Storia antica moderna e contemporanea appunti e riassunti

 

 

 

Storia antica moderna e contemporanea appunti e riassunti

Storia scuola elementare , scuola media, scuola superiore e università

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Storia argomenti

 

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STORIA - In senso lato: studio e conoscenza del passato. In apparenza, è materia accessibile a chiunque, e non necessita di particolari competenze, o di una formazione specifica; si insegna nelle scuole di ogni ordine e grado, sia pur ovviamente a diversi livelli di profondità. E’ anche, come altre discipline “umanistiche”, oggetto privilegiato dell’auto-didattica: molti si dichiarano appassionati di storia (e fin qui è un bene), o addirittura “esperti” di storia e normalmente dimostrano un’ampia conoscenza di nomi, date, fatti, conoscenza acquisita in primo luogo attraverso la lettura di manuali, saggi, articoli. Comunque sia, verrebbe da pensare che la storia è materia che non necessita di essere insegnata, nel senso che i fatti sono noti, accaduti realmente, cioè veri, e soprattutto – soprattutto per le epoche più antiche - già da tempo raccolti e ordinati: basta prendere un libro o un manuale e leggerlo, anzi studiarlo a fondo, ritenere i dati essenziali, e il gioco è fatto. In realtà, la storia, di qualsiasi epoca, non è ancora acquisita interamente, in primis per due ragioni: da un lato, l’incompletezza dei dati a nostra disposizione, dall’altro la naturale tendenza a interpretare i dati stessi attraverso le categorie mentali dell’epoca del ricercatore, che mutano con il tempo e quasi mai corrispondono a quelle dell’epoca storica oggetto di ricerca: il passato è un paese straniero, ed è con questa consapevolezza che occorre cercare di ricostruirlo. In più, la storia non è mai, né può esserlo, semplice raccolta e ordinamento di fatti, nomi, date, perché è sempre e comunque interpretazione, e selezione: da qui la necessità costante dell’uso della ragione, della razionalità.
Il problema essenziale è che nella maggior parte dei casi a chi ritiene di “sapere” la storia, d’”intendersi” di storia, manca totalmente lo spirito critico, la coscienza razionale, il desiderio di sottoporre a verifica i dati, le versioni; nel caso specifico della storia greca non c’è più (almeno in apparenza) la volontaria distorsione dei fatti, da parte dell’autore moderno che scrive un saggio, per scopi propagandistici o partigiani, ma questo non significa che questi scopi non fossero alla base delle fonti su cui si basa l’attuale ricercatore; inoltre, rimane una naturale tendenza, da parte dei moderni, a valutare diversamente i fatti storici a seconda delle inclinazioni e delle esigenze del proprio tempo, con risultati talora antitetici.

 

Fonte citazione per uso didattico da : http://www.universitas-university.org/UUatenei_genova/STORIA.doc

Autore: F. Gazzano

 

 

Argomenti di storia antica Roma

 

 

Alcuni appunti e riassunti di storia

 

 
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Come studiare la Storia?
Studiare la Storia significa acquisire un metodo di studio che ti servirà pure per altre discipline: in particolare ti saranno utili la capacità di cogliere le informazioni essenziali, di capire le relazioni tra gli avvenimenti, di sintetizzare e ricercare per conto tuo. Anche imparare a studiare è un percorso che si compie, e non è meno importante che conoscere tante informazioni.
Cosa vuol dire studiare? Quali sono le capacità che dovrai raggiungere?
Per imparare a studiare sono necessari alcuni passaggi:

  • studia un po’ per volta e con costanza, sarà più semplice prepararti per le verifiche e le interrogazioni;
  • comprendi il testo (non ricorderai mai ciò che non avrai capito!);
  • per ciascun paragrafo ricava le informazioni essenziali (parole-chiave);
  • fissa le date e i luoghi degli avvenimenti più importanti (contesto spazio-temporale);
  • impara ad usare le parole specifiche del linguaggio storico;
  • cogli le relazioni, le implicazioni e le cause di certi fatti (chiediti il perché di alcuni fatti storici, non limitarti al capitolo da studiare);
  • sappi sintetizzare, magari attraverso l’uso di schemi o riassunti;
  • se possibile, approfondisci e ricerca autonomamente l’argomento;
  • valuta il tuo livello di studio.

Alcuni consigli utili

  • segui la lezione in classe, avrai fatto 2/3 del lavoro per la volta seguente;
  • interessati a quello che stai studiando;
  • studia con ottimismo e non fossilizzarti sul fatto che la Storia è noiosa e inutile!!!
  • Cerca di ripetere col libro chiuso, così da sforzare la mente a ricordare il più possibile.

 

Un pericolo da evitare

Gli schemi non sono riassunti, quindi cerca di confrontarli con un’attenta lettura dei libri

 

Fonte: http://www.insegnareitaliano.it/documenti/Laboratorio%20docenti/storia/

Gentile%20Giorgio/Dcoumenti/Come%20studiare%20la%20storia.doc

Autore : Gentile

 

 

Storia

 

Altri argomenti di storia:

 

 

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Ma a che cosa serve mai la Storia? Piccolo discorso a livello molto medio

Un professore della scuola media ... (tolto indicazione per la privacy) mi invia una affermazione fatta da una sua alunna (Silvia .. - se decifro bene, per piacere Silvia, devi firmare senza cancellature) e mi chiede che cosa ne penso, dato che sovente in classe discutono le Bustine. L'affermazione suona: "La storia non serve a niente e non credo che serva a non commettere gli errori del passato, perché non mi metterò mai a fare una guerra di conquista!".

Sono lieto che Silvia non progetti nuove guerre di conquista anche per­ché non me la vedrei a invadere da sola il Belucistan, ma il problema non si risolve così facilmente perché da secoli si discute se e in che modo la storia sia "magistra vitae". Il problema non è ozioso e tanto meno lo è in clima di riforma della scuola. Quindi cerco di affrontarlo non in chiave paludata di filosofìa della storia e della storiografia, ma cercando di conversare con Silvia.

Vedi Silvia, io abito una casa abbastanza grande perché deve contenere trentamila libri, molti dei quali anche di storia; per collocare dei libri bisogna sempre scegliere case disposte per il lungo, con lunghi corridoi (è un van­taggio economico, perché è il tipo di case che la gente normale non vuole visto che non sa cosa farsene di troppi corridoi che riducono l'ampiezza delle camere). Ma una casa "lunga" ha un difetto che incide sull'impianto idraulico: per farla breve, io al mattino non riesco mai a fare la doccia senza prendermi una polmonite o ustioni di terzo grado, perché il miscelatore non funziona, e l'idraulico dice che non funziona bene perché la faccenda dipende dal fatto che se succede qualcosa nel bagno all'altro capo della casa, le cose vanno male nel bagno mio.

Se la storia dovesse servire a non commettere più gli errori già commessi, gli idraulici che hanno impiantato il mio sistema (poiché evidentemente sapevano che un incidente del genere era occorso altre volte) avrebbero dovuto evitarlo. Invece no. Per la stes­sa ragione, tutti sappiamo che quando uno svaligia una banca o una da mandato a qualcun altro per sparare al marito, presto o tardi la polizia li becca, e questo dovrebbe trattenere altre persone dal fare la stessa cosa. E invece la fanno perché pensano che per loro è diverso e sono più furbi.

Però ho capito una cosa: se io mi decidessi a convocare quelli che hanno messo a punto la casa in cui vivo e a ricostruire la storia del mio impianto idraulico (come è stato disegnato, come è stato realizzato, con quali materiali, eccetera), potrei capire le ragioni per cui non funziona. Forse potrei anche capire dove bisogna intervenire per modificarlo. Sfortunatamente una impresa del genere mi costerebbe non dico denaro, ma tempo, e per me il tempo è più prezioso del denaro, cosicché preferisco fare la doccia scozzese - ma questa è un'altra storia.

Due settimane fa c'è stato un convegno a Milano dove si è discusso perché in Italia non c'è una classe dirigente colta, preparata e con un forte senso dello Stato come per esempio in Francia o in Inghilterra, ed è stato facile dire perché. Una classe dirigente si forma in alcune centinaia di anni quando c'è uno stato unitario, una aristocrazia legata ai destini del re o dell'imperatore, una borghesia forte, una organizzazione dell'educazione superiore nata insieme allo Stato, eccetera. Queste cose si sono verificate in Francia e in Inghilterra nel corso di sei secoli, mentre in Italia cara grazia se qualcosa è cominciato negli ulti­mi centocinquant'anni. Capire questo non aiuta a risolvere i nostri problemi, ma a capire perché ci sono, e quindi come minimo serve a capire che le cose non si cambiano con piccole operazioni superficiali (ovvero colpi di bacchetta magica).

Forse sarai insoddisfatta di sapere che la storia serve a capire non come le cose potrebbero andare meglio, ma perché vanno così come vanno. Eppure, credimi, è già molto. Oggi in America i neri chiedono che non venga insegnata loro la storia dei popoli bianchi, ma quella degli africani. Sbagliano, se non vogliono sapere la storia dei bianchi, perché loro sono come sono anche a causa di quella storia; ma hanno ragione a voler conoscere la loro storia, perché solo così possono capire chi sono, da dove vengono e perché hanno i problemi che ancora hanno. E persino per ridiventare orgogliosi di certe cose di cui un tempo si vergo­gnavano.

Ti piacerebbe sapere che sei stata raccolta in fasce sulla riva di un fiume, ignorando dove sei nata e chi erano tuo papà e tua mamma? No, vorresti saperlo per sapere chi sei. Ecco: la storia non serve a sapere dove si va (se qualcuno ti dice di saperlo, è un bugiardo e un mascalzone) ma da dove vieni.
(27 febbraio 1997)

 

Fonte: http://www.galileitrieste.it/Risorse%20Studenti/Paludetto/Argomentazione/Ma%20a%20che%20cosa%20serve%20mai%20la%20Storia.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

Prossimi argomenti da inserire nel portale :

La rinascita dell’occidente dopo il Mille.
La ripresa produttiva. 
I successi dell’agricoltura; la rivitalizzazione delle città: le città marinare.
L’indebolimento dei poteri universalistici e la nascita del comune.
Progetti di restaurazione e nuove difficoltà dell’Impero; la Chiesa tra sollecitazioni riformatrici, aspirazioni a sottrarsi alla tutela imperiale e tendenze ereticali;  la lotta per le investiture; l’origine del Comune e i suoi primi ordinamenti comunali.
Le crociate.
Il malessere del mondo feudale e il bando della crociata; le successive crociate,  la riconquista islamica di Gerusalemme e il ruolo delle città marinare.
I comuni: dalla vittoria sul Barbarossa all’affermazione politica dei mercanti.
Il programma politico di Federico I di Svevia; lo scontro con i comuni e la sconfitta del Barbarossa; lo sviluppo delle città e dei commerci; circolazione monetaria, attività finanziaria, investimenti; l’affermazione politica dei mercanti; l’esempio di Firenze e di Venezia.
La formazione delle monarchie nazionali.
La nascita dei nuovi regni; in Inghilterra; in Francia; nella penisola iberica; i Normanni nell’Italia meridionale.
Il declino del papato e dell’impero.
Innocenzo III; i movimenti ereticali e la fondazione dell’ordine francescano e domenicano; Federico II; la fine degli Svevi e gli estremi tentativi imperiali; Angioini e Aragonesi nell’Italia meridionale; lo scontro tra la Chiesa e il re di Francia; la fine del sogno teocratico medievale.

Parte Prima – Sviluppo degli stati regionali (signorie e principati) e degli stati nazionali.
La crisi del Trecento, la ripresa agli inizi del Quattrocento e le ripercussioni politiche.
La carestia e la peste nera; movimenti sociali; la formazione delle signorie e dei principati in Italia; le guerre; ripresa economica, politica, culturale agli inizi del XV secolo.
Papato e Chiesa tra riorganizzazione e scismi.
Cola di Rienzo; le costituzioni egidiane e il Grande Scisma d’Occidente; il conciliarismo e la riaffermazione del potere unico del papa.
Signorie e principati in Italia.
Le signorie; genesi della signoria a Milano: dai Visconti agli Sforza; Firenze verso la signoria; la signoria medicea e Lorenzo il Magnifico; Venezia nell’età delle signorie: la politica di espansione sulla terraferma; il ducato di Savoia; le vicende dei regni di Napoli e Sicilia nel XIV e XV secolo.
Incerto equilibrio fra gli stati regionali italiani.
La pace di Lodi; dopo la pace di Lodi: congiure e contrasti.
Il consolidamento degli stati nazionali nell’Europa occidentale.
La Spagna; il Portogallo; la Francia e l’Inghilterra: la Guerra dei cento anni; Giovanna d’Arco e la riscossa francese; l’Inghilterra e la Guerra delle due rose.

Le nuove dimensioni del mondo.
Sviluppo economico, scoperte geografiche, trasformazioni politiche e culturali.
La nuova espansione economica; le scoperte geografiche; conseguenze delle scoperte e della colonizzazione; il Rinascimento.
La lotta per l’egemonia in Italia.
Rivendicazioni dinastiche e motivazioni dell’intervento francese; la situazione in Italia; la svolta nella politica estera francese; la prima fase del conflitto; la seconda fase del conflitto; Italia tra Francia e Spagna: la lega contro Venezia; la lega contro la Francia.
L’età di Carlo V e la riforma protestante.
Carlo V e la nuova fisionomia dell’Impero; il duello franco-asburgico; la riforma protestante e la crisi dell’unità religiosa in Germania; il movimento protestante si estende oltre i confini tedeschi; il pericolo turco.
Il fallimento della politica imperiale e l’abdicazione di Carlo V.
Repressione religiosa in Germania; la pace di Augusta: fine dell’unità religiosa in Europa; l’abdicazione di Carlo V e la divisione dell’Impero; l’eredità di Filippo II; la pace di Cateau-Cambrésis.

L’età della Controriforma.
La risposta della Chiesa di Roma al movimento protestante.
Controriforma o riforma cattolica?; il confronto coi protestanti: evangelici e intransigenti; il Concilio di Trento; il cattolicesimo tridentino.
Apogeo e declino della potenza spagnola.
La Spagna: un colosso dai piedi d’argilla; la politica di Filippo II; la rivolta dei paesi bassi.
La Francia alle prese con una lunga crisi politico-religiosa.
Le difficoltà della monarchia; la guerra di religione; la soluzione della crisi.
L’Inghilterra di Elisabetta I.
Pace religiosa e rafforzamento del potere monarchico; lo sviluppo economico; il confronto con la Spagna.
L’Italia nella seconda metà del Cinquecento.
Il declino economico; il malgoverno spagnolo; gli altri stati italiani: il ducato di Savoia, la repubblica di Venezia, la Toscana dei Medici, lo Stato pontificio.

L’assolutismo monarchico e l’affermazione del parlamento in Inghilterra.

 

Il divario fra il Nord e il Sud d’Europa

Anni di crisi, ma anche di sviluppo economico; il declino dell’Italia nel Seicento; gli stati italiani che si sottraggono all’egemonia della Spagna: Venezia e il Piemonte.
La rivoluzione inglese.
La guerra civile e l’avvento della repubblica (1642-1649); la repubblica puritana (1649-1660); la gloriosa rivoluzione (1688-1689)
L’età di Luigi XIV in Francia.
Luigi XIV: “L’etat c’est moi”; l’assolutismo e i suoi limiti; il controllo delle coscienze: il gallicanesimo; la politica di potenza e la guerra di successione spagnola

Dall’ancien régime all’Illuminismo. Rivoluzione agricola e industriale.

L’ascesa della borghesia

L’Europa agli inizi del Settecento; il nuovo colonialismo; l’ingresso del capitalismo nell’agricoltura e nell’industria; la cultura illuministica.
Guerra e ricerca della stabilità internazionale
La situazione politica europea al termine della guerra di successione spagnola; le guerre di successione polacca e austriaca; lo scontro fra la Francia e l’Inghilterra nelle colonie e la guerra dei sette anni (1756-1763).
Il dispotismo illuminato in Europa e in Italia
Centralizzazione del potere e riforme; le riforme nei paesi iberici; le riforme nei territori asburgici; le riforme in Prussia e in Russia; le riforme in Italia.
Approfondimenti: la rivoluzione industriale.

Le rivoluzioni borghesi e l’età napoleonica.

La guerra d’indipendenza americana

Le colonie del Nordamerica; il popolamento delle colonie dovuto alle trasformazioni economiche in Europa; la struttura sociale; verso lo scontro con l’Inghilterra; la guerra d’indipendenza; i caratteri del nuovo stato.
La rivoluzione francese
Insanabili contraddizioni della Francia pre-rivoluzionaria; la rivolta aristocratica; dagli Stati Generali all’Assemblea costituente; la fine del regime feudale e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino; i lavori dell’assemblea costituente; l’attività controrivoluzionaria; la Francia in guerra e la fine della monarchia; la I coalizione anti-francese, la caduta della Gironda e i Giacobini al potere; il Terrore; eliminazione delle fazioni: dittatura e caduta di Robespierre; la reazione termidoriana tra tentativi monarchici e successi militari; la Costituzione dell’anno III e la cospirazione degli Eguali.
L’età napoleonica
La campagna d’Italia; le repubbliche italiane e la pace di Campoformio; il colpo di stato del 18 fruttidoro 1797 e la campagna napoleonica in Egitto; la II coalizione e la reazione anti-francese in Italia; il colpo di stato del 18 brumaio 1799; il Consolato; la pacificazione interna ed esterna; le riforme napoleoniche; Napoleone I imperatore dei Francesi; la III e IV coalizione anti-francese; l’avventura iberica; l’apogeo dell’impero e le sue insuperabili contraddizioni; la campagna di Russia e il crollo di Napoleone; i “cento giorni” e la definitiva sconfitta.

L’età della Restaurazione e i moti liberali.
La società europea al termine delle guerre napoleoniche.
Le forze della conservazione e le forze del progresso; la cultura tra reazione e rivoluzione: il Romanticismo.
La Restaurazione.
Il congresso di Vienna; la Santa Alleanza e il principio di intervento; la repressione in Europa e in Italia.
Dalle società segrete ai primi moti costituzionali e indipendentistici.
Le società segrete; i moti costituzionalisti del 1820 in Spagna e in Portogallo; i moti carbonari nel regno delle due Sicilie e in Piemonte; il ripristino dell’ordine reazionario in Italia e in Spagna.
1830: si apre un nuovo ciclo di lotte sociali e politiche e il fronte della Restaurazione si spacca.
La “rivoluzione di luglio” in Francia e l’affermazione della monarchia borghese; i riflessi immediati della rivoluzione di luglio nei paesi vicini; nuove prospettive per il movimento nazionale italiano: l’ipotesi mazziniana e quella moderata; i precari equilibri europei.
Il 1848: l’incendio rivoluzionario
La crisi economica; l’ascesa al pontificato di Pio IX e l’avvio delle riforme liberali in Italia; la prima guerra risorgimentale italiana; i tentativi democratici e la ripresa della guerra; il ritorno all’ordine.

Il trionfo della borghesia.
L’unificazione italiana e i problemi post-risorgimentali.
Insuccessi del partito democratico; la politica di Cavour; la seconda guerra d’indipendenza (1859); l’impresa dei Mille (1860); i gravi problemi dello stato unitario; la Destra storica; la crisi sociale e il brigantaggio; la terza guerra d’indipendenza (1866) e la questione romana.

 

L’occidente nel tardo medioevo

 

La cristianità

L’Europa dei castelli

Il numero degli uomini

Il progresso delle tecniche

La cultura dei mercanti

Nuovi valori sociali

Dall’usuraio al banchiere

 

I poteri e gli uomini

 

Il potere papale

Il potere monarchico

Il potere imperiale

Il comune

Cellule della città medievale

I marginali

 

La mappa dei poteri nel tardo medioevo

 

Ripresa e declino del potere imperiale

La monarchia francese e il conflitto col papato

Il papato di Avignone

La monarchia inglese

Evoluzione delle strutture comunali in Italia

 

La crisi del ‘300

 

I mali dell’epoca

I prezzi e i salari

I problemi dell’economia signorile

Trasformazione nella nobiltà

Le rivolte contadine

La rivolta dei Ciompi

 

L’Europa nell’età della guerra dei Cent’anni

 

La guerra dei Cent’anni

L’avventura del Ducato di Borgogna

La guerra delle Due Rose e la dinastia Tudor

La fusione dei regni iberici

La Chiesa dopo avignone

 

L’Italia delle Signorie

 

Il Ducato di Milano

La Repubblica fiorentina

La Repubblica di Venezia

Le compagnie di ventura

Le guerre italiane e la politica dell’equilibrio

 

I Nuovi Mondi

 

La caduta dell’Impero bizantino

La navigazione d’alto mare

L’era delle scoperte

Gli aztechi

I maya

Gli incas

Alla conquista del Nuovo Mondo

I mezzi della conquista

L’organizzazione della conquista e l’economia del Nuovo Mondo

La scoperta dei selvaggi

 

L’identità dell’Italia

 

La discesa di Carlo VIII in Italia

Francia e Spagna alla conquista dell’Italia

 

La riforma protestante

 

I mali della Chiesa

La sfida di Lutero

Una rivoluzione culturale

La guerra dei contadini

Dalla Germania alla Svizzera

Il calvinismo

L’Europa riformata

La Riforma in Italia

 

L’impero di Carlo V e la lotta per l’egemonia

 

L’ascesa di Carlo V

Il sacco di Roma

L’espansione ottomana

La ripresa della guerra e la pace di Crépy

Il fantasma dell’Impero

La pace di Augusta e la rinuncia di Carlo V

 

La riforma cattolica e la Controriforma

 

Il peso delle parole

Il concilio di Trento

Le conclusioni del concilio

Spinte repressive e spinte riformatrici

Il destino degli ebrei

La caccia alle streghe

 

L’età di Filippo II e di Elisabetta

 

Filippo II

I problemi del governo: burocrazia e d economia

La pirateria mediterranea e la lotta contro i Turchi

La guerra dei Paesi Bassi

Elisabetta d’Inghilterra

L’Inghilterra elisabettiana

La guerra tra Spagna e Inghilterra

Le guerre di religione in Francia

 

La crisi del ‘600 e la guerra dei trent’anni

 

Storia

 

LA NASCITA DELLA STORIOGRAFIA CONTEMPORANEA

 

Se dovessimo indicare la data di nascita della storiografia contemporanea questa certamente sarebbe il 1929 quando M. Bloch e L. Febvr fondarono la rivista "Annales d’Histoire Economique et Sociele" che prese subito posizione contro la dimensione "événementielle" della tradizionale "storia dei re, dei trattati e delle battaglie". Secondo la nuova scuola l’"evento" può essere compreso soltanto se viene preso in considerazione il quadro generale all’interno del quale esso appare come epifenomeno di un mutamento, spesso lentissimo, delle strutture sociali. Conseguentemente a questo cambiamento di ottica gli interessi degli storici si allargano a tutti gli aspetti della vita quotidiana di una società, per cui oggi più che di storia sarebbe corretto parlare di "storie", infatti molti sono gli studi su argomenti diversissimi (ritenuti in passato al massimo oggetto di curiosità erudita) che hanno piena dignità sul piano scientifico. Per fare solo un esempio cito "Storia sociale degli odori" di A. Corbin, A. Mondadori, Milano 1983.
Per la costruzione di questa "storia a ‘n’ dimensioni", secondo la  definizione di F. Braudel, la storiografia deve stabilire collegamenti sempre più stretti con le altre scienze dell’uomo dall’economia alla statistica, dalla psicologia all’etnologia, dalla sociologia alla geografia antropica, in un interscambio fecondo di metodi e contenuti. Ben presto le posizioni delle "Annales" hanno assunto un ruolo egemone in campo storiografico tanto da far parlare di una Nuova Storia. (Nouvelle Histoire) che si caratterizza, rispetto a quella tradizionale per i nuovi problemi che pone e per i nuovi metodi di cui si serve.

 

IL FATTO STORICO

 

Nella prospettiva della storiografia moderna il singolo evento, il "fatto storico", perde il suo significato "carismatico" per divenire il simbolo di una trasformazione sociale che avviene nel profondo e che spesso muove da molto lontano. In effetti che cos'è un "fatto storico"?
-Non tutti i fatti del passato- scriveva E. Carr - sono fatti storici, o sono trattati come tali dallo storico. Qual è il criterio per distinguere un fatto storico?- (E. Carr Sei lezioni sulla storia Einaudi).
A questa domanda molte persone risponderebbero senza esitare che tale criterio è dato dall’importanza. Ma l’essere importante non è una categoria assoluta ma una valutazione relativa, che implica a sua volta un criterio. Pertanto è lecito obiettare: “ Importante rispetto a che cosa?” A questo punto si può a buon diritto sostenere che un fatto è importante in relazione ad un certo argomento affrontato dallo storico. Ma definire un argomento (cioè catalogare, ad esempio, una serie di fenomeni politici, demografici, economici, tecnologici, ecc. come Rivoluzione Industriale) significa, in pratica, formulare un'ipotesi di lavoro in base alla quale lo storico ritiene di poter verificare la produttività esp1icativa di certe relazioni che intende stabilire tra certi avvenimenti. Conseguentemente, tra gli eventi a lui accessibili, lo storico selezionerà quelli che gli appariranno rilevanti in relazione all'ipotesi  adottata: questi saranno i "fatti storici" su cui lavorerà.
L’essere definito “ fatto storico” non dipende, allora, da una qualità intrinseca del fatto stesso ma da una decisione “a priori” dello storico. Come scriveva E. Carr “l’essere considerato un fatto storico dipende, quindi, da un problema d’interpretazione. Ciò vale per ogni fatto della storia” (op.cit.) Pertanto la storia non è mai “la storia” ma la “storia per”.
Dal momento che ci si propone di scrivere la storia della Rivoluzione Francese, si sa (o si dovrebbe sapere) che non potrà essere simultaneamente e allo stesso titolo, quella del giacobino e quella dell’aristocratico. (C. Levi Strauss Il pensiero selvaggio) “Ne consegue che, quando cominciamo a leggere un libro di storia, dobbiamo occuparci anzitutto dello storico che l'ha scritto, e solo in un secondo momento dei fatti che esso prende in considerazione" (E. Carr op.cit.) Questa consapevolezza mi sembra un obiettivo molto interessante per un insegnamento non dogmatico della storia.
Questo nuovo interesse per i fenomeni sociali che si trasformano lentamente nel tempo ha indotto molti storici contemporanei a studiare il divenire umano in termini di strutture e rivoluzioni.

Fonte citazione per uso didattico : http://www.baronti.com/baronti_g000004.doc

Autore del testo originale : LANDI

 

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