Francia, Spagna, Inghilterra)
  • Dispotismo illuminato
  • Regime britannico

STORIA MODERNA

  • Lotta tra le grandi monarchie moderne (eccetto Italia e Germania, che fino all’800 non sono unite) per l’egemonia in Europa: Spagna di Filippo II, Inghilterra di Elisabetta I, Francia di Enrico IV
Egemonia spagnola
  • 1498-1559: guerre d’Italia tra Francia e Spagna per l’egemonia in Italia; vincerà la Spagna
  • 1556-98 età di Filippo II, egemone in Italia, la Spagna cercherà di esserlo nel resto dell’Europa

Egemonia francese

  • 1618-48 guerra dei Trent’anni (tra gli Asburgo e la Francia), fine dell’egemonia asburgica in Europa, vittoria Francese
  • 1600, tentativi egemonici della Francia (le quattro guerre di Luigi XIV)
  • 1600, intanto in Inghilterra, dove governano gli Stuart, si verificano le due rivoluzioni, che segnano l’avvento di un regime costituzionale moderno

Fase dell’equilibrio

  • 1700, guerre di equilibrio tra le varie potenze europee (la maggiore preoccupazione è quella di impedire l’egemonia di una delle grandi potenze ai danni delle altre: a questo scopo si creano accordi, alleanze e si combattono guerre: le quattro guerre di equilibrio del 1700)
  • 1713, fine dell’egemonia spagnola in Italia, comincia la dominazione austriaca sul Lombardo-Veneto

Tentativo egemonico francese, con Napoleone

  • 1789-1815 la rivoluzione francese e l’età napoleonica

 

STORIA CONTEMPORANEA

  • Tentativo di restaurare l’assolutismo (età della Restaurazione, 1815-30).
  • Lotte contro la Restaurazione, fine delle grandi monarchie assolute e inizio dei moderni stati liberali e democratici, eredi delle conquiste della rivoluzione francese. Le quattro grandi correnti socio-politiche dell’800:
  • Il pensiero liberale (1800-50 età liberale)
  • Il pensiero democratico (1848-1914 età democratica)
  • Il pensiero socialista (1875-1914 età socialista)
  • Il movimento delle nazionalità (copre tutto il 1800; vedi in particolare l’unificazione tedesca e italiana)
  • L’età degli imperi: 1870-1914
  • La crisi delle democrazie liberali e l’avvento dei fascismi
  • 1919-29 la crisi delle democrazie liberali
  • il comunismo e l’unione sovietica
  • i fascismi
  • il nazismo di Hitler e l’ultimo grande tentativo egemonico europeo
  • la guerra fredda
  • la decolonizzazione: India, 1947; Egitto, 1950; Algeria, 1956; Africa nera: 1960, “anno dell’Africa” 
  • declino e ripresa dell’Europa

 

Guerre
  • Guerra dei Cent’anni (1337-1453)
  • Guerra delle due Rose (1455-85)
  • Guerre d’Italia (1498-1559): Francia e Spagna lottano per l’egemonia in Italia
  • Guerre di religione (1500-1600)
  • Guerra dei Trent’anni (1618-48)
  • Guerre di equilibrio e di successione del ‘700
  • Guerra di secessione americana (1861-65)
  • Guerre indiane (protrattesi per circa un ventennio, dal 1869 al 1890)
  • Guerre d’indipendenza italiana: 1848, 1859, 1866
  • Guerra franco-prussiana (1870)
  • Guerra Messico-USA (1845-46): il Texas si stacca nel 1836 dal Messico e, con la guerra del 1845-46, viene annesso agli USA.
  • Guerra ispano-americana (1898): contrasti coloniali tra Spagna e USA; in pochi mesi la Spagna perse Cuba, Portorico, l’isola di Guam e le Filippine.
  • Prima guerra mondiale (1914-18)
  • Guerra civile spagnola (1936-39)
  • Seconda guerra mondiale (1939-45)
  • Guerra di Corea (1950-53)
  • Guerra del Vietnam (circa trent’anni, dal 1945 al 1975)
  • Guerra fredda (1946-7, fine seconda guerra mondiale - 1989, caduta del muro di Berlino)
  • Guerra in Afganistan del 1980 (Russi)
  • Guerra in Afganistan del 2001 (Americani)
  • Guerre arabo-israeliane (1948; 1956 – del Sinai; 1967 – dei sei giorni; 1973 – del Kippur)
  • Guerra d’Algeria (1958)

 

Storia del concetto di Impero

  • 31 a. C.. nasce l’impero romano
  • 395 d. C. Teodosio divide l’impero tra i suoi due figli: Arcadio (Oriente) e Onorio (Occidente)
  • 31 a.c – 476 (invasioni barbariche): durata dell’impero romano d’Occidente
  • 395 a. C. – 1453 (conquista turca di Costantinopoli): durata dell’impero romano d’Oriente
  • 800-814: Carlo Magno fonda il SRI, che però rapidamente si disgrega alla sua morte, sopravvivendo solo come titolo, affidato ad uno dei suoi discendenti
  • 962: Ottone I di Sassonia rifonda il SRI come SRI della nazione tedesca
  • 1356, con la Bolla d’Oro, il SRI diventa una carica elettiva affidata a 7 principi tedeschi, 4 laici e 3 ecclesiastici
  • 1452: d’ora in poi, e fino al 1806, vengono eletti solo imperatori discendenti della casa Asburgo
  • 1519-56: Carlo V d’Asburgo sogna di far rivivere l’ideale medievale dell’impero, ma ormai i tempi sono cambiati e non ci riesce: abdica e divide i suoi territori tra il figlio Filippo II, cui lascia la Spagna e le colonie, e il fratello Ferdinando, cui lascia il titolo imperiale
  • 1806: abolizione del SRI da parte di Francesco II d’Asburgo, ripetutamente sconfitto da Napoleone

 

Le Internazionali comuniste

(= organizzazioni internazionali dei partiti socialisti e comunisti)

  • 1864, Londra – si delinea il contrasto tra Marx e Bakunin
  • 1889, Parigi – è vivo il dibattito tra i riformisti e i rivoluzionari.

La 2^Internazionale viene messa in crisi dallo scoppio della I GM, che farà prevalere nei vari paesi gli interessi nazionali dei singoli partiti comunisti su quelli dell’internazionalismo

  • 1919, Mosca – è il Com-intern (internazionale comunista) fondata dopo la Rivoluzione bolscevica da Lenin, a parere del quale l’esperienza russa non era che “la prima tappa della rivoluzione comunista mondiale, immancabile e vicina”. Aveva dunque un programma che prevedeva la rivoluzione comunista mondiale e l’opposizione alla socialdemocrazia (=socialismo gradualistico e riformistico).

Messa in crisi dai problemi interni alla Russia e dall’avanzata dei fascismi

  • 1938, Parigi, fondata da Trotzki, ebbe scarso seguito nel movimento operaio

 

Il socialismo italiano

  • 1882, Andrea Costa fonda il “Partito socialista rivoluzionario di Romagna” ed è il primo socialista eletto deputato. La sua entrata in Parlamento si spiega con la riforma elettorale promossa dalla Sinistra di Depretis nello stesso anno: grazie ad essa – pur restando esclusi dal voto larghi strati della popolazione: analfabeti, operai nullatenenti e gran parte dei contadini – entravano per la prima volta nel gioco politico ed elettorale non solo la piccola borghesia urbana, ma importanti settori del mondo operaio e artigiano. 
  • agosto 1892, viene fondato a Genova il “Partito socialista italiano” (nasce come “Partito dei lavoratori italiani” e nel 1893 assume la denominazione attuale). Organo ufficiale, l’”Avanti!”.
  • in età giolittiana, varie anime coesistono nel partito socialista: l’ala “riformista” di F. Turati; l’ala dei sindacalisti rivoluzionari di Arturo Labriola; l’ala massimalista di B. Mussolini (cui verrà affidata la direzione dell’”Avanti!”). Giolitti puntò a scindere il partito socialista, così da legarne a sé una parte, quella riformista, e isolare la parte rivoluzionaria; e quindi rivolse a Turati l’invito a entrare nel ministero. Turati rifiutò temendo l’isolamento nel partito, che in effetti stava andando su posizioni di sinistra, affidando nel 1904 la sua direzione a Labriola e Ferri.
  • 1914: espulsione di Mussolini, che è per l’intervento; fonda “Il Popolo d’Italia” e dopo la guerra dà vita ai “Fasci di combattimento”
  • nel 1919 la direzione del partito viene affidata ai massimalisti, ma di fatto essi non dominano il partito 1) perché in esso hanno comunque peso le posizioni dei riformisti (Turati e Treves) e 2) perchè i massimalisti vengono accusati dall’estrema sinistra del partito (Gramsci, ecc.) di voler fare la rivoluzione solo a parole, senza effettivamente darsi da fare per preparare le masse alla lotta (ad es. organizzando dei soviet nelle fabbriche sul modello russo, come di fatti i rappresentanti di estrema sinistra cercavano di fare nelle fabbriche)
  • in effetti, nel 1921, dopo la rivoluzione russa, si accentuano i contrasti tra i massimalisti e l’estrema sinistra, e si crea la scissione che dà vita al “Partito comunista italiano”, che aderisce alla Terza internazionale
  • nel 1922, i massimalisti espellono i riformisti che danno vita al PSU

 

 

 

 

 

Partito socialista italiano (1892)

Riformisti,
vogliono ottenere condizioni migliori per la classe operaia mediante riforme graduali e la collaborazione con lo Stato borghese

Turati, Treves, Bonomi, Bissolati,

I socialisti riormisti controllano anche un’organizzazione sindacale, la Confederazione Generale del Lavoro (da non confondere con la Confederazione Italiana dei Lavoratori, di ispirazione cattolica).

 

 

 

à 1922 i massimalisti espellono dal partito i riformisti, che fondano il Partito Socialista Unitario (PSU), guidato da Nenni e poi da Matteotti (durante il regime fascista, però, vi sarà la riunificazione)

 

 

Massimalisti,
sono per la realizzazione del programma “massimo” ovvero della rivoluzione e rifiutano ogni collaborazione con lo Stato borghese

  • Mussolini
  • Giacinto Menotti Serrati
  • il napoletano Amadeo Bordiga, il gruppo Torinese che si raccoglieva intorno alla rivista “L’Ordine Nuovo” (fondata da Gramsci nel 1919): Umberto Terracini, Angelo Tasca, Palmiro Togliatti
  • i sindacalisti rivoluzionari: Arturo Labriola, Ferri, De Ambris, Corridoni

 

 

 

 

 

 

à 1921 la minoranza di estrema sinistra dà vita al Partito comunista italiano, sotto la guida di Gramsci e Bordiga, che aderisce alla Terza internazionale

 

Il Fascismo

 

1919-22
La nascita del movimento

  • 1919-20: biennio rosso e crisi del liberalismo
  • 1919, Mussolini costituisce a Milano i “Fasci di combattimento”, i cui obiettivi si riassumono nel programma di San Sepolcro, un insieme di posizioni generiche ed estremamente disparate
  • 1921, viene fondato il Partito Nazionale Fascista (PNF)

 

1922-25
La fase di transizione
(dalla presa del potere e dall’inserimento del movimento nelle istituzioni liberali, alla creazione della dittatura vera e propria)

  • 28 ottobre 1922, marcia su Roma
  • creazione del Gran Consiglio e della MVSN
  • accordo con la Chiesa: Pio XI, 1922
  • riforma scolastica Gentile
  • 1923, legge Acerbo
  • 1924, assassinio del deputato socialista Matteotti

 

1925-36
La dittatura vera e propria

  • Leggi fascistissime (poteri al capo del governo, proibizione dello sciopero, scioglimento partiti antifascisti, pena di morte)
  • 1928, riforma elettorale e listone unico
  • Stato corporativo
  • Stato imprenditore
  • Stato assistenziale

 

1929-36: fase di massimo consenso al Fascismo

  • 1929, patti lateranensi
  • 1936 guerra d’Etiopia e politica estera di successo

 

1936-45
Fine del regime

  • 1940, entrata in guerra
  • marzo 1943, scoppiano scioperi a Genova, Milano, Torino
  • 25 luglio 1943, Grandi chiede la destituzione di Mussolini; arresto di Mussolini
  • 8 settembre 1943, armistizio e inizio della Resistenza

 

La Repubblica di Salò (ultima fase del Fascismo): settembre 1943 – aprile 1945

  • 12 settembre 1943, i tedeschi liberano Mussolini, che fonda la Repubblica Sociale Italiana (RSI)
  • 28 aprile 1945, Mussolini viene fucilato a Dongo
 
 

Il Nazismo

 

1920-29

  • Hitler fonda il NSDAP (Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi), che fino al 1929 resta un piccolo partito con poche migliaia di iscritti

1923

  • Stresemann sale al potere ed inizia il risanamento finanziario ed economico del paese e una politica estera di collaborazione con gli stati vincitori

1930

  • elezioni politiche in cui il partito nazista si afferma (oltre 6 milioni di voti)

1933

  • Hitler è nominato cancelliere (primo ministro) della Repubblica tedesca
  • Elezioni in cui Hitler ottiene la maggioranza assoluta
  • Viene firmato a Roma un Patto a quattro tra: Italia, Francia, Germania e Inghilterra

1934

  • Hitler ordina alle SS la strage contro le SA
  • Il cancelliere austriaco Dollfuss viene ucciso dai nazisti che avevano tentato un colpo di stato in Austria

1935

  • Convegno di Stresa tra Italia, Francia e Inghilterra a favore dell’integrità austriaca
  • Avvicinamento tra Italia e Germania a causa delle sanzioni imposte all’Italia dalla SdN per l’aggressione all’Etiopia

1936

  • Truppe tedesche occupano la Renania

1938

  • Conferenza di Monaco tra Hitler, Chamberlain, Daladier e Mussolini in cui si decide l’annessione alla Germania del territorio cecoslovacco dei Sudeti

1938

  • Annessione dell’Austria alla Germania

1939

  • Occupazione della Cecoslovacchia, proclamata protettorato di Boemia e Moravia

 


Fascismo

IL FASCISMO

IL NAZISMO

 

1919-22
La nascita del movimento

  • 1919-20: biennio rosso e crisi del liberalismo
  • 1919, Mussolini costituisce a Milano i “Fasci di combattimento”, i cui obiettivi si riassumono nel programma di San Sepolcro, un insieme di posizioni generiche ed estremamente disparate
  • 1921, viene fondato il Partito Nazionale Fascista (PNF)
  • 1919, fondazione del partito tedesco dei lavoratori
  • 1920, il partito si trasforma in nazionalsocialista (NSDAP) ed è guidato da Hitler. Tale partito, fino al 1929 non sarà particolarmente importante

 

1922-25
La fase di transizione
(dalla presa del potere e dall’inserimento del movimento nelle istituzioni liberali, alla creazione della dittatura vera e propria)

  • 28 ottobre 1922, marcia su Roma
  • creazione del Gran Consiglio e della MVSN
  • accordo con la Chiesa: Pio XI, 1922
  • riforma scolastica Gentile
  • 1923, legge Acerbo
  • 1924, assassinio del deputato socialista Matteotti
  • 1923, il putsch  di Monaco; Hitler incarcerato per circa un anno.

 

 

1925-36
La dittatura vera e propria

  • Leggi fascistissime (poteri al capo del governo, proibizione dello sciopero, scioglimento partiti antifascisti, pena di morte)
  • 1928, riforma elettorale e listone unico
  • Stato corporativo
  • Stato imprenditore
  • Stato assistenziale

 

1929-36: fase di massimo consenso al Fascismo

  • 1929, Patti lateranensi (Concordato con la Santa Sede)
  • 1936 guerra d’Etiopia e politica estera di successo
  • 1924-29: periodo di relativa stabilità politica ed economica per la Germania (piano Dawes e stabilizzazione)
  • la crisi del 1929 favorisce l’ascesa alle elezioni dei nazionalsocialisti
  • settembre 1930: affermazione del NSDAP con il 18,3 % dei voti
  • elezioni del 1932: nuovo successo di Hitler, con il 37 % dei voti totali
  • 1933: Hitler riceve l’incarico di formare il nuovo governo
  • nel giro di pochi mesi, Hitler distrugge la repubblica di Weimar e crea un regime totalitario:
  • incendio del Reichstag: messa fuori legge del partito comunista e leggi speciali che limitano le libertà
  • nuove elezioni, nuova affermazione di Hitler: il Parlamento “si suicidò” ovvero diede al governo i pieni poteri, la facoltà di emanare leggi al posto del Parlamento e di “scostarsi dal testo della Costituzione del Reich”
  • scioglimento sindacati e messa fuori legge della SPD
  • lista unica
  • firma del Concordato con la Santa Sede
  • 1934, soppressione dell’ala più estremista del nazismo, le SA (la “notte dei lunghi coltell”)
  • 1934, alla morte di Hindenburg, Hitler assume la carica di presidente della repubblica, cumulandola a quella di capo del governo
  • 1935, Leggi di Norimberga contro gli ebrei

 

 

1936-45
La fine del regime

  • 1938, leggi razziali
  • 1940, entrata in guerra
  • marzo 1943, scoppiano scioperi a Genova, Milano, Torino
  • 25 luglio 1943, Grandi chiede la destituzione di Mussolini; arresto di Mussolini
  • 8 settembre 1943, armistizio e inizio della Resistenza

 

La Repubblica di Salò (ultima fase del Fascismo): settembre 1943 – aprile 1945

  • 12 settembre 1943, i tedeschi liberano Mussolini, che fonda la Repubblica Sociale Italiana (RSI)
  • 28 aprile 1945, Mussolini viene fucilato a Dongo

 

 

Confronto tra Nazismo e Fascismo

IL FASCISMO

IL NAZISMO

Mussolini è un maestro elementare, poi un giornalista e politico.
Mussolini fa la guerra solo per qualche mese e viene accusato di essersi imboscato.

Hitler è un imbianchino.
Hitler fa la guerra.

L’Italia del biennio rosso.

La Germania spartachista.

Hitler sa giocare abilmente contro la paura del comunismo che attraversava le classi dirigenti europee, presentandosi come un baluardo contro la sovversione e contro il pericolo sovietico.

La fase di fascistizzazione dello stato liberale dura alcuni anni (1922-26)

Hitler impiega solo pochi mesi, dopo le elezioni del 1933.

Dopo la marcia su Roma, Mussolini diventa capo del governo. Poi accumula molti altri poteri: diventa capo del partito, nonché titolare di numerosi ministeri: della Guerra, degli Interni e degli Esteri.
Abolizione dei poteri locali e rigido accentramento attraverso i prefetti, che dipendono direttamente dal duce.

Accanto a Mussolini c’è sempre il re.
Anche la Chiesa mantiene sottrae potere al regime totalitario, che non riesce a controllare del tutto le masse.

Dopo le elezioni, Hitler diventa cancelliere e alla morte di Hindenburg nel 1934 diventa presidente della repubblica, cumulando le due cariche. Più tardi diventa anche capo supremo delle forze armate: tutti gli ufficiali dell’esercito (Reichswehr) prestano giuramento di fedeltà al capo, che assume il titolo di Fuhrer, ovvero di capo carismatico.

Accanto a Hitler non c’è più nessuno.

I deputati dell’Aventino (giugno 1924), con la loro secessione, offrono a Mussolini la possibilità di votare leggi antidemocratiche, perché l’opposizione è assente dai lavori parlamentari.
Mussolini crea il Gran Consiglio per esautorare il Parlamento e dare maggiori poteri al governo.

Il Parlamento “si suicida”, ovvero dà al governo i pieni poteri, la facoltà di emanare leggi al posto del Parlamento e di “scostarsi dal testo della Costituzione del Reich”.

Classi sociali su cui si regge il consenso al regime:

  • grandi industriali e agrari spaventati dalla possibile rivoluzione sociale;
  • ceti medi spaventati dall’avvento dei partiti di massa nei quali non si riconoscono.

Classi sociali su cui si regge il consenso al regime:

  • grandi caste militari e grande borghesia industriale e agraria;
  • strati medio-bassi costituiti dal proletariato dequalificato che emergeva nella nuova impostazione tayloristica delle industrie, strati che erano sostanzialmente diversi alla socialdemocrazia ed al movimento operaio e sindacale.
  • Impiegati pubblici e privati, ovvero il nuovo ceto medio desideroso di distinguersi dal proletariato

Non sarebbe andato al potere se non avesse avuto il consenso dell’establishment tradizionale.
Le forze conservatrici si illusero di poter utilizzare ai propri fini il nuovo partito.

Non sarebbe andato al potere se non avesse avuto il consenso dell’establishment tradizionale.
Le forze conservatrici si illusero di poter utilizzare ai propri fini il nuovo partito.

Gode dell’appoggio dei più alti esponenti dell’esercito e della borghesia.

 

Lista unica alle elezioni del 1928, elezioni plebiscitarie.

Lista unica alle elezioni del 1933, elezioni plebiscitarie.

I partiti democratici non riuscirono a mettersi d’accordo e ad organizzare la lotta contro il Fascismo.

 

1923, le squadre d’azione vengono trasformate in MVSN, diventando un vero e proprio esercito di partito agli ordini di Mussolini.
Ai capi dello squadrismo vengono affidati nuovi compiti nel regime:  Farinacci sarà segretario del PNF, dal 25 al 26.

Le SA, l’ala più estremista del partito, viene messa a tacere con la “notte dei lunghi coltelli”, 1934.

 

Terrore poliziesco.

 

Inquadramento della gioventù in organizzazioni del partito.

Soppressione dei partiti.

Soppressione dei partiti.

Soppressione dei sindacati e creazione delle corporazioni.

Soppressione di tutti gli organismi di rappresentanza sindacale, sostituiti dal “fronte del lavoro”.

Avvicinamento alla Chiesa cattolica sia inizialmente (1923) per neutralizzare il Partito popolare, che era antifascista; sia per consolidare la propria immagine con i patti del 1929.

Il Concordato (1933) serviva alla Chiesa per difendere i cattolici tedeschi all’interno del regime e a Hitler per consolidare la propria immagine.

Razzismo, importato nel 1938 dalla Germania.

Razzismo come elemento fondante del nazismo. Leggi razziali del 1935.

Potente apparato per organizzare e dirigere il consenso.
Starace, incaricato di “forgiare l’uomo fascista”.

Potente apparato per organizzare e dirigere il consenso.
Goebbels, ministro per la propaganda.

Educazione funzionale all’assoggettamento completo e permanente degli individui al regime, i cui strumenti sono:

  • Gioventù italiana del littorio

Educazione funzionale all’assoggettamento completo e permanente degli individui al regime, i cui strumenti sono:

  • la Hitlerjugend (“gioventù hitleriana”), che raccoglieva tutti i ragazzi dai 10 ai 18 anni, che preparava le femmine alla maternità e i maschi alla guerra

 

Successi in campo economico:

  • fase liberista di De Stefani, che sa approfittare della ripresa internazionale causata dal boom economico negli Stati Uniti degli anni venti. Il liberismo è favorevole soprattutto ai capitalisti, sfavorevole ai lavoratori.
  • fase protezionistica, dal 1925 con il conte Volpi, in concomitanza con l’affievolirsi della ripresa internazionale; autarchia, soprattutto dal 1937.

Successi in campo economico, attraverso

  • un rigido dirigismo, mediante il quale lo stato coordinò la politica industriale, promuovendo grandi piani di lavori pubblici per ridurre la disoccupazione (piano Reinhardt, ministro delle finanze del Terzo Reich).
  • una accentuata politica di riarmo, che sostiene la ripresa produttiva (settori meccanico, metallurgico e siderurgico)

 

Politica estera:
minaccioso e aggressivo espansionismo collegato alla politica economica di riarmo

Mito di Roma imperiale.

La mitologia del Reich è meno centrale nel nazismo che nel fascismo. La mitologia hitleriana fa riferimento alle leggende nordiche.

 

La Resistenza in Europa

E’ il fenomeno della lotta armata popolare contro il nazismo e il fascismo che si sviluppò – seppure in forme e dimensioni diverse – in quasi tutti i paesi europei coinvolti nella seconda guerra mondiale.
La Resistenza gettò le basi dei futuri regimi politici dei paesi in cui avvenne e inoltre fece balenare l’idea di una riconciliazione ed unificazione continentali. Fu proprio nel 1944, durante i mesi difficili della lotta partigiana, che venne pubblicato lo scritto Per un’Europa libera e unita. Progetto di un manifesto¸ in cui erano esposte le idee degli antifascisti italiani Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi su un’Europa libera e unita.

Paese

Particolarità

Norvegia, Danimarca, Belgio, Francia, Italia, Cecoslovacchia

La Resistenza si sviluppa in tutti i paesi occupati dopo la dissoluzione dell’esercito regolare.
In Francia, ad esempio, il maquis partigiano (maquis = letteralmente “macchia”, “terreno coperto di rovi”, termine col quale si indica il movimento resistenziale francese) nasce dopo la disfatta dell’esercito regolare di fronte alle armate tedesche; in Italia, la lotta partigiana comincia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

URSS

Fu la sola Resistenza che non si costituì dopo la scomparsa del proprio esercito nazionale sconfitto.
Si sviluppò infatti dal 1941 (anno dell’aggressione nazista all’URSS) fino al 1945, come forma di lotta parallela a quella dell’esercito regolare.

Jugoslavia

Rappresenta un altro caso particolare in quanto quella jugoslava fu la sola forma di resistenza che non sia stata condotta da diverse forze politiche – come avvenne in tutti gli altri paesi – ma dal solo partito comunista e diede vita, dopo la vittoria finale, ad un tipo di società del tutto conforme a quella che era stata progettata e voluta dai resistenti. Anche questo fece della Jugoslavia un caso eccezzionale: essa fu l’unico stato comunista in grado di opporsi con successo allo stalinismo sovietico.

Grecia

Caso opposto alla Jugoslavia: in Grecia la resistenza (realizzata da diverse forze politiche, ma sostanzialmente egemonizzata dai comunisti) fu fortemente condizionata dalle potenze esterne, la GB e l’URSS.
Avendo quest’ultima rinunciato a far rientrare la Grecia nella sua zona d’influenza, la GB si sentì autorizzata a reprimere il movimento partigiano accusato di voler trasformare la lotta di liberazione nazionale in una rivoluzione comunista.

 

Matrimoni importanti
  • matrimonio che porta Carlo V al potere
  • matrimonio tra Enrico VI di Svevia e Costanza di Altavilla, che porta sul trono della Sicilia Federico II

I matrimoni che portano sul trono imperiale Carlo V d’Asburgo

 

MARIA DI BORGOGNA                        FERDINADO D’ARAGONA
MASSIMILIANO D’ASBURGO             ISABELLA DI CASTIGLIA

Margherita-------------------------------------Giovanni

Filippo------------------------------------------Giovanna  -> nasce CARLO V, che eredita tutto

 

Evoluzione delle strutture statali
  • universalismo medievale: Papato e Impero
  • feudalesimo
  • Stato dei ceti
  • Stato assoluto

 

Discendenza dei Carolingi
Pipino il Breve
Carlo Magno
Ludovico il Pio
Carlo il Calvo – Lotario – Ludovico il Germanico
Carlo il Grosso

 

Le cinque repubbliche francesi

  • 1792, rivoluzione francese
  • 1848, rivoluzione repubblicana del febbraio 1848 (il 2^ impero verrà creato da Napoleone III dopo la 2^ repubblica)
  • 1870, guerra franco-prussiana
  • 1945, guerra mondiale
  • 1958, guerra d’Algeria

 


Le forme politiche dell’antico regime secondo R. Rémond

 

Regimi oligarchici

 

(il potere è detenuto da un gruppo ristretto)

 

Regimi monarchici

(il potere è concentrato nelle mani di un sovrano ereditario)

Regime britannico

 

 

Feudalesimo

 

Repubblica patrizia

Monarchia 1
Monarchia assoluta e amministrativa

Monarchia 2
Dispotismo illuminato

Monarchia 3
Monarchia costituzionale inglese

Quando

Dal 600 d. C. circa al 1900

Dal 1100-1200 circa fino alla loro  scomparsa perché vengono riassorbite in stati più vasti ed economicamente potenti di loro; perché in contraddizione col nazionalismo moderno.

Nel XX secolo: Danzica e Trieste; Brema e Amburgo.

Frutto di una lunga evoluzione, si costituisce nel 600 e 700.

albori in età moderna con Filippo II di Spagna (1550 ca) e con Elisabetta d’Inghilterra

1600, Francia di Richelieu, Mazarino e Luigi XIV

Appare circa un secolo, un secolo e mezzo dopo la monarchia assoluta, cioè verso la seconda metà del 1700.

Caterina II, Giuseppe II e Federico II cominciano a regnare tutti a partire dalla metà del secolo

700-800,
la sua istituzione cardine (responsabilità del gabinetto di fronte al Parlamento) verrà sancita solo all’inizio del regno della regina Vittoria, 1837

Dove

Ampia diffusione: ovunque la dipendenza dalla terra è forte.

Diffusione ristretta: sono espressione delle civiltà urbane legate ai commerci

Complessi territoriali più vasti: Province Unite e cantoni svizzeri

Europa occidentale: Spagna, Inghilterra, Francia

Europa orientale: Prussia, Austria e Russia

 

Politica

Frazionamento dell’autorità

Assenza potere centrale (perché è scomparso, come nel Medioevo o perché non c’è ancora come in Afria, Oceania, ecc.)

 

Collegialità dell’autorità

Movimento dei Comuni,

privilegi strappati ai poteri superiori

libertà (repubblica=governarsi liberamente),

collegialità, oligarchia;

 

Il re dispone di autorità assoluta grazie soprattutto ad una efficiente amministrazione moderna, efficiente e razionale, con ufficiali che ne eseguono la volontà.

“Il re è imperatore nel suo regno”:
ripudio della concezione medievale che ammetteva l’esistenza di poteri superiori a quelli del sovrano, né all’interno, né all’esterno dello Stato

Nasce per permettere all’Europa orientale di recuperare il ritardo accumulato rispetto alla monarchia assoluta occidentale e per affrettare la modernizzazione del paese.

.

Esiste un Parlamento che rappresenta l’aristocrazia e detiene alcuni poteri sulle decisioni del re, il cui potere non è assoluto.

Esiste un organismo intermedio tra il re e il parlamento: il gabinetto dei ministri che influisce sulle decisioni politiche.

Basi economiche e sociali

Assenza moneta

Economia basata sulla terra

Vincoli personali

Servaggio

 

Le trasformazioni della società (sviluppo borghesia cittadina) si svolgono a favore della monarchia che diventa un’alleata della borghesia contro il feudalesimo civile ed ecclesiastico.

L’economia sempre più sviluppata una monarchia forte, dotata di esercito e amministrazione sia il modo di governo più adatto alle esigenze del tempo.

Economie arretrate, società poco differenziate (dove ad esempio manca una borghesia intraprendente), senza quadri tecnici, dove i pubblici poteri sono costretti a sostituirsi alle iniziative mancanti.

 

Visioni del mondo, ideologie

 

 

Diritto: rinascita diritto romano e riscoperta dell’idea di Stato; nozione romana dello Stato.

Teologia: monarchia assoluta come l’espressione più perfetta dell’autorità delegata da Dio

Nato più tardi della monarchia assoluta, subisce l’influenza della mentalità del secolo e dei filosofi.

Filosofia illuministica: lo stato deve fare la felicità del popolo, deve avere intenzioni filantropiche.

Lo Stato mira a instaurare un ordine razionale: la semplificazione, il livellamento, la codificazione.

 

Limiti

 

 

residui del feudalesimo sempre pronti a rinascere (Tocqueville)

 

 

 

Eredità

 

 

 

Al dispotismo illuminato si possono collegare tutti i regimi che nel XIX e XX secolo si propongono di trasformare le strutture della società per via autoritaria, praticando un riformismo dall’alto e con l’idea di fare la felicità dei sudditi, senza consultarli.

Politica degli ukase
Stalin
Bismarck
Napoleone I e III
Turkia di Ataturk
Egitto di Nasser
Certi regime dell’America latina, d’Asia o d’Africa

Il liberalismo all’inglese diventerà uno dei regimi universali nel XIX secolo e al principio del XX: “In larga misura lo studio dell’Europa e del mondo nel XIX e XX secolo sarà quello della diffusione di questo modello sulla superficie del globo.”

 


Movimenti politici e sociali fra ‘800 e ‘900


 

LIBERALISMO

DEMOCRAZIA

SOCIALISMO

NAZIONALISMO

FASCISMO / TOTALITARISMO

PERIODO

1800-1850

1848-1914

Compare fra 1875-1900, si sviluppa pienamente solo dopo il 1914

Tutto l’800

1930

IDEOLOGIA

  • filosofia non solo dottrina economica
  • individualismo
  • anticorporativismo
  • relativismo, tolleranza
  • rifiuto dell’autorità
  • limitazione del potere dello Stato, Stato-gendarme

 

 

 

  • Nazionalismo di sinistra, derivante dalla rivoluzione francese
  • Nazionalismo di destra, derivante dalla tradizione

 

  • nazionalismo
  • anti-liberale
  • anti-democratico
  • anti-individualismo

 

 

- governo di un’élite

- governo del popolo, suffragio elettorale

 

 

  • confusione tra Stato e partito

SOCIOLOGIA

 

Borghesia del denaro e del merito

Classi medie

Operai

Si lega a varie dottrine politiche, dunque a varie classi sociali di cui tali dottrine sono l’espressione (c’è un nazionalismo di destra e di sinistra)

  • quello di destra si appoggia alle forze sociali tradizionali, richiamandosi a un passato aristrocratico, feudale e religioso e tendendo a restaurare un ordine sociale d’antico regime
  • quello di sinistra auspica una società liberale e democratica
  • nell’Est dell’Europa, prevale il nazionalismo di destra; nell’Ovest, quello di sinistra
  • gente che un tempo aveva un mestiere e che la crisi ha privato della sua situazione
  •  guardiani del sentimento nazionale (esercito, ex-combattenti)
  • i capi sono umini del popolo

TAPPE DI AFFERMAZIONE

 

 

 

  • 1815-30, nazionalismo liberale
  • 1830-50, nazionalismo liberale e democratico, “primavera dei popoli”
  • 1850-70, trionfo
  • 1870-14, panslavismo, pangermanesimo
  • anni intorno al 1914
  • il nazionalismo del XX secolo, movimenti di decolonizzazione; nazionalizzazione delle risorse.

 

RISULTATI

 

 

 

 

 


 

Movimenti politici e sociali fra 800 e 900


 

LIBERALISMO

DEMOCRAZIA

SOCIALISMO

NAZIONALISMO

FASCISMO / TOTALITARISMO

PERIODO

1800-1850

1848-1914

Compare fra 1875-1900, si sviluppa pienamente solo dopo il 1914

Tutto l’800

1930

IDEOLOGIA

  1. filosofia non solo dottrina economica
  2. individualismo
  3. anticorporativismo
  4. relativismo, tolleranza
  5. rifiuto dell’autorità
  6. limitazione del potere dello Stato, Stato-gendarme

 

 

 

  1. Nazionalismo di sinistra, derivante dalla rivoluzione francese
  2. Nazionalismo di destra, derivante dalla tradizione

 

  1. nazionalismo
  2. anti-liberale
  3. anti-democratico
  4. anti-individualismo

 

 

- governo di un’élite

- governo del popolo, suffragio elettorale

 

 

  1. confusione tra Stato e partito

SOCIOLOGIA

 

Borghesia del denaro e del merito

Classi medie

Operai

Si lega a varie dottrine politiche, dunque a varie classi sociali di cui tali dottrine sono l’espressione (c’è un nazionalismo di destra e di sinistra)

  1. quello di destra si appoggia alle forze sociali tradizionali, richiamandosi a un passato aristrocratico, feudale e religioso e tendendo a restaurare un ordine sociale d’antico regime
  2. quello di sinistra auspica una società liberale e democratica
  3. nell’Est dell’Europa, prevale il nazionalismo di destra; nell’Ovest, quello di sinistra
  1. gente che un tempo aveva un mestiere e che la crisi ha privato della sua situazione
  2.  guardiani del sentimento nazionale (esercito, ex-combattenti)
  3. i capi sono umini del popolo

TAPPE DI AFFERMAZIONE

 

 

 

  1. 1815-30, nazionalismo liberale
  2. 1830-50, nazionalismo liberale e democratico, “primavera dei popoli”
  3. 1850-70, trionfo
  4. 1870-14, panslavismo, pangermanesimo
  5. anni intorno al 1914
  6. il nazionalismo del XX secolo, movimenti di decolonizzazione; nazionalizzazione delle risorse.

 

RISULTATI

 

 

 

 

 


 

3. STORIA SOCIALE

(= famiglia, rapporti di genere, classi, gruppi sociali, ecc.)

 

STORIA MEDIEVALE

  1. la servitù nel Medioevo
  2. la diffusione degli ordini mendicanti
  3. la società tripartita, all’origine della società dei ceti
  4. famiglia: si impone la monogamia ed il patrilignaggio

STORIA MODERNA

  1. ceti, ordini, stati; diseguaglianza e “privilegi” (leggi private, singole)
  2. i cambiamenti nella condizione femminile, soprattutto nell’800
  3. l’istruzione pubblica, come conquista del movimento democratico
  4. le trasformazioni della famiglia

STORIA CONTEMPORANEA

  1. l’avvento della società di massa nell’800
 
Educazione, istruzione, scuola
tribù primitive: proverbi, canti, trasmissione di conoscenze dai più anziani ai più giovani attraverso riti di passaggio
  1. Grecia: non ebbero scuole in senso moderno; solo l’efebia, una specie di servizio militare della durata di due anni, era organizzato dalle città
  2. Roma: primo esempio di scuola di Stato: gli imperatori istituirono scuole ufficiali di retorica e scuole superiori di diritto
  3. Medioevo: scuole monastiche ed episcopali, in cui l’insegnamento era suddiviso nelle arti del trivio e del quadrivio; verso la fine del 1100, nel 1200 e nel 1300, sorsero università
  4. Rinascimento: la scuola viene laicizzata
  5. Età dellla Riforma protestante: venne precisandosi l’importanza della scuola elementare, vennero create scuole medie
  6. Età della Controriforma: viene data grande importanza alla scuola con la Ratio studiorum (1599) dei gesuiti – un piano pedagogico-didattico il cui influsso è ancora vivo – e il sorgere di ordini religiosi destinati all’insegnamento
  7. Illuminismo: viene affermato il carattere nazionale della scuola e introdotto il principio che l’istruzione deve essere promossa dallo Stato
  8. Tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’’800 si affronta in vari stati il problema dell’istruzione elementare obbligatoria
  9. In Italia, nel 1859, la legge Casati, e poi la riforma Coppino introducono l’obbligo della scuola elementare; altro passo importante sarà la riforma Gentile del 1923, tuttora alla base dell’ordinamento scolastico italiano
 
 
Evoluzione della condizione femminile (Questo argomento rientra a pieno titolo anche nel campo della storia della mentalità)
tribù primitive: netta divisione dei ruoli
  1. Antichità e Medioevo: atteggiamenti misogini; basta citare l’idea aristotelica che la donna non è che un uomo malriuscito (in latino, mas occasionatus = un maschio fatto a casaccio)
  2. Prima età moderna (1500-1600): non si attenuano gli atteggiamenti misogini delle età precedenti; un medico, Girolamo Mercurio, definisce il corpo femminile come “strumento del diavolo”, che “non sembra mai voler rimanere nei propri limiti, è preda di sintomi inquietanti, partecipa in modo parossistico della vita del cosmo, perdendo sangue ad ogni luna, e talora mette al mondo creature mostruose”; in questo clima vanno inserite le persecuzioni e la caccia alle streghe
  3. Nel‘700: si registrano i primi segni di un’inversione di tendenza in queste valutazioni negative della donna, anche se in un quadro segnato da ambiguità e contraddizioni. Ad es. Rousseau parla ancora dell’educazione della donna come di qualcosa di finalizzato esclusivamente al piacere dell’uomo. Tuttavia la donna, nel dibattito colto, viene anche riscoperta come qualcosa che ha valore perché più vicina alla natura, un po’ come il “buon selvaggio”. Sul finire del secolo, una francese, Olimpia de Gouges, stilò una coraggiosa Dichiarazione della donna e della cittadina, nella quale rivendicava equaglianza e diritti politici per le donne. Venne ghigliottinata nel 1793 e lo stesso anno la Convenzione respinse la proposta di estendere alle donne gli stessi diritti politici dell’uomo.
  4. Nell’800, comincia ad emergere una questione femminile essenzialmente per queste ragioni:
  5. con la rivoluzione industriale, la partecipazione delle donne al lavoro di fabbrica metteva in discussione lo stereotipo della missione domestica della donna (“angelo del focolare”);
  6. l’affermazione crescente delle idee liberali metteva in luce come fosse contraddittorio parlare di libertà in una società che teneva in stato di inferiorità la metà di se stessa. Il filosofo John Stuart Mill, ad esempio, nel libro del 1869 intitolato Sulla schiavitù delle donne, faceva infatti osservare che la condizione delle donne “era l’unico esempio in cui le leggi colpiscono un individuo dalla sua nascita e decretano che egli non sarà mai durante tutta la sua vita, autorizzato a concorrere a date posizioni.”;
  7. L’affermazione dell’idea romantica di coppia, la sentimentalizzazione del rapporto tra uomo e donna, fecero sì che sempre più gli uomini fossero sensibili alle esigenze delle donne e le donne cominciassero a trovare in essi degli alleati.

Nel complesso comunque, il problema dell’inferiorità economica, politica e culturale delle donne durante l’’800 rimane (con poche eccezioni, fra cui quella ricordata del filosofo John Stuart Mill) sostanzialmente estraneo ai movimenti liberali e democratici. Alla fine dell’800 le donne erano infatti escluse dappertutto dall’elettorato, dalla possibilità di accedere agli studi e alle professioni. Quando lavoravano ricevevano un trattamento economico nettamente inferiore a quello degli uomini.

  1. Il ‘900 è il secolo dell’emancipazione femminile: Emmeline Pankhurst, 1902, fonda in Gran Bretagna la Women’s Social and Political Union. Ne nacque il movimento delle cosiddette “suffragette”, che rivendicava per le donne il diritto al suffragio, ovvero al voto. Nel 1918, in Gran Bretagna venne concesso il voto alle donne. Negli altri paesi però la strada sarebbe stata ancora lunga da percorrere. In Italia, ad esempio, la riforma elettorale di Giolitti del 1912 introdusse il cosiddetto suffragio universale, ma ne escluse le donne, i minorenni, i condannati e i dementi. Le donne italiane voteranno solo nel 1946, in occasione del referendum per la scelta fra la monarchia e la repubblica.
  2. 1965-80: si afferma il movimento femminista (Betty Friedan, Kate Millet, S. Firestone e altre): 
  3. le donne non richiedono più l’uguaglianza ma affermano il diritto delle donne alla differenza (il valore delle donne è nell’essere donne, non nell’essere come gli uomini);
  4. le analisi femministe mettono in luce che l’ingiustizia si annida nei rapporti familiari e nei comportamenti più quotidiani e normali; dunque un’autentica trasformazione democratica della società deve avvenire nel comportamento personale non meno che nella sfera politica.

 

Evoluzione della famiglia
  1. impero romano: il concetto di familia comprendeva tutti coloro che erano soggetti all’autorità del paterfamilias, compresi gli schiavi. La schiavitù faceva sì che le famiglie aristocratiche fossero composte da decine, se non centinaia di persone, mentre a molti poveri – schiavi o liberi – era negata di fatto una vita familiare indipendente.
  2. Presso i barbari: ai diversi livelli della vita sociale corrispondevano differenze di organizzazione familiare altrettanto vistose. La poliginia (unione di un uomo con più donne) e il concubinato (relazioni stabili tra un uomo e una donna non uniti tra loro in matrimonio) erano abbastanza diffusi presso l’aristocrazia, mentre ai livelli più bassi della società le spose scarseggiavano.
  3. alto medioevo (in particolare, VIII-IX secolo): le famiglie furono molto diverse da quelle del mondo romano e del mondo barbarico. Furono cioè caratterizzate da una certa uniformità (venne cioè imponendosi la famiglia coniugale o ristretta, costituita  dalla madre, dal padre e dai figli), mai riscontrata in precedenza. In questo senso fu decisiva l’imposizione del matrimonio cristiano al mondo rurale (nella quale ebbero un ruolo importante i Pipinidi, stretti alleati del papato). Alle spalle di questa imposizione c’era una più precisa definizione delle norme ecclesiastiche che regolavano questa istituzione:
  4. divieto di contrarre nozze tra consanguinei;
  5. indissolubilità del vincolo matrimoniale;
  6. obbligo della monogamia (cosa già affermata dal diritto romano, che però non vietava il divorzio – le mogli potevano facilmente essere ripudiate – e perciò favoriva l’alternarsi di più unioni).

La crescita di unità familiari più uniformi fu di fondamentale importanza nel mondo alto medievale, ma riguardò soprattutto il mondo contadino, perché le strutture familiari aristocratiche avevano carattere proprio, con poliginia e concubinato (donne che vivevano nelle case dei ricchi, qualcuna era concubina, altre si dedicavano ai lavori domestici).

 
L’istituto giuridico della schiavitù
  1. Il mondo antico greco e romano conosce l’istituzione della schiavitù, per la quale alcuni gruppi di individui si trovano come beni materiali in proprietà di un padrone, senza diritti civili (es. libertà personale,  intesa come libertà di espressione, di circolazione, ecc.) e politici (es. diritto di voto): la schiavitù presente nel mondo antico è peggiore della servitù della gleba (vd. più avanti) perché non si limita a tenere immobili le persone, di cui comunque viene rispettata la dignità, ma le considera cose soggette a transazioni commerciali. Sono significative in questo senso le definizioni relative al concetto di schiavo: “servus non habet personam” e il servo è “instrumentum vocale” ovvero il servo non ha “persona”, intendendo con questo termine la vera natura di un individuo: egli (ma forse sarebbe più opportuno – in questa prospettiva – usare il pronome “esso”, che indica la cosa o l’animale di cui si parla) non ha antenati, non ha nome, cognomen, beni propri. In una parola non ha diritti, è una semplice cosa, uno strumento per lavorare, o meglio uno strumento che differisce dagli altri strumenti per il solo fatto che “parla”.

Gli schiavi provenivano in gran parte dalle popolazioni assoggettate (la parola “schiavo” non esisteva nel latino classico che chiamava i non liberi “servi”; la parola “sclavus” entrò in uso nel basso impero e nell’alto medioevo, quando i servi cominciarono ad arrivare dal paese degli Slavi) e dai contadini impoveriti.

  1. Nel medioevo, la schiavitù antica (secondo la quale i servi sono considerati cose appartenenti al padrone) sopravvive ancora, ma accanto ad essa se ne crea una nuova forma, la servitù della gleba, formula con la quale si indicava la condizione dei coloni giuridicamente liberi, ma legati ereditariamente al fondo dove lavorano e soggetti al dominio del proprietario, cui dovevano corrispondere tributi in natura e determinati servizi (corvée). I servi erano forzatamente legati alla terra che lavoravano, potevano cambiare signore insieme con essa, ma non potevano essere venduti come avveniva per gli schiavi. In sostanza, questi servi non erano più – osserva lo storico Marc Bloch – considerati come i bovi nella stalla, continuamente agli ordini del padrone, ma erano degli operai soggetti a certi obblighi (le corvée, appunto), che arrivavano in certi giorni, se ne andavano appena il loro compito era finito e potevano anche dedicarsi liberamente alla cura del proprio campo, se ne possedevano uno. Per indicare questo secondo tipo di schiavi si impose allora l’uso della parola “servo”, mentre si continuò a utilizzare “schiavo” per riferirsi a quelle popolazioni che ancora alimentavano la tratta di vecchio tipo. 

La servitù è legata ad un mondo in cui circola poco denaro e l’economia dipende in gran parte dalla terra. Essa scompare in Europa occidentale dopo il 1300, perché si impone un’economia più dinamica e basata sul denaro, mentre si mantiene in Russia e nei Balcani fino all’’800 (in Russia, venne abolita nel 1861 dallo zar Alessandro II). Nella sua scomparsa, fu determinante anche il ruolo della Chiesa cattolica.

  1. Nell’età moderna, con la scoperta del Nuovo Mondo, il bisogno di manodopera per le miniere e le piantagioni determinò la ripresa del commercio degli schiavi, importati tra il XVI e il XIX secolo dall’Africa in America, dove la schiavitù fu abolita solo nel 1865, quando già era stata soppressa nelle colonie inglesi (1833) e francesi (1848), dopo che il Congresso di Vienna, già nel 1815 aveva cercato inutilmente di fermare la tratta, considerandola un crimine contro l’umanità.
  2. Oggi la schiavitù, che purtroppo continua ancora a sopravvivere in forme mascherate e vergongnose (ad es., la tratta delle bianche, l’uso forzato del lavoro minorile, ecc.), è perseguita penalmente negli stati aderenti alla convenzione di Ginevra (1926).
 
Ordini e classi
  1. La società dell’antico regime (e possiamo comprendere in questo termine tutto il medioevo e l’età moderna fino alla rivoluzione francese) è una società in cui, dal punto di vista giuridico, i rapporti tra gli individui sono regolati dalla loro appartenenza agli ordini o ceti o stati. Ecco di cosa si tratta:
  2. ordine è sinonimo di “stato” in quanto stato è sinonimo di “statuto” ovvero insieme di regole che fissano diritti e doveri di chi appartiene ad un certo ordine
  3. l’ordine (a differenza della classe) è una nozione essenzialmente giuridica, del tutto estranea all’economia
  4. gli ordini non sono delle caste perché ad essi si può accedere per vocazione (clero) e vi sono anche tanti esempi di famiglie nobili di recente creazione
  5. l’origine remota della divisione per ordini ha a che fare con una diversificazione di funzioni (e questo rende l’ordine, almeno in origine, simile alla classe): chi prega, chi combatte, ecc.
  6. la divisione in ordini è il riflesso di un sistema di valori, alcuni dei quali sono religiosi altri sociali (differenza tra chi lavora e chi combatte, primato accordato a chi combatte)
  7. gli ordini non sono eguali tra loro; la società dell’antico regime è una società dove non esiste una legge uniforme: la legge varia secondo le “differenze di dignità, di funzioni e di situazioni.” “L’antico regime parte dal riconoscimento della diversità delle situazioni e le consacra giuridicamente. L’antico regime è il regime della legge particolare.” (R. Rémond) Da qui il termine “privilegio”, che allora non era usato in senso spregiativo ma indicava l’esistenza di una “legge particolare”.
  8. Questi privilegi comportano un sistema di diritti e di doveri che si equilibrano
  9. Le classi sociali dell’800 e del ‘900: permangono i ceti ma con caratteristiche ridimensionate e compaiono sulla scena le classi sociali subalterne.
  10.  

 

4. STORIA CULTURALE E RELIGIOSA
(= mentalità, idee, visioni del mondo, ecc.: l’insieme di conoscenze, norme, valori, credenze che motivano e disciplinano una società)

 

STORIA MEDIEVALE

  1. 300 e 400: eresie cristologiche orientali
  2. monachesimo benedettino
  3. 600 d. C. nascita e diffusione dell’Islam
  4. la teocrazia
  5. monachesimo cluniacense
  6. 1054 scisma ortodosso
  7. 1200: eresia catara
  8. inquisizione
  9. 1100-1200: si diffonde l’idea di crociata, di guerra santa, che si ripropone sotto varie forme anche in epoche successive al Medioevo (Filippo II)

STORIA MODERNA

  1. 1500-1600: la magia e la stregoneria
  2. 1400-1500: nuova concezione dell’uomo: Umanesimo e Rinascimento
  3. il pensiero politico moderno: giusnaturalismo, assolutismo, liberalismo, democrazia (Machiavelli, Grozio, Hobbes, Montesquieu, Locke, Rousseau)
  4. 1500: Riforma protestante, Controriforma, Guerre di Religione, Libertà religiosa (libertà politica) e tolleranza (Editto di Nantes, 1598)
  5. 1500: scoperte geografiche, scoperta di una nuova umanità
  6. 1600: Rivoluzione scientifica: Keplero (matematizzazione dell’astronomia), Galilei (matematizzazione della fisica), Newton: (matematizzazione dell’interno universo)
  7. 1700: una rivoluzione nelle idee, l’Illuminismo
  8. riflessi della rivoluzione francese e dell’età napoleonica nelle trasformazioni sociali
  9. rivoluzione francese e scristianizzazione

STORIA CONTEMPORANEA

  1. 1800: liberalismo, democrazia, socialismo (non tanto come movimenti politici ma in quanto filosofie globali, visioni del mondo)
  2. la secolarizzazione nel mondo contemporaneo

 

Eresie
Eresie cristologiche (relative alla natura di Cristo; fra 300 e 400)

  1. Arianesimo: Ario, prete africano, sosteneva che Cristo non ha natura divina;  condannato dal Concilio di Nicea, 325
  2. Monofisismo: il monaco greco Eutiche sosteneva invece che il figlio ha solo natura divina, 400; condannato dal concilio di Calcedonia; è la più importante eresia cristologica del medioevo.  Essa è dovuta probabilmente al fatto che “Il mondo orientale, sia musulmano sia greco, ha una certa riluttanza a pensare in forma umana la divinità, ed anche a concepire il dogma dell’Incarnazione” (Zerbi-Ambrosioni, Problemi di storia medievale, p. 57), cfr. anche la lotta al culto delle icone, nel 726-30.
  3. Nestorianesimo: Nestorio, patriarca di Costantinopoli, sosteneva che Cristo ha due nature e due persone, 430; condannato dal concilio di Efeso

Altre eresie:

  1. eresia catara: diffusasi in Europa tra il 1000-1100; i catari professavano un rigido dualismo teologico ed etico (contrasto tra il principio del bene e quello del male). Da loro derivano gli albigesi, ramo provenzale dei catari, sterminati nella crociata (1208-29) bandita da papa Innocenzo III e guidata da Simone di Monfort.

 

Scismi
  1. 1054 scisma d’Oriente; gli orientali, definendosi ortodossi, sostengono che lo Spirito Santo procede solo dal Padre e non anche dal Figlio; condannato con la formula Filioque
  2. 1378-1417 scisma d’Occidente o grande scisma, dopo il ritorno della sede pontificia da Avignone a Roma, la chiesa fu divisa fra due obbedienze papali in lotta fra loro
  3. 1439-1449 piccolo scisma d’Occidente, dovuto alla lotta per la supremazia tra il papa e il concilio. Lo scisma si concluse con la riaffermazione del principio della superiorità del papato sul concilio.
  4. 1534 scisma anglicano Enrico VIII Tudor rifiutò obbedienza al papa, si staccò dalla Chiesa di Roma e diventò capo della chiesa d’Inghilterra.

 

Monachesimo

  1. San Benedetto, 480-543 (“ora et labora”); San Colombano (irlandese; si dedica soprattutto all’attività missionaria; cristianizzazione della Germania), tra 500-600, fondatore del monastero di Bobbio (in provincia di Piacenza).

Ruolo del monachesimo nel risollevare la vita dell’Occidente dopo le invasioni barbariche: il monastero, a qualunque regola obbedisca, non solo pone attenzione ai valori spirituali, ma diventa anche centro di vita ordinata in un mondo in cui le strutture politiche e sociali si sfaldano (vedi ad es. il ruolo degli “scriptoria”). E’ inoltre centro di vita economica: grazie alla oculatissima amministrazione dei monaci e alle attività da loro promosse, la popolazione dei dintorni si può sfamare e trova pace e lavoro.

  1. monaci cluniacensi: i cluniacensi sono fautori di una riforma religiosa, intorno al 900-1000, che tende a riportare i monasteri alla purezza della regola benedettina, dopo che questi si sono compromessi con le gerarchie feudali, si sono arricchiti ed hanno assunto poteri politici (chiese private; nicolaismo, ovvero rifiuto del celibato ecclesiastico);
 
Inquisizione

L’Inquisizione (o Tribunale dell’Inquisizione) è un’organizzazione giudiziaria ecclesiastica per la lotta o la prevenzione dell’eresia (= allontanamento dalle verità di fede riconosciute). I sospetti venivano interrogati e potevano essere sottoposti (come accadeva anche nei tribunali civili) alla tortura qualora si ostinassero a negare le proprie colpe o se si riteneva che la loro confessione non fosse completa.
Storicamente si devono distinguere tre differenti Inquisizioni: una medievale, una spagnola e una romana, che non vanno confuse sebbene esista fra di esse un’articolata continuità.

  1. La prima (medievale), che si sviluppò soprattutto nel 1200 con i pontefici Innocenzo III e Gregorio IX, aveva lo scopo di vigilare contro tutti quei fedeli che, delusi dalla decadenza della Chiesa di Roma, si sentivano attratti dall’eresia catara.
  2. La seconda Inquisizione (spagnola), invece, ebbe origine verso la fine del 1400 e fu fortemente legata al potere sovrano dei Re Cattolici di Spagna la cui battaglia antiereticale si indirizzava soprattutto verso gli ex-ebrei e gli ex-musulmani (chiamati entrambi spregiativamente marrani), costretti a convertirsi al cristianesimo e sospetti di essere rimasti fedeli alle loro vecchie religioni; nell’impero coloniale spagnolo, l’Inquisizione vigilava inoltre a che gli Indios non tornassero ai vecchi culti.
  3. La terza Inquisizione (romana), infine, nacque verso la metà del 1500 come risposta della Chiesa cattolica all’espandersi della Riforma protestante, con l’istituzione da parte di papa Paolo III del “Sant’Uffizio” (così veniva chiamato il Tribunale dell’Inquisizione) – al quale più tardi si sarebbe affiancata la “Congregazione dell’Indice dei libri proibiti” – che condannerà, fra gli altri, Giordano Bruno e Galilei.
 
Le guerre di religione

Con questa espressione si indicano le lotte tra cattolici e protestanti seguite alla Riforma nei secoli 1500 e 1600 (dalla pace di Augusta, 1555, alla pace di Westfalia, 1648).
I momenti più importanti delle guerre di religione sono stati i seguenti:

  1. la guerra fra l’imperatore e i principi protestanti, in Germania, conclusasi con la pace di Augusta (1555).
  2. le 8 guerre tra ugonotti (i calvinisti francesi) e cattolici in Francia, tra il 1560 e il 1598, terminate con l’editto di Nantes.
  3. Contemporaneamente alle vicende francesi, si verificano delle guerre di religione anche nei Paesi Bassi e ciò porterà alla formazione delle Province Unite.
  4. le guerre tra cantoni cattolici e protestanti in Svizzera (1531, 1655, 1712)
  5. la guerra dei Trent’anni (1618-48), la più importante tra le guerre di religione,  originatasi dal conflitto tra protestanti e cattolici in Boemia e poi trasformatasi in un conflitto politico per l’egemonia tra la Francia e gli Asburgo, da cui uscirà vincitrice la Francia.

 

Principali papi

Alto Medioevo

  1. Leone I (Leone Magno), papa dal 440 al 461.

E’ il papa che attraverso il suo incontro con Attila (452) si vuole abbia fermato l’invasione degli Unni; ma nel 455 subì il saccheggio di Roma da parte di Genserico. 

  1. Gregorio Magno, 540 ca – 604

Avviò la cristianizzazione dei Longobardi; sostituì a Roma l’autorità papale a quella bizantina.

Basso Medioevo

  1. Gregorio VII (Ildebrando di Soana, monaco cluniacense, santo), papa dal 1073 al 1085

Sostenitore della supremazia della Chiesa, legò il suo nome ad un movimento di riforma ecclesiastica, detto appunto riforma gregoriana, che avviò quando era ancora monaco e adottò come programma quando divenne papa. Combattè il concubinato del clero (i vescovi-conti avevano figli per lasciare loro in eredità il feudo), la vendita (simonia) delle dignità ecclesiastiche, l’ingerenza dei signori laici ed ecclesiastici nell’elezione di papi e vescovi. Lottò contro l’imperatore Enrico IV (1075 ca) per il conferimento delle cariche ecclesiastiche.

  1. Innocenzo III (Lotario dei Conti di Segni), papa dal 1198 al 1216, fu il massimo assertore della supremazia della Chiesa sul potere politico. Sostenne dapprima Ottone di Brunswick, che incoronò imperatore e poi, scomunicatolo, appoggiò l’elezione di Federico II di Svevia, suo pupillo. Bandì la crociata contro gli eretici albigesi e favorì quelle contro i mori di Spagna e contro le popolazioni baltiche e pagane.
  2. Bonifacio VIII (Benedetto Caetani), papa dal 1294 al 1303

Assertore della supremazia universale del papato, si scontrò con Filippo IV di Francia  (bolla Unam sanctam, in cui si sosteneva la superiorità del pontefice, in quanto vicario di Cristo, su tutte le podestà della terra). Morì poco dopo l’affronto subìto ad Anagni (il papa venne sequestrato da Sciarra Colonna e Filippo di Nogaret, inviato di Filippo IV; probabilmente Sciarra Colonna lo schiaffeggiò). In seguito a questi avvenimenti, la sede pontificia venne spostata ad Avignone (e vi rimase dal 1305 al 1376) per poter meglio essere controllata dal re di Francia.

Rinascimento e Riforma

  1. Alessandro VI (Rodrigo Borgia, spagnolo di nascita), 1492-1503, politico abile e ambiziosoper sostenere i progetti di dominio del figlio Cesare Borgia, favorì gli interessi francesi in Italia.
  2. Giulio II (Giuliano Della Rovere), 1503-13; il papa “guerriero”, che durante le guerre d’Italia promosse la lega di Cambrai contro Venezia e la lega santa contro la Francia; si circondò di grandi artisti come Michelangelo, Raffaello e Bramante.
  3. Leone X, Giovanni de’ Medici, papa dal 1513 al 1521

Figlio di Lorenzo il Magnifico; grande mecenate. Appoggia l’elezione imperiale di Carlo V e scomunica Lutero nel 1520.

Controriforma

  1. Paolo III (Alessandro Farnese), 1534-49, convoca il concilio di Trento nel 1545, che sarà successivamente riconvocato – poiché si svolse in varie fasi (1545-1563) – da Giulio III e Pio IV.

Rivoluzione francese ed età napoleonica

  1. Pio VI, papa dal 1775 al 1799

papa durante la tempesta della rivoluzione francese 

  1. Pio VII, papa dal 1800 al 1823

è il papa che incorona Napoleone imperatore

Restaurazione 

  1. Gregorio XVI (Bartolomeo Cappellari), papa dal 1831 al 1845

è il papa della Restaurazione; si oppose a ogni riforma religiosa e politica: condanna il liberalismo nell’enciclica Mirari vos, con la quale vuole difendere i fedeli dai pericoli della libertà di coscienza e di stampa; nei moti del 1831 ottenne l’intervento austriaco nel proprio stato

Dall’unificazione all’età giolittiana

  1. Pio IX (Giovanni Mastai Ferretti), papa dal 1846 al 1878;

è il papa contemporaneo a tutte le vicende del Risorgimento, dal biennio delle riforme (1946-48), che culmina nella prima guerra d’indipendenza (1848), alla presa di Roma nel 1870 (il pontefice muore otto anni dopo).
Inizialmente la sua elezione suscitò grandi speranze nei liberali (concessione della costituzione nel 1848); ma il pontefice era in realtà estraneo al movimento nazionale e perciò lasciò Roma durante i moti liberali, rifugiandosi a Gaeta. Vi fece ritorno solo dopo la loro repressione e diventò ostile verso i liberali, le cui idee egli condannò ufficialmente in un documento chiamato Sillabo (1864).
Successivamente, l’unificazione progressiva dello Stato italiano gli tolse i domini dello stato pontificio segnando la fine del potere temporale. Dopo la presa di Roma (1870) si considerò prigioniero nel Vaticano, respingendo ogni accordo col Regno d’Italia. Durante il suo pontificato, venne infatti negata ai cattolici la possibilità di partecipare alle “pubbliche elezioni” sia come eletti, sia come elettori. Il divieto, viene indicato con la formula non expedit  e fu in vigore dal 1874 al 1919 .
Convocò il Concilio Vaticano I (1870), nel quale si definì il dogma dell’infallibilità pontificia (ovvero il fatto che il papa non può sbagliare quando stabilisce una verità relativa alla fede o alla morale). Proclamò inoltre ii dogma dell’immacolata concezione.

  1. Leone XIII (Vincenzo Giocchino Pecci), papa dal 1878 al 1903

Emanò l’enciclica Rerum novarum (1891) con la quale formulò una risposta cristiana alla questione operaia dando così impulso alle prime forme di impegno politico e sociale dei cattolici in Italia.

Età giolittiana

  1. Pio X (Giuseppe Sarto), papa dal 1903 al 1914. E’ il papa dell’età giolittiana.

Attenuò l’intransigenza rispetto al Regno d’Italia (durante il suo pontificato venne concluso il famoso “patto Gentiloni”, 1913) e permise ai cattolici di partecipare alla vita politica attenuando il non expedit  nel 1904. Con il decreto Lamentabili (1907), il cosiddetto “nuovo Sillabo”, condannò il modernismo.

Papi nel periodo delle due guerre mondiali
Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa), papa dal 1914 al 1922 (dall’inizio della prima guerra mondiale all’avvento del fascismo); la prima guerra mondiale fu da lui definita “un’inutile strage”.

  1. Pio XI (Achille Ratti), papa dal 1922 al 1939 (dall’avvento del fascismo, con la marcia su Roma, alla Seconda Guerra Mondiale)

Mise fine al dissidio con l’Italia  firmando i Patti lateranensi (1929); è lui che parla di Mussolini come dell’”uomo che la Provvidenza ci ha inviato”. Con l’enciclica Mit brennender sorge, condanna il neopaganesimo razzista del nazismo.

  1. Pio XII (Eugenio Pacelli) papa dal 1939 al 1958 (dall’inizio della 2^ GM)

papa durante la seconda guerra mondiale (la sua elezione coincide con lo scoppio della guerra); fu nunzio pontificio nella repubblica di Weimar; fu avverso al comunismo tanto che ne scomunicò nel 1949 i sostenitori; sulla sua figura sono nate molte polemiche circa la debole presa di posizione della Chiesa in merito all’antisemitismo nazista e allo stermino degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

Papi più recenti

  1. Giovanni  XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli), papa dal 1958 al 1963

Il suo nome è legato soprattutto all’intensa attività ecumenica che svolse in favore della pace ed alla convocazione del Concilio Vaticano II (1962-65), con il quale volle promuovere l’aggiornamento e la libertà di dialogo dentro la Chiesa.

  1. Paolo VI (Giovanni Battista Montini), papa dal 63 al 78; portò a termine il Concilio Vaticano II; promosse il dialogo ecumenico (incontri con Atenagora e l’arcivescovo di Canterbury). La fine del suo pontificato coincide con il rapimento e l’omicidio dello statista  Aldo Moro.
  2. Giovanni Paolo I (Albino Luciani), brevissimo pontificato di soli 33 giorni; si richiama nel nome all’esperienza dei suoi due immediati predecessori. Il “papa del sorriso” suscitò molte speranze in un papato riformista e liberale.
  3. Giovanni Paolo II (Karol Woytila), dal 1978 al 2005

Primo papa polacco della storia nonché primo papa non italiano dal 1500 (dopo Adriano VI, al secolo Florisz Boeyens di Utrecht, Paesi Bassi); divenuto famoso come “papa viaggiatore”, ha girato il mondo credendo nel ruolo mondiale della Chiesa cattolica. Progressista nelle questioni politiche e sociali (condanna della guerra del Golfo, sottolineatura delle responsabilità sociali della Chiesa), si è mostrato però conservatore nelle questioni dottrinali (riafffermazione del sacerdozio maschile e del celibato; opposizione alla contraccezione e all’aborto; ripresa di pratiche devozionali come la venerazione dei santi). Le sue visite nella natia Polonia hanno dato uno stimolo fondamentale all’opposizione anticomunista (rappresentata dal sindacato Solidarnosc).

  1. Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), dal 2005-regnante

Principali concili ecumenici
Il c. e. è quello in cui il Papa convoca tutti i vescovi per discutere e deliberare su gravi questioni dogmatiche e disciplinari. Mentre la chiesa ortodossa riconosce la validità dei soli primi 7 c. e., la chiesa cattolica ne riconosce 21, da quello di Nicea, 325, a quello Vaticano II (1962-65). I principali concili ecumenici da ricordare sono i seguenti:

  1. C. di Nicea, 325, che condanna l’arianesimo ed elabora il “Credo” o Simbolo niceno  in cui afferma la natura divina del figlio, negata appunto dagli ariani (“Credo in un solo Dio creatore dei cieli e della terra…”)
  2. C. di Pisa, 1409, convocato per comporre lo scisma d’Occidente (1378-1417, durato per circa trent’anni dopo il papato avignonese), si risolse con l’elezione di un terzo papa che si aggiunse ai due in lotta tra loro
  3. C. di Costanza, 1414-18, convocato per comporre lo scisma d’Occidente, si chiuse con l’elezione di papa Martino V, la condanna come eretici di Wycliffe e Hus, l’affermazione della superiorità del concilio sul papa (conciliarismo) e l’istituzione della periodicità decennale del concilio stesso.
  4. C. di Basilea, 1431-49, è il concilio convocato dopo quello di Costanza, per attenersi all’indirizzo emerso da quest’ultimo. Tuttavia fu proprio l’emergere del conciliarismo che indusse il papa a scioglierlo, provocando un nuovo scisma (piccolo scisma d’Occidente (1439-49), perché alcuni vescovi elessero un nuovo papa. Lo scisma si compose e il papa ne uscì vittorioso contro il conciliarismo.
  5. C. di Trento, che si svolse in varie fasi dal 1545 al 1563; venne convocato col proposito di arrivare ad una conciliazione con i protestanti e finì per ribadire e precisare la dottrina cattolica sui punti controversi. Venne attuata la riforma disciplinare del clero e riconfermata la suprema autorità del papa.
  6. C. Vaticano I, 1869-70, definì il dogma dell’infallibilità papale
  7. C. Vaticano II, 1962-65, convocato da Giovanni XXIII (e concluso da Paolo VI), che volle promuovere l’aggiornamento e la libertà di dialogo dentro la Chiesa. Tra le principali innovazioni: la collegialità episcopale, la maggiore attenzione alle Sacre Scritture, l’introduzione delle lingue nazionali nella Messa.

Le date più importanti per capire il complesso avvicendamento di dominazioni in Italia nel corso dei secoli

Popolo
 

 Capo

Data simbolica

Luoghi d’insediamento

Tribù germanica

Odoacre

476

Italia

Ostrogoti

Teodorico

493

Italia

Bizantini

Giustiniano

Guerra gotica, 535-553

Italia

Longobardi

Alboino

569

Gran parte dell’Italia settentrionale e i ducati di Spoleto e Benevento

Arabi

- -

827-1060

Sicilia

Si costituisce lo Stato della Chiesa

 

728

Donazione di Sutri

Franchi

Carlo Magno

774

Italia franca e longobarda

Imperatori del SRI della nazione tedesca

Ottone I (casa di Sassonia)

962

Regno d’Italia

Normanni

Due bande capeggiate da Osmondo Drengot e Gilbert Buatère

1015 (XI secolo)

Italia meridionale e Sicilia

Formazione dei Comuni

- -

XI secolo

Italia settentrionale e centrale

Imperatori del SRI della nazione tedesca

Federico I Barbarossa (casa Sveva o di Hohenstaufen)

Pace di Costanza, 1183

Lotta di Federico I contro i Comuni, persa dall’impero

Imperatori del SRI della nazione tedesca

Federico II
(casa Sveva o di Hohenstaufen)

1186, matrimonio tra Enrico VI di Svevia e Costanza di Altavilla

L’Italia meridionale viene unita all’impero

Angioini

Carlo d’Angiò

Battaglia di Benevento, 1266

Italia meridionale

Aragonesi

Federico III d’Aragona

Pace di Caltabellotta, 1302
Guerra del Vespro tra Angioni e Aragonesi

Gli Aragonesi si impossessano della Sicilia.

Aragonesi

Alfonso V d’Aragona detto il Magnanimo

1442-58

Tutto il meridione e la Sardegna è sotto gli Aragonesi.

Dal 1442-58: Regno delle Due Sicilie (poi tale denominazione scompare, per ricomparire solo dal 1816 al 1860).

Stati regionali italiani

 

Pace di Lodi (1454) – discesa di Carlo VIII: fase dell’equilibrio.

 

Guerre d’Italia tra Francia e Spagna e predominio della Spagna.

 

1494-1559

Carlo VIII di Valois occupa il regno di Napoli, rivendicando i diritti angioini usurpati dagli aragonesi.
Segue una lunga serie di guerre tra francesi e spagnoli per il predominio sulla penisola, che si conclude con la Pace di Cateau-Cambrésis (1559), che sancisce il predominio spagnolo sull’Italia (Milano, Napoli, Sicilia, Sardegna e Stato dei Presìdi).

 

Famiglia Medici

1569

I Medici, dopo aver unificato gran parte della Toscana, ricevono il titolo di granduchi.

Austria

 

1713
fine della guerra di successione spagnola

Gli Austriaci prendono il posto degli Spagnoli nel nord Italia (Milano e Mantova) e a Napoli.
I Savoia ottengono il titolo di re di Sicilia.

Dopo un’appendice alla guerra di successione spagnola (la guerra della quadruplice alleanza) i Savoia, nel 1720, cederanno all’Austria la Sicilia, in cambio della Sardegna.

Borboni

 

1738
fine della guerra di successione polacca

Il regno di Napoli passa dal dominio degli Austriaci  a quello di Carlo di Borbone (trattato di Vienna, guerra di successione polacca).
Il granducato di Toscana passa invece sotto i Lorena.

Congresso di Vienna

 

1816-60

Viene ricostituita l’unità del Regno delle Due Sicilie sotto la Spagna, fino all’annessione di quest’ultimo al Regno d’Italia.

 

 

Fasi delle istituzioni cittadine italiane nel medioevo: dai comuni ai principati

 

Comune

1100

Consolare

Fine 1100 – inizio 1200

Podestarile

1250

Governo delle arti o del capitano del popolo o di popolo

(già nel 1200 e poi) nel corso di tutto il 1300

Decadenza del comune e passaggio alla Signoria

 

Signoria

Inizi del ‘400

Fase delle Signorie vere e proprie

 

Principato

Fine 1300 – inizi ‘400

Alcune signorie cominciano a trasformarsi in principati

1500

Principati

 

Colonialismo italiano
Ha per teatro  principalmente l’Africa, in paricolare “il corno d’Africa”, e precisamente le seguenti zone: Etiopia (di cui sono regioni l’Eritrea e l’Abissinia), la Somalia. Verranno colonizzate inoltre la Libia, Rodi e il Dodecaneso, l’Albania.

  1. 1882, Depretis: inizio della colonizzazione dell’Eritrea (ovvero la parte più a nord dell’attuale Etiopia) con l’acquisto della Baia di Assab da parte della compagnia di navigazione Rubattino; occupazione della città portuale di Massaua; scontro militare a Dogali, sconfitta e fine dell’espansione coloniale
  2. 1889-1905: Crispi riprende l’avventura coloniale. La Somalia diventa colonia italiana. Verrà occupata dagli inglesi durante la Prima Guerra mondiale e nel 1946 verrà poi affidata in amministrazione all’Italia dall’ONU
  3. 1890-96,  Crispi fonda ufficialmente la colonia Eritrea, ma poi la colonizzazione si interrompe con il disastro di Adua (sempre in Etiopia)
  4. 1911-12 sotto Giolitti, conquista della Libia (che verrà perciò coinvolta nella II guerra mondiale e occupata dagli inglesi nel 1943)
  5. 1935-36: Mussolini conquista l’Etiopia (l’Abissinia è una regione dell’Etiopia)
  6. 1939: Mussolini occupa militarmente l’Albania annettendola all’impero, regione che era già stata sotto il protettorato italiano durante la prima guerra mondiale e dove poi, nel 1928, si era instaurato un regime dittatoriale, sotto la tutela italiana, con il presidente Zogu (o Zou)
 

 

Storia italiana, ministeri dall’unificazione alla seconda guerra mondiale
  1. 1861, unificazione italiana
  2. 1861-76, Destra al potere
  3. 1876-87, Sinistra al potere
  4. 1887-96, età crispina
  5. 1896-1900, crisi di fine secolo
  6. 1900-1903, ministero Zanardelli
  7. 1903-14, età giolittiana
  8. vari ministeri durante la guerra (Salandra, Boselli, Orlando, Nitti)
  9. 1920-21, ministero Giolitti
  10. 1922, Facta
  11. ottobre 1922, Mussolini
  12. 25 luglio 1943, Badoglio
  13. 18 giugno 1944, Bonomi

 

 

Non expedit (1874-1913). Formula latina (“non conviene”) con cui la Santa sede il 10 settembre 1874 espresse parere negativo sulla partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni e in generale alla vita politica dello Stato. Il divieto fu attenuato dall'enciclica di Pio X  Il fermo proposito (1905), che permise la partecipazione alle elezioni in speciali circostanze riconosciute dai vescovi, cosa che fu attuata col patto Gentiloni (1913). Il non expedit fu abolito del tutto nel 1919, nelle prime elezioni che si ebbero dopo la Grande Guerra, che videro l’affermazione dei grandi partiti di massa, cattolico e socialista.

 

 

Fonte: http://www.webalice.it/leone.guaragna/scuola-scuola-scuola/Bussola.doc
Sito web : http://www.webalice.it/leone.guaragna/

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